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è consentita la
riproduzione a fini non di lucro dei materiali dell'Archivio Storico
Benedetto Petrone con l'obbligo di riportarne la fonte |
23 luglio 1970
muore il compagno
AMADEO BORDIGA
Quel giorno
scompariva un rivoluzionario, comunista, un ribelle
del nostro SUD, una spina nel fianco per coloro che
nascondendosi dietro il rispetto all'ortodossia politica e
alla disciplina di partito tradivano lo spirito innovatore
e rivoluzionario del messaggio comunista, sostituendolo
con la spasmodica ricerca del raggiungimento del
potere personale.
Un uomo scomodo e
un teorico fuori dalle righe. Gli stessi movimenti del 68
a cui molti di noi parteciparono snobbarono o
semplicemente ignorarono il messaggio bordighista anche
perchè influenzati da una sorta di marchio di infamia che
era stato imposto dal Partito Comunista Italiano nel
momento in cui Bordiga era uscito dalla terza
Internazionale.
Vogliamo oggi
ricordarlo con una pagina curata autonomamente ( come è
prassi della Redazione dell'Archivio Storico Benedetto
Petrone) dai militanti di formazioni politiche che
si riconoscono nel suo messaggio politico.
Dal canto nostro
noi vogliamo ricordarlo come un ribelle del Sud, un uomo
che come un altro ribelle del Sud Antonio Gramsci non
volle chinare mai il capo. Vogliamo ricordare anche i
tanti suoi compagni...bordighisti...tantissimi anche nel
Sud ed in particolare in Campania e nella ribelle Irpinia,
di cui alcuni abbiamo potuto personalmente conoscere e
stimare.
Rportiamo quello
che è uno dei messaggi più attuali nei tempi della
globalizzazione capitalistica e del disastro ambientale e
sociale mondiale:
1954: "Il ciclo del capitalismo ha condotto al mostruoso
volume di una produzione per nove decimi inutile alla sana
vita della specie umana. Ha ha determinato una
sovrastruttura dottrinale che richiama la posizione di
Malthus, invocando, a costo di chiederli alle forze
infernali, consumatori che inghiottano senza posa quanto
la produzione erutta. La scuola del benessere, con
la sua pretesa che l'assorbimento individuale di consumo
possa salire oltre ogni limite, gonfia di passi, riti e
morbose follie le poche ore che il lavoro obbligato e il
riposo lasciano a ciascuno. Essa esprime in realtà il
malessere di una società in rovina, e volendo scrivere
le leggi della sua sopravvivenza non fa che confermare il
decorso, forse ineguale ma inesorabile, della sua orribile
agonia".
riportato sul sito
http://digilander.libero.it/diesel43/
LA REDAZIONE
DELL'ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE

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PAGINA CURATA AUTONOMAMENTE DAL
CIRCOLO PROLETARIO LANDONIO DI VARESE
Per una soluzione rivoluzionaria della crisi
italiana
Nasce a Resina
(Napoli) da Oreste e Zaira Amadei il 13 giugno 1889.
Formatosi in un ambiente familiare ed in un contesto
sociale ricchi di fermenti intellettuali, morali e
politici, legge il Manifesto di Marx-Engels, su
consiglio del suo professore di filosofia, prima
ancora di diventare studente d'ingegneria a Napoli.
Già nel 1907 inizia a frequentare l'ambiente
socialista napoletano. Nel 1910 aderisce alla
Federazione Giovanile Socialista, schierandosi
immediatamente su posizioni antiriformiste, "antibloccarde"
ed antimassoniche.
Inizia ad operare sia sul piano teorico che su quello
pratico per l'emancipazione sociale del proletariato e
per l'affermazione del socialismo marxista
rivoluzionario. Agisce nel napoletano come
organizzatore e propagandista del movimento operaio e
difende, a livello nazionale, la funzione
"anticulturista" della federazione, individuando nella
partecipazione dei giovani alle agitazioni di classe
del proletariato "il migliore terreno per lo sviluppo
della loro coscienza rivoluzionaria" e per la crescita
di un autentico "sentimento socialista", lontano
dall'"utilitarismo" capitalistico. Nel 1912 a Napoli,
insieme con altri militanti che condividono le sue
posizioni, tra cui la sua compagna Ortensia De Meo, e
in opposizione alla locale sezione socialista,
accusata di riformismo, fonda un circolo
significativamente chiamato Carlo Marx: si trova così
collegato a quella "sinistra" del Partito Socialista
Italiano che intende respingere il tentativo
giolittiano-riformista di mettere "Marx in soffitta",
e ne diviene presto un esponente di rilievo.
