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21 gennaio 1921 

 

A Livorno nasce il Partito Comunista d'Italia

IN QUESTA PAGINA INSERIAMO DIVERSI CONTRIBUTI PROVENIENTI DA COMPAGNI ED ORGANIZZAZIONI CHE HANNO DIVERSI PUNTI DI RFERIMENTO RISPETTO A QUELLE CHE FURONO LE VIE SUCCESSIVE SU CUI SI INCAMMINò IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO. NOI LE RIPORTIAMO INTEGRALMENTE, LASCIANDO AD OGNUNO LA PROPRIA VALUTAZIONE:

 

Manifesto ai lavoratori d’Italia.

Presentazione:

Il 21 gennaio 1921, terminato il congresso di Livorno [ de il Partito Comunista d’Italia (P.C.d’It.) n.d.r.], il Comitato Centrale eletto. subito riunitosi, formava nel suo seno il Comitato Esecutivo, chiamando a farvi parte Bordiga, Fortichiari, Grieco Repossi, Terracini; nominava Gennari rappresentante del C.E. della Internazionale Comunista; prendeva atto dello scioglimento della “frazione astensionista del PSI”; costituiva il gruppo parlamentare comunista, nominandone il comitato direttivo. Il Comitato Esecutivo, stabilita a Milano la propria sede, nella Palazzina di Porta Venezia, iniziava la propria attività il 30 gennaio, lanciando il “Manifesto ai lavoratori italiani”, di cui segue il testo integrale.  


Proletari italiani!

Nessuno di voi ignora che il Partito Socialista Italiano, nel suo Congresso Nazionale tenuto a Livorno, si è diviso in due partiti.

I rappresentanti di quasi sessantamila dei suoi membri sui centosettantamila che hanno partecipato al Congresso, si sono allontanati, e in un primo Congresso hanno costituito il nuovo partito:il nostro Partito comunista.

I rimasti nel vecchio partito hanno conservato il nome di Partito socialista italiano.

Ciò voi avrete appreso, proletari tutti d'Italia, dalla nuda cronaca di questi ultimi giorni; ma tale nuova, che non appare ben chiara nelle ragioni che ne furono la causa a molti di voi, mentre essa tanto da vicino riguarda i vostri interessi ed il vostro avvenire, vi sarà presentata e commentata dagli interessati sotto una luce artificiosa e sfavorevole. E' perciò che il 1° congresso del nuovo Partito ha sentito, come suo primo dovere, la necessità di rivolgersi a voi; e con questo manifesto vuole rendervi ragione del sorgere del nuovo Partito, perché vi stringiate intorno ad esso, accogliendolo come il solo e vero strumento delle vostre rivendicazioni, come il vostro Partito.

Richiamiamo, quindi, tutta la vostra attenzione su quanto abbiamo il compito di esporvi nel modo più chiaro, onesto e preciso.

Vi fu detto per molti anni che coloro i quali lavorano e sono sfruttati dalla minoranza sociale dei padroni delle fabbriche, delle terre, delle aziende tutte, devono tendere, se vogliono sottrarsi allo sfruttamento e ad ogni sorta di miserie, a rovesciare le istituzioni attuali che difendono i privilegi degli sfruttatori. Vi fu detto, a ragione, che questo scopo poteva raggiungersi solo col formarsi di un partito dei lavoratori, di un partito politico di classe, il quale doveva condurre la lotta rivoluzionaria di tutti gli sfruttati contro la borghesia, contro i suoi partiti, contro i suoi istituti politici ed economici.

Ma già prima della guerra in molti paesi, ed anche in Italia, i capi dei partiti proletari avevano cominciato a transigere con la borghesia, ad accontentarsi di ottenere da essa e dal suo Governo piccoli vantaggi, e sostenevano che, a poco a poco e senza lotta violenta, sareste, così, giunti a quel regime di giustizia, sociale ch'era nelle vostre aspirazioni.

Questi uomini erano anche nel Partito Socialista Italiano. Alcuni, come i Bissolati e i Podrecca, ne furono allontanati; altri però, come i Turati, i Treves, i Modigliani, i D'Aragona, ecc., vi rimasero, capi incontrastati nell'azione parlamentare e nelle organizzazioni economiche, anche dopo che la maggioranza del partito ebbe dichiarato erronee le loro teorie riformiste.

Guidata da costoro, o da altri meno sinceri, ma in fondo simili ad essi per pensiero e per temperamento, l'azione del partito non corrispondeva alle aspettazioni delle masse e alle esigenze della situazione. Venne la guerra del 1914. Come voi sapete, in moltissimi paesi i partiti socialisti, diretti da quei capi riformisti e transigenti di cui abbiamo detto, anziché opporsi energicamente alla guerra, divennero i complici del sacrificio proletario per gli interessi borghesi.

Ciò dipese sopratutto dal fatto che essi non capirono che la guerra era una conseguenza del regime capitalistico; che rappresentava il crollo di esso nella barbarie, e creava una situazione in cui i socialisti avevano il dovere di spingere le masse ad un'altra e ben diversa guerra, alle lotte rivoluzionarie contro la borghesia imperialista. Voi, proletari italiani, ricordate anche che il Partito Socialista in Italia tenne un contegno migliore di quello degli altri partiti socialisti europei; attraversammo un periodo di neutralità, durante il quale avemmo l'agio di meglio comprendere quale enormità fosse l'adesione dei socialisti alla guerra.

Ma quando si trattò di passare da un'opposizione verbale all'azione effettiva contro la borghesia italiana impegnata nella guerra, ad una propaganda in senso rivoluzionario, allora gli uomini della destra del partito ed altri ancora - anche e sopratutto quando il territorio italiano fu invaso - dimostrarono col loro contegno esitante tutta la loro avversione al metodo rivoluzionario.

A dichiarare e precisare l'atteggiamento dei socialisti dinanzi alla guerra e alle sue conseguenze, venne la rivoluzione russa. Essa ci mostrò i socialisti russi divisi in campi opposti: mentre alcuni partiti e frazioni socialiste, che pure erano stati contro la guerra, propugnavano l'alleanza coi partiti borghesi, la continuazione della guerra, la limitazione delle conquiste rivoluzionarie alla costituzione di una repubblica democratica al posto del vecchio dispotico impero zarista; all'avanguardia del proletariato rivoluzionario si poneva un forte e cosciente partito politico: quello dei Bolscevichi, che ora é il grande Partito comunista di Russia.

I Bolscevichi avevano già il loro programma rivoluzionario. Essi fin dal 1914 avevano dichiarato che la guerra delle nazioni doveva volgersi in guerra civile rivoluzionaria del proletariato internazionale contro la borghesia; e nel 1917 sostennero che, data la situazione creata dalla guerra, non v'era altra soluzione che la dittatura del proletariato, da raggiungersi con la lotta rivoluzionaria, respingendo ogni alleanza coi partiti borghesi russi e colle borghesie estere dell'Intesa imperialistica.

I Bolscevichi e i lavoratori rivoluzionari russi col trionfo di questo loro programma attirarono l'attenzione dei lavoratori di tutto il mondo su importanti questioni nelle quali i riformisti di tutti i paesi avevano portato grande confusione. Eccole.

Il proletariato non arriverà mai al potere né alleandosi con partiti borghesi, né servendosi del suffragio elettorale per la conquista dei mandati elettivi nei Parlamenti. Solamente se il proletariato si impadronirà con la violenza del potere, spezzando le forme attuali dello Stato: polizia, burocrazia, esercito, parlamento, potrà costituire una forza di govemo organizzata, capace di operare la distruzione dei privilegi borghesi e la costruzione del regime sociale comunista.

In questo nuovo sistema di potere, al posto dei Parlamenti democratici vi é la rete dei Consigli dei lavoratori, alle elezioni dei quali partecipano solo quelli che lavorano e producono, e che la Russia ci ha mostrati per la prima volta nei Soviet.

Ma l'insegnamento più importante ancora della rivoluzione russa fu questo: che nella lotta decisiva per la conquista del potere proletario, quei socialisti riformisti, democratici, che, o furono per la guerra, od anche non seppero passare dalla opposizione alla guerra all'affermazione rivoluzionaria che la guerra aprì in tatto il mondo il periodo della lotta per la dittatura proletaria, tutti costoro nella lotta finale si alleano alla borghesia contro il proletariato. Se il proletariato vince, come in Russia, continuano la loro opera per sminuirne e distruggerne i successi d'accordo con le borghesie estere. Se, come in Germania e altrove, il proletariato é vinto, i socialdemocratici appaiono come gli agenti e i boia della borghesia.

Ed allora - altra conseguenza della rivoluzione russa - la nuova Internazionale, che deve sostituire la seconda Internazionale vergognosamente battuta nell'adesione alla guerra, deve sorgere su questa base: riunire non già tutti i socialisti che in qualche modo furono contrari alla guerra, bensì quelli che sono per la rivoluzione, per la dittatura proletaria, per la repubblica dei Soviet, come unica possibile uscita dalla situazione lasciata dalla guerra in tutti i paesi.

La nuova Internazionale infatti, sopratutto ad opera dei comunisti russi, si costituiva a Mosca, tenendovi nel marzo 1919 il primo suo Congresso mondiale.

Attraverso vicende che non è qui il caso di rammentare, ben presto si delineò una minaccia per la nuova Internazionale: l'invasione delle sue file da parte di elementi equivoci, usciti dalla seconda Internazionale, ma non completamente aderenti alle direttive comuniste.

Per ovviare a tale pericolo si riuniva a Mosca, nel luglio 1920, il II Congresso mondiale, il quale stabilì che ogni partito desideroso di entrare nell'Internazionale comunista dovesse, per essere accettato, dimostrare che la sua composizione e la sua attività corrispondevano al programma e al metodo comunisti.

A tale scopo il Congresso stabilì una serie di condizioni di ammissione, nelle quali sono contenuti i criteri a cui i partiti che entrano nell'Internazionale devono corrispondere.

Queste condizioni si applicano a tutti i partiti senza eccezione. Poiché, mentre la seconda Internazionale lasciava arbitro ogni partito aderente di seguire la tattica che meglio credeva - e fu quest'autonomia la causa principale della sua rovina - la III Internazionale é invece fondata sulla comunanza ai partiti di tutti i paesi delle fondamentali norme di organizzazione e di azione; le quali appunto figurano nelle 21 condizioni di ammissione.

Ciò non vuol dire che la III Internazionale ignori che in ciascun paese l'azione rivoluzionaria può presentare problemi speciali. Ma mentre nelle 21 condizioni è fissato il contegno dei partiti di fronte ai problemi più importanti che si presentano in tutti i paesi, il secondo Congresso stabiliva anche le tesi sui compiti principali dell'Internazionale, di cui la terza tratta delle modificazioni della linea di condotta e parzialmente della composizione sociale dei partiti che aderiscono o vogliono aderire all'Internazionale.

In queste tesi si parla di ciascun paese partitamente ed anche dell'Italia, che presentava questo speciale problema: la esistenza di un partito, che pur essendo stato contrario alla guerra ed avendo aderito a grande maggioranza alla III Internazionale, dimostrava tuttavia coi fatti un'evidente incapacità rivoluzionaria.

Abbiamo detto quale immenso valore abbiano avuto per i proletatri di tutti i paesi gli insegnamenti della rivoluzione russa. Quale utilizzazione se ne é fatta finora nel movimento proletario italiano?

In Italia si é molto parlato della rivoluzione russa, della dittatura proletaria, dei Soviet, della III Internazionale. Ma furono, in realtà, quegli insegnamenti, verso i quali si protendeva ansioso il nostro proletariato, efficacemente intesi ed applicati? Tutt'altro. Il Partito Socialista italiano accettò nel suo Congresso di Bologna il programma comunista, aderì alla III Internazionale. Si era nell'agitatissima situazione del dopo-guerra, che dura tutt'ora, e si parlò molto di rivoluzione nei comizi, mentre in realtà il partito non aveva mutato dopo la guerra, né mutò, col Congresso di Bologna, i caratteri tradizionali dell'opera sua, che seguitò a basarsi nel campo politico sulla pura azione inspirata da finalità elettorali. Né attraverso la guerra, né per effetto del Congresso di Bologna fu cambiato quello stato di cose per cui l'azione politica ed economica del partito era affidata alla destra riformista; e le conseguenze poterono essere constatate così nell'andamento della campagna elettorale politica e di quell'amministrativa, come nella piega che presero tutte le grandi agitazioni che scoppiavano in seno al proletariato italiano. Il partito, benché diretto da massimalisti, non fece nulla per togliere il monopolio della Confederazione del Lavoro ai D'Aragona, Baldesi, Buozzi, Colombino, Bianchi, ecc., la cui opera spesso si presentò come un indirizzo politico apertamente opposto a quello del partito, e praticamente si svolse attraverso continui compromessi con la borghesia, culminando nella famosa derisoria concessione giolittiana del controllo operaio.

Il Partito socialista italiano in conclusione rimase sostanzialmnete quello che era prima della guerra, ossia un partito un po' migliore di altri partiti della II Internazionale, ma non divenne un partito comunista capace di opera rivoluzionaria secondo le direttive dell'Internazionale comunista.

L'azione e la tattica dei partiti comunisti a questa aderenti devono essere ben diversi. I partiti comunisti hanno come loro finalità la preparazione ideale e materiale del proletariato alla lotta rivoluzionaria per la conquista del potere. Come mezzi per la loro propaganda, agitazione ed organizzazione, essi si servono dell'intervento nell'azione sindacale e cooperativa, nelle elezioni e nei Parlamenti, ma non considerano affatto le conquiste che si realizzano con queste azioni come fine a se stesse. Il Partito socialista italiano invece, lasciando dirigere queste azioni dagli uomini dell'ala destra o anche da uomini della sinistra che da quelli si differenziano soltanto per affermazioni verbali senza essere capaci di intendere la nuova tattica rivoluzionaria, non fece utile opera di preparazione rivoluzionaria, ed il suo massimalismo condusse soltanto a quella serie d'insuccessi e di delusioni ben noti a tutti i lavoratori, di cui la destra del partito, infischiandosi dell'impegno assunto di essere disciplinata a quell'indirizzo che la maggioranza aveva stabilito, si servì per deridere audacemente il metodo massimalista.

Per evitare tutto ciò non vi sarebbe stato che un solo mezzo: eliminare dal partito i riformisti, basandosi sulla loro avversione di principio al programma comunista, per poterli scacciare dalle loro posizioni squalificandoli innanzi a tutto il proletariato italiano come avversari della rivoluzione e della III Internazionale, come equivalenti dei Menscevichi russi e di altri controrivoluzionari esteri.

In questo modo la situazione italiana e l'andamento della lotta di classe tra noi vengono a confermare quelle esperienze internazionali, su cui si basano i comunisti per liberare il proletariato dai suoi falsi amici social-democratici.

