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Speciale terremoto  Irpinia 80

 

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Speciale terremoto  Irpinia 80

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Irpinia, Terremoto '80: L'appello in TV del Presidente della Repubblica,

Sandro Pertini e la rabbia dei

terremotati di Sant'Angelo dei Lombardi

 Pubblichiamo le parti più significative dell'appello in TV che fece il  Presidente Pertini , al ritorno dalla visita nelle zone terremotate. Il testo è ripreso dallo speciale di Lotta Continua "ore 19,35 , il minuto che ha rotto l'Italia". Riportiamo anche la cronaca della visita di Pertini a Sant'Angelo dei Lombardi , che fu pubblicata a firma di Guido Piccoli sul Quotidiano dei Lavoratori del 28-11-1980 e in cui si accenna alla rabbia impotente  della gente che Pertini dovè constatare di persona.

Italiane e italiani,

sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica. Ho assistito a degli spettacoli che mai dimenticherò. Interi paesi rasi al suolo, la disperazione poi dei sopravvissuti vivrà nel mìo animo.

Sono arrivato in quei paesi subito dopo la notizia che mi è giunta a Roma della catastrofe, sono partito ieri sera. Ebbene, a distanza di 48 ore, non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari.

E’ vero, io sono stato avvicinato dagli abitanti delle zone terremotate che mi hanno manifestato la loro disperazione e II loro dolore, ma anche la loro rabbia. Non è vero, come ha scritto qualcuno che si sono scagliati contro di me, anzi, lo sono stato circondato da affetto e comprensione umana. Ma questo non conta. Quello che ho potuto constatare è che non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. E i superstiti presi di rabbia mi dicevano: "ma noi non abbiamo gli attrezzi necessari per poter salvare questi nostri congiunti, liberarli dalle macerie", lo ricordo — prosegue II messaggio del capo dello Stato - anche questa scena: una bambina mi si è avvicinata di-
sperata, mi si è gettata al collo e mi ha detto piangendo che aveva perduto sua madre, suo padre e i suoi fratelli. Una donna disperata e piangente che mi ha detto "ho perduto mìo marito e I miei figli". E i super stitì che lì vagavano fra queste rovine, impotenti a recare aluto a coloro che sotto le rovine ancora vi erano.

Ebbene, lo allora, in quel momento mi sono chiesto come mi chiedo adesso, questo. Nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. Vengo a sapere adesso che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo, se questi centri di soccorso immediati sono stati istituiti, perché non hanno funzionato? Perché a distanza di 48 ore non si ò fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate? Non bastano adesso... vi è anche questo episodio che devo ricordare, che mette in evidenza la mancanza di aiuti Immediati. Cittadini superstiti di un paese dell'lrpinia mi hanno avvicinato e mi hanno detto: vede, i soldati ed I carabinieri che si stanno prodigando in un modo ammirevole e commovente per alutarci oggi ci hanno dato la loro razione di viveri perché noi non abbiamo di che mangiare. Non erano arrivate a quelle popolazioni razioni di viveri. Quindi questi centri di soccorso immediato, se sono stati fatti, ripeto, non hanno funzionato. Vi sono state delle mancanze gravi, non vi è dubbio, e quindi chi ha mancato deve essere colpito, come è stato colpito il prefetto di Avellino, che è stato rimosso giustamente dalla sua carica.

Adesso non si può pensare soltanto ad Inviare tende In quelle zone. Sta piovendo, si avvicina l'Inverno, e con l'inverno il freddo. E quindi è assurdo pensare di ricoverarli, pensare di far passare l'inverno al superstiti sotto queste tende. Bisogna pensare a ricoverarli in alloggi questi superstiti. E poi bisogna pensare a una casa per loro.

Su questo punto io voglio soffermarmi, sfa pure brevemente. Non deve ripetersi quello che è avvenuto nel Bellce.

