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LE INCHIESTE E I DOCUMENTI DELL'OSSERVATORIO/3

(Puglia militarizzata/6)

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OPERAZIONE DINAK: Difesa Nazionale Kosovo

Missili a difesa della Puglia, marzo 1999

missili Hawk a Punta Contessa-Brindisi

Già nell’autunno del 1998  strani movimenti di truppe, missili, sistemi radar trasportati su camion furono visti transitare lungo le principali strade pugliesi e poi sparire misteriosamente nel coperto delle mille servitù militari di cui è soggetta la Puglia

Si iniziò allora da parte di fotografi free lance e delle principali tv locali , la caccia al missile “inguattato”, ovvero nascosto tra macchia mediterranea o mimetizzato tra gli hangar corazzati degli aeroporti militari pugliesi. Grazie a ciò si scoprì che la Puglia aveva bisogno urgente di difendersi da un attacco missilistico ed aereo ben più reale di quelli ipotizzati durante le quarantennali esercitazioni NATO antiPatto di Varsavia.

Puglia in guerra

La Puglia tra il finire del 98 e l’inizio del 1999 diviene per gli strateghi NATO la base più importante per le prossime operazioni di guerra di aggressione alla exYugoslavia di Milosevich e in un quadro di guerra totale, la possibilità di ritorsione da parte delle forze armate serbe diventa un a quasi certezza.

Nonostante l’imponente schieramento di navi della NATO e di decine di aerei imbarcati sulle portaerei,  vi è una possibilità non remota che qualche missile tattico o qualche Mig serbo  a bassa quota possa raggiungere le coste pugliesi, facendo fare una magra figura ai generali della NATO e creando una grave difficoltà politica all’amico governo italiano guidato dall’exPCI D’Alema .

Quel Mig venuto dall’Albania

Il precedente già vi era stato nel marzo del 1997 quando, in un’Albania in piena guerra civile, con un Berisha che aveva comandato all’aeronautica di bombardare gli insorti di Valona, nonostante che fosse in corso in pieno Adriatico il ponte aereo USA che  traslocava migliaia di consiglieri militari americani e le loro famiglie da Tirana e Durazzo, un solitario Mig albanese armato di tutto punto decise di disertare e atterrare sotto gli occhi stupiti della guarnigione nell’aeroporto di Galatina, a qualche chilometro da Lecce.  Tutto ciò senza che  un cane di controllore  militare radar italiano, o  di controllori radar imbarcati sugli AWACS USA e NATO stazionanti sull’Adriatico, o presso le portaerei americane  presenti dinanzi alle coste albanesi, avesse dato un preventivo allarme.

E se accadesse di nuovo?

Che nel pieno bailamme di una guerra contro la Serbia,  con gli aerei militari che fanno il bello e il cattivo tempo sull’Adriatico,  utilizzando tutti i mezzi per mascherare la loro presenza,  un attacco a sorpresa serbo possa verificarsi, questa ipotesi diviene l’incubo dell’intero Stato Maggiore delle Difesa Italiano.

Si corre ai ripari mobilitando la 1° Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare dotata del suo sistema missilistico antiaereo e antimissile di punto del sistema Spada dotato di lanciatori Aspide( di costruzione italiana) e del 4° Rgt contraerei antimissile, dell’Esercito Italiano dotato del sistema HAWK  per la difesa antimissile e antiaerea a medio raggio, che viene trasferito in tutta fretta dal Friuli Venezia Giulia, sede storica di questo reparto,  sulle coste pugliesi.  

logo dei reparti Spada della 1a Brigata Aerea

Il governo D’Alema prima tace , poi minimizza.

Il transito dei missili non passa inosservato e ai primi scoop giornalistici le autorità militari e quelle politiche  rispondono parlando di semplici esercitazioni di routine. Ma quando lo schieramento è completo e diviene permanente la Puglia  e le sue città si accorgono di esser divenute un bersaglio di probabili attacchi che se colpissero le tante industrie a rischio del nostro territorio avrebbero  effetti devastanti. Nel frattempo dagli esponenti del governo D’Alema giungono parziali ammissioni che minimizzano tutto e parlano di semplici misure precauzionali ma che i pugliesi devono stare tranquilli.

