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RESISTENZA AL NAZIFASCISMO /30

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2)28 /7/43 Bari strage antifascisti
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4)Arrigo Boldrini comandante Bulow
5) Gino Donè il partigiano che conobbe il CHE
6) Più forza all'ANPI e alla resistenza

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Benedetto Petrone
 
Genova 2001
 

 

Ylenia
 
 
 

 

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Oria 8 agosto 1926 .Giovani comunisti francavillesi arrestati per propaganda sovversiva da Reali Carabinieri e fascisti.

Storie di antifascismo brindisino

…Resistete decisamente a chiunque voglia usare violenza contro di voi, organizzate la resistenza contro gli sfratti per ogni casa e per ogni quartiere unite in un solo fascio le vostre forze ed opponetevi decisamente alle espulsioni ed ai sequestri.

ALLe leggi fasciste opponete  l’ AZIONE AUTONOMA DI CLASSE!...

Quando il regime arrestava chi chiedeva il blocco degli affitti e la riduzione dell’orario di lavoro

Oria:  Gazzetta  di Puglia (Corriere delle Puglie) 11 agosto 1926  –Cronaca della Terra d’Otranto (  Archivio Storico Benedetto Petrone- fondo Antonio Camuso  M.)

 

Oria 10 agosto 1926( dal corrispondente locale)

 

Da qualche giorno per tramite del locale comando dei Reali  Carabinieri RR CC. , questo segretario politico del Fascio signor Greco Francesco, aveva appreso che  elementi sovversivi sarebbero venuti dalla vicina Francavilla Fontana, per diffondere dei manifestini ostili al Governo Nazionale. Il signor Greco iniziava prontamente minuziose indagini  per acciuffare i malviventi e coadiuvato dalle guardie campestri Durantini Francesco, Longo Cosimo, Mazza Francesco e Ribezzo Francesco, tutti fascisti, diresse una rigorosa sorveglianza nei pressi della via  Oria-Francavilla Fontana.

Difatti domenica 8 agosto 1926 alle 17.30 procedettero all’arresto di due giovani , certi Pentassuglia Giovanni e Lupo Pietro, entrambi di Francavilla Fontana, donde venivano in bicicletta. Perquisiti  furono trovati in possesso  di un buon centinaio di manifestini provenienti dal Partito Comunista Italiano, in cui si inneggiava alla rivoluzione e si imprecava contro il Governo Nazionale e l’operato del venerato Duce del Fascismo. I malcapitati furono prontamente condotti in carcere.

Questo sterile  e vano tentativo, in Oria  oggi tutta fascista, sarebbe stato una vox clamantis in deserto.

Che invece qualcuno ad Oria si opponesse al Fascismo lo conferma lo stesso rapporto dei carabinieri del luogo che qualche giorno dopo denunciano un lancio di identici manifestini nella notte del 13 agosto 1926, per le strade di Oria.  A questa azione seguiva  la perquisizione dell’abitazione in Oria di Pasquale Galiano, originario anche lui di Francavilla Fontana, contadino, fino ad allora ritenuto di fede socialista,  ove venivano rinvenuti altri manifestini identici a quelli sequestrati ai due francavillesi.  I tre arrestati e  deferiti dinanzi al Tribunale speciale , dopo un anno di reclusione furono condannati a diversi anni di carcere.  Solo dopo la caduta del Fascismo, con l’apertura degli archivi dell’OVRA, si scoprirà cher quel Pietro Lupo arrestato quell’8 agosto era stato  nel libro paga della Polizia segreta Fascista . Non sappiamo se già lo fosse in quel lontano agosto 1926 o fu in seguito arruolato come delatore ed infiltrato durante il suo periodo in carcere o in un successivo  periodo di confino a cui fu condannato per altri fatti. In ogni caso l’opera dei delatori fu decisiva nello stroncare ripetutamente i tentativi di riorganizzazione del Partito Comunista  a Brindisi e nella Provincia  e come  arresti econfino furono irrorati a decine di attivisti di sinistra brindisini sino alla fine degli anni 30 e alle soglie del  secondo conflitto mondiale, segno evidente di una fede inattaccabile ed una coraggiosa adesione alle idde socialiste di tanti proletari della provincia di Brindisi.Sì perché di proletari dobbiamo parlare degli aderenti  al Partito Comunista clandestino  a Brindisi, lo confermano le statistiche desumibili dei fogli matricolari degli arrestati, denunciati, confinati, che possiamo leggere nel catalogo della Mostra Sovversivi 1900-1943 (a Brindisi)  pubblicato quest’anno a cura dell’ANPI di Brindisi e dell’Archivio di Stato di Brindisi.

