Archivio storicol'archivio dei movimenti pugliesi"Benedetto Petrone"

ritorna a >HOME PAGE<

chi siamo documenti ricordi memoria fondi      foto/  video mail
Bari

Brindisi/ Ostuni

Lecce Taranto Foggia Italia  Mondo

per non dimenticare Benedetto Petrone, Fabrizio Ceruso, Walter Rossi. Saverio Saltarelli...

indice/categorie

L'ALTRARESISTENZA AL NAZIFASCISMO/5

link

L'ALTRA RESISTENZA
1)CARLO BUSCAGLIA
2) Arrigo Boldrini " Bulow"
3)Nicola Bellomo
4)il giudizio sui caduti della RSI e 'aeronautica repubblichina
5)  Brindisi 8 settembre 43: la Fenice e l'ultima missione
6) 8 settembre 43 inizia la guerra di liberazione

) 12 settembre 43 Barletta con Il colonnello Grasso resiste ai tedeschi

8) la resistenza della div. Acqui a Cefalonia, settembre 1943
                         9) 7 ottobre 1943 la deportazione dei carabinieri romani in Germania
 
categorie
Resistenza
l'altra Resistenza
 
Antifascismo
Puglia rossa
Irpinia ribelle
 
Benedetto Petrone
Iniziative
Genova 2001
Ylenia
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L'altra Resistenza: I MILITARI ITALIANI CONTRO IL NAZIFASCISMO.PER NON DIMENTICARE CEFALONIA

 

5/ l'8 settembre '43 e la corvetta Fenice

 

Brindisi, 8 settembre 1943, quell’ultima missione contro gli inglesi

Brano tratto da: “I ragazzi della Fenice” di Antonio Camuso

 

 

8 settembre 43 ,  l’ultima missione della corvetta Fenice, ovvero quando i marinai slavi fuggirono per combattere con i partigiani di TITO

Porto militare di Brindisi, corvetta Fenice C 50 nave della Regia Marina

8 settembre 1943, alba.

In sala macchine  il direttore , capo Di Rienzo, abruzzese, diede l’ordine di mettere in moto immediatamente.

 Il marinaio scelto Ferluca fuochista meccanico , originario della Venezia Giulia, con la faccia segnata da un profondo taglio, svegliò gli altri marinai fuochisti, anch’essi di origine slave. Per loro si annunciava una giornata che avrebbe riservato molte fatiche ma anche un incredibile destino.

 La vita nel locale macchine della Fenice era incredibilmente dura, il rumore era assordante e continuo e  gli uomini addetti vivevano praticamente a contatto con esse giorno e notte,

Un lavoro infernale quello dei fuochisti ma estremamente delicato, poiché senza di essi quella modernissima nave,  gioiello dei cantieri di Monfalcone non avrebbe potuto muoversi . E cosa curiosa,  a curare il cuore di quella nave in quei giorni importanti per la nostra storia, erano un gruppo di cittadini “coattamente”italiani, slavi di madre lingua e comunisti “titini” di fede politica.

Dopo il 25 luglio e la caduta del regime fascista,   il Ferluca e i suoi compagni non perdevano occasione di ostentare la loro fede politica. “Zivia Tito!”accompagnato con un saluto a pugno chiuso spesso era la  loro risposta a qualche ordine, punizione o semplicemente uno sfottò mal digerito da parte dei loro camerati italiani di origine DOC, specialmente se provenienti dal “confine istriano, come il marinaio Moser di Trieste.

Forse anche per questo gli slavi, preferivano rimanere  tutti insieme appartati nei loro locali nelle viscere della nave, pur cercando,  nei momenti di vita comune con il resto di equipaggio, di fare opera di propaganda politica comunista..

…Premuto il pulsante di avvio, il primo gruppo di motori si avviò seguito dopo un analogo comando su un pulsante , anche il secondo.

Si annunciava  una delle delle tante missioni di cacciasommergibili e scorta convoglio , alle quali la corvetta Fenice ,da quando qualche mese prima ,nuova di zecca,  era giunta a Brindisi, era stata chiamata a compiere.

Quella mattina un piccolo convoglio  composto da una nave carica di  carri armati,automezzi e cannoni e due piccole motonavi, proveniente dal litorale barese e navigante sottocosta , attendeva di essere scortato , diretto verso l’Albania . Il pericolo di attacco da parte di sommergibili inglesi era confermato dal fatto che proprio poche ore prima un altro piroscafo era stato colpito nelle acque antistanti alla costa brindisina .

