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TARANTO:

Il compagno Salvatore De Rosa , di Taranto, è morto!  

TARANTO 12 APRILE 2013 I COMPAGNI LO RICORDANO AD UN ANNO DALLA MORTE

CHI VIVE NELLA LOTTA , MUORE LIBERO.

CIAO COMPAGNO SALVATORE

Report  e foto a cura di Pugliantagonista.it 

Salvatore ricordato a Radio Onda Rossa da Vincenzo Miliucci

http://www.pugliantagonista.it/archivio/claudio_beppe_compagni_tarantini.htm

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Con questo striscione le compagne e i compagni di Salvatore de Rosa  lo hanno salutato per l’ultima volta , nel giorno del suo funerale.

Portato a spalla sin sull’uscio della chiesa con le bandiere rosse abbrunate, tra canti e slogan, ma innanzitutto con tante lacrime e commozione ed un vuoto immenso nel cuore, nello stomaco ancora increduli per la sua perdita.

 Tra i tanti c’erano compagni che ieri sera han preso il treno o l’auto partendo da centinaia di chilometri dove il bisogno di lavoro, di un lavoro dignitoso, li ha spinti a lasciare quella Taranto che tante volte li ha visti partecipi insieme a Salvatore nelle lotte antifasciste, ambientaliste, politiche e e sindacali.

 C’erano compagni che  ormai da oltre 40 anni non smettono mai di essere in piazza, c’erano anche i giovanissimi compagni e amici di Beppe e Claudio morti prematuramente, c’erano lo striscione ambientalista di Attiva-Lizzano  e le bandiere referendarie in omaggio dell’impegno multiforme onnipresente di Salvatore in tutto ciò che potesse servire ad una Taranto migliore.

Quasi volesse accomunarsi al dolore e allo strazio dei compagni, dei familiari e degli amici anche il cielo , all’uscita della bara si è sciolto in lacrime tra il canto di Bella Ciao e il grido di “Salvatore presente!”

 

Report  e foto a cura di Pugliantagonista.it 

ALCUNE FOTO DI SALVATORE TESTIMONIANTI IL SUO IMPEGNO POLITICO

SALVATORE (CON IN TESTA IL CAPPELLINO COLOR "CAMMELLO")  IN TESTA AL CORTEO DEI COMPAGNI DI TARANTO  , 

MANIFESTAZIONE 2006 NO-RIGASSIFICATORI A TARANTO E A BRINDISI

GROTTAGLE , ESTATE 2010, CAMPAGNA REFERENDARIA PER L'ACQUA BENE COMUNE  E DISCUSSIONE PROBLEMATICHE AMBIENTALI, TARANTO, BRINDISI, ECC.

Il saluto del comitato pugliese Acqua Bene Comune

Ieri 12 aprile 2012, Salvatore De Rosa, storico militante e attivista di Taranto, si è spento. 

Non dimenticheremo mai - oltre al lato umano, generoso e limpido - lo straordinario supporto, la solida preparazione, la lucidità di lettura della storia e dei meccanismi di potere, la determinazione nel portare la tematica e la pratica della “Democrazia” anche all’interno delle vertenze territoriali e nazionali, indicando la scelta del metodo come condizione sostanziale e imprescindibile per consentire una reale partecipazione.

 

Rimarrà sempre con noi il ricordo dell’intelligente ironia utilizzata come modello comunicativo.

Al famoso slogan del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua “Si scrive Acqua e si legge Democrazia”, rispondeva sempre con “ Il nostro impegno deve far si che il senso delle parole non si inverta e che la Democrazia non diventi acqua…”. Poche parole che racchiudono il concetto più alto a cui tutti ci ispiriamo.

Grazie Salvatore… 

 

Il Comitato esprime il suo più sincero affetto e vicinanza ai cari e ai familiari di Salvatore e inoltra qui di seguito quello che è l’ultimo contributo scritto da Salvatore per il Comitato pugliese e, probabilmente, il suo ultimo scritto in assoluto. Una riflessione, inviata solo qualche settimana fa (un paio di giorni prima del fatale incidente), per una discussione collettiva sulla democrazia, la partecipazione e il metodo del consenso. Un contributo che ora, per noi, diventa un testamento.

I funerali si celebreranno a Taranto, domani, venerdì 13 alle ore 10:00, presso la parrocchia Sant’Antonio.

