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l'annuario dell'archivio 1978-1990/1

ascesa e crisi dell'ipotesi militarista, crisi del capitalismo nazionale  e scomposizione di classe, il riflusso

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è consentita  la riproduzione a fini non di lucro dei materiali dell'Archivio Storico Benedetto Petrone con l'obbligo di riportarne  la fonte

 7 aprile 1979

Calogero scatena la caccia contro l'Autonomia Operaia 

PCI e avvoltoi del movimento del 77 esultano.Le BR ringraziano

 

le manifestazioni e i comunicati di protesta in italia

manifestazioni e comunicati di protesta in Puglia

Solo a ricordare quella data , per chi c'era fa venire i brividi solo all'idea che possa ripetersi un copione così macabro di aberrazione della "democrazia borghese e sonno della ragione di tanti che si qualificavano "riformisti, progressisti o -addirittura -comunisti" tutti abbracciati appassionatamente a partecipare idealmente o direttamente alla caccia all'autonomo pur di allontanare l'incubo della presa di coscienza collettiva di un'intera società che "la via obbligata al capitalismo" ben presto sarebbe stata solo quella in pochi decenni ad una cocente delusione.

In questa pagina inseriremo molti articoli, foto, cronache di allora,  e a cui speriamo che in molti collaborete a integrare. Abbiamo sin d'ora ricevuto una collaborazione da compagni di Rivoluzione comunista  ( che ringraziamo)di cui inseriamo uno stralcio relativo alla cronaca di quei maledetti giorni.A breve integreremo con altro materiale proveniente da altre aree di movimento 

LA RETATA

Il 7 aprile 1979, agenti della DIGOS, polizia e carabinieri, effettuano centinaia di perquisizioni in tutta Italia, arrestando, sulla base di 22 ordini di cattura firmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, 15 esponenti di "Autonomia Operaia", e cioè: Antonio Negri (a Milano); Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Lauro Zagato (a Roma); Ivo Galimberti, Luciano Ferrari Bravo, Carmela Di Rocco, Giuseppe Nicotri, Paolo Benvegnù, Alisa Del Re, Sandro Serafini, Massimo Tramonti (a Padova); Mario Dalmaviva (a Torino); Guido Bianchini (a Ferrara); Marzio Sturaro (a Rovigo). Sono sfuggiti alla retata: Franco Piperno, Pietro Despali, Roberto Ferrari Giambattista Marongiu, Gianfranco Pancino, Giancarlo Balestrini, Gianni Boeto (o Domenico Gioia?). Gli arrestati e i ricercati sono tutti professori, assistenti e studenti universitari, giornalisti, ecc.

LE ACCUSE

Ecco i capi di imputazione formulati dal PM Calogero. Dodici degli imputati sono incriminati "per aver... organizzato e diretto un'associazione denominata 'Brigate Rosse' ... al fine di promuovere l'insurrezione armata contro i poteri dello Stato e mutare violentemente la Costituzione e le forme di governo sia mediante propaganda di azioni armate contro persone e cose, sia mediante la predisposizione e la messa in opera di rapimenti e sequestri di persona, omicidi e ferimenti e danneggiamenti, di attentati contro istituzioni pubbliche e private".

Tutti gli imputati, per avere organizzato e diretto "Potere Operaio" e "Autonomia Operaia" al fine "di sovvertire violentemente gli ordinamenti costituiti dello Stato sia mediante la propaganda e l'incitamento alla pratica cosiddetta dell'illegalità di massa di varie forme di violenza e di lotta armata, espropri e perquisizioni proletarie, incendi e danneggiamenti ai beni pubblici e privati, rapimenti e sequestri di persona, pestaggi e ferimenti, attentati a carceri, caserme, sedi di partito, associazioni e cosiddetti 'covi di lavoro nero' sia mediante l'addestramento all'uso delle armi, munizioni, esplosivi, ordigni incendiari e, infine, mediante il ricorso ad atti di illegalità, di violenza e di attacco armato contro taluni degli obbiettivi sopra precisati".

