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Montella(AV) 29 maggio 1938

La posa della prima pietra dell'Acquedotto dell'Alto Calore 

Pagine ingiallite di storia irpina

a cura di Antonio Camuso

 

Il 1938, l’anno in cui Montella iniziò a dissetare l’Irpinia.

 

Premessa

Che il 2017 sia un anno veramente terribile ce lo dicono le cronache di questa  torrida estate  e come tra incendi, siccità e disseccamento di sorgenti fiumi , l’Irpinia  risulti non esente da queste avversità che  ai meno attenti sembrava essere  sin’ora indenne, vogliamo anche noi  in questa nuova rubrica “Pagine ingiallite di storia locale irpina”  del sito www.pugliantagonista.it  e dell’analogo blog http://pugliantagonista.blogspot.it/   .

 

Si tratta di un esperimento di rilettura delle pagine interne di giornali  a tiratura nazionale o regionale , riguardanti la vita, fatti e storie dell’Irpinia, ma non solo, e anche di altri luoghi del nostro Meridione e che in qualche modo possano farci riflettere sull’attualità attraverso  un gioco di retrovisione critica.

La pagina di oggi  è dedicata ad un momento particolare della nostra storia locale e sul quale  ho redatto un articolo in corso di pubblicazione  nella pagina cultura del Quotidiano del Sud/ Corriere dell’Irpinia e che ha come argomento la nascita dell’Acquedotto dell’Alto Calore.

Oggi ,  a Montella, proprio da dove nacque quella grande opera,  parlare di quell’Acquedotto significa toccare un argomento scottante, viste le restrizioni imposte all’erogazione idrica,  la scomparsa dei corsi d’acqua che facevano di Montella , insieme ai suoi boschi ed altipiani, uno dei luoghi più suggestivi dell’Irpinia. E’ vero che  l’eccezionale siccità ci accomuna a gran parte d’Italia, ma la scarsa  preveggenza, l’incuria,  il pressappochismo e  l’incapacità  della “politica”( in senso lato: amministratori, tecnici, ecc) di cogliere i tanti allarmi che provenivano da parte di chi sul territorio  ha seguito con preoccupazione  gli impatti locali dei cambiamenti climatici, fanno sorgere in noi  una sorta di  rabbia  impotente  e che preferiremmo canalizzata in proposte e soluzioni concrete.

Il nostro articolo  storico/rievocativo , su un’Irpinia di 80 anni fa e che sembra a  oggi  a tutti noi  lontana anni luce , auspichiamo che sia di stimolo nella nascita di nuove idee, speranze, condivisioni tra comunità per poter lavorare affinchè  quel ricordo non si spenga ma possa  esser un punto di partenza e di arrivo per il salvataggio e la rinascita  locale.

 Nel mio articolo originale , in stampa per il Corriere dell’Irpinia narro gli antefatti che portarono la nascita dell’Acquedotto dell’Alto  Calore in un momento particolare del regime fascista, rafforzatosi in popolarità con le imprese coloniali e con una inaspettata apertura di credito da parte di un’Europa  inetta,  incapace di fermare l’avanzata hitleriana  tra annessioni e plebisciti e che sperava in Mussolini quale arbitro per il mantenimento dello status quo. Un regime fascista  che faceva una grande campagna propagandistica sulle iniziative improrogabili di rinnovamento infrastrutturale di un Paese  che era rimasto in certi versi allo stadio post-unitario  e  che necessariamente doveva adeguarsi a minimi standard di modernità, se voleva competere con gli altri Stati  a cui reclamava un “posto al sole”.

In questo contesto nasceva l’Acquedotto del Calore, che dalle fonti in località di Montella  portò l’acqua nelle case e nelle fontane pubbliche di 36 paesi irpini e sanniti che sino ad allora si erano approvvigionati  autonomamente grazie ad una rete capillarmente diffusa di neviere, cisterne pubbliche e private e sorgenti locali. Una modernità che portava comodità  ma anche igiene, sicurezza alimentare e sanitaria, impedendo diffondersi di malattie ed epidemie diffusesi   spesso a causa  di  mancate osservanze di protocolli sanitari. Ne sapevano bene i pugliesi delle ricorrenti epidemie di colera che per secoli avevano sistematicamente falcidiato i quartieri popolari di grandi e piccole città  e delle quali non fu esente la stessa Bari. Fu proprio il consiglio comunale di quella città che per quasi mezzo secolo si mobilitò nell’attuazione di quell’opera unica quale fu l’Acquedotto Pugliese, grazie al contributo delle sorgenti di Caposele e della piana di Cassano  le cui acque nascono da quei bacini montani che  circondano  Montella.Come  residente pugliese, sono grato all’Irpinia di questo immenso dono che ha fatto all’intera Puglia ,ma come originario dell’Irpinia mi augurerei  che  la Puglia non lasciasse sola, questa parte dimenticata della Campania, così generosa ma oggi in così  grave difficoltà.

