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PRESENTIAMO QUESTA PAGINA DEDICATA AI DOCUMENTI PRODOTTI   NEGLI ULTIMI DIECI ANNI , A NOME DALL'OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI E /O DAI SUOI PORTAVOCE,

CRISI  ALBANESE  PRIMAVERA  97.

 

Sono  passate  solo  due  settimane  dallo  scoppio  virulento  di  questa  crisi  eppure  son  bastate  per  scrivere  delle  nuove  pagine  di  storia  Europea  che  molti  cercheranno  di  mandare  a  memoria, sperando  di  evitare  nel  futuro  il  loro  ripetersi. I  primi  che  hanno  tremato  e  fatto  sogni  terribili  sono  i  nostri  grandi  banchieri, quelli  che  giornalmente  impongono, gradino  per  gradino  lo  smantellamento  del  cosiddetto  “Stato  sociale”, nelle  nostre  opulente  democrazie  dell’ Europa  di  Mastricht. Perché  tanta  paura ?

Quei  kalashinov  impugnati  contro  i  loro  cugini  bastardi, i  finanzieri  d’ assalto  albanesi, ricordano  nel  loro  patrimonio  genetico  i  forconi  e  le  torce  dei      fiammeggianti  dei  Progroom  che  dal  Medioevo  sino  ai  primi  del  novecento  si  sono  abbattuti  ciclicamente  sui  loro  antenati, i  banchieri  e  i  commercialisti  ebrei  ma  rappresentano  una  variante  ancor  più  preoccupante.

Nel  Medioevo  era  usanza  da  parte  degli  squattrinati  e  rissosi  re, principi  e  signori  della  guerra, di  promulgare  leggi  favorevoli  all’ insediamento  di  attività  commerciali  e  finanziarie  di  coloro  che  la  chiesa  medioevale  riteneva  i  diretti  responsabili  della  morte  di  Gesù: gli  ebrei.

Gli  venivano  concessi  dei  quartieri  dove  installare  liberamente  le  loro  attività  e  usufruivano  di  particolari  agevolazioni.

Tanta  bontà  principesca  però  doveva  essere  ripagata  con  l’ apertura  di  particolari  linee  di  credito  al  Sir, principe  o  re  che  li  ospitava. Così  si  creava  una  simbiosi  che  troppo  spesso  si  rompeva  con  la  fine  di  uno  dei  due:  quasi  sempre  era  il  Principe  che  indebitandosi  troppo, a  causa  di  guerre  mal  condotte  o  eccesso  di  sfarzo  decideva  di  saldare  il  conto, attizzandogli  l’ ira  del  popolino  affamato, indicandoli  quali  colpevoli  di  tutti  i  mali.

Poche  volte  succedeva  il  contrario, ovvero, accortisi  che  il  debitore  insolvente  stava  diventando  pericoloso, partecipassero, sovvenzionandola, a  qualche  congiura  di  palazzo.

Queste  tristi  esperienze  servirono  a  creare  una  rete  di  legami  di  mutuo  soccorso  tra  banchieri  di  tutta  Europa, gettando  le  fondamenta  del  sistema  Bancario  Mondiale  e  alla  nascita  dell’attuale  Sistema  Capitalistico, dove  lo  Stato  si  fa  garante  dell’ incolumità  fisicadei  banchieri, anche  quando  truffano  i  risparmiatori  e, molto  spesso, anche  garante  della  loro  impunibilità. Oggi, in  Albania, c’è  stata  una  piccola  “variante”  a  norme  ben  consolidate:  il  Progoom, ben  presto, è  diventato  rivolta  e  poi  insurrezione  ed  ad  essere  coinvolti  sono  stati  non  solo  i  banchieri  d’ assalto  ma  anche  il  Principe  Berisha  e  la  sua  corte. Quei  risparmiatori  truffati, armati  di  mitra, che  col  sangue  agli  occhi, fermano  i  carri  armati  inviati  a  reprimerli, sono  un  brutto  segnale  per  tutti  quei  banchieri  e  sono  veramente  tanti  che  hanno  la  coscienza  sporca.