In effetti,  poco dopo il rendez-vous tra la Fenice ed il convoglio,  la scia di un siluro, fortunatamente andato a vuoto,  gettò lo scompiglio nella formazione,. La corvetta si lanciò immediatamente all’attacco dell’inglese fantasma ( così era stato soprannominato dai marinai della Fenice quel sommergibile che riusciva a colpire le nostre navi e poi scomparire anche agli occhi del Sonar.) mentre il rsto del convoglio puntava verso i bassi fondali costieri.

La Corvetta Fenice era una splendida nave entrata in servizio da solo qualche mese e rappresentava il meglio di ciò che potesse avere la Reale Marina Italiana in quel fine estate del 43.

Quella mattina la fortuna sembrò volgere dalla parte degli italiani, il Sonar registrava un segnale anomalo in movimento e senza dubbio doveva essere il sommergibile inglese che cercava di sfuggire in immersione ai suoi cacciatori.

Il comandante -….sembrava sapere esattamente dove condurre la nave (in effetti il comando Marina gli aveva passato l’informazione che questo sommergibile usasse nascondersi tra i relitti delle navi che lui stesso aveva affondato in un determinato punto) e ordinò che quella particolare zona fosse battuta palmo a palmo.

Dalla tramoggia a poppa della nave scivolavano silenziose le bombe di profondità seguite da una snervante attesa, da parte dei due equipaggi con sentimenti opposti:… cupe esplosioni culminate con un mare di schiuma in veloce emersione.

La corvetta andò avanti per ore alternando i lanci di bombe di profondità a silenziosi giri concentrici con il Sonar a scandagliare il fondo. Ad un certo punto, dopo una poderosa serie di bombe, vennero a galla tracce di carburante misto ad olio tra l’esultanza dei marinai italiani.

Finalmente quel maledetto inglese che era il responsabile della morte di tanti marinai e la fine anticipata di meravigliose navi , aveva avuto il fatto suo! Ma il comandante convinto che fosse un trucco degli inglesi , ordinò che la caccia continuasse fino alla fine di tutte le bombe di profondità presenti a bordo.

Era quasi sera quando la Corvetta Fenice rientrò alla base.Del resto del convoglio non vi era nessuna traccia, il silenzio radio obbligatorio impediva di chiedere che fine avesse fatto e la mancanza di SOS faceva pensare che fosse riuscito a mettersi in salvo o proseguire autonomamente la rotta.

Imboccatura del porto di Brindisi :Sera dell’8 settembre 1943

Con il sole ormai tramontato e l’oscuramento imposto per evitare i bombardamenti notturni,  solo i segnali luminosi provenienti dal  faro situato dinanzi alle isole Pedagne  indicavano la strada per il ritorno a casa. La stanchezza e ,la tensione per la missione condotta  si accompagnavano alla gioia di poter annunciare al Comando che questa volta la Fenice aveva dato una bella lezione agli inglesi.

L’equipaggio schierato sulla plancia ricevette la benvenuta dalla base navale ma… insieme agli equipaggi delle altre navi italiane vi era un equipaggio molto particolare , anche lui contento di esser lì a ricevere con tutti gli onori la nostra più bella caccia sommergibili presente a Brindisi: era quello  del sommergibile inglese, danneggiato che avendo saputo per radio della resa degli italiani si era rifugiato proprio nel porto  da dove poche ore prima era salpata quella nave che voleva la sua morte.

Sbigottiti i marinai della Fenice e tra questi vi era mio padre, osservavano il sommergibile inglese placidamente attraccato con l’Union Jack sventolante sul torrino, salutarli con gli hurrà.

Dal Comando Marina  poco dopo giungeva l’invito per il comandante italiano di recarsi sul sommergibile inglese a ricevere le congratulazioni per la bella e sfortunata, ultima  azione  contro gli Alleati.

La guerra nella sua follia è pronta a cambiare di ruolo alle sue vittime esigendo comunque un tributo di sangue. In quelle stesse ore la Casa Savoia fuggiva vergognosamente da Roma, lasciata difesa solo da coraggiosi ufficiali e semplici cittadini che resistendo ai tedeschi lavavano con il loro sangue il tradimento della monarchia.