Al XIII Congresso del Partito Socialista (Reggio
Emilia, 7-10 luglio 1912), è alla guida della corrente
dei giovani rivoluzionari, che si configura come
Frazione Intransigente Rivoluzionaria. 1913. Fonda a
Portici il giornale propagandistico Il lavoro, mentre
il quindicinale La Voce di Castellammare di Stabia si
fa portavoce del Circolo Carlo Marx pubblicandone gli
articoli. Al XIV Congresso dello Psi (Ancona, 26-29
aprile 1914), il suo ruolo politico assunse una
dimensione nazionale. Il suo impegno militante stimolò
riflessioni, che portarono ad un costante
approfondimento della teoria marxista, i cui frutti
maturarono nel decennio seguente. Nel gennaio del
1914, si sposò con Ortensia De Meo; dalla loro unione
nacquero due figli: Alma e Oreste. L´attiva
partecipazione alle manifestazioni della "settimana
rossa" (giugno 1914), che a Napoli ebbero grande
rilievo, provocò il suo licenziamento per rappresaglia
dalle ferrovie dello Stato, dove era stato assunto
come funzionario, dopo la laurea in ingegneria.
Fin dall´inizio, condusse una dura opposizione alla
guerra mondiale e, rifiutando la parola d'ordine "né
aderire né sabotare" adottata dal Psi, denunciò la
natura imperialistica del conflitto, rivolto alla
spartizione dei mercati. Sotto le armi dal marzo 1915
al novembre 1916 (quando fu definitivamente congedato
a causa della forte miopia), proseguì la sua attività,
soprattutto con combattivi articoli sull'"Avanti!" e
sul settimanale della Federazione giovanile,
"L'Avanguardia", di cui fu direttore. Nel novembre
1917, dopo la rotta di Caporetto, sostenne la
diserzione di massa dei proletari-soldati, ponendo il
problema del passaggio all'azione rivoluzionaria.
Quasi negli stessi giorni, si schierò, senza
esitazioni, a difesa della rivoluzione russa, che sin
dall'inizio considerò aurora della rivoluzione
proletaria internazionale.
Quasi negli stessi giorni si schiera, senza
esitazioni, a difesa della rivoluzione russa, che sin
dall'inizio considera quale momento di una rivoluzione
proletaria internazionale e che ritiene dimostri
definitivamente al mondo la necessità
dell'abbattimento violento dello stato borghese e il
superamento della sua forma democratico-parlamentare.
Anche per tale ragione pensa sia venuto il momento di
dar corpo ad una corrente che abbia come compito la
formazione di un partito rivoluzionario in Italia:
rientra in questo progetto la fondazione a Napoli, nel
dicembre del 1918, del settimanale Il Soviet,
periodico che diventerà presto il centro vitale della
polemica con i riformisti e poi l'organo della
battaglia per il nuovo partito, già esistente di
fatto, in una corrente che, intorno al giornale, è
qualcosa di più di una frazione tra le altre. Nello
stesso anno, al XV Congresso del PSI, sostiene la
necessità di appoggiare le tesi di Lenin sulla
rivoluzione internazionale. Per prendere le distanze
dal massimalismo socialista, declamatorio ed
inconcludente, sostiene la necessità di astenersi
dalle elezioni parlamentari, tesi questa che, insieme
all'esigenza di separarsi dai riformisti, egli difende
al XVI congresso socialista di Bologna dell'ottobre
del 1919, durante il quale la sua posizione risultò
minoritaria. L´orientamento astensionista nasceva da
due considerazioni, una tattica, in quanto la
competizione elettorale avrebbe bruciato preziose
energie, da dedicare invece alla preparazione
rivoluzionaria. L´altra, strategica, ben più
importante, nasceva dalla constatazione che la
Rivoluzione russa aveva visto nascere una nuova forma
di rappresentanza proletaria, i soviet, che superava
quella democratico-parlamentare.
