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FIGLI DELLA STESSA RABBIA
 
 

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FUORI DALLE GABBIE

 

Le lotte operaie contro le gabbie salariali , nel Sud e a Brindisi in un libro che sarà presentato mercoledì 30 giugno 2010 all’Archivio di Stato di Brindisi ( piazza Santa Teresa) alle 1800

Report su presentazione libro” Fuori dalle gabbie” di Donato Peccerillo

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Potremmo sintetizzare in poche parole l’iniziativa di questa sera : la ricerca della quadratura del cerchio utilizzando un libro come un martello da fabbro….ovvero…accanto alla statua di Augusto mettiamo una in nero carbone dedicata a Federico Pirro.

 

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Ci spieghiamo meglio: se lo scopo dichiarato dallo stesso autore del libro era quello di dimostrare che le gabbie salariali abbattute alla fine degli anni 60, grazie alle lotte dei lavoratori appartenenti ad una classe operaia in espansione , come numero e forza contrattuale, sono improponibili oggi in molti son stati sul palco degli oratori a far di quella lotta un punto di merito per dimostrare la bontà di attuali e contestate scelte “di mediazione” in campo nazionale e locale che mettono in discussione molte delle conquiste “operaie” dell’autunno caldo, a partire dall’abolizione delle gabbie alla nascita dello statuto dei lavoratori .

Fortunatamente dalla testimonianza venuta da coloro, che negli anni 60 erano semplici operai sindacalizzati, poi divenuti dirigenti sindacali come Giovanni Caforio e l’on Carbonella,  sono venute le conferme di ciò che analizza nel suo libro Peccerillo: una Brindisi operaia  che negli anni 60 si risveglia, che scavalca spesso le sue dirigenze sindacali, che non accetta leggi e regole come le gabbie, che è pronta a lanciarsi in lotte durissime e tutto ciò nonostante che in fabbrica la selezione  nelle assunzioni contemplavano  il beneplacito da parrocchie, rapporti confidenziali dei CC, segreterie di partiti, ecc

 A Brindisi al finire degli anni 60 , nonostante le divisioni  artificiose create dalle gabbie e dalla presenza di una classe operaia privilegiata come quella dei trasfertisti, le lotte nell’autunno caldo per i contratti e contro le gabbie si sommarono,  in un crescendo generando un effetto valanga , in un luogo “sensibile”come la nostra città , dove grazie ad enormi investimenti di Stato si erigevano  il polo chimico e quello energetico  e dove scioperi continui avrebbero avuto  grosse ripercussioni anche nel campo metalmeccanico, vedi Italsider Taranto, ecc.

Insomma Brindisi, fu alla fine degli anni 60, una realtà di avanguardia sotto il punto di vista della rivendicazione sindacaleanche in campo nazionale.

 

Ma il cerchio non si può quadrare e lo sappiamo…

 

Se bisogna dare atto e questo lo attesta il Peccerillo nella sua ricerca che , cosa poco nota da tutti noi, un sindacato come la CISL fu particolarmente sensibile sulla questione delle gabbie salariali e nella dinamica di confronto tra le tre confederazioni fu quello che spinse , trainando una CGIL riluttante, dobbiamo però dire come dimostra carte alla mano il Peccerillo , ma anche nell’intervento appassionato del “comunista/sindacalista “  Giovanni Caforio come la discriminazione contro  chi era tesserato CGIL fosse poi  l’anticamera  del licenziamento e della disoccupazione .

In molte fabbriche “sensibili” la tessera alla CISL era d’obbligo, proseguendo una dinamica come accennata dallo stesso Caforio che voleva Brindisi, porto NATO e territorio fortemente condizionato dagli interessi strategico militari, un luogo dove  essere un rosso significava essere la quinta colonna del patto di Varsavia e di Stalin anche nell’apparato produttivo a più alta tecnologia.

In questo Caforio,  terminando il suo intervento ha lanciato un appello a ricercatori come Peccerillo, di provare a riscrivere in questa chiave la difficile vita dei sindacalisti e degli operai  “di sinistra” nella nostra città dal 1945 sino al 1970, ovvero sino all’approvazione dello Statuto dei lavoratori.

