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 Agosto-Settembre 1944 Quando da Brindisi e Foggia  partivano gli aiuti per gli insorti di Varsavia  (parte seconda) Il sacrificio di polacchi e sud-africani

There was no difficulty in finding Warsaw. It was visible from 100 kilometers away. The city was in flames and with so many huge fires burning, it was almost impossible to pick up the target marker flares." – William Fairly, a South African pilot, from an interview in 1982

Brindisi e l’insurrezione di Varsavia del 1944, una pagina dimenticata della nostra storia

 

Ben pochi brindisini sanno che la loro città, nel 1944 fu testimone della tragica vicenda bellica dell’insurrezione  di Varsavia   e del sacrificio di tanti uomini che parlavano lingue diverse ma accomunati nella lotta per la libertà dal nazifascismo

Varsavia insorse  contro i nazisti il 1 agosto del 1944, con l’approssimarsi delle armate sovietiche, ma dopo due mesi di lotta impari , fu distrutta e i sui abitanti uccisi o deportati in Germania a centinaia di migliaia.

Una vicenda paradossale che vide Stalin, stizzito dal governo  polacco in esilio, che rifiutava gli accordi di spartizione dell’Europa sanciti dai tre Grandi, ordinare all’Armata Rossa di fermare l’avanzata e  negare l’uso delle basi aeree russe agli aerei alleati che trasportavano aiuti per gli insorti polacchi .

Una vicenda che nella Guerra Fredda fu rimossa dalle pagine della Storia della II G.M. e relegata ad un episodio minore , ma noi con questa piccola ricerca vorremmo restituire a  Brindisi, un pezzo della sua memoria perduta .

Brindisi alba del 7 settembre 1944

E’un’alba radiosa  che inizia ad illuminare Brindisi. Sulla pista dell’aeroporto gli infermieri dell’ambulanza e i pompieri sono in attesa dell’arrivo dei quadrimotori Halifax di ritorno da Varsavia . I piloti più anziani con il generale Raisky, comandante dell’aeronautica polacca in esilio, scrutano il mare verso la costa albanese, calcolando quanta benzina rimane ancora nei serbatoi degli aeri in volo.

Il rumore familiare dei motori Merlin scuote tutti come un’iniezione di adrenalina:

L’Halifax comandato dal tenente R. Chmiel , con le insegne  a scacchi rosse e bianche dell’aviazione polacca  tocca terra , tra sobbalzi e stridori di freni, con la fusoliera crivellata di proiettili.

 E’ un accorrere di uomini, ansiosi  di soccorrere e di sapere come è andata e quando arriveranno gli altri compagni , ma purtroppo dei sei quadrimotori  del 138 squadrone speciale polacco  della Raf , quello è l’unico che ha fatto ritorno da una missione  rivelatasi suicida.

 Erano partiti alle 7 di sera del giorno prima ,  sorvolando il porto  di Brindisi con le navi  attraccate,  con 9000 litri di benzina  nei serbatoi sufficienti a malapena a garantire il ritorno dopo un viaggio di 12 ore e 3200 Kmt  e tre preziose tonnellate di armi, munizioni, radio,  destinate agli insorti polacchi che in quelle ore stavano combattendo una lotta impari contro le truppe della Wermacht e le SS

Polacchi sono tutti gli appartenenti di quel 138 ° special squadron che in 63 giorni  si sacrificherà quasi per intero nella missione impossibile di aiutare Varsavia. Un volo che li ha portati dall’Adriatico ad incontrarsi  sul lago di Scutari in Albania con quattro quadrimotori Liberator sudafricani del 31° Squadron , di stanza a Celone a Foggia, per poi risalire insieme lungo la Yugoslavia,  il Danubio, i Carpazi e infine la Vistola.

Un viaggio nel  buio più profondo per non essere intercettati dai caccia tedeschi ,ma poi  proseguito nello scenario dantesco in cui brucia Varsavia. Tra un mare di case in fiamme , di carri armati e lanciafiamme in azione,  di contraerea ululante verso l’alto,  i piloti polacchi e sud-africani hanno cercato la “Dropping zone”,  i punti di lancio segnalati a terra dai partigiani e soldati del generale polacco Bor Komorowsky . Gli aerei hanno volato cosi bassi da esser accecati dal fumo e dalle fiamme, i polacchi hanno visto precipitare al suolo i quatto aerei dei loro camerati sudafricani, scoppiando come scatole di zolfanelli in quel vulcano che è oggi Varsavia . Pur con le lacrime agli occhi hanno  infine lanciato sui punti prescelti quell’esiguo e pur indispensabile aiuto racchiuso in container di acciaio appesi su paracadute, pagato al durissimo prezzo dell’abbattimento anche degli Halifax  polacchi ad eccezione di quello del tenente pilota Chmiel rientrato,  dopo sei ore  da incubo alla lontanissima Brindisi,

In  sei settimane di appoggio aereo 69 aviatori polacchi e 80 sud-africani, decine di inglesi e americani  si sacrificarono per la libertà non solo della Polonia ma di tutti noi  in quel lontano 1944.

