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Benedetto Petrone con l'obbligo di riportarne la fonte |
Ora e sempre
Resistenza
MICHELE ROMITO
31 AGOSTO 2009
Morto Romito, il ragazzo
che difese il porto di Bari
nella II Guerra mondiale
Lo avevamo incontrato poco meno di due mesi fa in occasione
dell'iniziativa Puglia
Ribelle in cui si festeggiavano i 40 dalla nascita del circolo lenin
di Puglia. Lo avevamo visto intento ad ascoltare gli interventi ed
aveva anche lui voluto dare il suo contributo di partigiano , di
comunista, di antifascista. Per tutti noi era stata una grande emozione
incontrarlo ed oggi la notizia che lui ci ha lasciato per sempre ci
rattrista profondamente . La redazione dell'Archivio storico Benedetto
Petrone e di Pugliantagonista si stringono con affetto ai suoi cari e ai
suoi compagni.

Michele Romito al
40° del circolo Lenin di Puglia
BARI - E' morto stamani nel reparto di
Neurologia dell'Ospedale 'Di Venerè di Carbonara di Bari Michele Romito,
82 anni, figura di primo piano della lotta che la città di Bari sostenne
contro i tedeschi nella seconda guerra mondiale.
Il 9 settembre del 1943, quando aveva
appena 16 anni, Romito si distinse nella difesa del porto di Bari,
attaccato da reparti dell'esercito tedesco in ritirata che ne volevano far
saltare gli impianti. Alla difesa presero parte militari e civili
italiani.
Mentre soldati del Regio Esercito -
comandati dal generale Nicola Bellomo nonostante lo sbandamento successivo
all'armistizio - affrontavano i nazisti sul lungomare, alcuni popolani
armati, tra cui Michele Romito, bloccavano gli accessi a Bari vecchia.
Romito, in particolare, lanciò due bombe a mano dalla sommità dell'arco
di San Nicola contro un camion della Wehrmacht che si incendiò, bloccando
l'accesso al quartiere ai parà della divisione 'Hermann Goering' che
stava attaccando il porto. Anche per questa azione la città fu insignita
nel 2006 dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della medaglia
d'oro al valore civile.
Romito, pensionato ed ex operaio portuale,
ha passato gli ultimi mesi della sua vita in difficoltà sia economiche
sia di salute; solo pochi giorni fa il Comune aveva disposto aiuti
economici e l'intervento dei servizi sociali. La salma sarà composta da
oggi nell'Aula consiliare del Comune di Bari, i funerali saranno domani
alle 16 in Cattedrale.
31 Agosto 2009
(da la Gazzetta del Mezzogiorno online)
altre notizie su Michele:
E' morto il compagno Michele Romito, eroe antifascista barese. I
funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 16 nella Cattedrale di Bari.
http://www.anpi.
it/libri/
bari_1943.
htm
Bari, 8 settembre '43. La Wehrmacht fermata da un ragazzino.
Questa è la storia di un ragazzino di Bari Vecchia che l'8 settembre 1943
riuscì a fermare una colonna della Wehrmacht. L'ha scritta il giornalista
Marco Brando, sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno, nell'edizione di
Bari.
E' il 9 settembre 1943. Un reparto della Wehrmacht penetra nel porto di
Bari, affonda alcuni piroscafi e risponde con il fuoco alle intimazioni di
resa. "Mentre un camion tedesco attraversava il ponte di San Nicola,
a Bari vecchia, lo attaccammo..
. E poiché vedemmo tanti ragazzi volenterosi di scagliarsi contro,
incitammo questi a lanciare le bombe a mano da noi fornite. Tanto che il
piccolo quattordicenne a nome Romito Michele fu Francesco, abitante in via
San Marco 50, con un lancio di una bomba incendiò il camion". Sono
parole di Mario Trani (Marina militare) in una testimonianza resa
all'Associazione nazionale partigiani d'Italia il 15 giugno 1945 e
raccolta nel volume L'8 settembre 1943 in Puglia e Basilicata (Edizioni
dal Sud), realizzato da Vito Antonio Leuzzi e Giulio Esposito per conto
dell'Istituto pugliese per la Storia dell'antifascismo e dell'Italia
contemporanea.
È una parte del racconto della battaglia cui egli aveva partecipato: lo
scontro, costato sei morti italiani ricordati in una lapide sul palazzo
della dogana, contrappose alcune centinaia di soldati tedeschi (incaricati
- il giorno successivo alla notizia dell'armistizio tra Italia e forze
alleate - di far saltare le installazioni portuali baresi) a militari e
civili italiani. Questi ultimi, prima spontaneamente poi col coordinamento
del generale Nicola Bellomo, riuscirono a fermarli. Quel giorno dettero un
contributo importantissimo, non solo sul piano bellico ma anche sul piano
morale, decine e decine di ragazzini di Bari vecchia, che si armarono di
bombe a mano e andarono all'assalto dei mezzi blindati germanici. Di
questi ragazzini nessuno ha mai più parlato. E' uno dei lati oscuri,
censurati per decenni, della storia della guerra di Liberazione. Il
quattordicenne citato da Trani, Michele Romito, vive ancora nella sua Bari
vecchia, stesso indirizzo. Oggi è un settantacinquenne. Negli anni
Settanta il Comune si ricordò di lui, con una medaglia. Poi l'oblio. Lo
abbiamo incontrato nei pressi dello stesso arco da cui lanciò le bombe
sul camion tedesco. Non lontano, lungo le mura della città vecchia, ci
sono i bagni pubblici, ove ha lavorato dopo aver smesso di fare il
muratore. "Mi ricordo tutto, eccome...", racconta, indicando
l'arco attraverso il quale si raggiunge il cuore del borgo. "Eravamo
in tanti ragazzini, allora, a lavorare nel porto. Praticamente tutti i
ragazzi di Bari vecchia. Gli adulti erano al fronte, anche i miei fratelli
maggiori, così toccava a noi. Caricavamo e scaricavamo le navi, pure
quelle dei tedeschi, che fino all'8 settembre erano nostri alleati",
ricorda. Finché quegli adolescenti barivecchiani dovettero dare l'assalto
agli ex alleati. "Ricordo che la sera dell'8 settembre, dopo aver
ascoltato alla radio il messaggio di Badoglio che annunciava l'armistizio,
avevamo festeggiato fino a tardi. Per tutti noi era la fine della guerra.