 La Cisl si ritrovò “naturalmente “ ( per la sua presenza forzata in determinate fabbriche ) a dover cavalcare la rabbia operaia  o meglio cercare di tenere a freno le parti più arrabbiate ed in cambio, come suo stile,  cercò attraverso la mediazione, di poter mantenere in piedi un equilibrio tra le esigenze del grande padronato,  che a Brindisi era in parte statale e quelle di  migliaia di operai, in gran parte excontadini, spesso provenienti dalla Col diretti di Bonomi, che reclamavano quello che gli  era stato promesso dal prete, dal maresciallo dei carabinieri, dal segretario delle sede locale della DC del paese al momento dell’assunzione, ovvero la loro partecipazione alla società dei consumi alla stessa stregua dei loro colleghi e compagni settentrionali.

 

 La contraddizione capitale lavoro detta in termini marxiani ebbene non fece quadrare il cerchio, allora  e generò una nuova classe di quadri operai che diedero in seguito vita ad una combattiva  FLM in particolare nelle ditte del subappalto del petrolchimico e della centrale ENEL Nord, dove la richiesta di manodopera fece saltare i controlli “preventivi” nelle assunzioni, …e questo nel dibattito non è stato detto…che  a sua volta condizionò rafforzando la nuova direzione brindisina della CGIL e uno spostamento a sinistra di interi strati sociali della nostra città , anche negli equilibri elettorali. Ad un certo punto la DC rischiò il sorpasso e  i fascisti divennero  il fantasma di un lontano passato…

 

Quando si vuole quadrare il cerchio ed invece esce fuori un triangolo….quello delle Bermude, dove scompare la realtà e riappaiono vecchi fantasmi del passato.

 

 Sapevamo che andare ad un evento sponsorizzato dalla CISL, (che nell’occasione voleva ricordare il 50esimo della sua nascita)  un sindacato che su alcuni temi roventi in città; ambiente, centrali a carbone , Rigassificatore si contraddistingue per una linea dichiaratamente favorevole ad ogni nuovo insediamento”-perché porta lavoro…la sicurezza e l’ambiente li controlliamo in corso d’opera:..ecc”  significasse dover essere costretti a fare da ascoltatori in vena di martirio, pur di afferrare brandelli di ricostruzioni di memoria….(riportandoci indietro nel tempo quando da studenti dovevamo sorbirci un pedante professore di latino, pur di prendere  la laurea) , ebbene  però non ci aspettavamo che invece ad irritare non solo noi, gli ex sessantottini o i neoNO-AL-CARBONE presenti, ma anche molti dei vecchi operai sindacalizzati degli anni 70, è apparso in veste di relatore ma anche di cattedratico supponente  e poco aperto al confronto,  l’illustrissimo dottor Federico Pirro,da Bari, ex-comunista,  che in contrapposizione a ciò che scrive Peccerillo sul libro,  ma anche alla tesi ufficiale abbracciata ormai da gran parte della società civile di questa città,  ha affermato che:

1)      i vecchi poli di sviluppo ( da molti definite cattedrali nel deserto) sono ancora il motore trainante dell’economia industriale italiana, che Brindisi è un esempio ancora attuale,

2)      che la megacentrale a carbone di Cerano ha una ricaduta economica e sociale positiva su questa città di proporzioni inimmaginabili,

3)      che polemiche come quelle relative al Rigassificatore se fossero state in piedi a Brindisi al tempo della scelta del polo petrolchimico  oggi non staremmo così bene… e che quindi prima si fa e meglio è…

 

Insomma se non ci fosse stato un agguerrito e inconsueto “ambientalista in odor di comunismo” il giornalista ed editore del libro, Vittorio Stamerra a contrastarlo, il Federico Pirro ci avrebbe rifilato anche la giustezza dell’installazione di una bella centrale Nucleare al posto dei giardinetti del porto.

 

Questa sera abbiamo scoperto grazie al cattedratico dell’università di Bari , Federico Pirro  che esiste un’altra Brindisi , una Brindisi che non conoscevamo, quella della piena occupazione, dalle mille fabbriche e fabbrichette che lavorano a ritmo continuo intorno al grande polo industriale brindisino, di imprenditori attenti alla sicurezza e al benessere dei propri operai, che non si comprerebbero mai uno yacht o la seconda villa al mare se prima non hanno pagato tutti i contributi ai propri dipendenti, con le acque delle falde pure come la pipì di un neonato, senza mercurio e metalli pesanti, senza terreni  e polmoni invasi dal carbone e altre schifezze, una città dove ci si ammala di troppa salute, dove i giovani non fuggono per la disperazione…insomma una Brindisi a misura di Pirro, che regalandoci la bella idea di istituire un corso di  laurea in chimica a Brindisi forse si aspetta che gli dedichiamo una bella statua all’incrocio dei Corsi…noi gliela faremmo pure… ma con l’unico materiale facilmente a disposizione sul posto: di NERO CARBONE!