Tutto ciò in Italia fu sostenuto dagli elementi di sinistra del partito, che andarono sempre meglio organizzandosi sul terreno del pensiero e del metodo comunista, ed intrapresero la lotta contro il pericoloso andazzo preso dal partito.

Lo stesso giudizio intorno alla situazione italiana fu espresso dal Congresso di Mosca e sancito nelle sue deliberazioni, richiedendosi in esse che il partito italiano si liberasse dai riformisti, e divenisse come nel programma così nella tattica, nell'azione e nel nome un vero partito comunista. Intanto i riformisti italiani, sempre più imbaldanziti dagli insuccessi del massimalismo che aveva apparentemente trionfato a Bologna, si erano organizzati in frazione «di concentrazione socialista» col loro convegno di Reggio Emilia dell'ottobre 1920.

Tutti i comunisti italiani che, al di sopra di singoli apprezzamenti tattici, accettavano la disciplina internazionale alle deliberazioni di Mosca, si costituirono in frazione, e nel convegno di Imola del 28-29 novembre 1920 decisero di proporre al Congresso del partito una mozione, che oltre al comprendere l'applicazione di tutte le altre decisioni del Congresso di Mosca, stabiliva che il partito si chiamasse comunista e che tutta la frazione di «concentrazione» dovesse essere esclusa.

L'organo supremo dell'Internazionale comunista ossia il Comitato esecutivo di Mosca, approvò ed appoggiò tale proposta.

Intanto nelle file del partito, da parte di coloro che tanto facilmente si erano proclamati massimalisti e avevano inneggiato a Mosca quando si trattava di andare ai trionfi elettorali, si organizzò una corrente unitaria, venendo così a costituire una frazione di centro che si opponeva alla divisione tra comunisti e riformisti.

I capi di questa tendenza si dicevano comunisti, ma oggi che essi hanno dimostrato coi fatti di tenere più ai riformisti e ai controrivoluzionari, come Turati e D'Aragona, che ai comunisti e alla terza Internazionale, riesce evidente che essi costituiscono la peggior specie di opportunisti. Infatti costoro nel recente Congresso di Livorno, capitanati da G. M. Serrati, hanno respinto le precise disposizioni del Congresso mondiale dell'Internazionale comunista, trascinando la maggioranza del Congresso a decidere che i riformisti restassero nel partito, tutti senz'alcuna eccezione.

Tale atto inqualificabile - voluto da pochi capi che hanno saputo speculare sull'inesperienza dei gregari - ha preparato questa logica conseguenza: l'espulsione del Partito socialista italiano dall'Internazionale comunista.

Dinanzi a tale situazione la frazione comunista ha senz'altro abbandonato il Congresso ed il Partito, ed ha deciso di costituirsi in Partito comunista d'Italia - Sezione dell'internazionale comunista.

Così i sedicenti «comunisti» della frazione unitaria serratiana, per restare uniti ai quindicimila riformisti dell'estrema destra, si distaccano dall'Internazionale comunista, ossia dal proletariato rivoluzionario mondiale, e da sessantamila comunisti iscritti al partito, con i quali è solidale tutto il movimento giovanile, forte di più di cinquantamila iscritti.

A voi, o lavoratori, giudicare il contegno di costoro, a voi il dire quanto essi siano comunisti, quanto abbiano a cuore le sorti della rivoluzione proletaria.

Gli unitari hanno tentato e tentano di far apparire dovuto ad altre e sciocche ragioni il loro distacco dall'Internazionale comunista. Essi affermano che noi avremmo avuto il torto di volere applicare troppo rigidamente gli ordini di Mosca che, secondo loro, non corrisponderebbero alle esigenze della situazione italiana.

A ciò noi rispondiamo che l'Internazionale sarebbe una vana parola e nulla più, se non fosse organizzata sulla base della disciplina. Come le sezioni di un partito devono essere disciplinate alla direzione centrale, così i partiti devono esserlo rispetto all'Internazionale. In secondo luogo non si tratta di ordini personali di Lenin o di altri capi del movimento russo, ma delle decisioni di un Congresso, al quale hanno partecipato rappresentanti di tutto il mondo, tra cui cinque italiani, quattro dei quali hanno accettato le decisioni relative all'Italia, coll'opposizione del solo Serrati.

Quei compagni, come tutti i comunisti italiani, come tutti quei lavoratori italiani, che ogni giorno sentivano affievolirsi la loro fiducia nel vecchio partito, pensavano che le decisioni di Mosca rispondessero ad un maturo esame ed alle vere esigenze della situazione italiana.

Se i comunisti (?) unitari pensano che quelle decisioni non sono convenienti per l'Italia, è perché essi hanno un concetto della rivoluzione che contraddice alle direttive di principio del comunismo internazionale, al pensiero di tutti i veri comunisti del mondo, siano essi italiani, americani o cinesi. Esistono in tutti i paesi coloro che pensano come gli unitari italiani: asseriscono cioè di essere per il comunismo e per la terza Internazionale, ma nella pratica rifiutano di eseguire le decisioni dell'Internazionale, col pretesto che non sono applicabili alle condizioni particolari del loro paese. E sono appunto questi gli avversari più insidiosi dell'Internazionale.

Un'altra bugia degli unitari è l'asserzione che le concessioni a loro rifiutate nell'applicazione delle 21 condizioni siano, invece, state accordate dall'Internazionale ai compagni di altri paesi e sopratutto della Francia. La verità è del tutto opposta. Il Partito socialista francese nel recente Congresso di Tours si è dichiarato nella sua maggioranza per l'adesione a Mosca, però la mozione della maggioranza conteneva alcune riserve, tra cui quella di conservare nel partito la minoranza centrista. E' falso che il Comitato esecutivo dell'Internazionale abbia accettato queste riserve. Al contrario, esso inviò al Congresso di Tours un energico telegramma, richiedente l'espulsione dei centristi e l'applicazione integrale delle condizioni di ammissione. La maggioranza del Congresso accettò disciplinata il contenuto del messaggio dell'Esecutivo. Invece gli unitari italiani si sono ribellati alle disposizioni dell'Internazionale, alla quale, a differenza dei Francesi, già erano aderenti. Abbiamo avuto così il primo caso di un partito che abbandona l'Intemazionale dopo esservi entrato a bandiera spiegata: negli unitari italiani la terza Internazionale può così registrare i primi suoi rinnegati.

Costoro accampano ancora il proposito di ricorrere al Comitato esecutivo ed al Congresso prossimo dell'Internazionale comunista, per ottenere di essere riconosciuti come tutt'ora aderenti. Poiché in ogni paese non può esservi che un solo partito aderente a Mosca, l'Internazionale dovrebbe per riconoscere gli unitari ripudiare il nostro partito e sconfessare l'atteggiamento da noi tenuto, cosa evidentemente assurda e stranamente contraddicente alla famosa, affermazione espressa da Mosca.

Il nostro Partito comunista è e resterà l'unica Sezione italiana dell'Internazionale comunista. Chi non é col nostro partito, sia esso un borghese od un aderente al vecchio partito socialista, é fuori ed é contro la terza Internazionale. I membri del vecchio partito che, con mille menzogne, sono stati indotti a pronunziarsi per la tesi unitaria e ai quali si é promessa l'unità del putito nella terza Internazionale, possono oggi vedere chiaramente la situazione. L'unità del partito non esiste più, avendo esaurito, la sua ragion d'essere, ed essi si troveranno fuori dall'Internazionale comunista, dalla famiglia mondiale dei lavoratori rivoluzionari. Essi possono uscire da questa falsa situazione soltanto abbandonando i capi che li hanno ingannati, e venendo fiduciosi nelle file del Partito comunista.

Il Partito comunista d'Italia vi si presenta dunque, o compagni lavoratori, come un prodotto della situazione creatasi in Italia dopo la guerra mondiale e che va svolgendosi, anche più rapidamente che in altri paesi, verso la rivoluzione proletaria. Questo partito comprende in sé le energie rivoluzionarie del proletariato italiano, esso deve rapidamente organizzarsi come l'avanguardia di azione della classe lavoratrice. I suoi principi ed il suo programma vi dicono che il Partito comunista sta sul terreno del pensiero marxista, del comunismo critico, del Manifesto dei Comunisti, così come tutto il movimento dell'Internazionale di Mosca. Gli altri che, chiamandoci anarchici o sindacalisti, si rivendicano continuatori del marxismo, sono invece coloro che lo hanno falsificato.

Noi invece, raccogliendo nelle nostre file la maggior parte di coloro che sostennero il valore rivoluzionario del marxismo in Italia, dissentiamo, così come le tesi di Mosca dissentono, dalle teorie anarchiche e sindacaliste pure considerando i proletari anarchici e sindacalisti come nostri amici generosamente rivoluzionari, che finiranno col riconoscere la giustezza delle direttive teoriche e pratiche dei comunisti, mentre invece i riformisti, i socialdemocratici, e tutti quelli che si sentono di convivere con costoro si allontanano sempre più dal comunismo e dalla via della rivoluzione.

Il Partito comunista d'Italia si compone dunque di coloro che veramente hanno sentito ed accolto, nella mente e nel cuore, i grandi principii rivoluzionari dell'Internazionale comunista. Nelle sue file sono giovani e vecchi militanti dell'antico partito: esso continua storicamente la sinistra del Partito socialista, quella parte cioè di questo partito che lottò in prima linea contro il riformismo collaborazionista, contro i blocchi elettorali, contro la massoneria, contro la guerra libica, che non solo sostenne la lotta contro i fautori della guerra, ma, che in seno al partito contrastò tenacemente il passo a coloro che alla guerra erano avversi a parole ma, non del tutto scevri da pregiudizi patriottici, tendevano a continue transazioni colla borghesia.

E'vero che restano nel vecchio partito taluni che in certi periodi furono estremisti, magari più estremisti di noi, ma costoro o sono esemplari del vecchio fenomeno d'involuzione politica degli individui, o rappresentano i massimalisti che si improvvisarono tali per opportunità elettorale, o, nella ipotesi più benevola, sono individui che si credettero dei comunisti quando ancora non avevano inteso quali siano le differenze vere tra il comunismo e i pregiudizi borghesi e piccolo- borghesi.

Il Partito comunista d'Italia inspira il suo indirizzo tattico alle deliberazioni dei Congressi internazionali, e quindi intende avvalersi dell'azione sindacale, cooperativa, elettorale, parlamentare; come di altrettanti mezzi per la preparazione del proletariato alla lotta finale.

Attraverso l'intimo contatto con le masse lavoratrici, in tutte le occasioni in cui queste sieno spinte ad agitarsi dall'insofferenza delle loro condizioni di vita, il Partito comunista svolgerà la migliore propaganda dei concetti comunisti, suscitando nel proletariato la coscienza delle circostanze, delle fasi, delle necessità che si presenteranno in tutto il complesso svolgimento della lotta rivoluzionaria.

Con la rigorosa disciplina della sua organizzazione interna, il Partito comunista si organizzerà in modo da essere capace d'inquadrare e dirigere sicuramente lo sforzo rivoluzionario del proletariato.

La propaganda, il proselitismo, l'organizzazione e la preparazione rivoluzionaria delle masse saranno basati sulla costituzione di gruppi comunisti, che raccoglieranno gli aderenti al partito che lavorano nella medesima azienda, che sono organizzati nel medesimo sindacato, che, comunque, partecipino ad uno stesso aggruppamento di lavoratori. Questi gruppi o cellule comuniste agiranno in stretto contatto con il partito, che assicurerà la loro azione d'insieme, in tutte le circostanze della lotta. Con questi metodi i comunisti muoveranno alla conquista di tutti gli organismi proletari costituiti per finalità economiche e contingenti, come le leghe, le cooperative, le Camere del lavoro, per trasformarle in strumenti della azione rivoluzionaria diretta dal Partito.
Il Partito comunista intraprenderà così, fedele alle tesi tattiche dell'Internazionale sulla questione sindacale, la conquista della Confederazione generale del lavoro, chiamando le masse organizzate ad un'implacabile lotta contro il riformismo ed i riformisti che vi imperano.

Il Partito comunista non invita quindi i suoi adetenti ed i proletarii che lo seguono ad abbandonare le organizzazioni confederali, bensì li impegna a partecipare intensamente all'aspra lotta che si inizia contro i dirigenti. Non è certo questo breve e facile compito, sopratutto oggi che molti sedicenti avversarii del riformismo depongono la maschera e passano apertamente dalla parte dei D'Aragona, con i quali militano insieme nel vecchio partito socialista. Ma appunto per questo il Partito comunista fa assegnamento sull'aiuto di tutti gli organi Proletari sindacali che conducono all'esterno la lotta contro il riformismo confederale, e li invita, con un caldo appello, a porsi sul terreno della tattica internazionale dei comunisti, penetrando nella Confederazione, per sloggiarne i controrivoluzionarii con una risoluta e vittoriosa azione comune.

I membri del Partito comunista, rivestiti di cariche elettive nei comuni, nelle province e nel Parlamento, restano al loro posto con mandato di eseguire la tattica rivoluzionaria decisa dal Congresso internazionale, e con subordinazione assoluta agli organi direttivi del partito.

Una parte dei giornali del vecchio partito resta al Partito comunista, tra questi i quotidiani L'Ordine nuovo di Torino e Il Lavoratore di Trieste.

Organo centrale del Partito sarà Il Comunista, bisettimanale, pubblicato a Milano, ove ha sede il Comitato esecutivo del Partito.

Questo, nelle grandi linee, é il piano d'azione che il Partito comunista si propone, e per l'esplicazione del quale conta sull'adesione entusiastica della parte più cosciente del proletariato italiano.

Gli avvenimenti, attraverso i quali il Partito comunista d'Italia si è costituito, dimostrano come esso corrisponda ad una necessità irresistibile dell'azione proletaria, e dimostrano come esso sorga quale unico organo capace di condurre alla vittoria la classe lavoratrice italiana.

Il programma di lotta del Partito comunista dimostra che esso soltanto potrà applicare, nell'azione rivoluzionaria, i risultati delle esperienze italiane ed estere della lotta di classe e le deliberazioni dell'lntemazionale comunista.

Il vecchio Partito socialista, nel Congresso di Livorno, ha perduto nello stesso momento le energie e l'audacia della sua parte più giovane, ed il migliore contenuto dell'esperienza delle sue lotte passate, che si riassume nell'affermazione di quel metodo rivoluzionario, di cui oggi il rappresentante é il Partito comunista!

Il vecchio Partito socialista, nel Congresso di Livorno, ha scelto la via fatale che ha come ultimo sbocco la controrivoluzione. Esso è squalificato dinanzi agli occhi del proletariato italiano, ed è destinato, d'ora innanzi, a vivere solo delle pericolose simpatie borghesi, il cui coro già si eleva intorno ad esso. E' il partito in cui la destra coi suoi Modigliani ed i suoi D'Aragona, é moralmente padrona, e gl'intransigenti rivoluzionari, i massimalisti, i comunisti di ieri, recitano la parte di servitori del riformismo.