O, almeno, così speravamo. La mattina del 9 ci presentammo come al solito
al lavoro, nel porto... Arrivarono i tedeschi. Spararono, minacciarono
tutti, fecero saltare alcune navi, uccisero quelli che avrebbero voluto
impedirglielo. E noi non sapevamo cosa fare, eravamo rimasti intrappolati.
.. Nel caos, riuscimmo infine a raggiungere le mura di Bari vecchia".
Via di corsa verso le proprie case, in cerca di rifugio?
Macché. "Si sparava, c'era fumo ovunque. Andammo di corsa dietro
l'Ospedale consorziale (demolito dopo la guerra, ndr), in piazza San
Pietro". Ed ecco l'incontro. "C'era il generale Bellomo con
altri soldati. Era leggermente ferito. Ci guardò e ci disse: "Dovete
difendere le vostre case, la vostra città". Ci fece vedere, davanti
all'Ospizio, alcune casse piene di bombe a mano". Prosegue Michele
Romito: "Erano bombe Balilla, quelle rosse. Tutti noi ne prendemmo
alcune. Io ne presi sei: due in mano e quattro infilate nella maglietta.
Lungo le mura corsi verso il ponte di San Nicola... Mi nascosi dietro le
colonne, allora la balaustra non c'era. In quel momento stavano arrivando
due camion blindati tedeschi, armati con una torretta da cui spuntava una
mitragliatrice. Volevano entrare a Bari vecchia, dove c'erano le nostre
case, le nostre famiglie. "O noi o loro", pensavamo tutti.
Il primo camion fece in tempo ad entrare ma fu fermato davanti al
santuario di San Nicola. Il secondo stava passando... Io tirai una prima
bomba a mano dall'alto. Esplose proprio sulla torretta. Lanciai anche la
seconda e fu un inferno... Quell'affare prese fuoco completamente. Così
l'ingresso dei bastioni restò bloccato, e io corsi verso piazza San
Pietro". Michele si unì ad altri ragazzi e ad alcuni militari:
lanciarono altre bombe a mano sulle truppe germaniche, che premevano
sull'altro lato dell'ospedale consorziale. Poco dopo i tedeschi si
arresero, dopo aver raggiunto un accordo con i militari italiani.
"Quando ormai era tutto finito, in piazza arrivarono alcune decine di
bersaglieri in bicicletta. Ma avevamo già fatto tutto noi. I tedeschi si
erano arresi". Così quel ragazzino - che, come i suoi amici, non
aveva mai visto prima una bomba a mano o un'arma - si ritrovò di punto in
bianco in prima linea. "I tedeschi che assieme agli altri avevamo
catturato purtroppo furono liberati, per ordine del comando italiano...
Purtroppo, perché risalirono fino a Barletta, a Trani e in altre città
pugliesi, dove fecero stragi e sparsero molto sangue. Fu un errore, di cui
nessuno si è mai pentito abbastanza. Io - dice Michele - non odio i
tedeschi, oggi. E anche allora, prima di quella battaglia, prima dell'8
settembre, non dico che avevo fatto amicizia con alcuni di loro ma quasi.
Ci chiamavano per aiutarli a fare la cambusa per le navi ormeggiate in
porto, li conoscevamo. Ma dopo l'armistizio si trasformarono. Diventarono
massacratori senza pietà... Dovevamo fare il nostro dovere". Un
rimpianto?
"Vorrei che fosse riconosciuto a Bari vecchia il sacrificio dei suoi
ragazzi. Io abito qui da sempre, così come i miei genitori. Di noi oggi
si parla solo per dire cose brutte. Ma nessuno ricorda quei giorni, il
nostro coraggio, il nostro orgoglio, il nostro sacrificio. Fu uno dei
primi episodi di Resistenza, molto prima che succedesse nel Nord
Italia". Ci sono ancora a Bari vecchia gli ex ragazzini di allora
che, come lei, fermarono la Wehrmacht? "E chi lo sa... Dopo la guerra
sa dove spedirono moltissimi barivecchiani, le cui case erano state
distrutte dai bombardamenti? Nell'ex campo di concentramento ai margini di
Bari. Poi al Cep e in altre periferie. So che c'è ancora qualcuno,
isolato laggiù. Ma non lo vedo più da molti anni. Mi piacerebbe
incontrarli ancora". E poi? "E poi, magari, potremmo andare a
raccontare nelle scuole quel che successe allora. Noi ne siamo orgogliosi.
E Bari vecchia merita che le venga finalmente reso onore, almeno dopo
sessant'anni"
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