Ma, di tutto ciò i marinai schierati sulla nave Fenice erano totalmente all’oscuro,  avendo osservato rigorosamente, durante quell’ 8 settembre del 43, il silenzio radio. Solo giunti al porto seppero che avevano combattuto per ore contro un nemico che formalmente non lo era più…

Quella sera i marinai di origine slava , che avevano fondato sulla nave una cellula clandestina del Partito Comunista, furono visti dall’equipaggio rimanere appartati, confabulando nella loro lingua , scuri in volto. Il giorno dopo all’appello quattro di loro e i loro moschetti di ordinanza mancavano all’appello .Si seppe in seguito che si erano calati nottetempo in acqua, eludendo le sentinelle e caricati a bordo di un peschereccio di loro connazionali, erano fuggiti nel loro paese a combattere nelle file dell’Armata di Liberazione di TITO e che uno di essi , raggiunti i partigiani in Yugoslavia , fu colpito da una granata tedesca che gli tranciò una gamba.

L’unico slavo del gruppo, originario di Fiume, rimasto a bordo , non motorista e ordinanza del comandante in seconda , la notte seguente, quella tra il 9 e il 10 settembre, dopo essersi impossessato della pistola del comandante e di circa diecimila lire si lanciò in acqua ed anche lui raggiunse la Resistenza titina aldilà dell’Adriatico.

 Storie di uomini che in quei giorni terribili fecero delle scelte che segnarono le loro vite e i destini dei loro paesi.

A qualche centinaio di chilometri da Brindisi, altri valorosi soldati stavano prendendo una decisione importante : erano gli uomini liberi della divisione Acqui che votavano di resistere ai tedeschi , per salvare l’onore di una patria infangata dal fascismo e da una monarchia vigliacca e complice.

Mille chilometri più a nord a POLA , i giovani aspiranti ufficiali della scuola della Marina Militare Italiana salivano a bordo su un veliero e al calare della notte riuscivano a forzare il blocco tedesco e fare rotta verso Brindisi. Più sfortunati furono i sottufficiali della scuola CEMM di Pola, il loro veliero, partito in ritardo fu bloccato dalle motocannoniere tedesche ed una volta sbarcati iniziarono un terribile viaggio verso i campi di concentramento in Germania dai quali  in molti non fecero più ritorno.Tra gli ufficiali che fortunosamente giunsero a Brindisi e che furono alloggiati presso il Collegio Navale, vi era l’onorevole comandante Falco Accame e questa esperienza segnò la sua vita.

Il 10 settembre alla Corvetta Fenice giunse un nuovo ordine:"prepararsi ad andare incontro ad un illustre ospite"-:

 Si disse  che forse era il re che ,sulla Baionetta, si rifugiava nella nostra città…ma questa è un’altra storia...

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

osservatoriobrindisi@libero.it

Brindisi 8 settembre 2010  versione riveduta e corretta con l’ausilio di nuove tstimonianze


 

 Versione precedente

 

 

 

Brindisi 8 settembre 43, alba.

A bordo della Corvetta Fenice giunse l’ordine di salpare immediatamente dal porto per cercare di intercettare un sommergibile inglese che pochi minuti prima aveva colpito un nostro piroscafo diretto in Albania nelle acque antistanti alla costa brindisina.

L’equipaggio era fiducioso che la caccia potesse essere più fruttuosa delle altre condotte contro l’inglese fantasma ( così era stato soprannominato dai marinai della Fenice quel sommergibile che riusciva a colpire le nostre navi e poi scomparire anche agli occhi del Sonar.).

Si diceva che il comandante ….avesse in tasca la mossa vincente e la serbasse per un occasione come questa.

L’ SOS della nave era stato raccolto in tempo reale e la Fenice che aveva le caldaie in moto non tardò molto a raggiungere il luogo dell’affondamento per iniziare la caccia col Sonar a colpi di bombe di profondità.

La Corvetta Fenice era una splendida nave entrata in servizio da solo qualche mese e rappresentava il meglio di ciò che potesse avere la Reale Marina Italiana in quel fine estate del 43.

Quella mattina la fortuna sembrò volgere dalla parte degli italiani, il Sonar registrava un segnale anomalo in movimento e senza dubbio doveva essere il sommergibile inglese che cercava di sfuggire in immersione ai suoi cacciatori.

Il comandante -….sembrava sapere esattamente dove condurre la nave in effetti il comando Marina gli aveva passato l’informazione che questo sommergibile si nascondesse tra i relitti delle navi che lui stesso aveva affondato in un determinato punto) e ordinava che quella particolare zona fosse battuta palmo a palmo.

Dalla tramoggia a poppa della nave scivolavano silenziose le bombe di profondità seguite dopo una snervante attesa, da parte dei due equipaggi con sentimenti opposti, da cupe esplosioni culminate con un mare di schiuma in veloce emersione.

