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RESISTENZA AL NAZIFASCISMO /22

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Resistenza
 

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Benedetto Petrone
 
Genova 2001
 

 

Ylenia
 
 
 

1944 : l’Italia, nonostante tutto,  resiste, legge e sogna…

I romanzi del coprifuoco: quando gli uomini e le donne d’Italia, nonostante i bombardamenti, l’occupazione nazista, deportazioni e stragi, continuavano  a sognare e a sperare una vita “normale”, attraverso la lettura dei romanzi gialli camuffati di rosa per aggirare i divieti del Partito Fascista.

La recensione libraria “vintage”  di Pugliantagonista.it, per l’invito alla lettura, elemento di crescita culturale ma anche farmaco miracoloso contro  la depressione e lo stress.

 

Introduzione.

E’ nelle ore antecedenti all’arrivo della Befana che mi accingo per  l’angolo letterario di www.pugliantagonista.it  a scrivere questa piccola recensione  libraria.

Nei ricordi della mia infanzia , il giorno della Befana è sinonimo di libro. Sin da quando avevo appreso a leggere, all’età di cinque anni, la lettura era entrata prepotentemente nella mia vita un po’ solitaria di bambino che abitava alla fine degli anni ‘50 in un casolare di campagna, alla periferia  di una piccola città di provincia , qual’era, ed è, Brindisi. Con felicità quindi ogni 6 gennaio, ma non solo,  Natale, compleanni, onomastici, insomma ogni evento che  fosse occasione di un regalo nei miei confronti si tramutava nell’arrivo di un nuovo libro. In seguito , la mia passione  nell’acquisto di libri fu solo limitata dalle disponibilità finanziarie e… dallo spazio  a disposizione, mentre gli argomenti che essi trattavano si allargarono sempre più, man mano che interessi, hobby, passione politica e amore per la natura  riempivano la mia vita.

Naturalmente il mio non era un caso isolato, anzi possiamo dire che  il giorno della Befana tradizionalmente è stato dedicato da tantissimi genitori al regalo di  un libro ai propri figli , per spingerli alla lettura  e all’arricchimento culturale. Oggi purtroppo  i libri come i giornali sembrano destinati a scomparire , travolti da Internet, facebok, dal dilagare tra giovani di cellulari e I.Pad e dove la futilità del postarer messaggini e ciccare “mi piace”  sembra rendere piaceri virtuali superiori a quelli del godere di una sana e tranquillante lettura di un libro.

 

I romanzi gialli: la bestia nera del Ministero della Cultura Fascista

Come i libri anche quelli apparentemente più innocui e “leggeri”  siano   visti un elemento pericoloso per i regimi o i sistemi economici e politici  che vogliono l’omologazione quale elemento di controllo delle menti e dei “gusti” della gente ormai è risaputo e confermato dalla Storia oltre che dalla Socio-politica.

A conferma di ciò nasce questa  mia piccola recensione  su di un libro appartenente ad un genere, quello del giallo,  che ha molti appassionati , ma che pochi sanno essere stato bandito, in Italia, nel 1941, con tanto di decreto Ministeriale dal Ministero della Cultura  Popolare ( Fascista) poiché “ trattante “storie che potevano influenzare negativamente il pubblico più giovane”.  Fu così che quell’anno in cui l’Italia fascista mandava i propri giovani  a morire dall’Africa alla Russia, si preoccupava che la lettura di qualche giallo, magari di autore straniero potesse  portare sulla cattiva strada  la mente di qualche ragazzo.

Fu per colpa di questo decreto che  le pubblicazioni delle collane de "I Libri Gialli" e dei "Gialli Economici Mondadori" dall’ottobre del 1941 furono interrotte e le case editrici messe in difficoltà, pur di soddisfare la richiesta di un pubblico “resistente” inserirono  alcuni camuffandoli in  serie di romanzi popolari  o addirittura stampando nuove serie  “giallo-rosa”quali furono per esempio i Romanzi del coprifuoco  editi dalla Editoriale Romana ( via Nazionale 200-Roma)

Girando sul web, relativamente a questo argomento troviamo erroneamente scritto che questa casa editoriale  iniziò a produrre questo genere di  libri  solo dopo l’arrivo degli Alleati , nel giugno del 1944 , a Roma , ma la semplice  analisi del libro di cui oggi tratto una breve recensione , dimostra il contrario, ovvero come questa coraggiosa casa editrice li pubblicasse  in piena occupazione nazifascista e nonostante il successivo decreto del 1943 della Repubblica Sociale Italiana  ( fascista di Salò) intimasse il sequestro di tutti i libri gialli in quanto tali.

