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TERREMOTO 1980 L'ALTRA FACCIA

Speciale terremoto  Irpinia 80

Lioni,  Radio Popolare e il terremoto

"Possiamo fare molto,ma ci dovete aiutare da fuori”.( intervista a Rodolfo Salzarulo, il 26 novembre 1980, per il Quotidiano dei Lavoratori)

Presentazione di Antonio Camuso:

Questo recupero della memoria fatto per Pugliantagonista.it è il naturale proseguimento di un percorso che nell’estate del 29 avevamo condiviso con Felice Basile, di Montella e Mario Salzarulo,di Lioni,  in previsione di organizzare un evento nel 40ennale del terremoto che potesse superare il mero ricordo pietistico di quel dramma. Volevamo che si ricordasse l’impegno dei giovani , che fossero volontari venuti dall’esterno o dei paesi terremotati ed in particolare della “Nuova Sinistra” che credettero nell’importanza della costruzione di Comitati popolari come forma di controllo dal basso delle fasi della ricostruzione. Tra questi ultimi vi erano i compagni di Democrazia Proletaria di Lioni, che ebbero un ruolo importantissimo in quella battaglia di democrazia purtroppo sconfitta sotto i colpi della normalizzazione  condotta a colpi di miliardi,   e che cementificò non solo i paesi-presepe dell’Irpinia, ma anche cuori e coscienze di gran parte della classe politica che li  amministrava.Purtroppo la morte improvvisa di Felice Basile e poi i limiti imposti dall’emergenza coronavirus hanno impedito che quell’idea-evento si realizzasse, ma facciamo un appello a tutti coloro che volessero condividerla a metterci in rete e riproporla quando ne sarà possibile.

Antonio Camuso xArchivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi 23 novembre 2020

(Lioni estate 2019, intervista a Mario Salzarulo)

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L’articolo apparso sul Quotidiano dei Lavoratori (settimanale) il 28 novembre 1980

(quattro giornalisti del Quotidiano d.L., partiti da Napoli , giungono  a Lioni, dopo aver attraversato le aree terremotate, per incontrare i compagni di DP che rappresentano la realtà più forte di questa forza politica, all’epoca, nell’Alta Irpinia)

- La catastrofe propone la lotta tra la vita e la morte. Ci sono i vivi che stanno morendo sono, al buio. Ci sono i vivi che soffrono, sopra, disperati, che di giorno hanno visite di «pezzi» importanti,  giornalisti e curiosi ma la notte tornano soli nella angoscia fredda a far compagnia ai cadaveri. E poi i militari, i pompieri, i carabinieri, i volontari che si riscaldano nelle tende con bestemmie e il cognac. È difficile ed ingiusto fare i distinguo tra chi lavora e chi no,  o fare discorsi ideologici.

Innanzitutto si cerca chi si conosce. A Lioni chiediamo dei compagni di DP e di Radio Popolare. Sono vivi, su una cinquantina ne manca solo uno, ( Franco Colantuono, tecnico della Radio Popolare Lioni, a cui in seguito sarà intitolata una cooperativa, NdR) un altro è stato rintracciato sulle montagne. «Abbiamo avuto una fortuna sfacciata - ci dice con difficoltà Rodolfo Salzarulo, consigliere comunale di DP, stravolto da due giorni terribili - molti di noi hanno morti in famiglia, ma ce l'abbiamo fatta per ora quasi tutti». Quanti abitanti ci sono a Lioni?
«Sulla carta sono sei mila ma in pratica domenica sera ce n 'erano molti di più. Lioni è una cittadina atipica: ben collegata, ha nove pizzerie e due cinema. È il centro più vivace di questa zona desolata. Molti ragazzi dei paesi qui vicini sono morti proprio dentro i due cinema». Quando sono arrivati i soccorsi? «Dopo cinque ore sono arrivate alcune macchine della polizia stradale. Il paese è rimasto isolato, senza telefoni. La paese è rimasto isolato, senza telefoni. La portata delia radio dei Carabinieri arrivava
a Sant 'Angelo e a Montella, paesi disperati come il nostro. Il giorno dopo, Lunedì, è arrivata gente dalla Toscana, vigili urbani di Siena, volontari di Pescia. L'esercito è arrivato 24 ore dopo, militari di stanza a Bari che facevano il campo a Monte Caccia, che credo si trovi nel Lazio. Sono stati messi in allarme dopo mezz 'ora dal terremoto ma li hanno fatti partire soltanto dopo un giorno e mezzo». E i pezzi grossi?
«Lunedì mattina si è fatto vedere Gerardo Bianco e poi nel pomeriggio il senatore De Vito e infine De Mita. Si sono messi a dare ordini ed hanno rischialo il linciaggio». Che cosa manca? «Tutto, qui non ce l'intasamento  di forze che c'è a Sant'Angelo dei Lombardi. Lioni è in piano. C'è posto per la tanta gente che vuol scavare, ma ci vogliono i mezzi, le gru. Le fiamme ossidriche. Poi e 'è il problema delle Masserie, delle case in campagna; nessuno
è andato a verificare che cosa è successo. La gente delle campagne dovrebbe venire nei centri abitati per decidere il da farsi, per avere quello che e 'è. tende, coperte e cibo ».
Come vi state organizzando? «Qui esiste il caos totale. L 'amministrazione non esisteva, perchè il PSI aveva messo in crtsi fa Giunta di sinistra con il PCI e DP. per fare l'accordo con la DC. Ma al di là di questo sono scomparsi anche i consiglieri tranne tre o quadro; chi non è morto pensa a se e ai suoi. Noi( di DP di LIONI , NdR) ci siamo accampati vicino al
campo sportivo. Abbiamo recuperato il ciclostile e pensiamo di riprendere, con mixer e microfoni nuovi, a trasmettere da Radio Popolare, la cui sede non esiste più. Il ripetitore su in montagna dovrebbe stare a posto. Dobbiamo coordinarci tra noi con i volontari. Possiamo fare molto. Ma ci devono aiutare da fuori. La cosiddetta società civile, i maestri, i medici se ne sono andati.
Mancano gli animatori per i bambini, mancano i ginecologi…”-

 

 

 Lioni, estate 2019, Mario Salzarulo e Felice Basile

 

 a cura dell'Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi 23 novembre 2020

 

 

 

 

 

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