….VOLANTINI INCITANTI  LA DISOBBEDIENZA DELLE LEGGI  E L’ODIO TRA LE CLASSI…

In questi termini ne parla il Prefetto di Brindisi  relazionando di questi ed altri fatti identici avvvenuti nel capoluogo, mentre la cronaca della Gazzetta di Puglia in nostro possesso dice che  in essi “si inneggiava alla Rivoluzione e si imprecava contro il Governo Nazionale e l’operato del venerato Duce del Fascismo”. La lettura più attenta di quei pericolosi scritti, ci consente di affermare che la falsificazione e la mistificazione nei tempi del Regime era di casa  tra pennivendoli e rappresentanti delle istituzioni , pur di screditare l’opera degli oppositori al Fascismo.

Di ben e più concrete cose parlavano quei volantini che si rivolgevano ai lavoratori affinchè respingessero con l’azione diretta ed autorganizzata le misure che il Fascismo in quei primi mesi del  1926 aveva varato.

Lo sciopero considerato reato, l’orario di lavoro giornaliero portato da 8 a nove ore, imposta obbligatoria per l’iscrizione, anch’essa obbligatoria, ai sindacati fascisti, ma anche  liberalizzazione del mercato degli affitti, che in tempi di salari da fame e famiglie composte anche da più di 10 persone, voleva mettere il cappio ai più indigenti.Manovre che erano il ringraziamento da parte del Partito Fascista a quei settori della borghesia capitalista che lo avevano supportato nella sua rapida e violenta ascesa: proprietari del patrimonio finaziario ed  immobiliare e industriali desiderosi di sfruttare al meglio macchinari ed operai E’ contro queste manovre che i volantini dei giovani comunisti Francavillesi ed oritani, ma anche della stessa città di Brindisi, cercano di distribuire.

 Volantini che incitano all’Unità di Classe, ad autorganizzarsi per respingere sfratti e soprusi provenienti da quel Regio decreto del 6 maggio 1926 n° 743 che dà mano libera agli ingordi proprietari e alla polizia contro inquilini in difficoltà economiche  ed incapaci di sopportare ulteriori aumenti delle pigioni. Quanto quelle parole d’ordini lanciate in quei volantini a firma del Partito Comunista d’Italia fossero giuste e pericolose, se ne dovette accorgere alla fine lo stesso Mussolini ed i diversi Prefetti preoccupati  per la tenuta dell’ordine pubblico e caduta di consenso verso il regime a causa di un crescente malumore non solo tra operai e contadini, ma anche in quella classe impiegatizia e piccolo borghese già in grave difficoltà economica. Non si dovette attendere che un anno e quella legge fu stravolta da un altro decreto come lo confermano anche altri giornali e documenti in possesso dell’Archivio Storico Benedetto Petrone. Quanto il problema abitativo divenisse poi una fissa del regime, beh!, su questo dovremo scrivere, avendone il tempo un bel po’, ma vogliamo ricordare le tante borgate, vere e proprie topaie ,  nate alla periferia di città come Roma, dove furono trasferiti in maniera coatta gli abitanti delle zone della Capitale destinate a VIE DELL’IMPERO, o quartieri per la Roma fascista ed imperiale come l’EUR.

La stessa legge che istituiva l’aumento dell’orario di lavoro fu anch’essa ben presto modificata riportando lo stesso alle 8  ore precedenti , ma istituendo quel sabato fascista che divenne un'altra forma di espropriazione del tempo e del cervello delle generazioni che vissero il Ventennio. Ben presto giungerà la guerra, quella guerra che con rara preveggenza si annunciava  su quei volantini del PcdI nel 1926, ed allora salari e orari saranno militarizzati, salvo poi con gli scioperi del marzo del 1943 e poi quelli ripetuti del 1944, nelle città del Nord occupate dai Nazi-fascisti, la protesta operaia farà impallidire Mussolini e sbavare di rabbia lo stesso Hitler: mai nessuna città dell’Europa sotto il tallone nazista aveva mai osato organizzare scioperi generali e bloccare la produzione industriale militarizzata. La risposta contro organizzatori e scioperanti  fu immediata e molti di essi, deportati, morirono nei campi di concentramento.

Tra essi, a condividere questa tragica sorte , anche l’operaio, comunista e organizzatore sindacale, Umberto Chionna , originario di Brindisi ed anch’esso con un passato tra quei giovani che tra gli anni 20 e trenta mantennero in piedi il Partito Comunista clandestino nella nostra città. Della sua storia  potrete leggere nel catalogo della Mostra sovversivi, che invitiamo ad acquistare contattando l’ANPI di Brindisi o, l’Archivio di Stato di Brindisi o tramite le mail anche di questo sito.

FINE PARTE PRIMA

ANTONIO CAMUSO

ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE

BRINDISI 8 AGOSTO 2017, novantuno anni dopo, per non dimenticare

 

 

Articolo a cura dell’Archivio Storico Benedetto Petrone

  Numero speciale n°8  per i 10 anni di Pugliantagonista

Brindisi 8 agosto  2017, novantuno anni dopo , per non dimenticare

 

 

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