La sudditanza sempre più diretta  dei governi occidentali alla finanza internazionale vanifica i tradizionali istituti democratici, sottraendoli alla mediazione tra esigenze capitalistiche ed esigenze popolari. E, ancor più di quanto originariamente si prospettava, la gestione dei beni comuni chiama in causa la concezione e la pratica della democrazia.  Risulta evidente  che il grande sforzo dei comitati territoriali per permettere che la volontà popolare si esprimesse non può avere come effetto secondario la completa delega ad affrontare un potere tetragono, deciso a ignorare o a minimizzare il più possibile il risultato  del referendum. I comitati si trovano oggi davanti a una svolta: o vengono accantonati da un fluire sostanzialmente immodificato degli eventi, lasciando campo a una nuova tappa della trasformazione dei cittadini in sudditi, oppure occorre che diventino  gli embrioni di una nuova espressione democratica, che non sia ferma alla sola rivendicazione dei propri diritti ma dimostri, con le proprie soluzioni, di essere in grado di organizzare una gestione della società controllata dal basso, e quindi priva di quel fenomeno di autonomizzazione degli eletti dalla volontà popolare che la democrazia delegate mostra in tutto l'Occidente.

  Lungi dal considerare chiuso il numero di partecipanti  dei comitati, occorre aprire a chiunque consideri strategica per la democrazia la gestione dei beni comuni. È perciò necessaria una credibilità che consenta  di diventare punto di riferimento per uno sforzo di rinnovamento di forma e sostanza della democrazia. Con dispiacere registriamo il fatto che l'area dell'opposizione storica, parlamentare e non, non è riuscita a invertire il proprio processo di disgregazione e frammentazione – ormai pluridecennali – e non ha finora sottoposto a discussione progettuale i propri metodi e la propria esperienza storica. In questo contesto l'esempio di collegialità e trasparenza che viene dalla Val di Susa costituisce una positiva controtendenza; riteniamo indispensabile non soltanto sostenerlo ma anche studiare il suo successo nella ricomposizione delle culture e delle eterogeneità. Siamo convinti che i nostri sforzi, i nostri risultati non possono che essere effimeri se non opponiamo alla strategia privatrizzatrice dei beni comuni un progetto di ampio respiro, sostenuto da un metodo sempre più idoneo a consentire la partecipazione di tutti i cittadini interessati a sottrarsi all'attuale deriva liberista.


Il saluto dell'Associazione La Kasbah di Cosenza

 

Con dolore e sconcerto l’associazione culturale multietnica “La Kasbah” partecipa al cordoglio unanime per la scomparsa del compagno Salvatore.

Con la scomparsa di Salvatore se ne va un pezzo di sud e d’Italia ribelle! Da più di un trentennio sempre al fianco degli ultimi, dalla parte della giustizia e dell’equità sociale contro i soprusi dei poteri forti verso la sua terra.

Lo ricordiamo battersi con tenacia e resistere agli attacchi perpetrati dai governi da Napoli a Genova 2001. Lo ricordiamo difendersi con rabbia, ma con il sorriso di chi sa di stare dalla parte giusta, dagli attacchi della Procura cosentina nell’assurdo teorema repressivo contro il sud ribelle.

Ti ricorderemo sempre perché ci hai insegnato tanto. Addio Salvatore, compagno di tante battaglie e di tante vittorie.

Ai tuoi cari, ai compagni/e di Taranto, le condoglianze e la vicinanza da parte di noi tutt*.

Cosenza 13 aprile 2012

Associazione Culturale Multietnica “La Kasbah”

 


il saluto da Nicola Latorre dai Paesi Baschi: 

Le brutte notizie,purtroppo,arrivano in fretta. Quella della morte di Salvatore mi giunge proprio quando,casualmente, sono di passaggio per le italiche terre. Salvatore lo ricordo in tante situazioni pugliesi,tante quante quelle lotte e iniziative che piu' generazioni di compagn@ hanno tessuto per un trentennio nella nostra Puglia. Salvatore mi colpi la prima volta perche' la sua "anima tarantina" la esternava con gentilezza ed una pacata determinazione..il tutto condito da un velo costante di leggera ironia. Sono convinto che manchi gia' a tanti in queste ore: ai compagni e le compagne di quella tua taranto cosi cara in primo luogo,e gli altri ancora che hanno avuto la fortuna di incrociare la propria esistenza con la tua,in puglia e nel resto d'italia. A tutti/e loro va il mio piu' forte abbraccio. A te Salvatore,la promessa di non dimenticarti mai. A pugno chiuso,ciao.

