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21 gennaio 1921, la nascita del Partito Comunista d'Italia e l'adesione di mio nonno Generoso Camuso, insieme a un gruppo di giovani socialisti di Montella ed Acerno (AV)

di Antonio Camuso

 

A distanza di un secolo dalla data della nascita del Partito Comunista d'Italia, di Bordiga e Gramsci, voglio ricordare mio nonno Generoso Camuso , di Montella (AV) contadino analfabeta, che soffrì le persecuzioni fasciste. 

Di lui nel suo paese nativo, pochi anziani ricordano il suo viso incorniciato da una lunga barba bianca che si era fatta crescere negli anni 30 a  Favignana, e come nel dopoguerra ,nel 1948, in pieno scontro elettorale tra le  sinistre e il fronte conservatore cappeggiato dalla DC di Scelba e De Gasperi, sul nostro balcone di casa sventolasse la bandiera Rossa.

I bambini degli  anni 60, quelli della mia generazione che abitavano nel quartiere Cisterna e della Serra, lo ricordano come "Zi 'Roso" a cui si ricorreva per farsi riparare i palloni da calcio e le scarpe.Lui li accoglieva con un sorriso e un leggero scuotimento della testa e, con quel punteruolo che in dialetto avellinese si chiama "a suglia", faceva i buchi dove far passare lo spago.

Un'attività, quella del calzolaio, che gli era servita  per tirare avanti cucendo le scarpe ai confinati e perseguitati dal fascismo inviati a Favignana. Mentre  da bambino, gli vedevo riparare le scarpe, mio nonno mi raccontava di averlo fatto, utilizzando quella "suglia", anche per Pertini , forse confondendosi con il nome di qualche altro dirigente del partito Comunista o Socialista, o se lo avesse conosciuto in un altro luogo. Non so quindi,  se questo corrispondesse al vero, ma quella "suglia" è un  attrezzo che custodisco gelosamente .

Così come custodisco le poche sue tessere  del PCI superstiti che attestano l'aver aderito dal 1944 al nuovo PCI, dopo per esser stato nel periodo del ventennio, col cuore, un bordighista. Tra esse la più simbolica è quella del 1961 , commemorante la prima tessera del 1921, a 40 anni di distanza dalla nascita del Partito Comunista.

 

 Il mio non è un ricordo autoreferenziale ma bensì dedicato ai senza nome , ai troppo spesso dimenticati  nei rituali commemorativi del 21 gennaio, i senza terra, quei contadini e proletari  spesso analfabeti come mio nonno che, quando erano colpiti dai provvedimenti fascisti, il carcere, il confino, l'esilio, lasciavano a casa le famiglie  in completa miseria, senza nessun sostegno familiare. Ancor più, per chi come coloro che scelsero di rimanere fedeli a Bordiga, si ritrovarono ancor più emarginati dai compagni con i quali avevano iniziato il cammino della lotta per il comunismo.

Di quei "cafoni" confinati ne accenna Giorgio Amendola nel suo libro autobiografico "una scelta di vita", quando narrando la sua vita da confinato su un'isola, descrive come si poteva permettere una casa autonoma, potersi cucinare da solo, addirittura poter ricevere sua moglie e godere dell'aiuto finanziario di amici e parenti.

I "cafoni meridionali" invece vivevano in comunità , cucinavano insiene e si "arrabbattavano" come potevano per poter risparmiare sulla diaria da confinato che gli passava il regime fascista per poterla inviare integra a casa , dove vi erano famiglie numerose , rimaste senza capofamiglia e tante bocche da sfamare.

Mio nonno faceva il calzolaio per arrangiarsi, altri "cafoni" invece facevano lavori che oggi ci farebbero scoppiare in un moto di ilarità. Ho conosciuto  qui a Brindisi, Caterina Masiello, figlia di Annunziato Arcangelo Masiello, un comunista, un proletario, che scontò il carcere a  Turi e il confino in Calabria e dove in quest'ultimo luogo si arrangiava cucucendo merletti  e facendo centrini per le tovaglie, un'attività   esclusiva per le donne, ma... per un comunista ed un padre di famiglia  non c'è da vergognarsi quando con il sudore della fronte  si sfama una famiglia.!

Forse questo è l'insegnamento  che ci ha lasciato quella Bandiera Rossa con la falce e martello .

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi 21 gennaio 2021

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