Ognuno  di  essi  sa  di  quanto  sangue  umano, sofferenze  e  tragedie  è  intriso  il  denaro  che  hanno  i  loro  forzieri.

Ognuno  di  essi  sa  che  solo  attraverso  l’ ininterrotta  truffa, la  rapina  delle  risorse  dei  Paesi  debitori  strangolati  dal  meccanismo  perverso  degli  interessi  usurai, avviene  il  miracolo  della  moltiplicazione  del  DIO  DENARO.

E, nei  loro  forzieri, oggi, vi  sono  custoditi  i  miliardi  della  truffa  albanese, sotto  forma  di  dollari, marchi, lire  e  titoli  di  Stato  delle  banche  centrali, ma  non  hanno  nessuna  intenzione  di  mollare  l’ oggetto  del  reato, il  malloppo  insanguinato  albanese.

Ma  che  vi  aspettate?

Queste  sono  le  leggi  del  mercato  finanziario……..della  segretezza  bancaria…e  gli  gnomi  svizzeri  fanno  scuola!!!…  Son  passati  cinquant’ anni  ma  di  restituire  l’ oro  dell’ Olocausto  non  se  ne  parla  nemmeno!… “al  massimo  con  gli  interessi  istituiremo  un  fondo  benefico, naturalmente  gestito  da  noi, svizzeri…

Quindi, cosa  vogliono  questi  selvaggi  albanesi?

E  poi  il  loro  denaro  è  frutto  in  gran  parte  di  reati:

della  prostituzione  delle  bambine  albanesi  sui  viali  d’ Italia  e  d’ Europa, del  traffico  della  droga  e  di  armi, del  trasbordo  incessante  di  migliaia  di  dannati  sulle  sponde  dell’ Adriatico, ecc……

Questo  “sporco  denaro”  ha  bisogno  di  un  lungo  periodo  di  espiazione  e  purificazione  nei  tabernacoli  delle  Banche  Occidentali  dove  poi  si  tramuterà  nell’ Olio  Santo  lubrificante  della  meravigliosa  macchina  capitalistica.

In  quel  momento  poco  importerà  che  esso  significhi  morte, mercificazione  del  corpo  umano, infanzie  violate, esseri  affogati  ad  un  passo  dalle  spiagge  pugliesi, altra  morte  distribuita  sotto  forma  di  droga.

Gli  gnomi  nostrani  che  oggi  tremano, leggendo  dalle  corrispondenze  quotidiane  da  Argiroc  stro  o  da  Saranda  dell’ attacco  sistematico  e  lo  svuotamento  delle  banche  locali  da  parte  di  bande  di  selvaggi, affermano  sdegnati:

- Ci  debbono  ringraziare  questi  selvaggi, per  aver  permesso  loro  di  partecipare  staziosamente alla  costruenda  Unione  Monetaria  Europea! Cosa  dovrebbero  dire, altrimenti, quel  centinaio  di  milioni  di  italiani, inglesi, ecc. colpiti  dalla  speculazione  finanziaria  (pochi  anni  fa)  dai  SOROS  &C  (finanziata  dai  nostri  fratelli  gnomi  tedeschi)  e  che  portò  alla  svalutazione  di  oltre  il  30%  delle  valute  nazionali  di  quei  paesi, determinando  quindi  una  rapina  secca  sulla  ricchezza  della  collettività?

Non  parliamo  poi  dei  pesantissimi  riflessi  che  questo  fatto  determinò  sul  cosiddetto  Stato  Sociale.