PS: Al mancato dibattito che speriamo sia stato dovuto agli orari di chiusura dell’Archivio, piuttosto che il non voler accettare un contraddittorio con chi la pensa diversamente su certe scelte, crediamo che ci sia dovuto in un'altra prossima occasione dove saremo noi , ( ovvero le associazioni che seguono da anni la tragedia degli operai ammalati di neoplasie da agenti chimici, dei loro familiari che attendono invano giiustizia, di coloro che denunciano un territorio devastato dall’uso di milioni di tonnellate annue di carbone, di un territorio dove l’agricoltura è stata sterminata e si ritrova invaso da pannelli fotovoltaici , dai tanti giovani che vorrebbero non abbandonare questa città ai soliti padroni dell’energia , della speculazione e della collusione mafiosa con la politica) ad invitare Donato Peccerillo a discutere sul suo interessante libro-ricerca.

La redazione brindisina di Pugliantagonista.it

   

Brindisi 30 giugno 2010


 

 

La recensione dell’Archivio Storico Benedetto Petrone sul libro di Donato Peccerillo

 

Perché un libro sulle lotte alle gabbie salariali in Puglia ed in particolare a Brindisi?

 

Riteniamo importante  questo esperimento di recupero della memoria ma anche sollecitazione a riaprire una profonda riflessione sui movimenti sociali che resero la piccola città di provincia  di Brindisi, grazie ad una giovane e combattiva classe operaia, un punto di riferimento delle lotte  e vertenze di settore, nazionale e per la democrazia nel nostro paese.

Storie di contadini e artigiani convertitisi ad operai di produzioni tecnologicamente avanzate, di giovani studenti affascinati dalle teorie rivoluzionarie che si intersecano nel biennio 68-69 a Brindisi e che in seguito danno vita a collettivi e gruppi extraparlamentari, comitati di lotta, ma anche ad una forte sindacalizzazione , la costruzione di una combattiva FLM.

 Nonostante il riflusso operaio e studentesco degli anni 80,  a Brindisi la voglia di sperimentare e non arrendersi al provincialismo diede seguito ad importanti esperienze del movimento femminista , ma anche la nascita di un Centro sociale (all’avanguardia in Italia) contro l’emarginazione giovanile, di comunità di recupero, di un nucleo combattivo di soggetti che portarono avanti per anni la lotta alle Megacentrali a carbone e al tentativo di portare il nucleare nella nostra Regione.

Ha un senso parlare del passato , se pure glorioso, in momento in cui il quadro industriale brindisino attraversa grandissime difficoltà e sindacati ed operai sembrano chiusi e divisi arroccati nella difesa di ristretti interessi?

Un impulso viene dalla cosiddetta società civile e dai tanti giovani brindisini che in questi ultimi tempi abbiamo visto impegnati a manifestare in molteplici forme per un diverso sviluppo della città riaprendo un confronto su quale e come l’industria, in particolare quella energetica,  possa rapportarsi col territorio senza ricadere negli errori del passato.

Il libro di Donato, al quale abbiamo contribuito con lo stimolo della la discussione , può rappresentare un ottimo strumento di ricerca e di comparazione, ma anche di rielaborazione dei fenomeni che hanno profondamente cambiato la nostra città ,i suoi strati sociali , i suoi soggetti politici.

Fuori dalle Gabbie  è un libro-denuncia contro qualunque ipotesi di restaurazione di meccanismi iniqui quali le gabbie salariali, ma anche un appello, attraverso il recupero della memoria operaia,  ad uscire dagli steccati artificiosi di un sindacalismo corporativo e/o accondiscendente.

“Fuori dalle Gabbie!” è anche il sentimento comune dei tantissimi giovani studenti di allora che, come noi, decisero di lottare contro le gabbie  imposteci dall’autoritarismo, da una società ancora patriarcale ed oppressiva , da coloro che li volevano chiusi nelle aule  e lontani dalle piazze operaie.

Una storia , quella successiva , degli anni 70 a Brindisi  che speriamo poter vedere affrontare da studenti, ricercatori, sindacalisti in altri documenti e libri come quello di Donato Peccerillo

 

ANTONIO CAMUSO

Per l’Archivio Storico Benedetto Petrone

29 giugno 2010


LA RECENSIONE DELL'EDITORE

INVITO:

Nell’ambito delle iniziative per celebrare il 60° Anniversario della costituzione della Cisl, l’Unione Sindacale Territoriale di Brindisi, con la collaborazione dell’Archivio di Stato, mercoledì 30 giugno prossimo, alle ore 18, presso il cortile dell’Archivio di Stato in piazza Santa Teresa, sarà presentato il libro/ricerca di Donato Peccerillo “Fuori dalle Gabbie” (Hobos Edizioni,  nei prossimi giorni in distribuzione nelle librerie.