Lo schieramento difensivo 

dinak_puglia.JPG (47903 byte)

I missili Hawk che devono difendere le città pugliesi da attacchi a media ed alta quaota  sono schierati sul litorale pugliese onde poter cercare di colpire il nemico prima che esso raggiunga le città. La dislocazione su un linea di costa di circa duecento chilometri è ripartita con rampe e sistemi radar asserviti, ogni sessanta chilometri in media  affinché i due Hawk adiacenti possano interagire sullo stesso obbiettivo con più probabilità di successo,

1)Il comando del reggimento e della Brigata è presso  la sede operativa  della Terza Regione Aerea nell’aeroporto militare di Bari Palese. Presso lo stesso aeroporto vi è la rampa di Hawk che ha il compito di difendere la città di San Nicola,  dai missili serbi.

2)La seconda rampa missilistica Hawk è a Monopoli, a Torre Cintola, installata a pochi passi di case estive, ombrelloni e campeggi per le vacanze.Il compito di questa rampa, più che difendere Monopoli o Fasano, è quello di impedire una penetrazione offensiva aerea serba verso l’aeroporto militare  di Gioia del Colle, posto all’interno, che  diverrà nella fase finale della guerra del Kosovo,  la base degli A-10. americani, armati di proiettili all’uranio impoverito,  incaricati della distruzione dei carri armati serbi presenti nella provincia kosovara

3)La terza rampa missilistica è posizionata a Punta Contessa , un poligono di tiro dell’Aeronautica militare, a ridosso della Centrale termoelettrica di Brindisi Sud, a Cerano distante sei chilometri dai grandi impianti del petrolchimico di Brindisi, i loro giganteschi depositi di gas, e materiali altamente infiammabili, la centrale elettrica di Brindisi Nord e la stessa città con il suo porto civile e militare.

4)La quarta e ultima rampa Hawk è posizionata anch’essa in un altro poligono di tiro e sede di ricorrenti esercitazioni delle forze NATO, quello di Torre Veneri, sulla costa a qualche chilometro ad est di Lecce e rimodernato ed allargato a fine anni 80. La funzione di questa rampa è di proteggere la città di Lecce, l’importantissimo Radar della difesa aerea, integrato al sistema NATO, di Otranto presente a circa 30 chilometri a sud, ma anche il vicino aeroporto di Galatina.

La seconda linea difensiva: il sistema Spada.

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Nel caso che  i missili Hawk non fossero stati capaci di fermare le azioni di rappresaglia serba contro il territorio pugliese , esisteva una seconda linea di fuoco, basata su un sistema antiaereo missilistico di produzione nazionale SPADA  costituito da un radar di tiro/acquisizione bersaglio autoportato, i relativi gruppi elettrogeni, le sale radar su shelter trasportabili e  rampe missilistiche ASPIDE.

Naturalmente essendo un sistema di difesa di punto aveva ed ha, notevoli limitazioni riguardanti la portata, il brandeggio oltre che essere sensibile ad alcune sofisticate contromisure elettroniche. Comunque quello  era il meglio che nel campo il nostro Paese aveva e  l’intera 1 Brigata Aerea con i suoi uomini e mezzi  migliori accorse in difesa della Puglia e dell’onore delle armi italiane. I radar dello Spada in quei mesi di guerra lavorarono incessantemente, ponendo a dura prova anche gli operatori radar e i meccanici della manutenzione,  che fecero  miracoli a fronte di numerose defaillance dei sistemi costretti a lavorare a quel ritmo.

Il dispiegamento SPADA

Il dispiegamento di alcune batterie di missile del sistema Spada è contemporanea alla messa a disposizione  nel 1994 , da parte del governo italiano alle forze aeree NATO e USA di alcuni aeroporti per le operazioni condotte in Bosnia ed in Croazia. Tra quegli aeroporti vi erano Gioia del Colle, Brindisi ed Amendola con la conseguente presenza di militari e mezzi aerei multinazionali.

Conseguentemente  a questa decisione vengono rafforzate le difese contraeree, sostituendo le antiquate piazzole armate di mitragliatrici binate con le più moderne rampe del sistema SPADA. All’inizio presso i reparti ed anche ai curiosi che si fermavano ad osservarle dall’esterno delle reti di recinzione, l’arrivo degli SPADA fu accolto come una  eloquente opera di marketing di un prodotto di cui le nostre industrie nazionali del settore dovevano andar fiere, ma quando nei primi mesi del 199  queste rampe prolificarono ad ogni inizio e fine pista negli aeroporti  militari pugliesi  e il roteare dei radar di puntamento fu continuo, ci si accorse che la situazione era veramente grave.

