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 DON CAMILO TORRES

 

IL PRETE GUERRIGLIERO

 

http://footprints-archive.organique.com/archived100.html

Guerrilla Christ
Oscar Rostgaard, 1969

 QUADRO DEDICATO A CAMILLO TORRES DAL Cuban OSPAAL organization   DOPO LA SUA MORTE AVVENUTA IL  15 FEBBRAIO 1966, IN COLOMBIA, COMBATTENDO AL FIANCO DEI GUERRIGLIERI

 11974:UNA CANZONE PER CAMILLO TORRES

http://www.ildeposito.org/view.php?id=89

 

UN RICORDO DI CAMILLO TORRES DA DON VITALIANO

riportiamo  qui  di seguito stralci della pagina a lui dedicata da Don Vitaliano sul suo sito a cui invitiamo tutti di consultare ampiamente

http://www.donvitaliano.it/?p=49

Cadono a febbraio i 40 anni dalla morte in combattimento del padre Camilo Torres, sacerdote cattolico che, sul finire della sua vita, fece parte di un gruppo guerrigliero e lottò fino alla morte per liberare la Colombia e trasformare il mondo. Molti hanno diffuso l’idea che Camilo Torres fosse un pretino fanatico e ingenuo che prese la strada che oggi corrisponderebbe al terrorismo. Molti vogliono far diventare il termine guerrigliero sinonimo di terrorista, sebbene molti eroi dell’indipendenza dell’Ame-rica Latina abbiano partecipato a guerre di liberazione, e il Brasile, che non visse una lunga guerra di indipendenza, abbia fatto di Tiradentes un eroe nazionale.

Camilo Torres è stato il leader di un’insurrezione armata che si preparava ad usare la tecnica della guerriglia. Fu scoperto e preso prima. Se non è possibile giustificare la violenza o canonizzare la guerra, è doveroso porre migliore attenzione alle complessità della storia. Quanto a Camilo Torres, per giustizia e verità storica, è bene chiarire: egli entrò nella guerriglia colombiana nel 1965, a 35 anni. Era già teologo e aveva concluso gli studi di Sociologia a Lovanio (Belgio). A Bogotà fu fondatore e professore della Facoltà di Sociologia e decano della Scuola Superiore Pubblica e dell’Istituto di Amministrazione Sociale. Fu rappresentante del cardinale presso la Giunta direttiva dell’Istituto Colombiano della Riforma Agraria.

È qui che Camilo prende conoscenza diretta delle condizioni subumane in cui vivevano i lavoratori e gli indios, e di come lo stesso aiuto dato dal governo e dalla Chiesa servisse per mantenerli nella dipendenza sociale e nella schiavitù. Per questo, egli lotta per introdurre criteri più giusti e perché la legge venga applicata senza eccezioni. Quando si rende conto che non ottiene nulla, si convince che la rivoluzione è l’unica via d’uscita possibile. Sa che la sua posizione scandalizzerà tutti. Per questo scrive: "Sono un rivoluzionario, come colombiano, come sociologo, come cristiano e come sacerdote. Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo. Come sociologo, perché grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà, sono giunto alla convinzione che le soluzioni tecniche ed efficaci non sono raggiungibili senza una rivoluzione. Come cristiano, perché l’es-senza del cristianesimo è l’amore per il prossimo e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il bene della maggioranza. Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige, è un requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l’eucarestia".

Viene dimesso da tutti gli alti incarichi che ricopriva all’Università e destituito dal sacerdozio. Vescovi e sacerdoti non gli perdonano il fatto che egli abbia chiesto l’espropriazio-ne dei beni della stessa Chiesa. Camilo aveva tentato di fondare un ampio movimento educativo nella città. Viene minacciato. Si rifugia nelle campagne. Pensa che solo la guerriglia può veramente cambiare la situazione del popolo. Non è quello che, nell’accezione comune, si definisce un uomo violento. Al contrario, tutti quelli che lo hanno conosciuto lo consideravano una persona pacifica e umile. Ma era come il Mahatma Gandhi, il grande maestro della pace, che diceva di preferire un’azione violenta alla codardia o all’omissione. Il pastore Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco, martire del nazismo, affermava: "Non basta fuggire il male. È necessario combatterlo, o si diventa suoi complici". E attentò alla vita di Hitler dicendo: "Se io fossi su una strada in cui sta giocando un gruppo di bambini e, d’improvviso, vedessi un autobus guidato da un autista assassino venire dritto sui bambini… se avessi la possibilità di tirare una pietra sul parabrezza o porre un ostacolo sulla strada per fargli cambiare direzione e precipitarlo nell’abisso, anche se so che questo ucciderebbe l’autista, non esiterei a farlo per salvare la vita degli innocenti".

Camilo Torres entra in un gruppo di guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale e dice che lo fa per coerenza con l’eucarestia che celebra, rito che esige il dono totale della sua vita. I militari preparano un’imboscata e Camilo cade sotto i colpi della 5° Brigata dell’esercito colombiano.

NEL 1973 FAUSTO AMODEI SCRIVE PER LUI LA CANZONE

Fausto Amodei

: “Proclama di Camillo Torres”

Da molti anni i poveri della nostra patria,
da molti anni attendono il grido di battaglia,
il grido per gettarsi nella lotta finale
contro l’oligarchia e contro il capitale.
contro l’oligarchia e contro il capitale.

A questo punto il popolo non crede a chi ha il potere
a questo punto il popolo non crede alle elezioni,
non c’è più via legale che possa esser tentata,
non resta altro al popolo che la lotta armata." 

Il popolo è deciso a ofrir la propria vita
per dare ai propri figli un tetto e da mangiare,
per dare soprattutto a chi verrà  domani
la patria non più schiava dei nordamericani." 

E devo dire al popolo che io non l’ho tradito,
son stato sulle piazze d’ogni città  e villaggio
chiamando chi lavora ai campi e alle miniere
a unirsi e a organizzarsi per prendere il potere." 

Chiunque è un patriota stia sul piede di guerra
finché possano sorgere i capi guerriglieri;
dobbiamo stare all’erta, scambiarci le opinioni,
raccoglier le provviste con armi e munizioni." 

La lotta è prolungata e i colpi all’oppressore
sian piccoli, se occorre, purché siano sicuri;
proviamo cosa valgono di fronte agli avversari
coloro che si dicono dei rivoluzionari." 

Agisci senza sosta, ma agisci con pazienza,
la guerra sarà  lunga e ognuno dovrà  agire;

importa soprattutto che la rivoluzione
quando è il momento giusto ci trovi dall’azione".

Abbiamo incominciato perchè la strada è lunga,
però questa è la strada per la rivoluzione:
con noi fino alla morte a unire e organizzare.
con voi fino alla morte, la classe popolare." 

Con noi fino alla morte perchè siamo decisi,
con voi fino alla morte, a andare fino in fondo:
la presa del potere non è ormai più illusoria,
lottar fino alla morte vuoi dire la vittoria

 

Questo lavoro di ricerca è stato ripreso e pubblicato da www.vivavocetruria.it alla pagina http://www.vivavocetruria.it/index.php?option=com_content&task=view&id=38&Itemid=1  in occasione della giornata di incontro  a Ladispoli con Don Franzoni in occasione delle giornate sul 68 e le comunità di base cristiane.