Una grandiosa opera del regime

L’acquedotto dell’Alto Calore destinato a dissetare trentasei comuni

(Giornale d’Italia 27 maggio 1938 XVI E.F. , ultima edizione, Cronaca della Campania, pag 4)

Avellino 26  maggio 1938

Nel quadrilatero formato da Cassano, Montella , Bagnoli e Nusco , in una zona di facile percorribilità, sorge il fiume Calore formato da alcuni ruscelli provenienti  dall’Accelica e dal Terminio, al varco del Paradiso a 1400 metri ove è la sorgente di Rajo di Sancito  che è il vallone originario del fiume Calore. Dopo esso arricchito  da altri corsi d’acqua, detti “Peteniti” e da altri torrentelli, che scendono dall’Accellica, affluisce nel “Rajo di Ferrera” che viene dal  Colle Finestra . L’altro ramo  principale scende  dal Terminio in rivoletti raccolti dal “Fiumicello” . Nel corso montano del Calore trovasi la piana di Montella. Le prime  sorgenti sono sparse nell’anfiteatro  di monteRaja, monte Accelica, monte Sassosano. Nel Rajo di Ferrera si riuniscono tre sorgenti  della portata complessiva di 1500 litri. Nella piana di Montella affluiscono parecchie sorgenti alimentate da un vasto bacino imbrifero  che comprendono  i piani di Montella , del Laceno, del Laghetto, di Bolifano, di Chiavalle, del Dragone e quelle più importanti di Cassano. In questo scenario e nella cornice meravigliosa  che offre tutta l’Irpinia , domenica prossima  29 maggio1938 ,  Sua Eccellenza Cobolli Gigli, Ministro dei Lavori Pubblici inviato dal Duce,  porrà la prima pietra per i lavori dell’importante acquedotto dell’Alto Calore.”

Montella nel 1938, sedicesimo anno XVI dell’Era Fascista, è un paese in cui apparentemente l’opera  di irregimentazione  fascista sembra aver raggiunto tuti i suoi obbiettivi se interpretasssimo alla lettera la cronaca delle celebrazioni del 24 maggio 1915 (anno dell’entrata in guerra  dell’Italia  nel primo Macello Mondiale)   che leggiamo nello stesso giornale in cui si esalta la nascita  dell’Acquedotto del Alto Calore. Eppure cinque anni dopo in questi giorni di luglio alla caduta del fascismo, di fascisti  in camicia nera, a Montella in poche ore  non se ne vedrà nessuno in giro e qualche mese dopo all’arrivo degli americani sembrerà che non ce ne fossero mai stati…potenza del trasformismo italico!!!

 A Montella le celebrazioni del 24 maggio

Dopo  l’esposizione di una splendida corona di alloro sulla lapide che ricorda i gloriosi Caduti  montellesi e il saluto al Duce, comandato dal Segretario del fascio, ha illustrato  brevemente la storica data  rivoluzionaria, il valente ufficiale  sanitario del paese, il dott cav Serafino Apicella, ex combattente della grande guerra  e della guerra imperiale. La bella e suggestiva cerimonia s’è chiusa  tra gli incessanti  evviva a S M Il RE e Imperatore  e al Duce

Considerazioni finali sull’argomento acqua, riflettendo sul passato e guardando verso il futuro .

In più parti d’Italia dinanzi al fenomeno siccità si sta ponendo il problema  approvvigionamento idrico alternativo agli acquedotti e molte sono le idee in campo, tra esse oltre alla creazione di nuovi invasi che captino le acque meteoriche  va fatta una riconsiderazione su quello che fu il vecchio sistema capillare delle cisterne pubbliche e private: captare  ed evitare la dispersione della manna che cade dal cielo e come le formichine del passato ideare luoghi pubblici /privati inserendo nelle costruzioni moderne,  cisterne  alimentate dall’acqua piovana e dotate di sistemi di clorazione e potabilizzazione dell’acqua.  Naturalmente tutto ciò deve essere accompagnato dalla lotta globale ma anche locale ai cambiamenti climatici, con il cambio di colture o allevamenti con quelli di minor impatto ambientale e con opere di riforestazione su tutto il territorio nazionale onde riequilibrare quella igronometria messa in pericolo dalla cementificazione selvaggia e dall’inaridimento dei suoli.

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi  26 luglio 2017

 

 

 

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