lo ricordo - prosegue il messaggio di Pertini - che sono andato in visita in Sicilia. Ed a Palermo venne il parroco di Santaninfa con I suoi concittadini a lamentare questo, che a distanza di 13 anni nel Belice non sono state ancora costruite le case promesse. I terremotati vivono ancora in baracche, eppure allora fu stanziato il denaro necessario. Le somme necessarie furono stanziate. MI chiedo: dove è andato a finire questo denaro? Chi è che ha speculato su questa disgrazia del Belice e se vi è qualcuno che ha speculato, lo chiedo: costui è in carcere
come dovrebbe essere In carcere perché l'infamia maggiore, per me, è quella di speculare sulle disgrazie altrui. Quindi non si ripeta, per carità, quanto è avvenuto nel Belice, perché sarebbe un affronto non solo alle vittime di questo disastro sismico, ma sarebbe un'offesa che toccherebbe la coscienza di tutti gli Italiani, della nazione intera e della mia prima di tutto...  Quindi si provveda seriamente, si veda di dare a costoro al più presto, a tutte le famiglie, una casa.Ho ho assistito anche a questo spettacolo. Degli emigranti che erano arrivati dalla Germania e dalla Svizzera e con I loro risparmi si erano costruita una casa, li ho visti piangere dinanzi alle rovine di queste loro case. Ed allora non vi è bisogno di nuove leggi, la legge esiste. Ecco perché io ho rinunciato ad inviare, come era mio proposito in un primo momento, un messaggio ai parlamento.

SI applichi questa legge e si dia vita a questi regolamenti di esecuzione, e si cerchi subito di portare soccorsi ai superstiti e di ricoverarli non in tende ma in alloggi dove possano passare l'inverno e attendere che sia risolta la loro situazione. Perché un appello voglio rivolgere a voi italiane e italiani, senza retorica, un appello che sorge dal mio cuore, di un uomo che ha assistito a tante tragedie, a degli spettacoli che mai  dimenticherò, di dolore e di disperazione in quei paesi.

A tutte le italiane e italiani, qui non c'entra la politica, qui c'entra la solidarietà umana, tutte le italiane e italiani devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi loro fratelli colpiti da questa nuova sciagura. Perché, credetemi, Il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi».

La visita di Pertini  a Sant'Angelo dei Lombardi  nella cronaca del Quotidiano dei Lavoratori

 Le visite di Pertini, le truppe del Presidente

G.P.

" Siamo a Sant 'Angelo dei Lombardi, una collina di rovine, polvere e puzza di morte.
Dei morti allineati nella chiesa, dei vivi che gemono sotto le macerie, della storia allucinante di Silvana ne parliamo qui accanto.
Per arrivare a Sani 'Angelo una sola strada, bloccata. Pertini non può salire che a piedi.
Intorno a lui il seguito, generali, funzionari e guardie del corpo. Mano a mano che sale la truppa si ingrossa di giornalisti e fotografi. Ai lati pompieri, infermieri e militari sì sbattono sull 'attenti quando passa il presidente. Pertini saluta. La strada è lunga, tutta percorsa nel silenzio assoluto. Gli unici che chiamano Pertini sono i detenuti superstiti del Carcere crollato, senza manette, dal camion dei Carabinieri, sembrano contenti: un po ' di libertà vale anche il terremoto.

Tra la gente si mormora: «Pertini, è arrivato Pertini»; una donna si stacca dal gruppo «non abbiamo tende e sono rimasta sola con questi tre bambini». Pertini abbraccia.
Finalmente si arriva a quello che rimane della Piazza; alberi, panchine, un cartello turistico e tante macerie. Fotografi e giornalisti, gli sciacalli al lavoro a far della morte spettacolo, si staccano e la truppa diventa un piccolo esercito. Si sparge la voce e per un attimo ruspe e pale si fermano.

Continua il silenzio assoluto, per farsi sentire
non c'è bisogno di urlare, ma chi ha i morti allineati o i vivi già condannali sotto le tra vi, urta insulti e dolore. «Porco demonio, ancora qui a fare gli stronzi! Oggi si, poi non ci vengono più» urla Giuliano, cinquant 'anni abitante a Legnano, che è tornato dopo un viaggio di mille chilometri e non ha trovato nessuno.

Si scaglia contro la
«truppa» di passaggio, viene fermato ad un passo da Pertini impaurito. Un uomo elegante si alza su un muretto e urla « Vi venite a divertire, bastardi! Ho la sorella e due figli sotto, perchè non scavate con me?». Si cominciano ad incazzare anche i pompieri.
La «truppa» blocca una autoambulanza con un moribondo dentro. Per il Presidente si mette male. Si rimedia con una «diplomatica» blu ed è fuga tra le bestemmie ed il silenzio. Pertini parte. Il seguito, lasciato a piedi, si fà la strada in discesa, quasi correndo. Tra questi un funzionario importante, a noi sconosciuto, racconta che le visite hanno avuto un pessimo risultato perchè così si intralciano soltanto le opere di soccorso in posti dove si può anco-
ra salvare della gente. …."

 

 a cura dell'Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi 23 novembre 2020

 

 

 

 

 

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