Nicola Latorre


IL TRIBUTO DELLA CONFEDERAZIONE COBAS A SALVATORE

TRIBUTO AL COMPAGNO   SALVATORE  DE  ROSA

 Con dolore e rabbia la Confederazione Cobas partecipa al cordoglio unanime per la morte del compagno tarantino Salvatore De Rosa.

 Con Salvatore se ne va un pezzo di storia della Taranto antagonista , che dalla fine degli anni ’70 a oggi , ha sempre dato battaglia contro i poteri forti e la degenerazione della politica, nell’interesse supremo della povera gente, dei lavoratori, dell’ambiente, dei beni comuni.

 Non c’è stata lotta a Taranto o iniziativa nazionale a cui Salvatore è mancato. Con l’incedere pacato, riflessivo,sorridente e determinato , Salvatore contribuì – insieme ai compagni/e del “csoa Cittavekkia “ – a sfidare e poi vincere la barbarie di Cito, il sindaco coatto che ha depredato Taranto.  Così come è stato partecipe delle lotte per la chiusura delle Basi Nato in Puglia , che ebbero un nuovo slancio dopo il campeggio antimilitarista del ‘99 ad Otranto.

 Insieme ai Cobas , nel resistere alla mattanza e ai tentativi sediziosi perpetrati dallo Stato a Napoli e Genova nel 2001 ; a fianco dei popoli oppressi di Palestina e Kurdistan ;  nelle mobilitazioni contro i cicli repressivi, da quelli per la liberazione e il proscioglimento dei compagni/e del “ sud ribelle” , a quella per la liberazione di Bobo Aprile e i disoccupati brindisini, all’odierna campagna per la liberazione dei compagni/e NO Tav.

 Poi ancora a sostenere la ripresa e il riscatto dei quartieri popolari di Taranto , dove una nuova generazione ha ripreso il testimone della soluzione dei bisogni negati, mettendo in campo la sfida al degrado e la precarietà, facendo proprie le battaglie contro discariche-inceneritori verso “ rifiuti zero”, per l’energia pulita e contro il rigassificatore , soprattutto per l’acqua bene comune , dall’impegno per la legge di iniziativa popolare, al vittorioso referendum, all’attuale campagna di “ obbedienza civile”.

 Addio caro Salvatore , compagno di tante battaglie e di ampie visioni, il vuoto che lasci cercheremo di colmarlo tenendo fede ai valori,ai principi, ai comportamenti che ti hanno sempre ispirato.

 Ai tuoi affetti , ai compagni/e di Taranto , le condoglianze e la vicinanza della Confederazione Cobas.

 Roma 13.4.12                                                     Confederazione  Cobas  

 


(i funerali  alle ore 10.00 del13 aprile 2012 presso chiesa di Sant'Antonio ,vicino ospedale Santissima Annunziata di Taranto)

 

La redazione di Pugliantagonista.it si unisce al dolore dei compagni tarantini, dei suoi familiari, dei suoi amici.

  L'ULTIMO SALUTO DEI SUOI COMPAGNI DI TARANTO

UN FIORE ROSSO PER TE, COMPAGNO!

