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L'ALTRARESISTENZA AL NAZIFASCISMO/16

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L'altra Resistenza: I MILITARI ITALIANI CONTRO IL NAZIFASCISMO.PER NON DIMENTICARE CEFALONIA

 
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5)  Brindisi 8 settembre 43: la Fenice e l'ultima missione
6) 8 settembre 43 inizia la guerra di liberazione

) 12 settembre 43 Barletta con Il colonnello Grasso resiste ai tedeschi

8) la resistenza della div. Acqui a Cefalonia, settembre 1943
                         9) 7 ottobre 1943 la deportazione dei carabinieri romani in Germania
 
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16)   

L’8 settembre  ’43 ,a Brindisi, sulla corvetta Fenice, ricordato da un poeta- marinaio, di origini montellesi.

 

Articolo pubblicato sul Quotidiano di Brindisi il 9 settembre 2013

 

Sono passati 70 anni da quel lontano 8 settembre 1943 ma , nonostante  l’età e i problemi di salute, il capocannoniere artificiere Luigi Camuso ( sottenente di vascello in pensione) ricorda perfettamente i dolorosi giorni dell’armistizio vissuti a bordo della Corvetta Fenice C50 , varata due mesi prima  nei cantieri di Trieste ed inviata immediatamente d’urgenza  a Brindisi per rimpiazzare le navi perdute nel basso Adriatico a causa delle azioni di aerei e sommergibili angloamericani.

gino camuso

“- L’8 settembre fu una giornata piena di avvenimenti incredibili. Eravamo partiti la sera prima, a notte fonda, da Brindisi insieme ad un’altra corvetta per scortare dal porto di Bari un convoglio di tre navi che portava , carri armati, camion e carburante verso le isole greche , dov’erano di stanza le unità del Regio Esercito.

Appena usciti dal porto di Bari , navigando in testa al convoglio rilevammo la presenza di due  sommergibili inglesi in agguato , pronti  a colpire ,come già avvenuto in passato, le navi da trasporto.

Iniziò immediatamente la caccia con il lancio di bombe di profondità ( noi della Fenice ne lanciammo ben 80)  e nonostante che alcuni rottami venuti a galla facessero pensare di aver colpito almeno un sommergibile, proseguimmo il rastrellamento del mare con l’uso del sonar per buona parte del pomeriggio.

corvetta Fenice

Grazie a questa nostra azione il convoglio potè proseguire indenne e quell’8 settembre del 43 non vide il mare della costa brindisina di macchiarsi del sangue di giovani soldati italiani inconsapevoli che nelle stesse ore la guerra contro gli Alleati era conclusa.

Nel rientro a Brindisi noi marinai notammo una forte agitazione tra gli ufficiali e da alcune frasi sfuggite dalla bocca di un radiotelegrafista, comprendemmo che qualcosa di grave era successo . Giunti all’attracco ci fu  imposto il divieto di sbarcare a terra, mentre il nostro comandante, il capitano Carlo  Paladini scendeva a terra  in alta uniforme. Dopo un’ora il comandante ritornò a bordo e, radunatici in assemblea, ci comunicò che era stato firmato l’armistizio.

Sul viso di molti di noi scorrevano le lacrime e visibile era lo sgomento, ma il capitano ci disse che dovevamo esser fieri del nostro operato,  poiché lui stesso  aveva ricevuto, poco prima,  le congratulazioni del comandante del sommergibile inglese, da noi attaccato,  e ora giunto nel porto di Brindisi per  riparazioni .

Dopo un  nostro iniziale smarrimento, ebbe il sopravvento  la fedeltà giurata alla Marina e al Re  e continuammo nei mesi e anni successivi  la nostra opera di scorta ai convogli, questa volta per difenderci dai tedeschi.

Quattro giorni dopo,  il 12 settembre 1943,  a metà mattinata partimmo insieme alla corvetta Baionetta , la stessa che aveva condotto il re a Brindisi,  per una missione segreta a nord di del litorale brindisino in mezzo ad una densa foschia ed io ero, con il cannocchiale, di vedetta.

Ad un tratto lanciai il grido di -“nave in vista!”-. Erano le navi scuola Vespucci e Colombo , con a bordo gli allievi e gli insegnanti dell’Accademia Navale di Venezia , che dopo una peregrinazione di cinque giorni nell’Adriatico  dopo aver toccato i porti di Trieste e  Pola, inseguiti da aerei e navi tedesche , raggiungevano l’Italia del Sud liberata, e riprendere le attività scolastiche nel collegio Navale di Brindisi.

 

Era per noi una grande emozione poter scortare quelle grandi navi a vela,simbolo della Marina Italiana e quei giovani e quegli insegnanti di cui molti di noi eravamo stati allievi ed in cui era affidato il futuro della nostra Arma.

Più sfortunati furono i sott’ufficiali delle Scuole CREM di Pola , la cui nave intercettata e catturata dai tedeschi, fu riportata in porto e gli occupanti inviati nei lager in Germania. Molti di loro, in quei lager pagarono con la vita la fedeltà  al giuramento al Re e all’Italia .

Un destino che li accomunò ad altri eroi , a Cefalonia, A Lero, nelle tante isole greche, o sui monti di Albania o Yugoslavia

Furono giorni  impossibili da dimenticare, come i volti degli alpini italiani che non potemmo salvare, abbandonati sulle spiagge greche e albanesi e che ci imploravano di prenderli a bordo , o anche di quelli giunti morti e feriti  a Brindisi il 25 settembre 1943 dopo l’affondamento del piroscafo Dubac dinanzi ad Otranto e salvati dalla corvetta Sirio sulla quale era imbarcato un altro mio compaesano Lepore, di Montella(AV)”-

poesie di un marinaio

Ricordando quei momenti il” maresciallo” Camuso , uno dei pochi testimoni viventi dell’8 settembre del 43 a Brindisi, dove risiede,  si commuove e augurando che  non si ripetano altre tragedie simili ci regala un suo libro di poesie, scritte da lui nel corso di 40 anni di carriera militare.

 

Antonio Camuso

 

Archivio Storico Benedetto Petrone

 

Brindisi 8 settembre 2013

 

 

 

 

 

 

 

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