La linea di difesa degli Spada era presente nei tre aeroporti militari  della Puglia meridionale: Gioia del Colle, Brindisi Galatina, ma il loro numero si triplicò con l’avvicinarsi del conflitto . Toccava ad  essi difendere gli aeroporti e le strutture ad essi collegate, i mezzi, i radar, i depositi logistici e di munizioni, le stesse famiglie dei militari residenti presso le sedi operative.

Brindisi una città in guerra

Le rampe degli Spada  al limite della recinzione che guardava verso il mar Adriatico nella località Sciaia a mare era il biglietto da visita per turisti e brindisini che andavano a godersi le prime giornate primaverili al mare. Poi si aggiunsero altri missili all’incrocio delle piste ed infine  l’ultima rampa, quella  dello scandalo,  fu piazzata a ridosso della cristianissima chiesa di Santa Maria del Casale. La cosa non andò giù neanche al clero locale e il comando dell’aeroporto fu costretto a costruire un muro in terra battuta che coprisse allo sguardo dei curiosi e dei devoti la sagoma minacciosa dei missili.

 A Brindisi ci si accorse finalmente che quanto andava denunciando sin dal 1994 il Comitato di Informazione sulla Megabase ONU-NATO di Brindisi, si stava avverando, ovvero il coinvolgimento pieno in una vera guerra , della città di Brindisi e dei suoi abitanti con tutti i rischi del caso.

 Brindisi inserita anche nei porti a disposizione della NATO e sede di attracco  e di smistamento logistico, oltre al suo apparato industriale è il boccone più ghiotto per chiunque volesse colpire il nostro paese. In quei giorni del 1999 anche la bomba o il missile più impreciso scagliato contro la città farebbero l’en plein. Per questo motivo , nonostante che nella fase offensiva della NATO presso l’aeroporto non stazionino gli stormi da bombardamento, il dispiegamento contraereo è al limite della saturazione.

Nonostante queste precauzioni,  quando per due volte i Mig serbi cercarono di forzare il blocco NATO sull’Adriatico,  si vissero tra le strutture della difesa aerea italiane momenti di gelido sudore.

La buona stella volle che i serbi non erano seguaci di Bin laden e giunti a poca distanza dalla costa pugliese decisero di abbandonare una missione Kamikaze  inseguiti dai caccia NATO .

Un vero brivido lo avemmo invece  tutti il giorno che due tremende esplosioni scossero la città . Due grandi colonne d’acqua si erano levate alle 11 del mattino, a poche centinaia di metri dalla Mega centrale Enel di Cerano Brindisi-Sud: si disse che un pilota NATO  un po’ nervoso, proveniente da Gioia del Colle,  avesse toccato il pulsante sbagliato mentre stava andando a bombardare i serbi. Lo stellone brindino , San Teodoro e San Lorenzo da Brindisi avevano evitato per un soffio che un bel mucchio di operai brindisini andassero a rimpinguare il folto numero delle vittime da danni collaterali che la NATO mietè in quei giorni terribili del 1999.

Ritorno a casa

Nell’estate del 1999, a guerra finita e tregua consolidata finalmente i missili Hawk presero la strada di ritorno verso il nord. Gli SPADA prima diminuirono di numero  e poi da Brindisi furono definitivamente ritirati,  con il declassamento per motivi di bilancio dell’aeroporto militare. Solo a Gioia del Colle la loro presenza pur ridotta  è persistita nel tempo, mentre una parte del sistema SPADA è stato finalizzato per le missioni di guerra umanitaria all’estero: Balcani, Afghanistan, Iraq, ecc.

Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

osservatoriobrindisi@libero.it

 

Brindisi 20 marzo 2009…dieci anni dopo

notizie su sistema SPADA

http://www.aeronautica.difesa.it/CSA/1BA/organizzazione.asp

http://it.wikipedia.org/wiki/Spada_2000

http://digilander.libero.it/en_mezzi_militari/html/aspide.html

notizie su sistema Hawk

http://www.esercito.difesa.it/root/equipaggiamenti/dotaz_artiglieria.asp

http://www.anarti.e-cremona.it/Composizione/Storia%20del%20Reggimento.htm

notizie provenienti da blog in cui parlano i militari che hanno lavorato sul sistema Hawk durante l'operazione Dinak in Puglia. interessanti alcune belle foto

http://www.vecio.it/forum/viewtopic.php?f=5&t=1385&start=60

 

 

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vedi anche:

I DOCUMENTI

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