Hasta siempre Salvatore,

chi ha avuto il privilegio di combattere al tuo fianco, non può non aver apprezzato la tua totale coerenza, la tua necessità di segnare il presente mediante percorsi reali di democrazia diretta, ci hai aiutato a comprendere e rafforzare sempre di più la necessità di non delegare, l'esigenza della partecipazione, il rifiuto netto dell'autoreferenzialità. Il tuo esempio più utile e chiaro è la tua stessa vita, quella tua incredibile necessità di confrontarti con gli altri rispettandone le opinioni, se e solo se intellettualmente oneste. Il tuo continuo impegno nel creare trasversalità è scolpito nei nostri cuori: è il nostro metodo nel fare militanza. Ci hai aiutato a comprendere che la formazione politica è imprescindibile se si vuole combattere la delega. Patrimonio storico della lotta di Taranto, continuerai a rimanere impresso nelle mura di questa città grazie al sudore di quella lotta che con entusiasmo hai sempre combattuto, la forza delle tue idee rimarrà per sempre per noi sprono nei momenti di difficoltà per continuare a lottare fino alla morte, consapevoli del fatto che ognuno di noi è parte di quel complesso meccanismo che noi chiamiamo democrazia diretta, ci rendiamo conto che dovremo essere in grado di farci carico della tua assenza per dare senso e valore a quel percorso di cui tu stesso hai fatto parte... Hai lasciato tutti noi svestiti a sanguinare sotto la luna rabbiosa mentre ancora udivamo la tua voce leggera nelle nostre arterie. Il vuoto che ci lasci necessiterà di molti compagni perché il tuo bagaglio è così inestimabile che la tua sostituzione è praticamente impossibile, ma come compagni del comitato, come compagni che hanno condiviso con te un percorso importantissimo della propria militanza sentiamo, proprio come te, una rabbia assoluta verso un sistema che continua nella più totale arroganza a cancellare il futuro della maggior parte delle persone.

In linea con la scientificità che hai sempre cercato nella politica continueremo a stare nelle battaglie per i beni comuni in quelle battaglie che possono costituire il prodromo di una riappropriazione più complessiva, portando avanti come hai sempre lucidamente ribadito il discorso sul metodo, sulla riappropriazione della propria dignità mediante la riappropriazione del proprio destino.

La scuola politica che ambivi a realizzare sarà la nostra esigenza primaria, non è una promessa che ti lasciamo ma la condivisione totale sulla necessità della formazione come strumento fondamentale per il prosieguo di ogni lotta tesa alla liberazione reale della persona. Continueremo a ricordare ogni giorno il sorriso e la sottile ironia che ti caratterizzavano e affidiamo a te le parole di chiusura di questo documento:


La sudditanza sempre più diretta dei governi occidentali alla finanza internazionale vanifica i tradizionali istituti democratici, sottraendoli alla mediazione tra esigenze capitalistiche ed esigenze popolari. E, ancor più di quanto originariamente si prospettava, la gestione dei beni comuni chiama in causa la concezione e la pratica della democrazia. Risulta evidente che il grande sforzo dei comitati territoriali per permettere che la volontà popolare si esprimesse non può avere come effetto secondario la completa delega ad affrontare un potere tetragono, deciso a ignorare o a minimizzare il più possibile il risultato del referendum. I comitati si trovano oggi davanti a una svolta: o vengono accantonati da un fluire sostanzialmente immodificato degli eventi, lasciando campo a una nuova tappa della trasformazione dei cittadini in sudditi, oppure occorre che diventino gli embrioni di una nuova espressione democratica, che non sia ferma alla sola rivendicazione dei propri diritti ma dimostri, con le proprie soluzioni, di essere in grado di organizzare una gestione della società controllata dal basso, e quindi priva di quel fenomeno di autonomizzazione degli eletti dalla volontà popolare che la democrazia delegate mostra in tutto l'Occidente. […] Siamo convinti che i nostri sforzi, i nostri risultati non possono che essere effimeri se non opponiamo alla strategia privatizzatrice dei beni comuni un progetto di ampio respiro, sostenuto da un metodo sempre più idoneo a consentire la partecipazione di tutti i cittadini interessati a sottrarsi all'attuale deriva liberista”.

Con tutto il fervore rivoluzionario un ultimo e caloroso abbraccio da tutt*

le/i compagn* dei comitati

le/i compagn* di Taranto e Provincia---------------------

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il saluto della redazione di Pugliantagonista.it

Una bruttissima, maledetta notizia che non ti lascia nemmeno la forza di maledire il fato che ha voluto che per dei maledetti incidenti  , a volte banali, negli ultimi tempi ci abbiano portato via dei compagni,  alcuni giovanissimi  che tanto avevano combattuto per una Taranto, una Puglia, un Meridione migliore.

Alcuni mesi fa era toccato a Claudio raggiungere un altro giovanissimo compagno, Beppe, morto anche lui in un maledetto incidente stradale, poi la morte di improvvisa di “zio Antonio” Ranieri, poi ora a Salvatore , “lo psicologo”,  a causa dei postumi di un banale incidente domestico.