Ricordare il loro sacrificio è dovere di tutti noi amanti della libertà e della democrazia e fare di ciò un occasione di crescita culturale  e non solo, della nostra città , rafforzando i rapporti con quei popoli , quelle nazioni che inviarono qui i loro figli migliori a donare la propria vita per un mondo migliore .

 

Antonio Camuso

Archivio storico Benedetto Petrone

Brindisi 6 settembre 2011… 67 anni dopo, per non dimenticare

Note a piè pagina : quella che riportiamo è la versione ridotta che Quotidiano ci ha pubblicato in data 7 settembre 2011 ma molto vi sarebbe da dire come lo testimoniano i diversi link che noi riportiamo.

Nel 2005 sono stati pubblicati gli atti dell’unico convegno fatto in Italia e anche lì si parla di rimozione della memoria.Ci sono chiaramente degli aspett paradossali, dietro quella vicenda con Roosevelt che non volle aiutare Churchill a convincere Stalin a dare l’appoggio delle basi aeree agli aerei che portavano aiuti . Solo a fine settembre gli americani ebbero l’autorizzazione a fare dei lanci atterrando in Russia ma furono criticati dai Russi poiché a detta loro il 96% degli aiuti andava nella zona controllata dei tedeschi: Con l’accusa di rifornire inconsapevolmente i tedeschi gli americani dovettero smettere lasciando il compito ai piloti russi che partendo paradossalmente  dalle basi negate due mesi prima a sud-africani, inglesi e polacchi , sganciarono alcune decine di tonnellate di aiuti, sulle ultime sacche di resistenza.

Se questo fosse avvenuto prima forse Varsavia non sarebbe stata rasa al suolo e i suoi abitanti trucidati o deportati e neanche gli alleati avrebbero perduto quel centinaio di aerei e di uomini tra piloti ed equipaggi finiti morti o catturati. Di tutti i piloti superstiti della Aviazione della Polonia Libera solo due  vollero ritornare nella Polonia entrata a far parte della zona di ingerenza sovietica, alimentando il numero degli esuli che non rientrarono mai più in Patria.

Gli unici che continuano a commemorare quei fatti sono chiaramente i polacchi ma anche i sud-africani , anche attraverso di cerimonie di gemellaggio. I resti dei piloti alleati che si sacrificarono su Varsavia sono nel cimitero militare di Cracovia. Nel nostro articolo abbiamo proposto di spingere le istituzioni di Comune e provincia di Brindisi a prendere iniziative simili.

 

L’episodio del 6-7 settembre è tratto da una nostra traduzione delle pagine  del capitolo “Varsavia brucia” scritto in francese dall’asso della seconda GM ,  Pierre Clostermann nel suo libro “Feux du ciel “edito da Flammarion ed ha un incongruenza con i dati  ufficiali che danno presente a Brindisi il 148° Polish Squadron al posto del citato 138° che era anch’esso un famoso  squadrone  per operazioni speciali della RAF con piloti polacchi ma che operava da basi inglesi rifornendo partigiani maquis francesi, belgi, norvegesi e spie in Germania , ma riteniamo che Pierre Clostermann abbia identificato i piloti del 138° operanti volontariamente nei neo-costituiti 148 e 178°  e per questo abbiamo voluto fedelmente riportare  quanto afferma Clostermann

Sulle basi foggiane dei sudafricani vedi link

http://www.storiedelsud.altervista.org/Venosa%20PSP/PSPbasi.htm

sulla rivolta di Varsavia  http://www.warsawuprising.com/timeline.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Warsaw_Uprising

http://www.wartimememories.co.uk/allied/royalairforce/31sqd-raf.html

sul sacrificio dei Sudafricani

http://samilitaryhistory.org/vol131pm.html

http://www.saafmuseum.org.za/features/2011/398/

 per note e approfondimenti andare a Insurrezione Varsavia

 

 


 La rivolta di Varsavia e i paradossi della Storia...ovvero:morire per Damasco?No, grazie!( parte prima)

 

 

Il 1 agosto del 1944 alle 17.00 l’esplosione di una bomba  nel quartiere della Gestapo di Varsavia diede il via alla rivolta antinazista. Cinquantamila soldati dell’armata  partigiana polacca clandestina , aiutati da tutta la popolazione si impadronirono in cinque ore di combattimenti della capitale.