Nel 1920 a Mosca, Bordiga concorre in modo sostanziale
all'organizzazione della Terza internazionale (o
Internazionale comunista) e nel corso del Secondo
Congresso interviene sulla necessità di non impegnare
le forze del partito nelle contese elettorali e
parlamentari, ormai non solo inutili ma anche dannose,
in Occidente, ai fini rivoluzionari. Criticato da
Lenin per la posizione astensionista, ha tuttavia il
suo accordo sulla proposta di aggiungere alle
condizioni d'ammissione o di permanenza dei partiti
comunisti nell'internazionale l'espulsione di quei
membri che respingono le condizioni e la tesi da essa
formulate (punto 21), il che significa di fatto
proporre l'espulsione dei riformisti.
Verso la metà di ottobre presenta il Manifesto della
Frazione Comunista, al Convegno di Milano della
Frazione, detta in seguito anche dei "comunisti puri".
Alla discussione sulla eventuale separazione dal PSI
partecipano anche Gramsci e Terracini in
rappresentanza dei socialisti torinesi. Inizia la sua
collaborazione redazionale a Il Comunista che esce dal
novembre. Molti articoli sono chiaramente preparatori
di una scissione dal PSI. Il 29 novembre presenta la
mozione della Frazione Comunista al Convegno Nazionale
di Imola invocando "un taglio netto" con la
socialdemocrazia.
Nel gennaio del 1921, al XVII Congresso Nazionale del
PSI a Livorno, quando la maggioranza dei socalisti
rifiuta di votare la mozione comunista, i delegati
comunisti, con Bordiga alla testa, fondano il Partito
Comunista d'Italia (sezione italiana
dell'Internazionale Comunista). Si trasferisce a
Milano nel febbraio come "membro direttivo" del nuovo
partito che decide di costituire in quella città la
sua direzione. Intensifica la sua attività nei diversi
settori di intervento del nuovo partito. In questo
periodo compie frequenti viaggi presso le nuove
sezioni del partito, scrive regolarmente su quattro
periodici: Il Soviet, Il Comunista di cui è diventato
direttore, L'Ordine Nuovo che diventa organo del
partito e Rassegna Comunista che ne è la rivista
teorica. Sotto la sua direzione, il nuovo partito
organizza subito sia la rete sindacale che quella
illegale militare, mentre per disciplina
all'Internazionale deve mettere da parte
l'astensionismo e partecipare alle elezioni. Sul piano
dei princìpi e della tattica incomincia a scrivere
articoli di orientamento teorico e pratico da cui
risulta evidente che già all'inizio del 1921
individuava l'esistenza di problemi non indifferenti
con l'Internazionale. Negli articoli che scrive nel
corso del 1921 si chiariscono tutte le divergenze, non
ancora esplicite (cioè non ancora oggetto di polemica
diretta), tra la direzione del PCd'I e
l'Internazionale: il problema della rivoluzione in
Occidente; la tattica dell'azione con le altre forze
politiche (Fronte unico); la valutazione sul fascismo;
la natura dell'Internazionale (cioè Partito Comunista
mondiale o federazione dei partiti comunisti
nazionali).
La scissione dai socialisti sancisce il suo ruolo
direttivo, che viene confermato nel marzo dell'anno
seguente al Congresso di Roma del partito, pur non
essendone egli segretario, carica allora inesistente,
ma solo primus inter pares di un gruppo dirigente
omogeneo. Nel dicembre partecipa come inviato
dell'Internazionale al Congresso di Marsiglia del
Partito Comunista Francese.
Nel 1922, dopo neppure due settimane dalla fascista
Marcia su Roma, si apre il IV Congresso dell'IC (dal 5
novembre al 5 dicembre) in cui Bordiga tiene la
relazione sulla situazione italiana. Nella primavera
del 1923 viene arrestato dalla polizia e incriminato
per "complotto contro lo Stato". Nel giugno i
dirigenti arrestati vengono sostituiti alla direzione
del partito per ordini di Mosca. La responsabilità
organizzativa e politica passa a Togliatti e Terracini.
Dopo il processo e la scarcerazione, viene invitato
dall'Internazionale a riprendere il suo posto nel
Comitato Esecutivo del partito, ma rifiuta (22
dicembre) spiegando che vi è incompatibilità fra le
sue posizioni e quelle dell'IC: un impegno direttivo
lo costringerebbe per disciplina a sostenere posizioni
che non ha e ciò comporterebbe un falso di fronte
all'organizzazione.
Nel gennaio del 1924 fa uscire a Napoli la rivista
mensile Prometeo. L'intento è di dare una voce alla
Sinistra del partito. Nel mese di maggio si svolge la
Conferenza di Como in cui il partito si dichiara a
stragrande maggioranza per le tesi della Sinistra.