Fortunatamente  per  noi, siamo  nella  civile  democratica  Europa  dove  partiti  “di  sinistra”   e  sindacati  si  attengono  ai  principi  giuridici  dell’ intoccabilità  e  dell’ onnipotenza  bancaria  e  che  legalizzano, con  il  loro  assenso, la  giustezza  delle  “leggi  del  Mercato”  anche  quando  significano  la  distruzione, pezzo  per  pezzo  di  quei  gangli  di  coesione, di  solidarietà  e  di  soccorso  che  oggi  viene  spregevolmente  chiamato  “Stato  Sociale”;…..-

Ma  i  nostri  gnomi  sono  coscienti  che  una  volta  dissolta  quella  colla  che  permise  la 

- momentanea-  uscita  dei  popoli  Europei  dagli  anni  bui  del  Medioevo, il  rischio  del  ritorno  al  passato  dovrà  essere  messo  nel  conto; rivolte; progrom  ecc. potrebbero  essere  frequenti.

Da  qui  l’ esigenza  di  strutturarsi  militarmente  per  rispondere  alle  durissime  sfide  del  prossimo  futuro.

Contro  le  orde  delle  selvagge  tribù  che  ancora  abitano  tra  le  montagne  balcaniche, le  steppe  o  le  tundre  siberiane, ma  anche  all’ interno  del  territorio  metropolitano, è  imperativo  che  risorga  lo  Spirito  degli  antichi  Cavalieri  Teutonici, una  nuova  Alleanza  tra  i  Signori  del  Denaro  e  i  Signori  della  Guerra.

Questo  può  avvenire  solo  con  una  espansione  e  una  trasformazione  radicale  della  Nato,  che  dovrà  assumere  perciò  ruolo  di  coesione  interna  degli  stati  membri  e  aspiranti  ad  essa

( con  il  controllo  e  il  rendere  “inoffensivi”  i  sabotatori  e  gli  untori )  e  contemporaneamente  consolidare  la  forza, la  potenza, l’ immagine  di  capacità  di  annicchilimento  di  qualsiasi  “nemico  esterno”.

 

 

BRINDISI  21 / 3 / 97

Osservatorio  Italia-Albania

Di  Brindisi

Via  Annunziata  34

72100  Brindisi.

            Testo rielaborato e corretto dall’OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI

 

 

 

Brindisi nella crisi albanese  del marzo 97 e suo coinvolgimento nelle operazioni militari conseguenti.

 

Partiamo da una considerazione:quella del marzo 97  è una crisi ben differente da quella del 91.

Ha innanzitutto il carattere di una rivolta che si trasforma bempresto in una insurrezione contro il potere centrale.

la nascita della rivolta ha un luogo geografico ben definito. il sud del paese con Valona e Argirocastro le città capo.

1)Il motivo  di questa localizzazione ben definita è perchè su questi territori che è avvenuto il rastrellamento di denaro liquido-da parte delle finanziarie truffa in percentuale ben maggiore che in altre parti del paese. Che una parte di questa eccedenza di liquidità fosse frutto ti attività illegali quali il contrabbando,il traffico di clandestini, di droga e di armi è un fatto innegabile,ma una volta innescato questo meccanismo ha  avuto un effetto moltiplicatore che ha coinvolto le "rimesse " degli emigrati e il risparmio "sano" delle famiglie fino a provocare vendite di poderi,unico mezzo di sussistenza. 2)l'esito delle elezioni truffa denunciato dai partiti di opposizione e dagli stessi osservatori internazionali,porta allo scontro frontale con Berisha ed il suo governo.

Chiaramente di fronte all'occasione di coinvolgere in questo scontreo grandi masse , il partito socialista da un lato e le forze autonomiste del sud dall'altro, non perdono tempo.

3) A fronte di una presenza nulla (sotto il punto di vista del miglioramento delle condizioni di vita generali) di interventi governativi su quelle aree,se non quelle poliziesche mirate a colpire l'opposizione , nel momento dello scoppio della protesta è prevalsa tra quelle popolazioni una voglia di taglio netto con il potere statale impersonato da Berisha.

Solo così si può interpretare l'assalto a tutto ciò che apparteneva allo Stato o che comunque avesse con esso una qualche relazione.

Quell'assalto alle armerie potremmo definirlo una forma di riappropriazione del maltolto sostituito dall'unico bene esistente in gran quantità su tutto il territorio ed in secondo luogo  come forma di armamento individuale nell'insicurezza e diffidenza generale.