Possiamo tranquillamente affermare dai dati riscontrati in questo libro che le prime pubblicazioni dei romanzi del Coprifuoco siano ascrivibili almeno al  gennaio 1944 , ovvero esattamente  70 anni fa. 

 

Il fiore sulla roccia – di Manfredo Spina-I romanzi del coprifuoco – n 18 – marzo 1944- costo lire 12 “con uno speciale aumento di lire due”.

 

Nella serie”I romanzi del coprifuoco”, mai titolo fu così azzeccato, evocante  le serate degli italiani passate tra oscuramenti, luci abbassate, sirene di allarme annuncianti i bombardamenti alleati sulle città, lunghe ore di estenuante attesa nei rifugi antiaerei  alle quali difendersi, estraniandosi dalla realtà attraverso la lettura di un libro “leggero” che parlasse di amore, mistero,  e che terminasse con un lieto fine, per un amore ,un matrimonio o un  ladro messo in galera e un innocente  messo in libertà.

Nei 18 volumi che sino al marzo del 1944 la Casa editrice  Editoriale Romana aveva messo in commercio  , troviamo il Manfredo Spina come un autore ricorrente , insieme ad un Alfredo Pitta, ma una sorpresa tra gli autori  è quella di trovare  Vittorio Calvino con “Una donna del Sud”.

Calvino  scrittore , sceneggiatore, commediografo e direttore settore prosa della nascente RAI TV nel 1953 , dimostrerà la sua coerenza  due anni dopo con l’abbandono di  quel prestigioso e remunerativo incarico accusando la RAI di essere burocratizzata e lottizzata dai partiti.

Il libro trovato in uno scantinato.

Fare l’archivista è come fare l’archeologo e per me questa passione , legata con l’amore del documento cartaceo la porto avanti con ostinazione ma anche con un profondo rispetto nei confronti di chi possa essere stato il padrone di quell’oggetto.Vale così per l’archeologo che al momento del ritrovamento di una spilla . o una corniola sente vicina la presenza  di colui che l’ha posseduta, così mi accade nel  momento in cui uno o più documenti, o altro materiale cartaceo connessi ad un particolare periodo storico , che sia la Resistenza o la stagione dei Movimenti, mi capitino tra le mani. In questo caso il libro l’ho ritrovato cercando di catalogare  il contenuto di un scatolo di cartone semiabbandonato in un garage di  Mario G.un vecchio compagno del Centro Sociale di Brindisi.

Si trattava di libri appartenuti al padre, ingialliti, molti in cattive condizioni per l’umidità, dal passare del tempo, la carta di scarsa qualità ( alcuni  stampati durante il periodo bellico).

Libri che  catalogati mostravano l’interesse del proprietario sui temi della Resistenza e della lotta al fascismo, riguardanti l’insurrezione  delle 4 giornate  di Napoli , o la lotta clandestina a Roma, o ancora testimonianze della vita dei deportati  e sopravvissuti ai lager. Libri datati alcuni , 1943, 1944, quando ancora l’Italia non era stata liberata. Ma in quel cartone con mia grande sorpresa , insieme a volumi di carattere  politico, tecnico, scientifico vi era una serie di romanzi che a primo avviso avevo definito di “appendice”, i classici feuilletton.

 In un secondo momento, leggere sul frontespizio “ I romanzi del coprifuoco “ mi ha incuriosito ed approfondendo  ho potuto contestualizzare  la presenza  di libri apparentemente frivoli tra altri ben più impegnati.