A sostegno di queste imputazioni, sempre secondo il PM Calogero: "esistono sufficienti indizi di colpevolezza, desumibili: 1) dalla copiosa documentazione sequestrata o acquisita soprattutto nelle parti in cui esalta e si programma la lotta armata, si annunciano e si rivendicano atti di violenza o attentati terroristici, si predispongono mezzi e organizzazioni di tipo paramilitare, si promuove e si incita alla insurrezione armata contro lo Stato; 2) dalle riviste Rosso e Controinformazione, e di altri numerosi giornali e opuscoli, volantini e scritti di evidente contenuto sovversivo; 3) dalle testimonianze assunte e dalle risultanze delle indagini di polizia giudiziaria comprovanti sia la natura, le modalità e i mezzi dell'attività criminosa svolta da ciascun imputato, sia rapporti associativi intercorrenti tra l'uno e l'altro e il comune disegno antigiuridico, sia infine la loro consumata e attuale partecipazione in qualità di dirigenti e organizzatori ad associazioni delittuose meglio configurate nei capi di imputazione".

Antonio Negri è colpito da un mandato di cattura emesso dal consigliere di Roma, Achille Gallucci, basato - tra l'altro - sui seguenti punti: 1) due rapporti, uno della DIGOS di Padova e l'altro della DIGOS di Roma; 2) le "enunciazioni ideologiche" di Negri sarebbero "sostanzialmente riprese" in documenti delle Brigate Rosse; 3) la voce del telefonista delle BR che parlò con Eleonora Moro il 30/4/78 sarebbe quella di Negri.

Il procuratore della repubblica Aldo Fais ha dichiarato poco dopo gli arresti: "Noi ci spingiamo verso la soluzione di un problema sociale enorme, quale quello del terrorismo" (La Stampa, 10/4); e, riferendosi agli arrestati, "Li teniamo saldamente in pugno" (idem, 15/4). Il Presidente della repubblica Pertini, dal canto suo, il 10 ha telefonato a Fais e gli ha inviato un telegramma in cui afferma: "facendo seguito alla mia telefonata, riconfermo piena solidarietà a Lei e ai magistrati di Padova per la fermezza e il coraggio con cui stanno agendo in difesa delle nostre istituzioni democratiche" (Panorama 24/ 4).

Infine, il 15 l'istruttoria viene divisa in due tronconi: uno a Roma per Negri, Nicotri, Scalzone, Zagato, Ferrari Bravo, Dalmaviva, Piperno, Ferrari, Marongiu, Pacino e Balestrini, quali imputati di "banda armata"; l'altro a Padova per tutti i restanti 10, per "associazione sovversiva". Mentre scriviamo, giungono notizie di altri arrestati a Firenze, Roma (12), ecc. L'operazione quindi continua.

LE REAZIONI

Ecco alcune delle più significative prese di posizione degli "autonomi" sugli arresti dei loro esponenti. "Controlavoro", foglio del "comitato proletario territoriale veneto", del 9, sotto il titolo "È iniziata la campagna elettorale" afferma: "L'operazione è frutto delle sempre più scoperte manovre di avvicinamento democratico del PCI alle istituzioni ... Ciò che vogliono i partiti ... è di evitare il terreno minato delle lotte organizzate sui bisogni reali; sperano usando la repressione, che il dibattito e le lotte aperte a livello nazionale su casa, energia, produzione di morte, servizi, ecc. vengano congelate per lasciare il passo a lotte di difesa della libertà e della incolumità dei compagni".

Sul volantone firmato "Per il Comunismo", diffuso a Padova l'11, é scritto "Questi ciechi che si tengono per mano sono gli uomini che si svelano di quel partito d'ordine che cerca di farsi avanti dentro la crisi sociale e politica dell'assetto esistente... Ed è questo... l'unico progetto credibile che la borghesia può praticare: la deriva autoritaria; il braccio di ferro con la protesta sociale e la lotta rivendicativa di interi settori proletari, le tecniche di annientamento contro le avanguardie comuniste, la distruzione sistematica dei miti e delle illusioni...". E conclude "Noi promettiamo... una risposta intelligente, dispiegata, ragionata."