Su come , nel giro di pochi giorni,sia piombata  in uncontesto definibile medioeval/ottocentesco/balcanico ci sarebbe molto da approfondire. Comunque tutto ciò ha gettato nello sconforto chi (gli Stati Uniti)  si era illuso di renderla  elemento stabilizzante del quadro balcanico,in funzione antiserba.

Avviene così il passaggio del testimone durante la crisi, tra gli Usa e l'Italia che accettando la sfida gioca il tutto per tutto  e decide di entrare direttamente in campo.

Mentre gli usa preparano il rimpatrio dei loro centinaia di militari,agenti segreti consiglieri ,affaristi e loro famiglie, l'ambasciatore italiano che ha sostenuto a spada tratta Berisha pure  nelle elezioni truffa,incomincia a tessere una nuova tela  di ragno. attiva gli uomini dei servizi segreti per preparare la fuga del clan Berisha e dei

 

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 suoi collaboratori nel caso la situazione precipiti,appronta i piani di evacuazione degli italiani , ma dall'altro incomincia a preparare il terreno per addolcire  gli avversari di berisha più furibondi:il partito socialista, predisponendo il varo di in governo di pacificazione e nuove elezioni.

E' bizantinismo politico cdi cui  gli americani non sono abituati, nè capaci di portare avanti (tutte le volte che in èpolitica estera ci hanno provato hanno combinato sempre dei gran pasticci e molto volentieri ,ci lasciano la delega di andare a salvare il salvabile:così vediamo  un Dini che in piena rivolta va a stringere la mano a Berisha mentre i marines americani evacuano con uno spettacolare ponte aereo i loro uomini, i nostri incursori proteggono la fuga di cittadini di diverse nazionalità,generali e ufficiali della polizia segreta albanese(i più invisi alla popolazione), caricandone a centinaia sulle nostre navi da sbarco e sugli elicotteri. Contemporaneamente si prepara il dopo Berisha e  la politica albanese si trasferisce sul ponte delle nostre navi al largo del canale d'Otranto:riunioni e riunioni con  rappresentanti dei "comitati", dei partiti di opposizione e di governo,mentre si aspetta il mandato internazionale per poter intervenire militarmente in Albania.

 

Ruolo di Brindisi.

Voglio solo ricordare che sia geograficamente che storicamente  Brindisi è stata sempre legata indissolubilmente con le vicende albanesi e dell'altra costa adriatica.

Tra tutte le testimonianze ancora presenti è la grande lapide commemorativa che si trova accanto al portone della Capitaneria (giù ai giardinetti ) nella quale si ricorda l'incredibile opera di salvataggio  (pari solo a quella di Dunkerque) dell'intero esercito serbo da parte della nostra marina dur

ante la Prima guerra mondiale.

ruolo rafforzatosi ancora di più nella seconda ,tale che nel momento della disfatta dell'otto settembre sarà prescelta come capitale del regno-per la sua sicurezza da Vitttorio Emanuele.

Durante l'occupazione dell'Albania e l'invasione successiva della Grecia, insieme con gli aeroporti ad essa collegati e al porto di Bari, Brindisi è il fulcro principale dell'intero nostro sforzo bellico su questo settore.

oggi stiamo assistendo ad una nuova valorizzazione di tale ruolo nel campo del controllo della frontiera del Basso Adriatico,di retrovia logistico e militare.

Pasiamo ai fatti di questi mesi:

Berisha a,allo scoppio dell'insurrezione al sud,invia i carri armati,come segno di determinazione nella repressione del dissenso.

E' una mossa avventata l'incapacità  di avere unità di fanteria fedeli e specializzate all'appoggio dei carri ed esperte nell'antiguerriglia porta ben presto al disastro.

Le immagini del primo carro fermato e distrutto ,di altri catturati, di qualche agente diella polizia segreta bruciato vivo sul suo automezzo, ampiamente diffuse dalle TV di tutto il mondo, hanno un effetto amplificante della rivolta.