    Lavoratori italiani!

Il vostro posto di battaglia é col nuovo partito, é nel nuovo partito. Attorno alla sua bandiera, che é quella della Internazionale, dei lavoratori rivoluzionarii di tutto il mondo, dovete stringervi per la grande lotta contro lo sfruttamento capitalistico.

    Il Partito comunista d'ltalia, nel chiamarvi a raccolta per le battaglie della rivoluzione sociale, si sente in diritto di salutare a nome vostro i lavoratori di tutto il mondo, inviando all'lntemazionale comunista di Mosca, invincibile presidio della rivoluzione mondiale, il grido entusiasta di solidarietà dei proletari e dei comunisti italiani.

    Contro tutte le resistenze del sistema, sociale borghese, contro tutte le insidie dei falsi amici del proletariato, contro tutte le debolezze e le transazioni, avanti per la vittoria rivoluzionaria, al fianco dei comunisti del mondo intero!

   Abbasso i rinnegati ed i traditori della causa proletaria!

   Viva la III Intemazionale comunista!

   Viva la rivoluzione comunista mondiale!

   Il Comitato Centrale del Partito comunista d'Italia

   (Il Comunista 30 gennaio 1921)

 

Tratto integralmente dal volume: 

1. La nascita del partito comunista d'Italia
(Marzo 1981, pp.63)
Indice:
Nota dell'Editore
Presentazione
- Mozione presentata dalla frazione comunista astensionista al
XVI congresso del partito socialista italiano
- Programma d'azione della sezione socialista torinese
-
Per un rinnovamento del partito socialista
-
Tesi della frazione comunista astensionista del Psi
- Mozione della frazione comunista sull'indirizzo del Psi
- I principi e lo statuto del partito comunista
- Manifesto ai lavoratori d'Italia
Appendice: Tesi sulle condizioni di ammissione all'Internazionale comunista.

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Testi delle Edizioni l'Internazionale disponibili  come il primo sopra al seguente indirizzo:

                                -20154- Milano. Piazza Morselli, 3

2. La lotta del partito comunista d'Italia (1921-22)
(Strategia e tattica della rivoluzione) (Dicembre 1984, pp.96)
Indice:
Introduzione
Bibliografia
Parte prima: La lotta operaia
- Presentazione
- Mozione comunista al congresso di Livorno della Cgl (24.2.21)
- Per la difesa e la riscossa proletaria contro l'offensiva borghese (21.8.21)
- Per il programma di lotta del proletariato (15.8.22)
Parte seconda: La lotta al fascismo
- Presentazione
-
Appello contro la reazione fascista (6.3.21)
- Inquadramento delle forze comuniste (7.8.21)
- Il compito del proletariato nell'ora presente (29.10.22)
- Proclamazione sciopero generale nazionale (29.10.22)
Parte terza: Il secondo congresso del Pcd'It.
- Presentazione
-
Tesi sulla tattica del Pcd'It.
Parte quarta: La lotta nell'Internazionale
- Presentazione
- Relazione al IV congresso dell'Internazionale comunista (novembre 1922)
- Progetto di tesi presentato al IV congresso mondiale
Appendice: Relazione del c.c al II congresso del Pcd'It.

3. Il partito decapitato (1923-24)
(La sostituzione del gruppo dirigente del Pcd'It.) (Giugno 1988, pp.223)
Indice:
Nota dell'Editore
Introduzione
Parte I: La retata e il processo
Parte II: Il frazionismo di centro (maggio '23 - gennaio '24)
Parte III: La politica fallimentare del "centrismo" e l'opposizione della sinistra (gennaio-ottobre 1924)
Parte IV: Il V congresso dell'Ic e l'esclusione definitiva della sinistra dagli organi dirigenti del Pcd'It.
Parte V: Due linee, una organizzazione
Appendice
Bibliografia

4. La liquidazione della sinistra del Pcd'It. (1925)
(Aprile 1991, pp.287)
Indice:
Nota editore
Introduzione
Parte I: La lotta al bordighismo da parte della centrale e dell'Ic e la battaglia della sinistra a difesa del programma del partito e di Trotzky
Parte II: La trasformazione del partito, da avanguardia di classe, in strumento di pressione interclassista
Parte III: L'autodifesa della sinistra dagli attacchi della centrale. Il comitato d'intesa
Parte IV: Le due linee alla resa dei conti. Il dibattito precongressuale
Parte V: La preparazione del 3° congresso. I meccanismi organizzativi liquidatori della sinistra
Appendice
Pseudonimi
Bibliografia
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---Testo curato con le: EDIZIONI L’INTERNAZIONALE---
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec@libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/

 

BARI 21 GENNAIO 2011 le iniziative per ricordarlo

Associazione politico-culturale MARX XXI

A 90 anni dalla fondazione del Partito comunista d'Italia

Le lezioni della storia

per la futura umanita di liberi ed eguali

Sabato 22 gennaio - ore 9.30-21.00

Bari, via Borrelli 30 (di fronte al Piccolo teatro, a pochi passi dal parcheggio della ex Rossani)

Convegno

I - ore 9.30-11.00

Andrea Catone, direttore de l'ernesto

Introduzione ai lavori

Ruggero Giacomini, storico, Ancona

La formazione del partito comunista

II - ore 11.30-13.30

Ferdinando Dubla, storico, Taranto

Il Partito comunista nella Resistenza

Marco Albeltaro, Universita di Torino

Il PCI dal dopoguerra agli anni '50

III - ore 15.00-16.30

Alexander Hoebel, storico, Napoli

Longo e il Pci negli anni '60

Onofrio Pappagallo, storico, Bari

Il PCI e il movimento antimperialista

IV - ore 17.00-18.30

Luciano Canfora, Universita di Bari

Le lettere di Ruggero Grieco

Gaetano Bucci, Universita di Lecce

Il PCI e la questione dello Stato

ore 19.00

L'eredita comunista

e le nuove generazioni

Tavola rotonda con
Enrico Capurso, studente universitario, Bisceglie

Giuseppe Ceddia, pubblicista

Silvia Conca, studentessa universitaria, coordinatrice provinciale GC

Alessandro Costanza, studente del Liceo 'Cartesio' di Triggiano

Giuseppe Damone, dottore in Filosofia

Michele De Cosmo, operaio precario

Fabio De Leonardis, dottore di ricerca

Massimiliano Di Cecco, operaio Graziano trasmissioni

Angelo Lamorgese, studente, Collettivo di Lettere e Filosofia

Vito Leli, laureato in filosofia

Alessandro Persano, informatico, segretario circolo PRC di Lecce

Giacomo Petrelli, dipendente Poste

Alessandro Ranieri, laureato in Legge

Giovanni Rubini, studente universitario

Angela Sinisi, precaria call center, segretaria regionale FGCI

Arcangelo Valentino, operaio Bosch

Michele Vacca, studente universitario

Nicola Vigliotti, dottore di ricerca in Storia dell'Europa, precario call center*

Durante gli intervalli e la pausa pranzo sara attivato un piccolo servizio ristoro.

Al termine del convegno, cena sociale

per info e iscrizioni: 3889226560

21 gennaio 1921 

da Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_d'Italia

....Dopo sei giorni di discussioni, il 21 gennaio 1921 al teatro Goldoni di Livorno, il presidente del Congresso socialista Giovanni Bacci comunica l'esito della consultazione:

  • Votanti 172.487 su 216.337 (79,28%)
  • Astenuti 981
  • Mozione di Firenze o dei comunisti unitari 98.028 (57,16%)
  • Mozione di Imola 58.783 (34,27%)
  • Mozione di Reggio Emilia o di concentrazione 14.695 (8,57%)

Bordiga, a nome della mozione comunista, dichiara che così il Psi si è posto fuori dal Comintern e invita chi ha votato la mozione di Imola a confluire al teatro San Marco per costituire il Partito Comunista d'Italia: avviene così la scissione di Livorno.

Il I Congresso del Pcd'I non dura molto e sarà più la passerella di comunisti italiani e stranieri (come Jules Humbert-Droz per la Svizzera) e vedrà Fortichiari proporre lo scioglimento della frazione comunista perché «ha esaurito il suo compito», Ortensia Bordiga portare il saluto delle donne comuniste e Polano annunciare che la Fgsi aderisce al nuovo partito. Il 27 gennaio, infatti, la Fgsi quasi all'unanimità muterà nome in Federazione Giovanile Comunista d'Italia (Fgcd'I). Nel pomeriggio del 21 è poi approvato il nuovo statuto che introduce la dicliplina ferrea e centralizzata di partito, come sempre auspicato da Lenin. Il nuovo Comitato Centrale conta appena 15 membri di cui 5 costituiscono il Comitato Esecutivo che risiederà a Milano e continuerà a pubblicare il bisettimanale Il Comunista che dall'11 ottobre successivo sarà quotidiano.

Nel Ce del Pcd'I il lavoro è collegiale, tuttavia è evidente che il capo indiscusso e Bordiga che con Terracini e Ruggero Grieco costituisce il nucleo politico e organizzativo vero e proprio; Repossi dirige il Comitato Sindacale, mentre a Fortichiari va il cosiddetto «Ufficio 1°» o lavoro «illegale»....


Alleghiamo una serie di contributi ricevuti per ricordare la nascita del Partito Comunista


CONTRIBUTO DI PIATTAFORMA COMUNISTA

21 gennaio 1921 - 21 gennaio 2011: 90° anniversario della costituzione

del Partito Comunista d'Italia – Sezione della III Internazionale Comunista

 

Oggi come ieri è necessaria una rottura completa

e definitiva con il riformismo e l'opportunismo

per fondare un vero partito comunista

 


Ai sinceri comunisti, ai proletari e ai giovani rivoluzionari d’Italia!

 

Novanta anni fa, a Livorno, fu costituito il Partito Comunista d’Italia (P.C.d'I.). Questo evento si produsse sulla base di grandi avvenimenti storici, grazie alla lotta condotta dalle componenti di ispirazione comunista, riunite in frazione all'interno del PSI, e sotto la spinta dell’Internazionale Comunista, che  formulò le condizioni necessarie per l'ammissione dei partiti nazionali.

Con la formazione del proprio partito indipendente e rivoluzionario, il movimento operaio italiano uscì dalla “preistoria” ed entrò in una nuova fase, nella quale l’obiettivo divenne la preparazione ideale e materiale alla lotta rivoluzionaria per la conquista del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del socialismo.

Il P.C.d’I. nacque in un momento critico, separando la parte più avanzata e cosciente del proletariato dal riformismo e dal massimalismo (l'opportunismo di allora).

Il partito fu subito aggredito da tutti i lati. L'adesione ai principi del marxismo, del leninismo e dell’internazionalismo proletario, la ferrea disciplina, costituirono la garanzia indispensabile nella dura lotta contro la borghesia e i suoi servi.  

Con la direzione di Antonio Gramsci e la guida dell'Internazionale, il bolscevismo si fece strada nella linea e nell'organizzazione del partito, furono elaborate la strategia e le tattiche necessarie per la conquista del potere da parte della classe operaia e dei suoi alleati, crebbe la capacità di analisi, di iniziativa politica, l'influenza in ampi strati del proletariato e delle masse popolari.

Le gloriose lotte contro il fascismo, nella guerra civile di Spagna, durante la Resistenza, fecero acquisire al partito forza e solidi legami con le masse, fornendo per contro alle masse sfruttate ed oppresse una guida ideologica, politica ed organizzativa nella lotta per la nuova società.

 

Insegnamenti per l'oggi

La borghesia, i rinnegati del comunismo, coloro che hanno abbandonato la causa del proletariato, si sforzano di condannare, di denigrare, di far dimenticare alle masse sfruttate l’importanza storica della fondazione del P.C.d’I.   

Lo “strappo” dall’opportunismo e dal gradualismo riformista, l'adozione del marxismo, del leninismo, del loro metodo rivoluzionario, mantengono invece per intero il loro significato e la loro validità. Quali sono i tratti essenziali di quella esperienza che oggi poniamo all'attenzione di tutti i proletari e i rivoluzionari del nostro paese?

 

      a) Alla base della costituzione del P.C.d'I. ci fu la lotta di principio contro i Turati, i Treves, i Modigliani, i D’Aragona, che non furono mai dei rivoluzionari, ma degli esponenti del riformismo, del pacifismo borghese e del socialpatriottismo; e fu una lotta di principio anche contro l'operaismo massimalista di Lazzari e il centrismo opportunista di Serrati. Quali che fossero le loro posizioni di destra o di sinistra, quegli uomini difendevano - soggettivamente od oggettivamente - gli interessi della borghesia “meglio degli stessi borghesi” (Lenin). La prima condizione della costituzione del partito fu dunque la separazione su tutta la linea da ogni forma di opportunismo.

      La fondazione del P.C.d'I. dimostra che finché si hanno nelle proprie file i rappresentanti del riformismo, della socialdemocrazia e dell'opportunismo di destra e di “sinistra”, non si può avere nessuna prospettiva di abbattimento rivoluzionario del dominio borghese.

     Oggi in Italia i riformisti, gli opportunisti, sono i Bersani, i D'Alema, i Vendola, i Ferrero, i Diliberto, i Salvi, i Rizzo, sono i vertici sindacali; sono i trozkisti e gli estremisti che ripetono frasi rivoluzionarie avulse dalla situazione concreta, sono gli intellettuali piccoli-borghesi che negano la concezione del mondo proletaria e non sanno uscire dalla dimensione morale della lotta contro il capitalismo.

Senza una definitiva rottura, politica, ideologica e organizzativa con costoro, senza distanziarsi da tutti i tentativi di resuscitare i cadaveri dell'opportunismo, con il loro guazzabuglio di posizioni ideologiche e politiche che nulla hanno a che vedere col marxismo rivoluzionario e col leninismo, non è possibile creare un vero partito comunista, non è possibile dar vita a una coerente politica comunista, che concepisce le riforme come un prodotto collaterale della lotta rivoluzionaria di classe. “Prima dividersi, ossia dividere l'ideologia rivoluzionaria dalle ideologie borghesi (socialdemocrazia di ogni gradazione); poi unirsi, ossia unificare la classe operaia intorno all'ideologia rivoluzionaria”, scriveva Gramsci.

       b) Il P.C.d'I. fu il distaccamento organizzato di una sola classe, la classe operaia, l’unica classe veramente rivoluzionaria della società per il ruolo che occupa nella produzione sociale. Finché rimase su posizioni rivoluzionarie il partito non perse mai di vista il suo obiettivo fondamentale, la ragione stessa della sua esistenza: dirigere la classe operaia alla conquista del potere politico, per abolire la schiavitù salariata e costruire un nuovo modo di produzione fondato sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio.