Ancora una volta il fato ha voluto giocare con un essere umano che ha sempre affrontato con il sorriso sulle labbra , quasi fosse un gioco, la vita anche nei suoi momenti più duri.

 Il sorriso, l’ironia di Salvatore, uniti alla sua mitezza, ma anche all’acume con il quale sapeva affrontare e analizzare problemi giovanili, dinamiche sociali,  ma anche lanciandosi in sperimentazioni politiche, contaminandosi con nuove esperienze ,lo contraddistinguevano, insieme alla sua ossessiva ricerca del  rispetto delle altrui opinioni.

Non c’è stata lotta politica ambientale o ideale a Taranto in cui Salvatore de Rosa non avesse partecipato, con discrezione,  ma non mancando mai di far sentire le sue idee.

Salvatore apparteneva a quel nucleo di compagni che visse il momento più duro  della sinistra rivoluzionaria a Taranto, quello di fine degli anni 70, quando riflusso , repressione e l’eroina che circolava nelle piazze,  distrussero  una generazione che anche qui al Sud aveva sognato l’ìimpossibile: la Rivoluzione.

Ostinatamente quei compagni: Ernesto, Salvatore Stasi, Salvatore de Rosa ed altri ancora continuavano cocciutamente a testimoniare che “le idee di rivolta non erano morte… ( come dice la canzone)… ma  che esse dovevano divenire un nuovo progetto antagonista  capace di essere recepito e ripreso  da una nuova generazione di militanti

Dopo gli anni bui che portarono all’elezione plebiscitaria di Cito  a Sindaco di Taranto,  nel finire degli anni 90 una nuova generazione si affacciò, grazie anche all’esperienza del Centro Sociale CittàVekkia , ma anche dell’impegno dinanzi ai luoghi di lavoro del gruppo dei “militanti storici” e la nascita delle istanze pacifiste ed ambientaliste  tra cui Peacelink .

Salvatore de Rosa lo ritroviamo nel campeggio antimilitarista di Otranto , del 1999, subito dopo la fine della guerra del Kosovo e delle grandi mobilitazioni pacifiste che avevano attraversato la Puglia.

 Poi  iniziò la stagione dei Socialforum e  insieme a tanti compagni pugliesi partecipa alle proteste  a Napoli nel marzo 2001. In quell’occasione la sua bontà d’animo lo porta a subire la violenza poliziesca direttamente. Lui durante una carica era rimasto a proteggere un giovane studente , esponente dei fuorisede di Roma , sofferente di una disabilità che gli impediva di poter allontanarsi di corsa, Salvatore semplicemente con il suo corpo fece scudo al ragazzo, subendo le percosse dei manganelli, nonostante che fosse a mani nude.

La sua rivincita venne  a Genova, nel luglio 2001 quando, mentre la polizia caricava il presidio del sindacalismo di base promosso dai Cobas, rivolgendosi ai suoi compagni, sorridendo, flemmaticamente , disse che questo film lo aveva già visto e che questa volta voleva raggiungere la Linea Rossa.

 Così, mentre infuriava la battaglia tra polizia e dimostranti, culminata con la morte di Carlo Giuliani, lui, raggiunto un gruppo delle rete Lilliputh e di qualche associazione cattolica riuscì ad essere tra i pochi che quel giorno giunsero sino quelle reti  metalliche maledette, che sembravano simboleggiare l’arroganza e la finta forza di un vecchio, putrescente, sistema.

Negli anni a seguire Salvatore ha continuato ad interessarsi delle battaglie di rinnovamento nella città di Taranto, anche quando ad esse il sistema rispondeva con i teoremi giudiziari come quelli del processo al Sud Ribelle.

Non dimenticandosi quell’esperienza,  noi brindisini  lo avevamo rivisto  in piazza Vittoria qualche mese fa, con la delegazione di compagni tarantini venuta a testimoniare  a Brindisi la solidarietà a Bobo e ai disoccupati,  arrestati  perché chiedevano lavoro.

Tra le foto che ritraggono Salvatore pubblichiamo quella a lui cara,  di una foto scattata nel 2000  su sua richiesta,  dinanzi all’ingresso di una vecchia fabbrica , ormai dismessa, di Brindisi ma che portava nelle scritte sui muri il segno delle lotte che ne avevano fatto un simbolo della lotta operaia, la SIDELM, nel quartiere Minuta.