Il re Berisha è nudo-

 

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si passa all'assalto di tutte le armerie e a tutto ciò che ricorda lo stato.

Arrivano nel frattempo i primi profughi ad Otranto e a Brindisi.La rivolta si estende a tutto il paese.

Gtli Stati Uniti mettono in salvo i loro uomini,l'Ialia viene demandata da tutti i paesi che hanno interessi in quel paese a svolgere un ruolo primario nelle vicende di questo paese balcanico.                                                    In questa fase tutto l'apparato militare Usa -Nato collaudato nelle diverse operazionidi guerra condotte  in sei anni di crisi exyugoslava,(SHAPE GUARD, DENY FLIGHT, ecc) viene attivato al massimo.

Le portaerei americane stazionanti nel Golfo di Taranto e nell'Adriatico,lanciano verso l'Albania,elicotteri d'assalto e da trasporto per iniziare lo sgombero del personale civile e militare non indispensabile. Un'operazione che ha come fulcro l'ambasciata americana  a Tirana che viene blindata da un cordone di marines che sigilla l'intero quartiere circostante.

Da essa viene coordinato il "recupero" degli addetti alle basi di spionaggio elettronico in funzione antiserba che hanno ospitato in questi anni i miniaerei spia che sono serviti tantissimo per la raccolta di dati sulle forze serbe e serbobosniache(fondamentali per la riuscita degli ultimi bombardamenti su Pale e dintorni e che permisero poi la svolta di Dayton).Ricordiamo che questi aerei spia erano stati rifiutati dall'Italia,provocando un certo risentimento Usa, addolcito dal fatto che noi demmo la disponibilità di una serie di basi aeree per le operazioni sulla Bosnia.

Altro importante recupero è quello degli"spioni" dei Peace Corps (una organizzazione civile finanziata dai servizi segreti americani) che si erano sparsi per tutto il paese che con la scusa di incentivare gli scambi culturali hanno condotto un'ampia opera di acquisizione dati su tutto e su tutti,tenendo conto che fino al 91 il paese era un buco nero per gli esperti della CIA.

Tutta questa gente, con le propre famiglie, una volta salita a bordo degli elicotteri,parte è stata scaricata sulle stesse navi americane, parte  sulle stesse navi appoggio italiane,anch'esse al largo d'Albania,altra ancora è stata trasportata all'aeroporto di Brindisi,dove con voli speciali è stata poi evacuata.                                             In poche ore l'aeroporto di Brindisi ed il cielo sovrastante quelle poche decine di chilometri che lo separano dalle coste albanesi è così diventato brulicante di mezzi aerei di ogni genere e nazionalità e molto spesso con pochissimo spazio alla sicurezza.

Infatti anche questa volta gli americani si sono ritenuti padroni di tutto il cielo ,il mare e il territorio che serviva ai loro scopi senza chiedere il permesso a nessuno e i nostri addetti civili e militari ai dovuti controlli, hanno dovuto in silenzio condiscendere a questo tipo di operato.

Va visto all'interno di questo quadro l'episodio del Mig albanese disertore piombato sulla base di Galatina ,senza che nessuno  lo avesse potuto fermare e così gli elicotteri militari disertori atterrati nelle campagne brindisine e baresi: nella grande confusione che c'era con gli americani

 

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 che non facevano sapere nulla, sul volo di centinaia di mezzi aerei, la nostra difesa aerea ha tranquillamente pensato che quelli che volavano verso il nostro territorio fossero i solitiYankee maleducati e non mezzi da combattimento di un paese non appartenente alla Nato.

Torniamo  a Brindisi: il settore voli internazionali dell'aeroporto civile Papola Casale viene requisito dai marines americani per istituire un gruppo di "accoglienza" per gli speciali "profughi " in arrivo dall'Albania e per i Giornalisti delle varie televioni americane che filmano per i loro telespettatori l'ennesimo grande spettacolo americano.