Quanti di noi , sul comodino pronti all’ultima lettura serale, hanno anche qualche Topolino, o l’ultima gag  versione cartacea della Littizzetto, onde cancellare con un sorriso lo stress e le amarezze di giornate segnate da cattive notizie, crisi economiche guerre e catastrofi ambientali?

Comprendere come  leggere romanzi “leggeri” in momenti difficili fosse l’antidoto per non impazzire, per tanti italiani  è stata per me una  scoperta ma anche una conferma di come leggere sia un formidabile antidoto.

Il Fiore sulla Roccia. La recensione.

Quella che si snoda per 107 pagine  ad una prima lettura sembra una storia banale , con i tempi e i modi che ci ricordano certi vecchi film in bianco e nero degli anni 30, che parlano di commesse innamorate del figlio del padrone, sedotte e abbandonate   ma che a distanza di anni poi si ritrovano tra le braccia del loro amore o di vite di sartine che si contendono l’innamorato, magari un po’bullo e coattone.

I protagonisti di questa storia sono un timido ragazzone , Giovanni Viglieri, impiegato presso una ditta milanese, impacciato con le donne, un po’ testardo, la cui educazione è stata fortemente influenzata dal carattere forte e autoritario da una  sorella che gli ha fatto da madre, sin da quando da bambino era rimasto orfano.

Lei, l’altra protagonista è Cecilia, una giovane ragazza giunta dalla  provincia che vive di stenti, fuggita da una delusione amorosa , e che in un primo momento respinge le offerte disinteressate di aiuto da parte di Giovanni, che risulta essere fidanzato con una certa Lidia ma che sente una forte attrazione nei confronti di Cecilia.

 Il destino naturalmente si mette in mezzo al coronamento naturale di questa  tormentata storia d’amore, con un fatto di cronaca nera in cui il ragazzo si trova inconsapevolmente coinvolto e dal quale solo con un colpo di fortuna finale  riuscirà ad uscirne , galera compresa, scoprendo che Cecilia come il fiore sulla roccia , il fiore dell’amore, ha atteso che il suo Giovanni fosse definitivamente scagionato dalle accuse.

E’ un caso che di un altro fiore sulla roccia si decanti le virtù in quegli anni di lotta al nazifascismo: è il fiore del partigiano, nella canzone Bella Ciao, simbolo della volontà di sacrificio, dell’ostinazione per ritrovare la libertà da parte di  tanti uomini e donne….

Ricominciare a vivere: La novella  in seconda lettura.

Nello stile dei tascabili a fine romanzo   ci si ritrova con una o più novelle o racconti brevi di autori minori e così è anche per questo nostro vecchio libro d’epoca.il titolo  della novella di seconda lettura  è : “Ricominciare a vivere”. -di Gino Avorio.

Quanto questa fosse l’aspirazione  di tantissimi italiane ed italiani in quei terribili giorni del 1944 è comprensibile e come sia sentito l’affermarlo, anche attraverso una breve novella di una decina di pagine,  che parla di due esseri umani, un uomo ed una donna che in momento di follia hanno commesso uno sbaglio  fidandosi della persona sbagliata.

Guardandosi negli occhi e constatando la miseria in cui sono caduti, decidono  semplicemente di unire le proprie forze, ed affrontare il futuro con la certezza di non avere più nulla da perdere, salvo l’amore per la vita e  magari  trasformarlo in un sogno d’amore in comune…ricominciando a vivere.

Come la vicenda di quest’uomo e questa donna si possa  paragonare ai milioni di italiani  che furono illusi dalla roboante retorica nazionalista fascista è evidente e quanto fosse prorompente il sentimento di voltare pagina  in essi in quel terribile anno, …per ricominciare a vivere… è  quanto  tra le righe afferma questo piccolo racconto, su un libro scritto, in una Roma in cui risuonavano gli stivali nazisti ed nel Carcere di Via Tasso si torturavano gli oppositori.

 

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi  6 gennaio 2014 , 70 anni dopo…

Riferimenti  sul web :

http://www.cartesio-episteme.net/introduz.htm

http://www.cartesio-episteme.net/cap5.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Calvino

 

 

 

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