Quando si parla  del biennio 1968 – 1969, è senso comune considerare il ‘68 l’anno degli studenti o meglio ancora della “contestazione studentesca”, mentre il ’69, è ritenuto l’anno degli operai, anche più noto come l’anno “dell’autunno caldo”, e dell’inizio della strategia della tensione (da piazza Fontana in poi).
Ma ad osservare i fatti e le relative cronache locali, questo schema generale di distinzione tra l’anno degli studenti e l’anno degli operai, pare non funzionare, e non tanto perchè il ’68 non abbia visto mobilitati, in città, gli studenti, ma a Brindisi è anche e sopratutto l’anno di grandi lotte operaie. A ottobre del 1968, con oltre un anno di anticipo rispetto al glorioso “autunno caldo”, i lavoratori dell’industria operanti nel “polo chimico” della Montecatini entrarono in lotta per l’abolizione delle “gabbie salariali” e per rivendicare l’applicazione del punto unico di contingenza. Una iniziativa che identica a quelle attuate in molte parti del Sud e che coinvolgeva tutta la giovane classe operaia dei vari “poli di sviluppo” meridionali.
Questa anticipazione di lotta operaia a Brindisi, così come in molte altre parti del Sud, è spontanea, non spiegabile attraverso le interpretazioni politiche e sociali allora usate, essa infatti non può contare su una esperienza ed una a tradizione sindacale simile a quella delle realtà industriali del settentrione, e nemmeno può fare conto delle varie culture politiche che alimentavano il sindacalismo in rapida evoluzione del Nord, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.
Il “movimento contro le gabbie salariali” è perciò anomalo rispetto a ciò che nello stesso periodo sta maturando dentro la parte più evoluta del movimento sindacale che forse ha diversi limiti di determinismo e di gradualismo, per cui ciò che è avanzato e ciò che è arretrato coincidono con il Nord e con il Sud senza alcuna o altra  mediazione.
Il movimento sindacale nel Paese sta provando a sviluppare  la sua presenza nel più grande ciclo di lotte e di organizzazione mai visto, l’anomalia che fuoriesce dagli schemi della contrattazione nazionale o aziendale è guardata con molta diffidenza,  quasi nessuno l’ha previsto, e ciò che non è prevedibile  crea disagio, soprattutto se l’imprevisto viene da Sud.
Le lotte per la gabbie sono l’imprimatur del sindacato industriale nel Mezzogiorno, la specificità distintiva. Senza questa battaglia di uguaglianza vera, i contenuti della contrattazione sindacale nelle realtà industriali del Sud sarebbero stati solo parole prive di contenuti pratici.
È anche la prima volta del “lavoro sociale”, inteso come attenzione e messa insieme di molte persone, esso viene inventato in quegli anni in molte parti del  Paese oltre  che a Brindisi. Quel tipo di “lavoro politico” ha le sue specificità: la lotta contro la disuguaglianza salariale tra Nord e Sud è all’origine del bisogno di riscatto di una generazione di lavoratori e militanti.
Dalla ricostruzione svolta nella ricerca di Donato Peccerillo, anche attraverso fonti archivistiche, documenti inediti e testimonianze di protagonisti, emerge anche una originalità di percorso e di maturazione della classe dirigente sindacale locale per giungere agli stessi risultati del sindacalismo nazionale in materia di grandi battaglie sulle riforme e di unità sindacale.
Non è un caso che i gruppi dirigenti sindacali locali formatisi in quelle esperienze e maturati poi negli anni Sessanta e Settanta, abbiano avuto, a ragione, un’alta consapevolezza della propria funzione ricoprendo anche incarichi di primaria responsabilità

Donato Peccerillo, brindisino, dipendente di una industria aeronautica, è stato dirigente sindacale dei metalmeccanici. Per molti anni è stato segretario provinciale e regionale della Fim Cisl. Ha fatto politica attiva sin dalla giovane età nei gruppi della sinistra extraparlamentare, rimanendo gravemente ferito a seguito di una aggressione fascista. E’ stato anche dirigente dei Democratici di Sinistra.

Brindisi, 23 giugno 2010

 

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