Nella mozione approvata dall'assemblea generale veneta con delegazioni nazionali tenutasi a Padova l'11 l'operazione militare poliziesca viene definita: "idiota, pericoloso tentativo di annientare fisicamente ed organizzativamente le possibilità di processi rivoluzionari di liberazione comunista dallo sfruttamento capitalistico", e conclude lanciando: "una campagna politica di lotta, di informazione e di sostegno di tutte le iniziative atte alla liberazione dei compagni imprigionati. Propone un manifesto politico come piattaforma comune di tutti i rivoluzionari di tutta l'autonomia operaia per la mobilitazione di tutte le strutture proletarie, di tutti gli spezzoni organizzati fino alla completa sconfitta delle iniziative del nemico di classe. Assume l'impegno di determinate scadenze nazionali e generali per la ripresa degli spazi politici, per il diritto dei comunisti di scendere in piazza come verifica dei livelli determinati e raggiunti dalla campagna politica da questa assemblea in poi".

Franco Piperno, infine, dalla latitanza invia una lettera all'Espresso (15/4), in cui esclama: "Qui si tratta della possibilità stessa di espressione politica (cioè di mediazione intelligente) da parte dei nuovi strati sociali minoritari ma significativi che sono oltre l'etica del lavoro - vero tarlo che rode lentamente l'assetto sociale vigente... Ad una logica politica si sostituisce una logica di guerra". E conclude con un appello: "Coloro che pur essendo nostri avversari si battono contro il regime armonico DC-PCI devono venire allo scoperto... La nuova sinistra, il partito radicale, magistratura democratica, Terracini, Lombardi, Pannella, Rodotà, Rossanda, Pintor, Bocca vogliamo sapere da che parte state".

A parte le prese di posizione summenzionate, ricordiamo le manifestazioni di protesta attuate a Milano il 9, a Roma e Bologna il 10 (con scontri violenti con la polizia che voleva impedirle), quella "nazionale" a Padova l'11 ridotta ad assemblea per lo spiegamento colossale di polizia e carabinieri, ecc. Sempre l'11, a Thiene, tre elementi del "gruppo sociale" locale (legato all'Autonomia padovana) muoiono per l'esplosione di un ordigno che stavano preparando: sono Angelo Dal Santo, Maria Antonietta Berna, Alberto Graziani. È una risposta tragicamente mancata, sulla linea del "livello di fuoco". Vengono arrestati 5 loro compagni e altri 3 sono ricercati 


L'archivio Storico Benedetto Petrone contribuisce con materiali provenienti dall'archivio dei fondi che sino ad ora  ne fanno parte. Inseriamo per primo, doverosamente per ricordare la triste vicenda di questi tre giovani morti, spinti da un clima da dichiarazione di guerra  contro le avanguardie comuniste ad un gesto che oggi può sembrare ridicolo: costruire un piccolo ordigno per l'ennesimo attentato dimostraticvo quando dall'altra parte  un'intero sistema repressivo, armato di tutto punto e pronto a seppellire sotto secoli di carcere speciale un'intera generazione di insorgenti.

La loro vicenda , la loro morte si accomuna a quella dei giovani wheathermen morti anch'essi alcuni anni prima , negli USA in una situazione simile. il nostro augurio è di non rivedere mai più simili tragedie

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nel volantino si legge :CI SON VITE CHE PESANO UNA PIUMA E ALTRE CHE PESANO COME UNA MONTAGNA

Continueremo, nonostante tutto questo grave lutto(sul quale non riterremo ammissibile nessuna volgare speculazione), la lotta per realizzare quei comuni bisogni, aspirazioni ed ideali che legavano la vita di questi compagni a noi e a migliaia di altri comunisti e proletari

Firmato

tutto il movimento proletario comunista

12 aprile 1979

cip via 8 febbraio Vi

 

 

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