  Oggi invece vediamo che gran parte delle forze e dei partiti che si definiscono comunisti hanno sostituito i generici “movimenti” al proletariato come loro referente sociale e non sanno andare oltre il più trito riformismo. Nei loro programmi è assente l'abolizione del capitalismo, la dittatura del proletariato, la demolizione rivoluzionaria del sistema borghese, che anzi – liberato dai suoi aspetti negativi più macroscopici – è accettato come il terreno stesso su cui deve compiersi il progresso sociale. Si tratta di un vero e proprio asservimento alla borghesia, spacciato per marxismo.

 

c) Il partito, fin dalla sua nascita, si caratterizzò per la lotta teorica e politica contro le deviazioni dal marxismo e dal leninismo, per conquistare la massima omogeneità ideologica dei suoi dirigenti e militanti. Sotto la guida della III Internazionale e attraverso la “bolscevizzazione”, fu raggiunta l’unità ideologico-politica, lottando in particolare contro l’opportunismo e l'estremismo. Questa unità fu, come lo è per tutti i partiti comunisti, la principale condizione per lo sviluppo e i successi del partito.

E’ necessario sottolinearlo con la massima decisione, poiché esistono forze che dicono di volere il partito negando o sottovalutando la necessità della compattezza e della saldezza teorica, politica ed organizzativa marxista-leninista, della disciplina e di una direzione centralizzata e coesa.  In tal modo si cerca di attenuare e di negare la differenza di principio fra comunismo e riformismo, di indebolire la critica alla socialdemocrazia in quanto ideologia e pratica della collaborazione di classe con la borghesia, la critica allo spontaneismo e all'economicismo che svalutano la funzione decisiva del partito. Senza una salda base ideologica, senza unità sui principi e nella pratica non vi può essere partito comunista.

 

  d) Fin dai suoi primi anni di vita il P.C.d'I. si pose il problema del costante legame con le masse, della conquista della maggioranza della classe operaia, della necessità di mantenersi alla sua testa in ogni circostanza e situazione. Ciò implicò la lotta nelle associazioni di massa, nei sindacati confederali, la partecipazione e l’impegno nelle lotte a carattere parziale, l’elaborazione di un programma di rivendicazioni immediate, nella consapevolezza che solo con la rivoluzione le condizioni dei lavoratori sarebbero cambiate. All'interno di questo lavoro, il compito fondamentale fu quello di promuovere e attuare un fronte unico di lotta del proletariato, basato su organismi di massa. Il P.C.d'I. ha sempre lavorato per raggiungere l'unità di lotta della classe operaia, da realizzare sulla base di organismi rappresentativi di tutta la massa.

Questa preziosa indicazione rappresenta nell'attuale momento storico il principale compito immediato del movimento comunista ed operaio, che deve sforzarsi di dar vita ad un potente fronte unico di lotta della classe operaia contro l'offensiva capitalista, la reazione politica e le minacce di guerra imperialista. I comunisti devono essere alla testa della lotta per l'unità della classe operaia e di tutti i settori sociali e politici interessati a combattere contro l’oppressione politica e sociale, operando allo stesso tempo per la più netta separazione dai loro nemici.

 

La lotta al revisionismo è sempre attuale

Purtroppo oggi, in Italia, non c'è più un autentico partito comunista, essendo stato distrutto dal revisionismo. Con l'VIII° Congresso del 1956, Togliatti e il gruppo dirigente del PCI, sotto la pressione dell'imperialismo statunitense e sull’onda della restaurazione kruscioviana, bruciarono le tappe nel processo di degenerazione del partito e di integrazione nell'ordinamento capitalistico italiano.

Dall’illusoria e fallimentare “via italiana verso il socialismo” al “compromesso storico” di Berlinguer, dalla “svolta” liquidatrice di Occhetto fino all’approdo al Partito Democratico, esiste un filo conduttore: è la rinuncia alla via rivoluzionaria e l’adesione totale all’ordine capitalista, dapprima in nome del moderno revisionismo, poi del social-liberismo.

Il togliattismo, la strategia del conseguimento del “socialismo” attraverso la Costituzione borghese, l'attacco a Stalin, non sono scomparsi con l’autoliquidazione del PCI revisionista. Sono ancora oggi parte integrante della sostanza teorica e programmatica di molti partiti e formazioni politiche pseudo-comuniste.

Allo stesso tempo il revisionismo ha assunto nuove forme, si è combinato con le correnti piccolo-borghesi, dando vita a tendenze ostili al comunismo, quali il cosiddetto “socialismo del XXI secolo” che si presenta ingannevolmente come un passo in avanti, ma in realtà è un ritorno all’utopismo pre-marxista, o altre che teorizzano l'instaurazione di un'economia pianificata in assenza della rivoluzione, della presa del potere, della dittatura del proletariato.

La lotta per la formazione di un autentico partito comunista nel nostro paese, non può avanzare senza allontanarsi dal pantano del revisionismo, senza combattere contro chi vuole finirvi dentro, senza marciare sulla via tracciata da Marx, Engels, Lenin e Stalin.

 

Entriamo in un nuovo periodo

Fino a qualche anno fa, in corrispondenza con il crollo del revisionismo sovietico, la necessità del partito comunista veniva considerata una bestemmia. Gli ideologi della borghesia e i loro tirapiedi riformisti dichiaravano che la rivoluzione era una cosa morta e seppellita, che l'umanità era arrivata alla "fine della storia”, che il capitalismo era capace di svilupparsi senza crisi.  

Sono bastati pochi anni per veder crollare queste falsità. La crisi capitalistica internazionale più grave degli ultimi ottanta anni, le sue drammatiche conseguenze economiche, sociali e politiche, il continuo degrado ambientale, morale, culturale, dimostrano che il capitalismo è un ostacolo al progresso umano, che è incompatibile con la natura e pertanto deve essere abbattuto.

All’interno della crisi attuale, assieme all’inasprimento di tutte le contraddizioni del capitalismo monopolistico, procede la decomposizione e il declino dell'imperialismo italiano. La borghesia, che ha esaurito la sua funzione storica, sta esasperando tutti i problemi della società. Essa non può più offrire alcuna prospettiva di miglioramento ai lavoratori, alcun futuro per le giovani generazioni.

La cricca di banditi al potere per sopravvivere può solo aggravare lo sfacelo economico, il parassitismo, la corruzione, la criminalità, la devastazione del territorio, l'oscurantismo religioso, la spaccatura fra Nord e Sud, può solo avanzare nella trasformazione reazionaria delle istituzioni borghesi ed accrescere l'oppressione delle masse lavoratrici.

Questa situazione fa sì che, come in molti altri paesi, anche in Italia la lotta di classe è in ripresa. La classe operaia sta uscendo dalla fase del ripiegamento, del riflusso. Va riprendendo fiducia nelle sue forze, va man mano liberandosi dal periodo di confusione e sbandamento, in cui le pesanti sconfitte dei decenni passati l’avevano gettata. Le posizioni rivoluzionarie guadagnano terreno.

Il riformismo, il “dialogo sociale”, la concertazione, sono falliti e non potranno risollevarsi poiché non esistono più le condizioni economiche di tali politiche. Una conseguenza di ciò è che la base operaia dei sindacati e dei partiti socialdemocratici e riformisti si radicalizza, subendo i colpi della crisi e vedendo il vero volto del capitalismo, mentre i dirigenti collaborazionisti ed opportunisti vanno a destra, sabotando l’unità di azione dei proletari, per salvaguardare il sistema che garantisce i loro privilegi.

Mentre la crisi perdura e si aggrava, tra i lavoratori scompare l'illusione sulle “magnifiche sorti e progressive” del capitalismo ed appare sempre più evidente la direzione rovinosa dei partiti opportunisti, riformisti e socialdemocratici, dediti alla difesa del sistema di sfruttamento ed oppressione di miliardi di donne e di uomini.

Assieme allo sviluppo delle proteste e delle mobilitazioni di massa per rifiutarsi di pagare la crisi, vediamo un risveglio politico. Torna a porsi la necessità di una via di uscita positiva dalla situazione attuale, di un'alternativa rivoluzionaria, di un'urgente, profonda e radicale rottura politica con l'ordinamento vigente per mettere fine ai mali endemici del capitalismo e trasformare la società.

Il capitalismo si decompone e si profilano grandi battaglie di classe, in cui il dilemma che si porrà sarà: dittatura dell’oligarchia finanziaria o dittatura del proletariato?

Di conseguenza anche in Italia il baricentro della lotta si sposterà sempre più dal Parlamento alle fabbriche e alle piazze. Pensare di poter affrontare questo nuovo periodo, in cui la lotta di classe del proletariato si svilupperà in condizioni particolarmente dure e difficili, pensare di aprire brecce nel regime che ci opprime con i vecchi partiti socialdemocratici e riformisti, abituati all'elettoralismo e al cretinismo parlamentare, al pacifismo imbelle, vuol dire rassegnarsi alla sconfitta.

Senza partito, la resistenza della classe operaia e delle masse sfruttate ai disegni dei monopoli capitalisti rimarrebbe senza orientamento e direzione politica, senza prospettiva rivoluzionaria, senza coscienza della sua funzione e dei suoi scopi.  In mancanza di un partito comunista non si può nemmeno parlare di conquista del potere da parte della classe operaia, ma ci si deve accontentare di trascinarsi alla coda del movimento spontaneo.

E' in questo contesto che diventa sempre più seria l'importanza di un partito proletario indipendente e rivoluzionario, basato sul movimento operaio. La ricostruzione di questo partito è un’esigenza cruciale che viene sentita da nuclei di operai d’avanguardia e da molti militanti comunisti, isolati o sparsi fra le varie organizzazioni e forze politiche.

E' l'offensiva stessa dell'imperialismo che non lascia margini, che rimette sul tappeto la questione ineludibile del partito politico della classe operaia, strumento indispensabile per concentrare le energie rivoluzionarie, inquadrare e dirigere gli sforzi del proletariato, per portare alla vittoria la rivoluzione sociale.

 

Avanti sulla strada del Partito!

Questa storica esigenza, per quanto negata, boicottata e ostacolata in mille modi dalla borghesia e dagli opportunisti, può e deve compiere passi avanti sulla base di saldi principi, applicati alla realtà, e della lotta comune.

Perciò ci rivolgiamo agli elementi migliori del proletariato, ai giovani rivoluzionari, agli intellettuali onesti, ai sinceri comunisti che militano nelle organizzazioni rivoluzionarie e a quelli che sono ancora iscritti ai partiti socialdemocratici ed opportunisti affinché agiscano di conseguenza, rompendo nettamente, completamente e definitivamente con il riformismo e l'opportunismo, col settarismo e col dottrinarismo, con la frammentazione e l'autoreferenzialità, per condurre insieme ai marxisti-leninisti la lotta per il partito comunista ed il socialismo proletario.

Tutti coloro che sostengono la completa indipendenza dalla borghesia e attuano una scissione completa con la socialdemocrazia, il riformismo, il revisionismo, che propugnano l'egemonia della classe operaia nel processo rivoluzionario, che riconoscono la necessità dell'abbattimento rivoluzionario del dominio della borghesia e della instaurazione della dittatura del proletariato, che accettano il principio organizzativo del centralismo democratico, che difendono il marxismo-leninismo come espressione teorica degli interessi del proletariato, sono tenuti a collegarsi ed avviare fin da subito un lavoro in comune per avvicinare la fondazione di un autentico partito comunista quale reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato, indissolubilmente legato al movimento comunista internazionale. Un movimento che ha la sua espressione più organica e coerente nella Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti.

Piattaforma Comunista, che non si autoproclama partito e non è componente interna ad altre forze, ma agisce in maniera indipendente sulla base del suo programma politico, ha per compito principale la lotta per la formazione di un forte partito comunista della classe operaia. A tal fine contribuisce a chiarirne i presupposti teorici, politici, programmatici ed organizzativi, dà impulso all'unificazione del movimento comunista del nostro paese, partecipa alle lotte quotidiane per sostenerle ed elevare il livello di coscienza degli operai. Perciò invita i migliori elementi del proletariato a partecipare alla sua attività per rafforzarla ed estenderla, svolgendo un ruolo sempre più incisivo nel processo di ricostruzione del partito.

Allo stesso tempo propone a tutti i gruppi, le organizzazioni e i singoli comunisti che si collocano sul terreno del marxismo-leninismo di compiere  passi avanti. E’ necessario far progredire il confronto e l'unità attraverso incontri ed accordi politici ed ideologici che, assieme alla critica e all’autocritica, alla realizzazione dell'unità di azione, al legame sempre più stretto con gli elementi più coscienti ed avanzati della classe operaia, ci permetteranno di avvicinare la fondazione di un  partito comunista degno di questo nome, capace di assumere le proprie responsabilità storiche.

Al lavoro, compagni, col massimo impegno. Con il Partito avremo tutto, senza il partito niente!


 

Gennaio 2011                                 Piattaforma Comunista                                                                   

                                                                                       

Leggete Scintilla e Teoria & Prassi

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contributo da RIVOLUZIONE COMUNISTA

Cronistoria PCd’I (1921-1926) ( III )
Ricordiamo il 21 gennaio, data di fondazione del Partito Comunista d'Italia (1921), proseguendo nella pubblicazione della terza puntata della cronistoria del comunismo rivoluzionario in Italia.
 
Il PCd’I nacque in un momento di riflusso della rivoluzione. Non si trattava più di condurre il proletariato all’insurrezione, ma di dirigere la ritirata per evitare lo sfacelo, organizzare la resistenza armata contro il fascismo in vista della successiva ripresa della lotta rivoluzionaria. Il Congresso costitutivo elesse un Comitato centrale composto di 15 membri, di cui otto appartenenti alla frazione astensionista (Bordiga, Grieco, Fortichiari, Repossi, Parodi, Polano, Sessa, Tarsia), cinque alla corrente massimalista (Belloni, Bombacci, Gennari, Marabini, Misiano), due all’Ordine Nuovo (Gramsci, Terracini). La direzione effettiva venne affidata ad un comitato esecutivo composto da Bordiga, Fortichiari, Grieco, Repossi, Terracini. Questa direzione rivoluzionaria, chiamata “La Centrale”, ha potuto operare secondo le proprie convinzioni fino allo sciopero dell’agosto 1922. Dopo di esso, la direzione effettiva passa all’Internazionale Comunista che imposta tutta l’attività sull’unione coi socialisti (“tattica del fronte unico”).

1921

(marzo) Tentativo insurrezionale in Germania (“azione di marzo”).