Sembrava ormai fatta 1’Armata Rossa era alle porte della città…ed invece era solo l’inizio del martirio  e dell’olocausto in cui scomparve un ‘intera capitale europea…

 

1 agosto 2011

Mentre scorrono sugli schermi Tv, le immagini della sanguinosa repressione in atto in Siria , con la NATO che intima  lo STOP all’Inghilterra sull’opzione intervento militare “umanitario”, pena il ritrovarsi in un vespaio senza via di uscite molto peggiore di quello libico, riteniamo importante  ricordare una vicenda emblematica della Resistenza al Nazifascismo  in Europa, nella Seconda Guerra Mondiale , nella quale si possono ritrovare tutti  i tragici paradossi che accompagnano il cammino della Storia dell’Umanità e dei quali anche nei giorni d’oggi possiamo essere testimoni.

 

 Parliamo della rivolta di Varsavia nell’agosto del 1944 e della distruzione conseguente di una bellissima ed antica capitale europea, dello sterminio a colpi di cannonate e lanciafiamme di quasi la metà della sua popolazione e la deportazione nei lager dei superstiti.

Una vicenda terribile , ma ancor più terribile e paradossale fu il fatto che questo massacro avvenne sotto gli occhi di un ‘Armata Rossa che era alle porte della città e che non intervenne per ordine di uno Stalin irritato dal testardo orgoglio nazionalista del governo polacco in esilio che sognava, illudendosi ,  di ripristinare territorialmente , a guerra finita la Grande Polonia , non comprendendo  che la Russia,  al momento della spartizione dell’Europa, avrebbe messo sul piatto della bilancia   il peso delle decine di milioni di suoi cittadini immolati  per la vittoria sulle armate nazifasciste.

Così , in quella tarda estate del 1944, esattamente a cinque anni di distanza dall’invasione della Polonia da parte delle armate di Hitler e della conseguente entrata in guerra di Francia ed In Inghilterra nel secondo conflitto mondiale, ebbene cinque anni dopo né americani, né inglesi vollero irritare lo Stalin che comandava quell’Armata che stava facendo il lavoro sporco contro le divisioni corazzate tedesche.

Parafrasando lo slogan del pacifismo oltranzista del ’39 “- Morire per Danzica? No, Grazie!-“ in quell’agosto del 1944 andò in voga il “- Morire per Varsavia? No, grazie!-

Il coro fu unanime sia da parte dei generali delle armate  angloamericane  appena sbarcate in Normandia, desiderosi di guadagnare senza rischio medaglie e promozioni , che dei loro soldati  impauriti di veder arrivare dal fronte russo  i veterani delle panzer divisionen , se lo Stalin avesse ordinato lo STOP alla avanzata dei suoi T34 sul fronte orientale, per rappresaglia ad un aiuto militare significativo da parte alleata alla resistenza polacca “influenzata da elementi reazionari e borghesi presenti  nel governo in esilio a Londra”.

In un gioco di spartizione dell’Europa in  aree di influenza e di eliminazione in esse di movimenti, partiti ed individui che potessero metter in discussione lo status quo, (che successivamente  si formalizzò nella Guerra Fredda) , Varsavia e i suoi abitanti furono condannati nel rogo del cinismo della politica e della prevalenza degli interessi dei più forti.

Ma fu anche un monito a tutti i movimenti partigiani ed in particolare quello italiano affinchè essi non forzassero la mano , anticipando l’arrivo delle truppe alleate  nell’Italia del Nord, lanciando prematuramente l’insurrezione e imponendo  un governo influenzato da comunisti e socialisti che non fosse gradito agli anglo-americani e ai capitalisti di Londra e di Wall Street

Eppure, nonostante tutto ciò,  duecentomila cittadini di Varsavia dettero in poco più di due mesi  la vita,  in nome dalla lotta per la libertà e contro il nazifascismo,  e con essi un piccolo pugno di piloti volontari polacchi, in uniforme inglese, che sacrificarono la loro vita per cercare di portare aiuto, con i loro aerei alla Varsavia in fiamme.

E’ una storia tragica ma bellissima che lega in un altro di quei paradossi della Storia, la Puglia ,  Brindisi ,e il territorio salentino in particolare , con quella sanguinosa  vicenda di lotta antifascista e che vale la pena da ricordare per riflettere senza veli o pregiudizi di sorta, interrogando le nostre coscienze se sia giusto morire per Damasco, o Gaza, o Tripoli, o Mogadiscio o invece sia meglio nascondersi dietro un finto pacifismo agitando lo spettro dei complotti imperialisti che si aggirano per il mondo mettendo in subbuglio popoli ed equilibri geopolitici eredi di cinici misfatti come quello della distruzione di Varsavia nella lontana estate del 1944.

Lo racconteremo in breve saggio di ricerca storica,   in più puntate, che pubblicheremo come Osservatorio sui Balcani di Brindisi nelle pagine di Pugliantagonista.it  e dell'Archivio Storico Benedetto Petrone , sino al prossimo 6 settembre 2011

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

osservatoriobrindisi@libero.it

Brindisi 1 agosto 2011

 

 

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