Bordiga rifiuta di presentarsi candidato alle
elezioni. Partecipa al V Congresso dell'IC e
ripresenta le tesi sulla tattica mettendo in guardia
contro il revisionismo di destra che minaccia il
partito russo. Le tesi vengono di nuovo respinte. Nel
successivo Congresso clandestino di Napoli si scontra
con i nuovi dirigenti allineati alle posizioni
dell'IC. Nel 1925 il centrismo scatena la lotta aperta
contro la Sinistra. Togliatti è per una azione
definitiva contro Bordiga, ma Gramsci ha paura delle
conseguenze nel partito. Bordiga scrive un articolo in
difesa di Trotzky (febbraio), utilizzato in seguito di
centristi per dimostrare il suo "trotzkismo". Aderisce
al Comitato d'intesa, formato da militanti della
Sinistra (tra essi Bruno Fortichiari, Luigi Repossi,
Onorato Damen) per rispondere unitariamente agli
attacchi del Centro. Scioglie tale comitato dopo
qualche mese. Nel successivo Congresso clandestino di
Napoli si scontra con i nuovi dirigenti allineati alle
posizioni dell'IC.
Nel 1926, dal 21 al 26 gennaio partecipa al III
Congresso del PCd'I a Lione (clandestino). Con un
espediente tipicamente elettorale, la centrale si
assicura i voti degli assenti della Sinistra,
impossibilitati a raggiungere il Congresso. Il mese
successivo si aprono i lavori del VI Esecutivo
allargato dell'Internazionale a Mosca. In entrambe le
occasioni Bordiga tenta l'ultima appassionata difesa
delle tesi marxiste. In una riunione in margine al VI
Esecutivo, chiede a Stalin se le questioni russe non
stiano prendendo il sopravvento sulle questioni
internazionali. Stalin risponde sdegnato. Bordiga è
l´unico delegato non russo che si permette di
affrontare, senza remore e in piena autonomia, i
problemi russi e internazionali, al di là di quelli
propri del partito di provenienza. In questa occasione
egli, è proprio il caso di dirlo, senza ombra di
retorica: semplicemente, giganteggia.
Il 22 novembre viene condannato senza processo a tre
anni di confino e immediatamente arrestato mentre i
fascisti gli devastano la casa. Viene condotto prima a
Ustica poi a Ponza, isolotti di 7-8 kmq, dove rimarrà
fino al 1929. Durante la prigionia organizza una
scuola per detenuti e con Gramsci tiene regolarmente
lezioni su materie scientifiche. Nel 1930 viene
espulso dal partito con l'accusa di attività
frazionistica "trotzkista". Al rientro dal confino si
dedica alla professione di ingegnere senza più
occuparsi pubblicamente di questioni politiche. Del
resto ne sarebbe completamente impossibilitato perché
la polizia lo controlla 24 ore su 24 con ben sei
funzionari che si danno il cambio. Negli archivi di
polizia rimane traccia di questo controllo che dura
fino al 1943, quando a Napoli la guerra ha fine in
seguito agli sbarchi anglo-americani.
Fondatore a Livorno nel 1921 del PCd'I e sua guida
sino all'autunno del '23, Bordiga dà un fondamentale
contributo alla formazione di un partito
caratterizzato sia da un alto grado di unità di
intenti politica e di chiarezza programmatica, che da
un elevato livello di preparazione teorica e di
moralità politica. Schieratosi su posizioni di netta
opposizione al movimento e al regime fascista, viene
arrestato ed incarcerato nel 1923 e confinato poi dal
1926 al 1929. Contrario a qualsiasi trasformazione del
partito in senso socialdemocratico, il che a suo
avviso conseguirebbe dall'adozione della tattica del
"fronte unico" politico e del "governo operaio"
proposte dalla III Internazionale, fortemente critico
della "bolscevizzazione" imposta ai partiti comunisti
europei dal partito comunista russo, dal 1924 guida
l'opposizione della corrente della "sinistra"
all'interno del partito. Denunzia anticipatamente, con
lucidità teorica e coraggio personale e politico le
degenerazioni staliniane nella pratica del partito
comunista russo e dell'Internazionale, ed in quella
dello stesso partito comunista italiano, in difesa di
una concezione della politica aliena da compromessi,
da intrighi e carrierismi, ma soprattutto dalla
risoluzione con metodi amministrativi dei conflitti
politici.