(primavera) A Torino, in seguito all'annunciato licenziamento di più di mille operai, le maestranze Fiat e Michelin entrano in sciopero. Gli industriali rispondono con la serrata degli stabilimenti e l'agitazione si conclude, agli inizi di maggio, con la sconfitta delle organizzazioni sindacali e il licenziamento di più di 3.500 lavoratori, tra cui numerosi militanti comunisti e dirigenti delle commissioni interne. Ben presto le serrate ed i licenziamenti si diffondono nelle industrie di tutti i più importanti settori produttivi del paese, allargandosi a tutta la penisola. Nella pianura padana l'iniziativa dei proprietari terrieri si sposa con le sempre più frequenti gesta fasciste. Il risultato fu il proliferare di iniziative che sempre più sovrappongono motivazioni economiche alla violenza antisocialista. Nel giro di pochi mesi - ricorda Paolo Spriano - "vengono saccheggiate 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni e circoli socialisti e comunisti, 100 circoli di cultura, 28 sindacati di categoria" (pp. 122-138).

(24 maggio) I comunisti guidano a Roma la resistenza popolare di Borgo San Lorenzo contro lo squadrismo fascista.

(giugno) Al Terzo Congresso dell’IC, Lenin e Trotski sostengono la necessità della nuova parola d’ordine del “fronte unico” (coi socialisti); le correnti di sinistra dei vari partiti comunisti europei, tra cui il PCd’I, la respingono. Terracini, in rappresentanza della “Centrale” italiana, sostiene la “teoria dell’offensiva” (in termini spiccioli, la miglior difesa è l’attacco)
[1].

(2 luglio) Nasce il movimento degli Arditi del Popolo, da una scissione dell’associazione Arditi d’Italia (ispirata a Nitti e D’Annunzio), diretta dal tenente Argo Secondari.

(7 agosto) Il PCd’I prende posizione sugli Arditi del Popolo sull’organo centrale Il Comunista, richiamando alla disciplina i compagni che avevano appoggiato le iniziative degli Arditi, sostenendo che “L’inquadramento militare proletario… deve essere a base di partito”.

(9 ottobre) Si forma la Frazione terzinternazionalista del PSI (Lazzari, Maffi, Riboldi, Zanetta, Trevisani, Corbetta), col nome di “Gruppo massimalista per la Terza Internazionale”, sulla base dell’adesione alla tattica del “fronte unico”. Verranno chiamati “terzini”.

(ottobre) Al congresso del PSI, tenutosi a Roma, Serrati si allea coi terzini ed espelle i riformisti, i quali formano il PSU.

(9 novembre) Una squadra fascista, in arrivo a Roma per il congresso del PNF, spara a Termini sui ferrovieri. Il Comitato di Difesa Proletaria proclama lo sciopero generale a Roma e provincia; che, sotto la pressione dei comunisti, viene trasformato in sciopero a oltranza fino allo sgombero totale degli squadristi da Roma. Lo sciopero dura 5 giorni e si estende ai ferrovieri di Ancona e del Sud. Il 14 gli squadristi, dopo violenti scontri con operai armati, debbono lasciare la città. Quattro operai restano uccisi e 115 feriti, di cui 44 comunisti.

(21 dicembre) L’Esecutivo dell’IC elabora 25 tesi sulla “tattica del fronte unico”, cioè dell’alleanza tattica tra comunisti e socialisti (che verranno approvate ufficialmente dal Quarto Congresso del novembre-dicembre 1922).

1922

(8-19 febbraio) Si tiene a Roma il congresso costitutivo dell’Alleanza del Lavoro, sorta di patto federativo tra il Sindacato Ferrovieri Italiani (SFI), Confederazione Generale del Lavoro (CGdL), Unione Sindacale Italiana del Lavoro, Unione Sindacale Italiana (USI), e Federazione Nazionale Lavoratori dei Porti. I comunisti accettano di collaborare con essa, in applicazione della tattica del “fronte unico” (ma solo sindacale), senza grandi conseguenze sul piano dell’iniziativa di lotta.


(20-24 marzo) Secondo Congresso di partito, a Roma. Il nuovo partito censisce 43.000 iscritti, anche in seguito alla confluenza della Federazione Giovanile Socialista che esce dal PSI quasi al completo. Il partito adotta una struttura snella, composta da un Comitato Centrale di 16 membri (cinque dei quali all'Esecutivo: Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Ruggero Grieco, Luigi Repossi, Umberto Terracini): Isidoro Azzario, Vittorio Flecchia, Egidio Gennari, Antonio Gramsci, Anselmo Marabini, Francesco Misiano, Giovanni Parodi, Leopoldo Gasperini, Cesare Sessa, Ennio Gnudi, Palmiro Togliatti. La destra di Tasca non è rappresentata, mentre al centro rimane il solo Gramsci, dato che l'altro esponente dell'Ordine Nuovo, Terracini, al momento è schierato con la sinistra. La struttura di base è composta da federazioni provinciali, sezioni locali, gruppi sindacali e una organizzazione clandestina (Ufficio Primo) per la lotta contro le bande armate fasciste. Secondo il rapporto del Comitato Centrale, nelle votazioni alle Camere del Lavoro le mozioni presentate dai comunisti avevano raccolto quasi 600.000 voti. Vengono discusse e approvate le “
Tesi sulla tattica[2]” (31.000 voti a favore, 4.000 contrari), con le quali, in estrema sintesi, si respinge la tattica del “fronte unico”, imposta dall’IC., tranne che in campo sindacale. Presentate, ma non discusse, le Tesi sulla questione sindacale e le Tesi sulla questione agraria.

(25-26 marzo) Al termine dei lavori congressuali, si tiene la Conferenza delle donne comuniste.

(27-29 marzo) Congresso dei giovani comunisti d’Italia. Il nuovo CC giovanile risulta:  Giuseppe Berti (Sicilia), Antonio Cassitta (Sardegna), Cianicceri (Toscana), Fabrizio D’Onofrio (Lazio), Falcipiedi (Veneto), Faurin (Venezia-Giulia), Luigi Longo (Piemonte), (Camillo) Montanari (Emilia), Telò  e Gorelli (Lombardia).

(maggio) Gramsci si installa a Mosca (vi rimarrà fino al dicembre 1923).

(12 maggio) Durante lo sciopero generale nazionale, a Sarzana e a Novara, dove più forte era l’influenza comunista e dove i militanti del PCd’I guidavano la lotta, i fascisti vennero battuti in duri scontri.

(5-6 giugno) Presidium dell’IC. Presenti, per l’IC, Zinoviev, Radek, Souvarine, Jordanof, Kreibic; per la delegazione italiana, Bordiga, Gramsci, Ambrogi per la centrale, Graziadei per la minoranza. Al termine dei lavori, Zinoviev propone di concludere i lavori con una “risoluzione confidenziale” del Comitato esecutivo dell’IC da non pubblicarsi, la quale prevede che il PcdI debba aderire, senza indugi, alla tattica del “fronte unico” (senza distinzioni tra politico e sindacale), e lanci la parola d’ordine del “governo operaio” (alleanza governativa tra socialisti e comunisti).

(1 agosto) Il CC dell’Alleanza del Lavoro proclama lo sciopero generale nazionale contro le minacce di colpo di Stato. Lo sciopero è diretto da un “Comitato segreto di sciopero” il quale, proprio mentre l’agitazione si stava estendendo e radicalizzando, il 4 impartisce l’ordine di cessazione. Dopo questo grande sciopero, la classe operaia perde l’iniziativa di lotta che passa, definitivamente, nelle mani della borghesia.

(autunno) In Italia, tutto l'autunno fu caratterizzato dalla protesta operaia contro l'intensificazione dell’offensiva padronale. Le agitazioni, soprattutto nel settore metallurgico, si diffusero in tutta la zona settentrionale della penisola, in Liguria, nei maggiori centri della Venezia Giulia, a Milano.

(5/11-5/12) Al Quarto Congresso dell’IC, la “questione italiana” diviene il problema della formazione di un “partito comunista unificato”, con la fusione del nuovo PSI (massimalisti + terzini) col PCd’I. La delegazione italiana era composta da Bordiga, Tasca, Azzario, Bombacci, Gennari, Graziadei, Marabini, Mauro Scoccimarro, Pietro Tresso, D’Onofrio, Longo, Carretto, Germanetto, Camilla Ravera, Peluso, Natangelo, Arcuno, Vota, Lunedei, Giulianini, Presutti, Gorelli, Chiarini. Gramsci si trovava già a Mosca. Il Quarto Congresso decise “la fusione immediata del partito comunista e del partito socilaista italiano”; e designò un comitato organizzativo per realizzarla, composto da Bordiga e Tasca, per i comunisti, Serrati e Maffi per i socialisti, Zinoviev per l’esecutivo dell’IC, fissando come limite il 15 febbraio 1923.

                                                                1923


(febbraio) A seguito del secondo attacco apoplettico di Lenin, all’interno dell’Ufficio politico si costituisce la “troika” (Zinoviev, Kamenev,Stalin), per subentrargli e contrastare Trotski.

(3 febbraio) Bordiga e altri membri del C.C. vengono arrestati e reclusi nelle carceri fasciste (in tutto quasi tutti i membri del CC, 72 segretari federali, 41 segretari giovanili provinciali). In seguito (ottobre) verranno processati per “complotto contro lo Stato”. In tale occasione inizia il lavorìo dell’Internazionale Comunista per esautorare la maggioranza di sinistra e consegnare il partito in mano alla minoranza di centro, allineata alle posizioni di Mosca (Gramsci, Togliatti, Scoccimarro). Il Terzo Esecutivo Allargato dell’I.C. sostituisce la direzione incarcerata a febbraio con una nuova direzione provvisoria, nominata a Mosca (Gramsci presente e d’accordo): Togliatti e Scoccimarro, al momento, non si adeguano.

(5 marzo) Il CE del PcdI (di fatto, Grieco e Terracini) coopta come suoi membri provvisori Togliatti e Scoccimarro, escludendo Fortichiari e Repossi (colpiti da mandato di cattura); e chiama a far parte del CC, con Scoccimarro, anche Camilla Ravera e i due destri, Tasca e Graziadei (il tutto dietro pressione di Rakosi (l’inviato del Comintern).

(31 marzo) Viene arrestato anche Grieco, a Milano.

(aprile) Terracini, su proposta di Gramsci (da Mosca), viene spostato a Mosca, a causa della sua lettera 8/3/1923 di critica alla proposta fusionista PCd’I-PSI di Zinoviev. La direzione effettiva del partito passa nelle mani di Togliatti, il quale opererà a Milano, coadiuvato dalla Ravera, Rita Montagnana, Giuseppe Amoretti, Alfonso Leonetti e Felice Platone.

(maggio) Vengono arrestati i membri della segreteria della F.G.C. (Berti, Longo, Guermandi e Cassitta). In tutto cadono nelle retate circa 5.000 comunisti.

(18 maggio) Gramsci scrive a Togliatti che occorre: “creare nell’interno del partito un nucleo, che non sia una frazione, di compagni che abbiano il massimo di omogeneità ideologica”.

(maggio-giugno) Circola nelle fila del partito il “Manifesto” di Bordiga, col quale si difende le posizioni assunte dalla direzione di sinistra, da Livorno in poi.

(12 giugno) Nella seduta dell’Esecutivo Allargato dell’Internazionale, Tasca conclude la propria relazione di minoranza del PcdI, chiedendo di essere chiamato a sostituire l’attuale direzione del partito. La “commissione per la questione italiana” dell’E.A.
[3] sostituisce la direazione incarcerata con un nuovo Comitato Esecutivo, composto da Fortichiari, per la sinistra, che rifiuta (sostituito da Gennari, vicino al centro gramsciano); Scoccimarro e Togliatti per il centro; Tasca e Vota per la destra. La commissione invita il PCd’I a cercare un’alleanza politica col PSI e a promuovere un’azione coerente per unire in un solo fronte le forze proletarie italiane.

(12 luglio) Si riuniscono informalmente i rappresentanti della maggioranza del CC (Fortichiari, Terracini, Leonetti, Ravera, Togliatti). Essi concordano di trasformare la maggioranza in frazione, e di porre a capo della stessa Bordiga. Questi non accetta, rifiutandosi di avallare posizioni di centro e, protestando per l’esclusione dal CE nominato dall’E.A. del’I.C., si dimette dal Comitato Centrale (seguito da Grieco e Fortichiari)

(9 agosto) Il CC del PCd’I respinge le dimissioni dal CC inviata per protesta da Bordiga, Grieco, Fortichiari.  La maggioranza boccia sia l’intervento di Rakosi, di appoggio alla minoranza di centro, sia quello di Graziadei, di critica alla scissione di Livorno (perché “troppo a sinistra”).

(11 agosto) Bordiga tronca la corrispondenza con la nuova dirigenza del P.C.d’I. A questo punto, gli schieramenti interni nel PCd’I sono: Bordiga, Grieco e Fortichiari, per la sinistra (ancora maggioranza del partito); Togliatti, Ravera, Leonetti, Scoccimarro, Terracini, per il centro, ispirato da Gramsci (maggioranza del C.C.); Tasca, Vota e Graziadei, per la destra (minoranza nel CC e nel partito)
[4]

(21 settembre) Vengono arrestati a Milano: Togliatti, Leonetti, Tasca, Montagnana, Gennari, Teresa Noce e Caterina Piccolato. Denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, saranno prosciolti in istruttoria dopo 3 mesi di carcere preventivo.

(ottobre) Ultimo tentativo insurrezionale in Germania, e sua disfatta. Inizio del declino della rivoluzione in Europa. “Ristabilizzazione” temporanea del capitalismo a livello internazionale, grazie al “piano Dawes” degli Usa. Il capitalismo va verso una forte ripresa e pone le premesse per una colossale crisi di sovrapproduzione. Sul piano strutturale si forma un nuovo assetto economico, basato sull’interventismo e il monopolismo di Stato. “Crisi delle forbici” in Russia (operai e contadini entrano in frizione acuta). La “troika” è messa sotto accusa da Trotski e dalla “piattaforma dei 46”.

(18 ottobre) Inizia a Roma il “processo ai comunisti” arrestati a febbraio. Il Tribunale manderà tutti assolti, tranne Corazzoli condannato a 4 mesi di carcere (di cui 3 condonati) per detenzione illegale di una rivoltella.

(dicembre) Bordiga, uscito dal carcere, stila una “lettera aperta”, che viene sottoscritta da tutti i componenti della vecchia maggioranza del C.C., tranne che da Gramsci.

1924

(gennaio) Gramsci rompe gli indugi, e s’impegna a seguire le direttive dell’IC (rappresentata in Italia da Humbert Droz) per formare una frazione centrista tra la sinistra di Bordiga e la destra di Tasca, e stabilire rapporti amichevoli con la frazione dei “terzini” [5].


(febbraio) Il governo sovietico riconosce il governo fascista.

(aprile) Gramsci viene eletto deputato, e torna in Italia (da Vienna).

(18 maggio) Si tiene una conferenza clandestina a Como per una verifica ai vertici del partito: su 45 segretari di federazione, 35 più il segretario della Federazione giovanile votano per la Sinistra di Bordiga, 4 per il Centro di Gramsci e 5 per la destra di Tasca.