La scritta un po’ sbiadita che portava ancora in sé tutta la carica della lotta di classe   :”- Il padrone deve vedersela con noi- gli era piaciuta e ci aveva chiesto di farsi ritrarre con essa.

Ciao , Salvatore , sappi che ogni volta che “i padroni” dovranno vedersela con noi, sapremo che ci sarai vicino…

 

Ciao Salvatore

La redazione di Pugliantagonista.it

Brindisi 11 aprile 2012

 


 

 

ciao Zio Antonio

qualche giorno dalla tua morte sento di darti queste mie parole, perchè fai parte di quella schiera di uomini e donne ai più sconosciuti che nel corso della storia della umanità hanno provato a cambiare radicalmente lo stato di cose presenti, e meritano di essere ricordati. ANTONIO RANIERI, molti che mi leggeranno, anche nella nostra Taranto, non sanno neanche chi era quest'uomo, perchè non era "famoso", non aveva le prime pagine dei giornali, ma aveva gli occhi e la schiena dritti: mai un passo indietro. Certamente eri un punto di riferimento per i tuoi colleghi di lavoro e e per la gente di Paolo VI° (quartiere ghetto) ed in particolare delle cosidette "case bianche" (ghetto del ghetto). Già solo per questa tua collocazione i noti benpensanti, quelli che in nome del profitto ammazzano inquinano e devastano, con la loro faccia di culo e senza vergogna ti "giudicavano" dall'alto in basso, con la puzza al naso. Ancora di più se sapevano che per un periodo della tua vita sei stato un "illegale" (così come la mia generazione ti avrebbe chiamato) ed hai avuto a che fare con la "giustizia": ma come si fa a non essere "illegali" quando si nasce e si cresce nel ghetto del ghetto delle città del nostro sud? E ancora peggiore era il giudizio di questi benpensanti quando non solo sei stato un "illegale", ma hai deciso di schierarti dalla parte della tua e della nostra gente, quella che quotidianamente subisce le angherie di questo sistema, dando tutto te stesso a tuo modo per cambiare questa società di merda. Ricordo quando ci siamo incontrati quasi una quindicina di anni fa e sei entrato nei Cobas. Ti sentivi rinato (e quante volte me lo hai detto), dopo le delusioni, le amarezze e la rabbia che ti avevano dato i tradimenti del pci e delle sue derive. Hai ripreso a darti da fare per quello che il tuo fisico ti permetteva. Da subito nei Cobas e sul tuo luogo di lavoro (part-time a 3 ore da pulitore nelle scuole) per riprenderti la tua dignità di lavoratore. Sempre presente ed in prima linea alle riunioni, alle manifestazioni, ai blocchi stradali contro i licenziamenti e per la stabilità e congruità del posto di lavoro. Certo non parlavi moltissimo, forse anche perchè per chi nasce nel ghetto del ghetto del nostro sud troppo spesso è un lusso studiare anche il minimo in quanto sin da ragazzini bisogna "portare il pane a casa". Ma come ti facevi capire quando parlavi anche nel tuo dialetto strettissimo (patrimonio culturale che si sta disperdendo!) che a molti dei più giovani faceva anche sorridere bonariamente e ci scherzavamo su. Non parlavi moltissimo ma ti davi tantissimo da fare. E non solo nei Cobas. Sempre presente a modo tuo, se fisicamente reggevi, per dimostrare in manifestazione il tuo viscerale antifascismo, o che si trattasse di Palestina, o dei nostri arresti etc. etc..E poi l'altra tua esperienza estremanente significativa: insieme ad altri compagni dei Cobas, ad altri compagni e a ragazzi del quartiere hai fondato il "Comitato di quartiere Paolo VI" la cui sede peraltro è alle "case bianche" a pochissimi metri da casa tua. Esperienza molto bella e significativa che ti gratificava moltissimo per tutto quello che in questi anni ha saputo fare per la vivibilità del quartiere e per riprendersi dal basso i propri diritti negati: dalla riattivazione in autogestione di una piazzetta lasciata all'abbandono ed oggi a disposizione per i bambini del quartiere ed autointitolata a Carlo Giuliani, allo sportello per l'acqua bene comune, passando per tante e tante iniziative.Burbero ma dal cuore d'oro sempre pronto a metterti a disposizione: un vero e proprio personaggio, anzi persona vera e verace, da amare e rispettare per chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscerlo a fondo.

