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Puglia rossa

1947

Puglia rossa
Resistenza
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Antifascismo
 
Irpinia ribelle
Benedetto Petrone
 

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La Puglia di 73 anni fa in attesa della Costituzione. 

19-20 novembre 1947, a Bitonto proclamata la prima repubblica sovietica delle Puglie.  Arresti tra i sindacalisti a San Giorgio Jonico .La strage di dimostranti a Campi Salentina.

L’Italia di 73 anni fa, che auspicava una Costituzione che garantisse egualmente  a tutti diritti e doveri, all’interno di un processo di rinascita e rinnovamento del nostro Paese, era una nazione  scossa da forti tensioni sociali interne e sottoposta da identiche pressioni internazionali, in particolare dagli USA. La nostra Puglia non era assolutamente estranea  a tutto ciò ed in particolare il mondo dei diseredati, dei braccianti, dei contadini poveri era quello che attendeva risposte urgenti e si opponeva alla resurrezione di quel blocco politico conservatore che aveva appoggiato sin dagli inizi la nascita del fascismo e che andava ricompattandosi intorno alla Democrazia Cristiana e all’Uomo Qualunque, oltre che nel MSI.

E' una Puglia che ha dato molto alla lotta antifascista, pagando un caro prezzo, con il sangue dei suoi figli sia sul suo territorio che  nei diversi teatri della Resitenza, compresi i lager. A distanza di pochi giorni dei fatti di cui narriamo, i partigiani pugliesi elessero i loro rappresentanti al primo Congresso dell'ANPI che si svolse a ROMA  dal 6 all'9 dicembre 1947 ( vedi articolo la delegazione dell'ANPI di Foggia al 1 congresso ANPI) I partigiani pugliesi portavano con sè l'immagine di una Puglia stremata, affamata e a cui alla richiesta di pane si rispondeva col piombo della polizia di Scelba e gli assalti delle bande degli agrari e dei fascisti -qualunquisti.

In questo contesto avvengono i fatti di fine novembre 1947 dove veri e propri moti insurrezionali  coinvolgono  i paesi più poveri della Puglia. Una traccia di essi li abbiamo ritrovati nella rilettura dei giornali custoditi dall’Archivio Storico Benedetto Petrone (Brindisi) fondo Irpinia , in parte digitalizzati.

In questo caso  il giornale preso in considerazione “Risorgimento”  era schierato sul fronte conservatore e  le cui cronache erano deformate per additare sulla sinistra la responsabilità di fatti luttuosi e difendere a spada tratta l’operato poliziesco.

Ben diversamente andarono le cose come  riportiamo in fondo alla pagina  grazie a recenti ricerche , libri e testimonianze, tra le quali quella raccolta dal sottoscritto da un collega di lavoro, il cui padre carabiniere, ferito e coinvolto nei fatti di Campi Salentina, immediatamente dopo diede le dimissioni per non ritrovarsi a sparare su gente esasperata e resa folle dalla fame , dalal miseria e da uno sfruttamtno feudale da parte degli agrari e dei loro caporali. 

Sanguinosi scontri nelle Puglie;

Risorgimento ( Il Mattino) 22 dicembre 1947

Archivio Storico Benedetto Petrone;fondo Irpinia

" -ROMA, 21 — 1 lunghi colloqui che ha avuto oggi l'on. De Gasperi col comandante generale, dei Carabinieri e successivamente con il Prefetto dà Milano vengono posti in relazione con l’esame delle direttive di carattere generale che il Governo adotterà per fronteggiare energicamente l'ondata di agitazioni che de oltre quindici giorni sta gravemente compromettendo l’ordine e la sicurezza del Paese… La cronaca registra ancora una giornata di tumulti disordini e sangue in Puglia. Il turno è toccato questa volta a Bitonto.

 Ieri sera, quando le vie del centro rurale erano come di consueto ormai deserte, colpi dì fucile e di rivoltella seduti da uc
rintronare di bombe a mano eccheggiavano nei pressi della casa comunale, i carabinieri accorsi non riuscivano a raggiungere gli attentatori. Il fatto improvviso, scaturito soltanto dalla intensa tensione locale, veniva
  attribuito dalle fa-
zioni di estrema sinistra ai qualunquisti- Scioperanti e gregari dei partiti ( di sinistra, nNdR) venivano chiamati in
piazza per una manifestazione dì protesta, dopo la quale la folla, che aveva potuto avere facilmente ragione del presidio di carabinieri e polizia, costrìngendoli a rimanere attorno alla Caserma, si lanciava all'assalto delle sedi della Democrazìa Cristiana. dell'Uomo Qualunque,
  dell'associazione agricoltori e di qualche circolo, deserto in quell'ora che venivano in breve devastate