Richiede che le questioni russe vengano discusse
apertamente e collettivamente da tutti i partiti
comunisti in sede d'Internazionale ed individua nella
prospettiva staliniana del "socialismo in un solo
paese" una deviazione netta dalla teoria e dalla
pratica del comunismo rivoluzionario, comportante la
subordinazione della politica dell'Internazionale
Comunista, quale organizzazione della classe
proletaria internazionale, alle esigenze dello stato
russo. L'esplusione dal Partito comunista italiano nel
1930, seguita alla sconfitta della sinistra al III
Congresso a Lione nel gennaio del 1926 da parte del
centro gramsciano e allo scontro con la dirigenza
staliniana al VI esecutivo allargato
dell'Internazionale Comunista a Mosca nel febbraio
successivo, segna nella vita di Bordiga l'inizio di
una diversa fase, caratterizzata da un'intensa
attività di studio e di riflessione e, dal 1945,
d'attività pubblicistica di eccezionale rilevanza
teorica e politica.
Tornato in libertà nel 1929, non ritenendo possibile,
data la situazione di riflusso rivoluzionario,
costituire una nuova organizzazione politica
comunista, al di fuori della III Internazionale e non
intendendo neppure dare vita al suo interno ad una
frazione di sinistra organizzata, si dedica
all'attività professionale d'ingegnere: lungi
dall'essere una fonte cospicua di guadagno, come a
lungo si è detto da parte di voci denigratorie dello
stesso PCI, tale attività gli permette appena di far
fronte alle necessità economiche della vita
quotidiana, resa più difficoltosa dal continuo
peggioramento delle condizioni di salute della moglie
Ortensia De Meo, figura di primo piano
nell'organizzazione socialista femminile, anch'essa
finora travolta in sede politica e storica dall'oblio
della memoria, che per lungo tempo ha colpito Bordiga.
La posizione di Bordiga di fronte al secondo conflitto
bellico, per quanto fin'ora c'è dato sapere, non è
mutata: la natura della guerra resta imperialistica e
richiede il sabotaggio proletario delle due coalizioni
belligeranti, la sconfitta dei paesi
capitalisticamente più avanzati, offre migliori
condizioni per un potenziale sviluppo rivoluzionario
del proletariato.
Dopo un quindicennio di silenzio, durante il quale non
sembra abbia contatto con i suoi seguaci fuoriusciti
che hanno dato vita nel 1928 in Francia alla Frazione
di Sinistra del Partito Comunista d'Italia, dal 1945
al 1952 contribuisce con numerosi scritti (tra cui la
Piattaforma politica del P.C.Int., primavera 1945)
all'orientamento della rivista mensile "Prometeo"
(sotto gli pseudonimi di Alfa e A. Orso.) e del
quindicinale "Battaglia Comunista" del Partito
comunista Internazionalista, fondato nel 1942 dai
seguaci di Bordiga raggruppati intorno a Bruno Maffi
ed Onorato Damen.
Nel 1952, dopo la separazione da Damen, aderisce a
questo raggruppamento (dal 1965 Partito comunista
Internazionale), alla cui attività darà un contributo
fondamentale sino alla sua morte con le relazioni da
lui tenute alla riunioni di partito, pubblicate poi
insieme con altri numerosi suoi scritti, tutti in
forma anonima, sul quindicinale "il programma
comunista" diretto da Bruno Maffi.
Negli anni del cosiddetto "minoritarismo" (1945-70)
Amadeo Bordiga si rivela un profondo conoscitore ed
interprete controcorrente delle teoria marxiana, da
lui riproposta come valido strumento di comprensione
scientifica della realtà storico-sociale contemporanea
e quale fondamento per la ridelineazione del programma
del comunismo rivoluzionario: emblematica a tale
riguardo è l'analisi da lui condotta delle ragioni del
fallimento della rivoluzione in Russia e della
struttura economica e sociale dell'ex Unione
Sovietica, definita come sistema di capitalismo di
Stato, del tutto estraneo alla prospettiva marxiana
del socialismo.
Tale analisi assume la portata di una riconsiderazione
globale della tradizionale concezione del capitalismo
ed intende essere insieme riproposizione al
proletariato internazionale degli obiettivi storici
del comunismo marxiano antimercantile, antisalariale
ed antiaziendale. L'eccezionale apporto da lui dato
all'elaborazione del marxismo quale teoria scientifica
e alla causa del comunismo rivoluzionario viene meno
alle soglie degli anni settanta.