Insomma sei stato uno sempre "contro", allergico ai compromessi e che lo Stato lo ha conosciuto solo per essere represso e "condannato" e per questo sei odiato di benpensanti ed amato da tutti noi. Pensa un pò: abitante del quartiere ghetto, "illegale" e pure comunista! Che differenza etica c'è fra te e quelli come te e tutti quei porci che ammazzano e devastano in nome dei loro luridi interessi che magari si permettevano pure di giudicarti: quanto mancherai alla tua famiglia, a tua moglie, ai tuoi figli, ai tuoi nipoti e a tutte/i noi!

Ciao Antonio Ranieri, per tutte/i, anche per quelli più grandi dei tuoi 61 anni, "ZIO ANTONIO" come forma di assoluto rispetto verso chi come te, pur senza avere i riflettori addosso, tanto si è speso per cambiare la propria e l'altrui condizione, per una società giusta e senza padroni.

E che le nostre lacrime possano fare in modo che la terra ti sia lieve!

Salvatore Stasi  febbraio 2012

 

20 gennaio 2012

Claudio  e Beppe , fratelli nelle lotte, uniti da un tragico destino

 

Quando una giovane vita viene spezzata nel fiore della sua  bellezza, nel rigoglìre dei sogni, delle cose da fare, negli orizzonti da scoprire, il nostro mondo e noi tutti diventiamo più poveri e vecchi.

 

Quando  ci è giunta la notizia  della morte di Claudio non volevamo crederci,ancora una volta uno di quei giovanissimi compagni di Taranto che avevamo conosciuto in quell’intensa stagione di lotte antifasciste, per la libertà di manifestare e contro la repressione, per il lavoro e contro il precariato , per la salute e contro l’avvelenamento ambientale e morale di quella bellissima città , poi nelle lotte contro le grandi opere ,che fossero il ponte sullo stretto di Messina o la TAV, ed ancora in difesa degli spazi sociali come quello del Cloro Rosso.

Giovani vite che si erano impegnate appena raggiunta l’adolescenza al servizio degli altri, con tutta la loro freschezza, innocenza e che a noi “vecchi e barbosi” militanti di anni irripetibili davano un conforto ed una gioia immensa poiché lasciavano la speranza che una nuova generazione fosse cosciente di avere a portata di mano il proprio destino …se lo voleva…

Ci illudevamo…il destino, lo insegnavano i greci ha il volto mascherato del Fato, pronto ad ingannarti e far sgorgare lacrime dai tuoi occhi quando vorresti che sorridessero…

Beppe lo rivediamo scorrendo le foto di una delle tante manifestazioni fatte  in Calabria lì dove doveva sorgere il Ponte.

In quella foto con la bandiera rossa a braccetto con i suoi compagni , con una sigaretta tra le dita ed in testa un cappellino singolare per un caldissimo luglio , in Beppe c’era tutta la sua essenza di giovane ribelle di un Sud che ne sforna tanti e che spesso non ci accorgiamo quanti potenzialmente essi siano e come essi potrebbero esser determinanti alla rivoluzione sociale e culturale di questo paese.

Di Claudio, giovanissimo abbiamo (oltre alle foto più recenti delle manifestazioni con il Cloro Rosso ) una scattata a Taranto nei primi anni 2000, in una mobilitazione per la richiesta della libertà degli antifascisti tarantini arrestati durante quella persecuzione che raggiunse il culmine con il mostro inquisitorio dell’inchiesta sul  Sud Ribelle.

Due giovani vite di compagni spezzare da un destino comune,  a distanza di alcuni anni, entrambi, per un incidente stradale , un maledetto incidente come i tanti, troppi che ritroviamo nelle cronache di quella strage continua di giovani vite per  strade italiane.

Claudio e Beppe ora sono insieme  e noi lasciati soli abbiamo il dovere di continuare il loro cammino, non far cadere i loro sogni  nell’oblìo, sogni di una gioventù che non può e deve avere età

 

Ciao Claudio, ciao Beppe, vi salutiamo a pugno chiuso

La redazione brindisina di Pugliantagonista



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