(giugno-luglio) Il Quinto Congresso I.C. chiude l’epoca rivoluzionaria (leniniana) e apre l’epoca contro-rivoluzionaria (staliniana). Il tutto camuffato da una pretesa “sterzata a sinistra”. Bordiga interviene, auspicando lo spostamento del baricentro dell’I.C. dal partito russo ai partiti europei. Zinoviev e soprattutto Bucharin lo attaccano violentemente. La sinistra del PCd’I viene estromessa da tutti i posti dirigenti. 

(agosto) Dopo un biennio di lotte interne, l’I.C. sopprime definitivamente la prima direzione del P.C.d’I. e impone una direzione di centro-destra. Questa nuova direzione è composta da Gramsci, Togliatti, Mauro Scoccimarro, Mersù, Maffi
[6]. Ed è ligia alla politica del fronte democratico antifascista. Gramsci è l’artefice italiano della svolta. La nuova direzione propugna la linea coalizionista del governo operaio e contadino, linea esperimentata in modo fallimentare in altri paesi; e porta il giovane partito comunista a rimorchio delle frazioni democratiche della borghesia.

(giugno)  Giacomo Matteotti, esponente del PSI, viene assassinato dai fascisti.

(14 giugno) I deputati di vari partiti formarono il “Comitato delle opposizioni” (repubblicani, democratici, l’ala sinistra dei liberali, PSI e PSU, i seguaci di Amendola e i popolari). Il gruppo parlamentare comunista li seguì. Era nato l’Aventino. Ma tra il PCd’I e gli altri partiti v’era incompatibilità. Respinsero la proposta comunista di uno sciopero generale. I compagni di partito di Matteotti, pur avendo la maggioranza nella CGL,  si limitarono a dichiarare uno sciopero di 10 minuti, al quale aderirono persino i sindacati fascisti, mentre i comunisti proclamarono lo uno sciopero generale. Verso la fine di giugno il partito, uscito dal comitato delle opposizioni, restava in una posizione incerta. Bordiga chiese di scegliere: o lavorare all’interno del Comitato delle opposizioni o uscire e combatterlo. Ovviamente, si dichiarava per la seconda posizione.

(15 Ottobre) Il Comitato Centrale fece la proposta agli aventiniani di creare un antiparlamento da opporre al parlamento dominato dai fascisti, proposta  respinta da tutti i partiti. Bordiga, che pure in passato aveva difeso l’astensionismo, ricordò ai compagni che la tattica  scelta dall’Internazionale era basata sul parlamentarismo rivoluzionario,  e che ad essa bisognava attenersi, senza farsi condizionare dalle manovre di opposizioni che vedevano nell’intervento del re l’ancora di salvezza. Si decise allora di mandare Repossi, che il 12 novembre lanciò in parlamento un terribile atto di accusa contro il fascismo, nonostante la canea orchestrata dai fascisti.

1925


(3 gennaio) Inizio dittatura fascista.

(7 luglio) Su L’Unità appare
La Piattaforma del Comitato d’Intesa.

1926


(gennaio) Terzo Congresso (clandestino), a Lione (Francia). Il centro gramsciano elimina definitivamente la sinistra, trasforma in programma la nuova linea e rompe completamente col PCd’It. Col congresso di Lione finisce, nella forma e nella sostanza, il P.C.d’It. E al suo posto si trovano due distinti e opposti movimenti: il Partito Comunista Italiano e la Sinistra Comunista. Il primo proiettato verso l’interclassismo e il trasformismo; il secondo ancorato al programma rivoluzionario. Con ciò si conclude la prima tappa del percorso comunista.


Bordiga potrà, grazie alla sua carica, intervenire al sesto Esecutivo allargato dell’I.C., ove ha solo la possibilità di denunciare la politica nazionalista di Stalin e i gravi rischi per l’Internazionale.


Bordiga e Gramsci vengono arrestati e inviati al confino a Ustica. Con l’arresto di Gramsci la guida di fatto passò a Togliatti, che rafforzò ulteriormente i rapporti con l’Unione Sovietica.


(5 novembre) Il PCd’I. viene soppresso dal regime fascista. Il partito venne ricostituito clandestinamente, in parte rimanendo in Italia, dove fu l’unico partito antifascista ad essere presente seppure a livello embrionale, in parte emigrando all’estero verso la Francia e l’URSS.
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Bibliografia

- La lotta del Partito comunista d’Italia (1921-1922). Strategia e tattica della rivoluzione. Edizioni l’Internazionale, Milano 1984.
- Il partito decapitato. La sostituzione del gruppo dirigente del P.C.d’It. (1923-24). Edizioni l’Internazionale, Milano 1988.
- La liquidazione della sinistra del P.C.d’It. (1925). Edizioni l’Internazionale, Milano 1991.
- Bellini Fulvio - Galli Giorgio, Storia del Partito Comunista Italiano, Schwarz, Milano 1953
- Spriano Paolo, Storia del Partito comunista italiano. vol. I, Da Bordiga a Gramsci, Einaudi, Torino 1967.
- Humbert-Droz Jules, Il contrasto tra l'Internazionale e il PCI. 1922-1928, Feltrinelli, Milano 1969
- Federico Caneparo, Aspettando la rivoluzione. Il Pcd’I e la situazione internazionale 1921-1922. "l'impegno", a. XXIII, n. 2, dicembre 2003.
- Martinelli Renzo, Il Partito Comunista d'Italia. 1921-1926, Editori Riuniti, Roma 1977.
- Amendola Giorgio, Storia del Partito Comunista Italiano 1921-1943 Editori Riuniti Roma 1978
- Tasca Angelo, I primi dieci anni del PCI, Laterza, Bari 1971
- Togliatti Palmiro, La formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista italiano nel 1923-24, Editori Riuniti, Roma 1962
- Giuseppe Berti, I primi dieci anni di vita del Partito comunista italiano. Documenti inediti dell'Archivio Angelo Tasca, "Annali Feltrinelli", VIII (1966).
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Note

 [1] "Quando si parla di teoria dell'offensiva [...] si vuole sottolineare che una tendenza dinamica sostituirà quella statica che finora aveva messo radice in quasi tutti i partiti comunisti della III Internazionale. Con la formula della teoria dell'offensiva si contraddistingue il trapasso dal periodo dell'inattività a quello dell'attività" (Intervento di Terracini al III Congresso dell'Internazionale comunista, in "Protokoll des III Kongressess der Kommunistischen Internationale", reprint Feltrinelli 1967, p.508). 

[2] La Parte Prima s’intitola: “Natura organica del Partito Comunista”.  Nella Tesi 4 si spiega: “La proclamazione di queste dichiarazioni programmatiche come la designazione degli uomini a cui si affidano i vari gradi della organizzazione di partito si svolgono formalmente con una consultazione a forma democratica di consessi rappresentativi del partito, ma devono in realtà intendersi come un prodotto del processo reale che accumula gli elementi di esperienza e realizza la preparazione e la selezione dei dirigenti dando forma al contenuto programmatico ed alla costituzione gerarchica del partito.” Da qui partiranno tutte le elucubrazioni su “…un partito che non sarà più una semplice forma organizzativa, ma una vera e propria anticipazione organica della società futura, quindi senza più centralismo gerarchico, elezioni interne, concezione personalistica della funzione dei capi, ecc. ecc. ovvero completamente esente dalle caratteristiche della società attuale. Un partito che dovrà essere nello stesso tempo l'organo della classe e lo strumento più affinato che l'umanità si sia mai data per assolvere al passaggio da una forma sociale ad un'altra.” (La peculiarità della Sinistra Comunista “italiana” e il suo tormentato retroterra storico, N+1, Rivista n.12, settembre 2003). Il partito non è l’organo e basta, bensì l’organo di lotta politica, di classe. Non anticipa un bel niente, questa è pura metafisica mascherata di belle intenzioni comunistiche.

“La concezione secondo cui il partito dovrà assumere i compiti specifici della società futura più che affondare in una risposta quotidiana alle sollecitazioni di questa, caratterizzò la Sinistra Comunista "italiana". Questo e non altro fu il senso del passaggio obbligato dal centralismo democratico a base gerarchica al più moderno strumento bio-cibernetico (non stupisca il termine, è solo un altro modo per dire organico, cioè tipico dei sistemi viventi e interagenti) propugnato dalla nostra corrente sulla base non di idee astratte, come si disse e si dice, ma sulla base della dinamica reale della società capitalistica stessa.” Siamo all’apoteosi: il partito espleta i compiti del futuro, disdegnando quelli del presente…

“…la peculiarità internazionale dell'ambiente generatore di una sinistra comunista oggi misconosciuta, ma in grado, fra il 1920 e il 1926 di tener testa a Lenin, a Trotsky, a Bucharin, a Stalin nei congressi mondiali, dimostrando che la degenerazione dell'Internazionale veniva da lontano, precisamente dalla concezione operaista del partito contro la quale in Italia si era lottato vittoriosamente dando vita nel '21 al PCd'I, l'unico partito al mondo che mai abbia iniziato a funzionare sulla base del centralismo organico” (n+1, La peculiarità della Sinistra Comunista "italiana" e il suo tormentato retroterra storico, Rivista n.12). Il centralismo “organico” del PCd’I fu contingente, infatti durò ben poco. Non per nulla la dirigenza rivoluzionaria fu spazzata via senza fatica da quella centrista e stalinista. Il centralismo democratico, con tutti i suoi difetti, resta l’unico sistema organizzativo utilizzabile nei partiti rivoluzionari. Il problema è di sostanza politica non di forma organizzativa: i partiti comunisti, tutti i partiti, senza compagne donne e compagni operai con ruoli attivi e dirigenti, possono diventare massimalisti estremi, ma giammai rivoluzionari (questo insegna l’esperienza storica mondiale e italiana fino a oggi). Il corollario è che finchè gli intellettuali uomini resteranno il fulcro dei partiti che si richiamano alla rivoluzione e al comunismo, faremo solo passi indietro, anzi, uno avanti e due indietro.

 
[3] Composta da Suvarin (Francia); Trotski, Lunaciarski (presidente), Zinoviev, Bucharin (Russia); Zetkin, Bottcher (Germania); Bluer (Cecoslovacchia); Kolarov (Bulgaria); Koritschonen (Austria); Amden (Usa); Falk (Norvegia); Schuller (Internazionale Giovanile); Kraenski (Polonia); Apki (Giappone); Rakosi e Manuilski.

[4] Al momento il nucleo di centro (Togliatti, Terracini e Scoccimarro) è ancora del parere che Bordiga stia dalla propria parte per battere la destra, ritenuta il maggior pericolo per il partito. Ma Gramsci preme perché si rompa, invece, con la sinistra.

[5] Haller, Rakosi e Droz, inviati in Italia dal CE dell’IC (Trotski, Zinoviev, Bucharin), avevano tentato prima, ma senza successo, la carta Tasca-Graziadei (gli oppositori delle Tesi di Roma) per sostituire Bordiga alla direzione del P.C.d’I.

 [6] Nel frattempo i Terzini si erano uniti al PcdI.

Postato da: samib a 10:12 | link | commenti
il quadro politico

----------------------------------------MANIFESTO AFFISSO IN QUESTI GIORNI IN PROV. DI VARESE.

L'unico modo per far pagare la crisi a padroni banchieri parassiti è quello di spodestarli dal potere

Scatenare la guerra di classe.

Battersi per la dittatura del proletariato.

Nell'89° anniversario della nascita del Partito Comunista d'Italia

http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/Supplementi/2009/364b/88PCdIt.html.
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   SUPPLEMENTO GIORNALE MURALE straordinario del 21/1/2009 (Formato PDF)                       

Ottantanove anni addietro, il 21 gennaio 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista d’Italia (P.C.d’It.). Il P.C.d’It., alle cui origini noi ci rifacciamo, fu la prima organizzazione di classe dei lavoratori italiani che si propose la rivoluzione proletaria e che fece tremare la borghesia. Partendo dalla fondazione del P.C.d’It., al cui nome si richiamano tuttora i rimasugli delle vie nazionali al socialismo (elettoralisti, stalinisti, maoisti), ripercorriamo a grandi tappe il cammino percorso in quanto la strada già fatta getta luce sul presente e aiuta a capire la realtà e i compiti odierni del movimento comunista autentico.

1921-1926

Il P.C.d’It. nasce dalla scissione del Partito Socialista Italiano. La scissione avviene sui famosi 21 punti di Mosca, che dettano le condizioni per l’ingresso nell’Internazionale Comunista (I.C.), cioè nel partito mondiale della rivoluzione, e che delimitano in modo netto i rivoluzionari dai riformisti. Il P.C.d’It. si propone di guidare la classe operaia nella lotta contro la borghesia per la dittatura del proletariato sul piano interno e internazionale nella scia della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia. Esso fissa il programma in questi 10 punti e principii:

1) Nell’attuale regime sociale capitalista si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine alla antitesi di interessi ed alla lotta di classe fra il proletariato e la borghesia dominante.

2) Gli attuali rapporti di produzione sono protetti e difesi dal potere dello Stato borghese che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l’organo della difesa degli interessi della classe capitalistica.

3) Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese.

4) L’organo indispensabile della lotta rivoluzionaria del proletariato è il partito politico di classe. Il Partito Comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per l’emancipazione rivoluzionaria del proletariato. Il Partito ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali di azione e di dirigere, nello svolgimento della lotta, il proletariato.

5) La guerra mondiale, causata dalle intime, insanabili contraddizioni del sistema capitalistico che produssero l’imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.

6) Dopo l’abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato di stato borghese e con l’instaurazione della propria dittatura, ossia basando le rappresentanze dello Stato sulla base produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.

7) La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della Rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.

8) La necessaria difesa dello Stato proletario contro tutti i tentativi controrivoluzionari può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica e con la organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.

9) Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure di intervento nei rapporti della economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.

10) Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutta l’attività della vita sociale eliminata la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.

-----------Livorno 21 genn. 1921

Finché è diretto da Bordiga Repossi Fortichiari, e in quella fase anche da Grieco e Terracini, il P.C.d’It. mantiene ferma la linea rivoluzionaria classista. E tiene testa alla reazione liberale e al terrorismo fascista. Ma nel giugno del 1923, quando Bordiga e altri membri del Comitato Esecutivo (C.E.) vengono arrestati e reclusi nelle carceri fasciste, l’I.C., che cominciava a inclinare sulla scivolosa tattica del fronte unico e del governo operaio (governi socialdemocratici appoggiati dai comunisti), procede d’autorità alla sostituzione del C.E. Nell’agosto del 1924, dopo un biennio di lotte interne, l’I.C. sopprime definitivamente la prima direzione del P.C.d’It. e impone una direzione di centro-destra. Questa nuova direzione è composta da Gramsci Togliatti Scoccimarro Mersù Maffi. Ed è ligia alla politica del fronte democratico antifascista. Gramsci è l’artefice italiano della svolta. La nuova direzione propugna la linea coalizionista del governo operaio e contadino, linea esperimentata in modo fallimentare in altri paesi; e porta il giovane partito comunista a rimorchio delle frazioni democratiche della borghesia.