Bordiga muore a Formia (Latina) il 23 luglio 1970.
L'opera di Amadeo Bordiga, per lungo tempo volutamente
ignorata, riveste una fondamentale importanza per la
storia del movimento proletario italiano ed
internazionale; essa si spinge ben oltre gli anni
venti, quando egli, all'interno del PC d'Italia e
dell'Internazionale Comunista con lucidità, cercò
anticipatamente di opporsi come sinistra comunista
alle degenerazioni staliniste. Espulso dal partito,
Bordiga infatti ha continuato ad operare teoricamente
e dal 1945 anche praticamente per la restaurazione del
comunismo marxista rivoluzionario, fino alla soglia
degli anni settanta.
Bordiga è stato a lungo ignorato da una storiografia
ufficiale, che si definiva comunista, che risaliva a
Stalin ed è durata sino agli anni ottanta. E'
significativo che si torni a parlare di Bordiga,
mentre quello che si autodefiniva comunismo sembra
scomparso dalla scena e la sua storia viene presentata
come una storia criminale o tutt'al più come
un'illusione. E' significativo perchè Bordiga è la
dimostrazione che la storia del comunismo è anche la
storia di un pensiero scientifico, che come tale non
finirà nel 2000.
Sono momenti significativi del suo percorso politico:
· la militanza antiriformista ed antimilitarista nel
PSI (1910 - 1921);
· la direzione rivoluzionaria del Partito Comunista
d'Italia (1921 - 1923);
· l'opposizione alla linea centrista del partito e
dell'internazionale comunista (1923 - 1926);
· il periodo del confino ad Ustica e Ponza (1926 -
1929) trascorso in gran parte con Gramsci al quale
Bordiga era legato, nonostante le nette divergenze
politiche, da salda e reciproca stima;
· l'espulsione dal PC d'Italia (1930);
· l'ultimo periodo della sua vita, di minoritarismo
politico ma d'elaborazione d'eccezionale rilevanza
teorica (1945 - 1970).
Fonti:
-
http://www.fondazionebordiga.org/index.htm;
-
http://digilander.libero.it/diesel43/index.html
(Amadeo Bordiga)
Per approfondire:
-
Intervista ad Amadeo Bordiga
(giugno 1970)
-
Archivio storico su Bordiga e il
primo Pcd'It.
-
Tutti gli articoli di Bordiga
1921-22
Bibliografia su Bordiga
- Quaderni Internazionalisti, La passione e l'algebra
- Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione, 1994
(in queste edizioni sono stati pubblicati quasi tutti
gli scritti di Bordiga dal 1944 in poi).
- Peregalli Arturo e Saggioro Sandro: Amadeo Bordiga
1889-1970, Colibrì 1995 (bibliografia completa).
- Luigi Gerosa (a cura di): Amadeo Bordiga - Scritti
1911-1926. L´opera è composta da nove volumi. I primi
due sono stati pubblicati dalla Casa Editrice Graphos
di Genova, rispettivamente nel 1996 e nel 1998. Il
terzo volume è stato pubblicato nel 2006 dalla Casa
Editrice Giovane Talpa di Cernusco sul Naviglio
(Milano), che ha in programma la pubblicazione dei
successivi volumi entro il 2009.
- Livorsi Franco (a cura di) A.Bordiga. Scritti
scelti, Feltrinelli, Milano 1975.
- Grilli Liliana, Amadeo Bordiga: capitalismo
sovietico e comunismo, La Pietra, 1982.
- Bongiovanni Bruno (a cura di), L'antistalinismo di
sinistra e la natura sociale dell'URSS, Feltrinelli,
1975.
- Cortesi Luigi, Bordiga nella storia del comunismo,
Edizioni Scientifiche Italiane, 1997
- De Clementi Andreina, Amadeo Bordiga, Einaudi, 1971
- Livorsi Franco, Amadeo Bordiga. Il pensiero e
l'azione politica 1912-1970, Editori Riuniti, 1976.
- Spriano Paolo, Storia del Partito comunista
italiano. vol. I, Da Bordiga a Gramsci, Einaudi, 1967.
- Edek Osser: Una intervista ad Amadeo Bordiga,
Rivista di storia contemporanea, 1973.
- Peregalli Arturo e Saggioro Sandro: Amadeo Bordiga -
La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì,
1998.
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