I marines (uomini e donne) addetti all'accoglienza appartengono a quei reparti che da 6 anni vivono nella exBase Usaaf di S.Vito dei Normanni e facenti parte dello schieramento Nato per la Deny Flight(sull'aeroporto militare di brindisi stazionano da allora i reparti d'assalrìto dei fucilieri di marina, gli elicotteri d'assalto Black Stallion per le operazioni speciali-una di queste fu il recupero di un pilota da caccia americano abbattuto durante i bombardamenti sui serbobosniaci- i C130 e gli AC130 (cannonier Volanti) che anch'essi hanno avuto un ruolo determinante nella soluzione militare della guerra in Bosnia .

Troppi indizi fanno pensare che su quei C130 che partivano ogni notte da Brindisi  verso la Croazia e la Bosnia, sia passato tutto qull'arsenale ultramoderno che nella fase finale della guerra in Bosnia permise alla spettacolare vittoria delle truppe di Tudjman e dei mussulmani di sarajevo,nonostante che ci fosse il divieto ONU sull'armamento dei Belligeranti,attuato addirittura con un blocco.

Ricordiamo ancora che quelle cannoniere volanti AC130 sono gli stessi,spostati più volte su Aden ,che attuarono gli spettacolari bombardamenti sui quartier civili di Mogadiscio,abitati dalla etnia fedele ad Aidid.

Bombardamenti con centinaia di vittime attuati per vendicare la brucinte sconfitte dei marines  in quel settore dopo che si era cercato di pacificarlo con alcuni raid combinati di tanks ed elicotteri (a scopo umanitario) ma costati la vita a numerosi soldati americani.

Sono  gli stessi mezzi che, ora , forniscono l'ombrello di copertura all'operazione "rimpatrio" pronti però a dare "spettacolo" nel caso qualche albanese esagitato,ricordandosi di come Berisha sia stato eletto a suon di dollari, voglia  rompere le scatole agli exprotettori americani.

Tenendo conto quindi di un così grande affollamento di militari sia nel cielo che sul mare antistante brindisi che farebbe pensare ad un muro impenetrabile, lascia tutti stupiti l'apparizione -come vascelli fantasma avvolti nelle nebbie dei racconti di avventura- di decine di carrette del mare civili e militari alla bocca dei nostri porti.Eppure queste navi hanno impiegato anche decine di  ore  per traversare lo stretto spazio di mare che ci separa.

Di domande ce ne facciamo molte ancor oggi sui retroscena di quella che noi chiamiamo "operazione bandiera bianca",ovvero la resa della marina militare albanmese nel porto di Brindisi.

Questa infatti ha avuto poco di fuga disordinata ma bensì qualcosa  avvenuta in seguito ,ad un piano preordinato tra le

 

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autorità albanesi ed italiane ad alto livello.Possiamo dire che le navi di grosso tonnellaggio della marina facessero finta di non vedere e non sentire i rapporti dell'Aeronautica sull'arrivo di tali navi perchè qualcuno gli aveva detto di fare così. Immaginatevi poi la sorpresa degli uomini della Guardia costiera e della Capitaneria di porto che poi se li son viste arrivare  tranquillamente fuori dal porto!!!

Il dibattito in Parlamento e nel paese si infiamma su cosa fare dei profughi ed inizia,tramite i mass Media-come l'Espresso- una campagna feroce antimmigrato ed antialbanese.

Questa campagna va  così buon punto che viene unanimemente presa con sollievo la notizia che la nostra flotta si sta schierando davanti ai porti albanesi per dissuadere altre partenze. Una campagna così ben orchestrata che l'affondamento della motovedetta albanese nel Canale d'Otranto e l'affogamento di un centinaio di civili ,da parte della  corvetta Sibilla,scuote molto poco l'opinione pubblica italian che accetta di buon grado la versione della Marina che parla di propositi suicidi dell'equipaggio della nave.