Al terzo Congresso del partito, che si svolge in clandestinità a Lione in Francia nel gennaio del 1926, il centro gramsciano elimina definitivamente la sinistra, trasforma in programma la nuova linea e rompe completamente col PCd’It. Bordiga potrà solo, per la sua carica, intervenire al sesto esecutivo allargato dell’I.C., ove ha solo la possibilità di denunciare la politica nazionalista di Stalin e i gravi rischi per l’Internazionale. Col congresso di Lione finisce, nella forma e nella sostanza, il P.C.d’It. E al suo posto si trovano due distinti e opposti movimenti: il Partito Comunista Italiano e la Sinistra Comunista. Il primo proiettato verso l’interclassismo e il trasformismo; il secondo ancorato al programma rivoluzionario. Con ciò si conclude la prima tappa del percorso comunista.

1927-1945

Nel 1926 a Mosca il centro staliniano si impadronisce definitivamente del partito e dei posti di comando dello Stato dei Soviet (URSS), mettendo a tacere la sinistra. Esso rompe col leninismo. Ammaina la bandiera della rivoluzione internazionale ed inalbera quella riformista e impossibile del socialismo in un solo paese. Negli anni che seguono, per scroccare lavoro gratuito agli operai russi nonché l’appoggio operaio internazionale, Mosca contrabbanda l’industrializzazione del paese come edificazione del socialismo. Ed avvia lo sterminio dei rivoluzionari, degli artefici della rivoluzione d’ottobre e degli infaticabili combattenti comunisti, che avevano fatto tremare il mondo capitalista e acceso la fiducia nel passaggio al comunismo. La Sinistra Comunista resiste alla repressione fascista e allo stalinismo. I nuclei, sfuggiti al fascismo, sono molto attivi all’estero (Francia e Belgio) ove cercano di tenere i legami e di portare il loro contributo pratico teorico (guerra civile in Spagna). Con l’arresto di Gramsci (fine 1926) il PCI passa nelle mani di Togliatti, che coopera alla calunnia e allo sterminio dei rivoluzionari. Nel 1936 egli propone a Mussolini un patto di pacificazione nazionale.

Nell’agosto del 1939 il nazismo occupa la Polonia e scatena la seconda guerra mondiale. È la prosecuzione, a scala allargata, della prima guerra imperialistica. E, come questa, è guerra di rapina e di ripartizione del mondo. I gruppi della Sinistra Comunista denunciano la natura imperialistica del conflitto e dei belligeranti: dell’asse nazi-fascista (Italia - Germania - Giappone) e della coalizione democratica (Francia - Inghilterra - USA - Russia). Il Pci si schiera a sostegno della coalizione. Nel 1943 i gruppi della Sinistra Comunista danno vita al Partito Comunista Internazionalista, di cui il nostro raggruppamento è una derivazione, allo scopo di riproporre il programma di Livorno e organizzare la classe operaia contro i due schieramenti di guerra. Il Pci si allea con la monarchia (svolta di Salerno), promuove la resistenza partigiana contro i fasci-nazisti a favore degli anglo-franco-americani-russi; accetta la spartizione dell’Europa tra USA e Russia; si subordina al modello occidentale.

Su questi eventi si conclude la seconda tappa del percorso comunista; che segna, da una parte, il rilancio del programma del 1921; dall’altra, la trasformazione compiuta del Pci in un partito democratico-borghese.

1946-1980

Nel quadro della divisione del mondo e dell’Europa, stabilita dalle potenze vincitrici a Yalta e Postdam, la sconfitta borghesia italiana avvia la ricostruzione post-bellica subalterna del sistema. La ricostruzione capitalistica, presentata da Dc e Pci come sviluppo dell’Italia libera e democratica, si svolge sui sacrifici dei proletari e dei contadini e sulla repressione poliziesca delle lotte operaie e bracciantili. Togliatti, ministro di grazia e giustizia, lascia in galera i rivoluzionari e gli anarchici e libera invece i fascisti.

Negli anni cinquanta e sessanta Stati Uniti e Russia consolidano il loro condominio sull’Europa; mentre si confrontano in Asia Africa America Latina ove, intervenendo quali gendarmi, cercano di prendere il posto delle ex potenze colonialiste (Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo). L’economia italiana si inserisce nell’ascesa occidentale e raggiunge, unitamente al Giappone e alla Germania, i livelli più alti di sviluppo industriale. Il movimento internazionalista, e in particolare Rivoluzione Comunista che si forma nel 1964, articola il programma rivoluzionario lavorando all’organizzazione autonoma del proletariato sul piano professionale e politico. Il Pci di Togliatti poi di Longo e di Berlinguer si integra sempre più strettamente allo sviluppo monopolistico italiano in nome della via nazionale, democratica al socialismo e assume compiti d’ordine sempre più repressivi.

Negli anni settanta, che chiudono il periodo di espansione post-bellica con l’ascesa degli imperialismi europei e giapponese ed aprono e completano la fase di riorganizzazione dei monopoli, i lavoratori e le avanguardie si trovano a un cambio di marcia. Nel primo quinquennio si conclude il ciclo di lotte rivendicative e di miglioramento, iniziato nel 1968. Nel secondo incomincia la difesa proletaria contro la riorganizzazione monopolistica. Rivoluzione Comunista opera alla costruzione dell’organizzazione autonoma della classe operaia e della gioventù. Il Pci sviluppa il ruolo di partito d’ordine e di sostegno alla finanziarizzazione dell’economia, passando dalla via democratica al socialismo all’alternativa democratica (compromesso storico).

Gli avvenimenti che si succedono in questa terza tappa, evidenziano la fisionomizzazione rivoluzionaria sempre più netta del movimento internazionalista e la trasformazione reazionaria del Pci con la contrapposizione sempre più forte tra il primo e il secondo.

1981-2009

Gli anni ottanta e novanta sono contrassegnati dall’aggravamento della crisi generale di sovrapproduzione e dalla trasformazione del capitale industriale-finanziario in capitale finanziario parassitario, dalle aggressioni e dall’acuimento delle rivalità interimperialistiche, dalla trasformazione della politica in affare e dei partiti in agenzie di affari, dalla esplosione delle lotte sociali e nazionali, dallo smisurato divario tra ricchi e poveri. Il nostro raggruppamento approfondisce e allarga il lavorio per l’organizzazione classista delle avanguardie proletarie, delle forze attive giovanili e delle forze più combattive della classe operaia. E promuove, fase dopo fase, la lotta offensiva, la linea mobilitativa, l’armamento proletario. Il Pci di Natta e Occhetto si trasforma in un partito di affari (PDS), rotella dell’attacco al salario alle pensioni e alle condizioni di vita e di lavoro delle masse. E con D’Alema e Fassino (Ds) in un’agenzia a servizio della finanza del militarismo del familismo e della chiesa. Il 16 febbraio 2008 i diessini si sciolgono definitivamente ed entrano a far parte, insieme ai post-democristiani social-cattolici, del Partito democratico; cioè di una pluriagenzia ibrida a servizio del potere usuraio e militaristico.

Questa quarta tappa segna dunque la validità incontestabile, alla luce storica, del programma di Livorno e l’ignominia senza fondo in cui continuano a infognarsi i suoi traditori e rettificatori.

La costruzione del partito

Bisogna ora chiedersi e vedere quali cause e fattori hanno determinato la sconfitta rovinosa del movimento comunista mondiale e a che punto siamo con la prospettiva del comunismo. Vediamo, in estrema sintesi, queste cause e fattori e il punto di collocazione della prospettiva comunista.

1º) La disgregazione interna e il soffocamento del "movimento comunista" ad opera dello stalinismo del nazi-fascismo della democrazia parlamentare 1924-1952)

La prima causa è costituita dalla disarticolazione del movimento comunista in tendenze contrastanti e del sopravvento nel seno della Terza Internazionale delle tendenze nazionaliste sostenitrici del socialismo in un solo paese. La seconda causa dall’incapacità delle ale di sinistra, bordighiane trotskiste lussemburghiste, di costituire un raggruppamento autonomo, a scala mondiale, in opposizione all’Internazionale stalinizzata. La terza causa nello sterminio dei rivoluzionari, operato in Russia dall’apparato di polizia speciale staliniano; e nel parallelo soffocamento, operato in Italia dal fascismo in Germania dal nazismo, altrove e successivamente dalle polizie e para-polizie (Klu Klux Klan) dalle democrazie parlamentari. Nel dopoguerra Palmiro Togliatti, ministro di grazia e giustizia, concede l’amnistia ai fascisti lasciando in galera rivoluzionari e anarchici. Quindi gli anni che vanno dal 1924 al 1952 costituiscono il periodo della disgregazione e distruzione fisica del movimento comunista e della concomitante falsificazione del marxismo-leninismo.

2º) La riproposizione della teoria e della pratica comunista ad opera dei raggruppamenti internazionalisti e l’esplosione, nel quadro dello sviluppo post-bellico e delle sue contraddizioni, di movimenti opposizionali "operaisti" - "filocinesi" - "studenteschi" - "autonomi" - "brigatisti" (1953-1979)

La rivolta operaia di Berlino Est (1953) e l’insurrezione ungherese (1956) segnano l’inizio del risveglio proletario e della decomposizione dello stalinismo. Si riprendono lentamente le forze di sinistra sopravvissute allo sterminio precedente. E cercano l’aggancio con le nuove generazioni. Ma accanto ad esse è un succedersi di movimenti opposizionali, internisti e terzomondisti, che irrompono via via sulla scena politica, ognuno cercando di trascinare i proletari col proprio particolare richiamo al marxismo. Così, con lo sviluppo quantitativo del movimento operaio legato all’espansione industriale degli anni cinquanta e sessanta, si ha l’apparizione dell’operaismo; con lo svolgersi delle guerre di liberazione nazionale il riassetto interimperialistico e la spaccatura tra Mosca e Pechino, la comparsa del movimento filocinese; con la crescita del movimento operaio e la massificazione della scuola, la contestazione antisindacale e quella studentesca alla fine degli anni sessanta; con la riorganizzazione monopolistica dell’economia e la trasformazione reazionaria della democrazia e del Pci (compromesso storico), la comparsa degli autonomi e dei brigatisti negli anni settanta. Quindi gli anni che vanno dal 1953 al 1979 sono il periodo della riproposizione della prospettiva comunista ad opera di ristrette minoranze di ispirazione internazionalista.

3º) La prospettiva e il movimento, comunisti, nella crisi generale del sistema; nella trasformazione del modello industriale in schiavismo tecnologico e della politica in affare; e nel marcimento della società (1980-in avanti)

Negli anni ottanta e novanta, con lo sviluppo della crisi generale dell’imperialismo e dei suoi processi disgreganti, cresce l’influenza dell’indirizzo comunista tra le avanguardie proletarie e l’interesse della gioventù per il marxismo-leninismo non adulterato. Anche se il 20º secolo si è chiuso senza vedere in primo piano un vero e proprio movimento comunista rivoluzionario, ci sono tutte le premesse per costruirlo sia sul piano interno che su quello internazionale. La costruzione del partito è da tempo nel processo storico come necessità politica per le forze attive del proletariato. Piuttosto c’è da dire che gli intralci che frenano la costruzione del partito non nascono, come in passato, dalla babele di tendenze di pseudo-sinistra aclassiste e apartitiche, ma dai fenomeni di marcimento e di disgregazione della società. Ed è quindi in questo versante che bisogna profondere acume ed energie per venire a capo con la forza della comprensione e con la perseveranza organizzativa delle difficoltà reali.

Concludendo possiamo dunque affermare che la prospettiva comunista è, per la stragrande maggioranza del genere umano, più totale e mondiale più attuale e necessaria di quanto fosse a Livorno 1921.

La crisi e il marcimento irreversibili

della società capitalistica

A chiusura di questo 89º anniversario del P.C.d’It., che cade nel cuore della più vasta e profonda crisi generale del sistema capitalistico, consideriamo tre esigenze della costruzione del partito.

1º) Ritmi della crisi e ritmi dell’organizzazione

Una questione che in questo decennio si è fatta sempre più acuta, sul piano del movimento pratico e ancor di più su quello specifico delle mobilitazioni, è il divario tra i ritmi di sviluppo dei processi materiali di crisi e i ritmi tenuti dal processo di organizzazione politica delle forze antagoniste e rivoluzionarie della gioventù. Vediamo cosa possiamo fare in concreto per contenere questo divario e per superarlo col tempo.

Prima di tutto bisogna prendere atto di un fatto storico: la radicalità dei comportamenti giovanili. La carica operativa della gioventù contemporanea non ha eguali nel passato. I giovani dello stadio dello schiavismo tecnologico non hanno paura di nulla. Hanno in sé la forza di rottura dell’accumulo secolare di tutte le contraddizioni dell’epoca imperialistica. Tuttavia questi giovani, a prescindere dal fatto che la coscienza non segue i ritmi degli eventi, si trovano di fronte a enormi difficoltà di comprensione della società in cui vivono e di orientamento. Essi debbono ricostruire quasi tutto di sana pianta: la teoria, il programma, il partito della rivoluzione. Ricostruzione che richiede tempi lunghi, senza contare le cadute e gli insuccessi. Per cui perdura in questa fase la sfasatura tra i ritmi della crisi del sistema e i ritmi dell’organizzazione politica delle forze attive della gioventù e questa sfasatura non consente a quest’ultima di imprimere alla situazione il segno della propria forza potenziale.

In secondo luogo da questa consapevolezza bisogna trarre l’insegnamento pratico che la tattica, il fare concreto, l’azione, deve tendere a stimolare l’organizzazione politica delle forze attive giovanili e a coinvolgere le punte più mature nella costruzione del partito. Occorre cioè che il lavorio politico, che noi svolgiamo quotidianamente in vari campi, dedichi attenzione e sforzi, operando in questi campi e/o in qualsiasi altra situazione di lotta, all’avvicinamento e al coinvolgimento nell’attività organizzativa dei giovani più sensibili e combattivi. Quindi ogni organizzazione di base, ogni organismo di lotta del partito, ogni militante e simpatizzante attivo, traducendo in pratica la parola d’ordine del 30º Congresso "avvicinare i giovani al partito", deve operare col precipuo intento: a) di coagulare mettere insieme e ricomporre sul piano politico le forze attive giovanili che emergono nel dato campo di lotta; b) di promuovere il loro raggruppamento organizzativo stabile al di là della specifica lotta contingente in cui esse si trovano; c) di avvicinarle all’organizzazione di partito coinvolgendole nel lavoro politico permanente.