La corvetta andò così avanti per ore alternando i lanci di bombe di profondità a silenziosi giri concentrici con il Sonar a scandagliare il fondo. Ad un certo punto, dopo una poderosa serie di bombe, vennero a galla tracce di carburante misto ad olio tra l’esultanza dei marinai italiani.

Finalmente quel maledetto inglese che era il responsabile della morte di tanti marinai e la fine anticipata di meravigliose navi aveva avuto il fatto suo! Ma il comandante… era scettico, poteva essere un trucco degli inglesi ed ordinò che la caccia continuasse fino alla fine di tutte le bombe di profondità presenti a bordo.

Era quasi sera quando la Corvetta Fenice rientrò alla base.

Brevi segnali luminosi avvisarono il faro situato alle isole Pedagne e l’equipaggio schierato sulla plancia ricevette la benvenuta dalla base navale ma… insieme agli equipaggi delle altre navi italiane vi era un equipaggio molto particolare , anche lui contento di esser lì a ricevere con tutti gli onori la nostra più bella caccia sommergibili presente a Brindisi: era l’equipaggio del sommergibile inglese, danneggiato che avendo saputo per radio della resa degli italiani si era rifugiato nel porto dove poche ore prima era salpata quella nave che voleva la sua morte.

Sbigottiti i marinai della Fenice e tra questi vi era mio padre, osservavano il sommergibile inglese placidamente attraccato con l’Union Jack sventolante sul torrione, salutarli con gli hurrà.

La guerra nella sua follia è pronta a cambiare di ruolo alle sue vittime esigendo comunque un tributo di sangue. In quelle stesse ore la Casa Savoia fuggiva vergognosamente da Roma lasciata difesa solo da coraggiosi ufficiali e semplici cittadini che resistendo ai tedeschi lavavano con il loro sangue il tradimento della monarchia.

Ma, di tutto ciò i marinai schierati sulla nave Fenice erano totalmente all’oscuro,  avendo osservato rigorosamente, durante quell’ 8 settembre del 43, il silenzio radio. Solo giunti al porto seppero che avevano combattuto per ore contro un nemico che formalmente non lo era più…

Quella sera i tre marinai di origine slava , che avevano fondato sulla nave una cellula clandestina del Partito Comunista, furono visti dall’equipaggio rimanere appartati, confabulando nella loro lingua , scuri in volto. Il giorno dopo all’appello i tre slavi e i loro moschetti di ordinanza mancavano all’appello .Si seppe in seguito che si erano calati nottetempo in acqua, eludendo le sentinelle e caricati a bordo di un peschereccio di loro connazionali, erano fuggiti nel loro paese a combattere nelle file dell’Armata di Liberazione di TITO.

A qualche centinaio di chilometri da Brindisi, altri valorosi soldati stavano prendendo una decisione importante : erano gli uomini liberi della divisione Acqui che votavano di resistere ai tedeschi , per salvare l’onore di una patria infangata dal fascismo e da una monarchia vigliacca e complice.

Mille chilometri più a nord a POLA , i giovani aspiranti ufficiali della scuola della Marina Militare Italiana salivano a bordo su un veliero e al calare della notte riuscivano a forzare il blocco tedesco e fare rotta verso Brindisi. Più sfortunati furono i sottufficiali della scuola CEMM di Pola, il loro veliero, partito in ritardo fu bloccato dalle motocannoniere tedesche ed una volta sbarcati iniziarono un terribile viaggio verso i campi di concentramento in Germania dai quali non fecero più ritorno.Tra gli ufficiali che fortunosamente giunsero a Brindisi e che furono alloggiati presso il Collegio Navale, vi era l’onorevole comandante Falco Accame e questa esperienza segnò la sua vita.

Il 10 settembre alla Corvetta Fenice giunse un nuovo ordine:"prepararsi ad andare incontro ad un illustre ospite"-:

Era il re che ,sulla Baionetta, si rifugiava nella nostra città…ma questa è un’altra storia.

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

osservatoriobrindisi@libero.it

 

pubblicato nel 2005 su

http://www.ildialogo.org/storia/ultimamissione08092005.htm

 

 

 

 

 

 

home page


è consentita  la riproduzione a fini non di lucro dei materiali dell'Archivio Storico Benedetto Petrone con l'obbligo di riportarne  la fonte

RESISTENZA...ma non solo ....L'ALTRA RESISTE

Open Area Pugliantagonista informa

mail provvisoria

pugliantagonista@libero.it


 

 
Osservatorio sui Balcani

di Brindisi

osservatoriobrindisi@libero.it
 

Archivio Storico
Benedetto Petrone
 
mail provvisoria
archiviobpetrone@libero.it