Le lacrime di Berlusconi (col rischio che questo possa diventare cavallo di battaglia per l'opposizione che fino allora aveva invece parlato di lassismo governativo) e la manifestazione antitaliana a Valona, fanno modificare l'atteggiamento del governo italiano che promette il recupero delle salme , indennizzied una inchiesta,pur di avere il placet delle parti in lotta in Albania e passare poi alla fase successiva della operazione Alba.

Ma entriamo più nel dettaglio su ciò che  è successo in quei giorni.

Allo scoppio della rivolta i nostri servizi segreti presenti sul posto hanno allertato ministero interno e difesa sui rischi di ondata di profughi sulle coste albanesi.

Vengono rafforzate le capitanerie di Brindisi, Otranto e i comandi Marina del sud Adriatico con l'invio di mezzi del settore tirrenico. Vengono altresì inviati elicotteri ed uomini di PS ,GDF,C.C che si posizionano nell'aeroporto di Brindisi.

Incominciano ad arrivare i primi gruppi consistenti di profughi. L'apparato di polizia (che ha ricevuto nuovi ordini che si espliciteranno poi col decreto dell'accoglienza momentanea) è mobilitato al massimo con l'arrivo di contingenti della Celere e di CC provenienti da altre regioni.

Parte di questi serviranno per il controllo, l'identificazione e la scorta ai campi profughi,altri per stendere una rete di controllo lungo le coste e gli approdi possibili..

Fase" operazione bandiera bianca"

La procedura attuata nei confronti delle navi militari albanesi che in piccoli convogli o isolatamente si presentano davanti al porto di Brindisi segue le metodologie attuate nell'operazione Shape Guard.

Vanno incontro ad esse le unità della Capitaneria di Porto e i rimorchiatori militari(anch'essi rinforzati nel numero per l'occasione)

 Sulle unità dell CP ci sono i "team ispettivi",ovvero personale addetto alla perquisizione delle imbarcazioni,controllo e sequestro di eventuali armi a bordo e

 

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 segnalazione alle forze di polizia a terra di eventuali "situazioni pericolose" a bordo.

Sequestrati libri di bordo ed identificati i comandanti,le unità vengono scortate o rimorchiate sino all'interno del porto militare di Brindisi.

Quest'operazione che all'inizio sarà vissuta come una routine,una volta che, una selva di giornalisti di tutto il mondo si sarà installata sui moli della città e farà pressioni per poter strappare qualche immagine più forte di una semplice sfilata navale,diventerà  un po' più concitata.

I  motoscafi di GDF,polizia,e della stessa CP con a bordo i giornalisti,faranno a gara per andare incontro,affiancarsi per filmare le facce degli alieni che stanno navigando verso la nostra madre patria. 

Qualche volta i potenti motoscafi avvicinatisi troppo,con le ondate da loro provocate,faranno correre qualche rischio alle bagnarole albanesi  e agli stessi uomini della Capitaneria presenti a bordo per ispezionarle.

L'atmosfera che si respira a Brindisi in quei giorni è molto strana,specialmente per chi ,come noi,ha vissuto i giorni dell'invasione del marzo 91.

Al contrario di allora quando ci ritrovammo migliaia di albanesi praticamente nel salotto di casa,sporchi,laceri ed affamati, questa volta , noi brindisini, per vederne  le facce siamo costretti ad  accendere la TV tanto il controllo

è severo.

Dopo l'identificazione,la separazione dagli elementi pericolosi, I  profughi vengono smistati nei locali della Stazione marittima o in una excaserma della stradale o ancora in un capannone della exSACA attuale caserma dei vigili urbani e momentaneamente rifocillati.

Poi, appena trovato il campo profughi o la struttura di accoglienza ,avviene il trasferimento su pulman scortati dalla polizia.

Dall'esterno si ha  un'impressione di grande efficienza,tutto l'opposto della disorganizzazione imperante nel marzo 91.

Ma nel momento dell'arrivo di una miriade di pescherecci  e motonavi zeppe all'inverosimile, il dispositivo vacilla sotto l'impatto. Uomini e mezzzi incominciano a risentire la stanchezza,specialmente quelli impegnati nelle operazioni in mare,si fa a fatica  nel trovare strutture disposte ad accogliere i profughi e ad un certo punto si parla di chiudere il Porto di Brindisi a queste operazioni.