2º) I nuclei del "programma rivoluzionario"

Il programma rivoluzionario è il corredo fondamentale che serve a dotare le avanguardie proletarie le forze attive giovanili e tutti i combattenti per il potere proletario delle cognizioni storico-sociali-politiche della lotta, della sua metodologia di azione e di indagine, della sua prospettiva di potere, dei suoi scopi finali. Esso non si identifica, né si esaurisce, col Manifesto Comunista di Marx-Engels il Che fare e Stato e Rivoluzione di Lenin, o con la letteratura marxista-leninista. E’ un compendio di marxismo, di analisi storico-scientifica aggiornata dello sviluppo dell’economia e della società, dell’adeguamento dell’armamentario tattico-strategico. Esso riassume e chiarifica, in particolar modo, le condizioni di conquista del potere e i compiti della fase di transizione.

Riferito al periodo attuale il programma rivoluzionario deve avere, come riferimento teorico essenziale, il marxismo-leninismo genuino, non inquinato dal nazionalismo staliniano dal maoismo e dal castrismo; come obbiettivi discriminanti, l’abbattimento dello Stato - imperialistico o nazionale - con l’instaurazione della dittatura del proletariato e l’unione internazionale dei proletari; come metodologia di lotta, l’impiego di tutti i mezzi adatti e necessari compresa la lotta armata; come prime misure post-rivoluzionarie, la socializzazione dei mezzi di produzione e la deaccumulazione. Esso deve avere inoltre come nuclei specifici le seguenti acquisizioni. Prima: la consapevolezza che la società capitalistica è in fase avanzata di marcimento; e che la forma specifica di capitale predominante, il capitale finanziario parassitario, non solo dilapida le forze produttive del lavoro sociale, ma produce la distruzione umana e ambientale come sua logica vitale. Seconda: la consapevolezza che le bande finanziarie-parassitarie dominanti impiegano il potere statale come macchina di terrore per garantirsi la sottomissione e il controllo dei lavoratori, immigrati e locali. Terza: la consapevolezza che il militarismo bellico è una metodologia imperialistica per razziare lavoro e risorse; e che questa metodologia non si esaurisce nell’aggressivismo delle super potenze nei confronti dei paesi oppressi (deboli o arretrati) ma investe i paesi imperialistici nei loro rapporti reciproci. Quarta: la consapevolezza che occorre dedicare un capillare lavorio tra i giovani per trasformare il loro sentimento di rifiuto del marcio e di slancio per il pulito in molla di azione rivoluzionaria.

3º) L’identità comunista

Infine occorre fare qualche precisazione sull’identità comunista dato che sono vari i raggruppamenti politici che fanno appello al comunismo e che è salutare avere un contrassegno distintivo. Con questo intento precisiamo. L’identità comunista si radica consolida e manifesta, in questa fase, nei seguenti tre ancoraggi pratico-teorici: 1) nella lotta incessante contro il padronato le bande finanziario-parassitarie gli apparati di violenza dello Stato a difesa degli interessi proletari e nella trasformazione di questa lotta, sotto la direzione del partito rivoluzionario, in assalto armato al potere capitalista per l’instaurazione della dittatura del proletariato; 2) nella promozione dell’unione internazionale dei lavoratori per la soppressione del potere capitalista in tutto il mondo e la costruzione di una società senza classi; 3) nella corretta coscienza storica e teorico-politica delle vicende cha hanno contrassegnato il movimento comunista mondiale dalla Rivoluzione d’Ottobre (25 ottobre 1917) in avanti (degenerazione della 3ª Internazionale; sterminio stalinista delle forze rivoluzionarie russe e degli altri paesi per mascherare lo sviluppo del capitalismo con l’impossibile edificazione isolata del socialismo; asservimento dei sedicenti partiti comunisti a Mosca o a Washington nonché agli imperialisti del proprio paese) e dei caratteri putrefattivi della società dei nostri giorni. È un contrassegno descrittivo, non simbolico come dovrebbe essere, ma forse per questo estremamente più adatto alle forze attive giovanili nel loro processo di delimitazione-identificazione.

Milano 21/1/2010

- Piazza Morselli 3.
L'Esecutivo Centrale di RIVOLUZIONE COMUNISTA  
 

--- Edizione a cura di----
RIVOLUZIONE COMUNISTA
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l' Internazionale

il comunismo è un movimento reale

 
martedì, 21 settembre 2004 e gennaio 2010
 Testi delle Edizioni l'Internazionale disponibili al seg. indirizzo:  -20154- Milano. Piazza Morselli, 3

1. La nascita del partito comunista d'Italia
(Marzo 1981, pp.63)
Indice:
Nota dell'Editore
Presentazione
- Mozione presentata dalla frazione comunista astensionista al XVI congresso del partito socialista italiano
- Programma d'azione della sezione socialista torinese
- Per un rinnovamento del partito socialista
- Tesi della frazione comunista astensionista del Psi
- Mozione della frazione comunista sull'indirizzo del Psi
- I principi e lo statuto del partito comunista
- Manifesto ai lavoratori d'Italia
Appendice: Tesi sulle condizioni di ammissione all'Internazionale comunista.

2. La lotta del partito comunista d'Italia (1921-22)
(Strategia e tattica della rivoluzione) (Dicembre 1984, pp.96)
Indice:
Introduzione
Bibliografia
Parte prima: La lotta operaia
- Presentazione
- Mozione comunista al congresso di Livorno della Cgl (24.2.21)
- Per la difesa e la riscossa proletaria contro l'offensiva borghese (21.8.21)
- Per il programma di lotta del proletariato (15.8.22)
Parte seconda: La lotta al fascismo
- Presentazione
- Appello contro la reazione fascista (6.3.21)
- Inquadramento delle forze comuniste (7.8.21)
- Il compito del proletariato nell'ora presente (29.10.22)
- Proclamazione sciopero generale nazionale (29.10.22)
Parte terza: Il secondo congresso del Pcd'It.
- Presentazione
- Tesi sulla tattica del Pcd'It.
Parte quarta: La lotta nell'Internazionale
- Presentazione
- Relazione al IV congresso dell'Internazionale comunista (novembre 1922)
- Progetto di tesi presentato al IV congresso mondiale
Appendice: Relazione del c.c al II congresso del Pcd'It.

3. Il partito decapitato (1923-24)
(La sostituzione del gruppo dirigente del Pcd'It.) (Giugno 1988, pp.223)
Indice:
Nota dell'Editore
Introduzione
Parte I: La retata e il processo
Parte II: Il frazionismo di centro (maggio '23 - gennaio '24)
Parte III: La politica fallimentare del "centrismo" e l'opposizione della sinistra (gennaio-ottobre 1924)
Parte IV: Il V congresso dell'Ic e l'esclusione definitiva della sinistra dagli organi dirigenti del Pcd'It.
Parte V: Due linee, una organizzazione
Appendice
Bibliografia

4. La liquidazione della sinistra del Pcd'It. (1925)
(Aprile 1991, pp.287)
Indice:
Nota editore
Introduzione
Parte I: La lotta al bordighismo da parte della centrale e dell'Ic e la battaglia della sinistra a difesa del programma del partito e di Trotzky
Parte II: La trasformazione del partito, da avanguardia di classe, in strumento di pressione interclassista
Parte III: L'autodifesa della sinistra dagli attacchi della centrale. Il comitato d'intesa
Parte IV: Le due linee alla resa dei conti. Il dibattito precongressuale
Parte V: La preparazione del 3° congresso. I meccanismi organizzativi liquidatori della sinistra
Appendice
Pseudonimi
Bibliografia
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Le "tesi di Lione" (III Congresso del Pcd'It. - Lione 1926)
------------------------------------------------------------------------

Vari

1. Resoconto stenografico del XVII congresso nazionale del partito socialista italiano (Livorno 15-20.1.1921). Edizioni Avanti! 1963.

2. Partito comunista d'Italia: Manifesti ed altri documenti politici (21.1-31.12.21), Libreria Editrice del Pcd'It. (Roma). Feltrinelli reprint.

3. Tesi, manifesti e risoluzioni del primo, secondo, terzo, quarto congresso dell'Internazionale comunista, Samonà&Savelli 1970-71.

4. Relazione del Pcd'It. al IV congresso dell'Ic (novembre 1922). Iskra 1976

5. H.Droz: Il contrasto tra l'Internazionale e il Pci, 1922-28. Feltrinelli.

6. A.Gramsci: Socialismo e fascismo (L'Ordine nuovo 1921-22). Einaudi 1978.

7. G.Galli: Storia del Pci. Schwarz 1958. Pag.374.

8. P.Togliatti: La formazione del gruppo dirigente del Pci nel 1932-24. Roma 1984.

9. P.Spriano: Storia del Pci/I/Da Bordiga a Gramsci. Einaudi, Torino 1967.

10. G.Berti: I primi dieci anni di vita del Pci. Annali Feltrinelli, Milano 1966.

11. S.Merli: Nuova documentazione sulla "svolta" nella direzione del Pcd'It. nel 1923-24. In Rivista storica del socialismo, sett.dic.1964.

12. B.Fortichiari: Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Tennerello Editore. Torino 1978. Pp.189. Intervista di L.Cortesi a B.Fortichiari: 'Sulla storia del partito e del movimento comunista'.

13. Degras J. (a cura): Storia dell'Internazionale comunista attraverso i documenti ufficiali. Feltrinelli. Milano. 1975 - Vol.1-3; pp.508;636;552. Appendice: testi comitato esecutivo Internazionale Comunista.

14. Agosti Aldo: La Terza Internazionale. Storia documentaria. Editori Riuniti. Roma 1974 - Voll. 1-1, 1-2; 2; 3-1, 3-2; pp.329;555;583;705;590.

15. G.Somai: La formazione del gruppo dirigente di "centro", il ruolo di Bordiga, carteggio 1923. In Storia contemporanea, ottobre 1980, n.4-5.

16. A.De Clementi: Amadeo Bordiga. Torino 1971.

17. L.Trotzky: Insegnamenti dell'ottobre, 15.9.24. Edizioni "Il programma comunista" 1962.

18. L.Trotzky: Nuovo corso. Samonà&Savelli, 1967.

19. P.Broué: Storia del Pc dell'Urss. Ed. Sugar, aprile 1966.

20. O.Damen: Amedeo Bordiga. Validità e limiti di un'esperienza. Epi, Milano 1988.

21. O.Damen: Gramsci tra marxismo e idealismo. Edizioni Prometeo, Milano 1988.

22. J.H.Droz: Archivi di J.H.Droz.

23. D.Montaldi: Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970). Ed. Quaderni piacentini, dicembre 1976, Piacenza.

24. C.Riechers: A.Gramsci. Il marxismo in Italia. Ed. Théléme, Napoli 1975.

24. A.Rosenberg: Storia del bolscevismo. Ed. Leonardo, Roma 1945.

25. P.Togliatti: Opere, Vol.I (1917-26). Editori Riuniti.

26. L.Trotzky: Lenin. Samonà&Savelli, Roma 1964.

27. L.Trotzky: La III Internazionale dopo Lenin. Ed.Schwarz, Milano 1957.

28. R.Del Carria: Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne in Italia. Savelli, Milano 1975.

29. E.Francescangeli: Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-22). Odradek, Roma 2003, pp.322.

30. I.Fuschini: Gli Arditi del popolo. Longo Editore, Ravenna 1994.

31. M.Rossi: Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del popolo (1917-1922). BFS, Pisa 1997.

32. A.Gramsci: La costruzione del Pci (1923-26). Einaudi 1971, pp.565.

33. AA.VV: Il IV Congresso del Partito Comunista d'Italia (Aprile 1931). Tesi e risoluzioni. Edizioni di cultura sociale. Parigi 1931. Feltrinelli reprint.

34. AA.VV: Il movimento comunista a Torino negli anni 1923-1925.
Federazione provinciale comunista torinese. Torino s.d. Reprint Feltrinelli. Milano 1967 .

35. AA.VV: La sinistra comunista italiana (1927-1952). Corrente comunista internazionale. 1984 (ediz orig. in francese 1981) - pag. V, 249.

36. AA.VV: Il Partito comunista d'Italia davanti al Tribunale Speciale fascista. Testo della sentenza di rinvio alla Camera di Consiglio del Tribunale Speciale. Edizioni del Pci, maggio 1928. Feltrinelli Reprint.

37. AA.VV: Partito Comunista d'Italia. Sezione della Internazionale Comunista. Secondo Congresso Nazionale, Roma 20-24 Marzo 1922. Relazione del Comitato Centrale. Società anonima poligrafica italiana. Roma 1922.

38. AA.VV: La seconda conferenza del Partito Comunista d'Italia. Resoconto stenografico. La seconda conferenza della FGCI. La situazione italiana e i compiti del Partito. Edizioni del Pcd'It. 1928 - pag 313.

39. Antonioli M.: Il sindacalismo italiano. Dalle origini al fascismo. Studi e ricerche. Biblioteca Franco Serantini. Pisa 1997,pp.192.

40. Antonioli M., Bezza B. (a cura di): La Fiom dalle origini al fascismo 1901-1924. De Donato. Bari 1978 - pp.811. Introduzione: 'Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: La Federazione Italiana Operai Metallurgici (1898-1925)'.

41. Barbadoro I.: Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. Dalla nascita al fascismo. II. La CGdL. La Nuova Italia. Firenze 1977 - pp.374; 425.

42. Bordiga A. e altri: Bilan. Bullettin Theorique mensuel de la fraction de Gauche du P.C.I. n 1 Novembre 1933 - n.46 Dicembre-Gennaio 1938.
Copia digitale N.3 CD ROM - CD n.1 Fascicoli dal n.1 (Novembre 1933) al n.9 (Luglio 1934); CD n.2 Fascicoli dal n.10 (Agosto 1934) al n.26 (Dicembre-Gennaio 1936) CD n.3 Fascicoli dal n.27 (Gennaio-Febbraio 1936) al n.46 (Dicembre-Gennaio 1938).

43. Bordiga Amadeo: (a cura di F.Livorsi): Scritti scelti. Feltrinelli. Milano 1975 - pp.266.

44. Bordiga Amadeo e altri: Rivista 'Prometeo' 1928-1934.

45. Cortesi L. (a cura); collaborazione editoriale di A.Hobel; saggi di Cortesi; M.Fatica; L.Gerosa; A.Hobel; A.Ca'Zorzi; G.Galli; Liliana GRILLI; N. Di Matteo: Amadeo Bordiga nella storia del comunismo. ESI, Napoli 1999 - pp.415.

46. Gramsci A.: Opere. Sotto la mole (1916-1920). Einaudi, Torino 1960, pp. XVIII, 509.

47. Octobre, organo mensile del Bureau International des Fractions de la Gauche Communiste (n.1, febbraio 1938).

48. Piattaforma politica del Partito comunista internazionalista, edizioni del Pcint 1945.

49. Prometeo, Anno I, Luglio 1946: Tracciato d'impostazione.

50. Il programma del Partito comunista internazionale (1951)

51. Storia di Rivoluzione comunista, ed. a cura di Rc, s.d. Milano.

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