Come risposta è l'arrivo di altre navi di grosso tonnellaggio:corvette e fregate pronte per posizionarsi di fronte ai porti albanesi .

Cresce l'allarmismo da parte dei mass media.

Il governo accetta la versione  della presenza tra i profughi di criminali evasi.

Iniziano i rimpatri con un ponte aereo all'incontrario: da Brindisi e da Bari, si caricano  gli indesiderabili su aerei ed elicotteri e li si sbarca in Albania.

Intanto si parla di incominciare le operazioni di respingimento in mare.

Una notte viene intercettata una motovedetta ,con un centinaio di profughi a bordo,a sud di Brindisi.Cerca di sbarcarli

 

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 direttamente sulla spiaggia,ma sbanda si incaglia ed incomincia ad affondare. Grazie  ai marinai italiani e ai rimorchiatori civili della ditta Barretta,prontamente chiamati dalla capitaneria,si riuscirà a salvare tutti i naufraghi.L'unita presa a rimorchio affonda.

E' il preludio della tragedia del mare d'Otranto.

Si incomincia a parlare di intervento in Albania delle nostre truppe,arriva la Vittorio Veneto e le navi supporto per lo sbarco(dragamine,officina,ecc).

Il blocco navale davanti alle coste albanesi incomincia ad avere effetto:c'è un periodo di relativa calma,sembra che le navi si siano esaurite e profughi non ne arrivano.

 

 

Passa quasi sotto silenzio il fatto che un'altra imbarcazione con un centinaio di uomini,partita dal nord del paese,durante un temporale,viene fermata dalla nostra marina e rimorchiata indietro.

E' il primo caso di respingimento accertato ed anche un segnale di cambiamento di linea.

i militari sembra che siano riusciti nella scommessa sulla  loro capacità di fermare un flusso di profughi.

E' un'illusione che dura qualche giorno: mentre l'Italia sta per ottenere il mandato internazionale per la missione Alba, avviene il fattaccio del canale d'Otranto.

Lo smacco per tutto l'apparato militare e di polizia che ha operato sin qui,ma anche per il Governo,è fortissimo e si cerca con la collaborazione dei giornalisti di sminuirlo momentaneamente. Si parla di qualche morto e di alcuni dispersi.

La nave Sibilla che è entrata in collisione con la albanese, è attesa per 24 ore prima che si presenti sotto gli  occhi dei giornalisti in porto.

Motoscafi ed elicotteri  che dovevano portare i giornalisti sul luogo della tragedia,inspiegabilmente hanno delle avarie in mare e sono costretti a tornare indietro o anche non riescono proprio a partire.

Si respira aria di Ustica.

I superstiti del naufragio vengono trattati duramente e praticamente isolati per qualche giorno dal contatto col mondo esterno.

Le scene di rabbia a Valona, fanno impressionare i politici e i militari che si stanno preparando allo sbarco in Albania e ciò determina un allungamento  dei tempi per la preparazione.

Si decide di farlo dopo un dibattito in Parlamento, mentre si preparano alcune di manifestazioni di protesta, tra cui una, quella a carattere nazionale a Brindisi.

Intanto i contatti del nostro governo coi politici albanesi continuano e si cerca tramite contatti col comitato di Valona di ricucire lo strappo del Venerdì Santo.

 Assicurato,da parte del governo,che sarà la procura civile a curare l'indagine sul fatto,che non ci saranno intoppi nel recupero della nave,che non sarà messo il segreto di Stato e digerito l'amaro boccone della manifestazione di protesta di Brindisi all'intervento militare, finalmente si parte.

 

                          OSSERVATORIO ITALIA ALBANIA

RIVISTO E CORRETTO DA OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI

Brindisi 12 luglio 1997    di Brindisi

 

  

                                                                                   

                                                              

 

 

                  

                   

          

 

 

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