PROCLAMATA LA PRIMA REPUBBLICA SOVIETICA DELLE PUGLIE

- Durante la notte, trascorsa dalla cittadina, in un'atmosfera di ansia e talvolta anche di panico, tutta la parte periferica è
rimasta sotto il controllo di squadre rosse, talune delle quali, secondo quanto è stato riferito, avrebbero dichiarato la costituzione della «prima repubblica sovietica dette Puglie». La passeggera proclamazione è stata sottolineata
   con sparatorie.

L'unico fatto di sangue, tuttavia si verificava soltanto nelle prime ore del mattino, quando il vecchio sacerdote Pasquale Pileo. uscendo di casa per recarsi alla chiesa, ancora ignaro degli avvenimenti, veniva aggredito da ignoti estremisti e ferito con tre colpi di pistola.

Ieri sera stessa alle prime segnalazioni, una colonna motorizzata e corazzata di rinforzo è partita da Bari, ma alle porte di Bitonto una fìtta sparatoria aveva sconsigliato l'ingresso in città nelle ore notturne Data questa situazione, maggiori, aliquote di carabinieri e di polizia sono state avviate oggi attraverso il Tavoliere. Nel odierno pomeriggio finalmente le forze motorizzate sono riuscite a spezzare il blocco che gli scioperanti avevano imposto al paese ed hanno raggiunto il centro di Bitonto ripristinando immediatamente con azione decisa, la normalità….”

Di segno contrario era quanto avveniva a Terlizzi:

“…L'atmosfera di fermento rimane, tuttavia, in tutta la Puglia. A Terlizzi ha avuto luogo una controdimostrazione dei partiti contrari allo sciopero: la tendenza avversa alle violenze ed ai disordini come speculazione politica si afferma lentamente quasi ovunque, per quanto tutta la Puglia sia sempre abbandonata nella immobilità dello sciopero, non completamente generale, ma tuttavia assai perturbante..”-

 Nel Tarantino e nel Salento, l’intervento repressivo dello Stato contro sindacalisti ed esponenti dei partiti di sinistra si faceva più pesante, in un contesto di tensioni dove infiltrati provocatori hanno buon gioco per interventi sanguinosi della polizia di Scelba.Alcuni anni fa, il sottoscritto , a nome dell’Archivio Storico Benedetto Petrone, ha raccolto la testimonianza da un collega di lavoro e figlio di uno dei carabinieri che furono feriti e poi coinvolti nella strage di manifestanti.  In questa testimonianza si evince come le popolazioni del Salento fossero letteralmente alla fame e condotte in uno stato di esasperazione rasentante la follia.Lo stesso carabiniere dopo quei fatti diede le sue dimissioni per non ritrovarsi a sparare sulla folla affamata.

 

…A San Giorgio Jonico la polizia ha proceduto all'arresto dei dirigenti delle sezioni comunista e socialista, riconosciuti responsabili dei torbidi dei giorni scorsi-.
Sui gravi fatti di Campi Salentina, dove si lamentano 12 carabinieri ed un funzionario feriti per il lancio di una bomba e due morti e sei feriti tra i civili si hanno alcuni particolari che possono far ricostruire gli avvenimenti nel modo che segue: Nel pomeriggio di ieri doveva aver luogo un comizio indetto dai
 democratici cristiani allo scopo didisterndere gli animi : mentre il comizio si svolgeva echeggiarono alcuni colpi d'arma da fuoco.
I Carabinieri
  intervennero cercando di fare allontanare i dimostranti ed esplosero vari colpi in
aria. Ad un certo momento da un dimostrante veniva lanciata una bomba che feriva 12 carabinieri ed il commissario dott. Caltabìano che era stato inviato sul posto per il mantenimento dell'ordine.
In tale congiuntura la forza pubblica dovette fare uso delle armi, il che provocò tra i civili due morti e sei feriti di cui due gravi.
   Il lanciatore  della bomba è stato identificato per il fruttivendolo Pietro Menna, pregiudicato, iscritto al partito comunista.

In seguito alla riunione del consiglio generale delle leghe terminata dopo la mezzanotte, lo sciopero generale nella provincia di Bari é stato sospeso. Restano in atto. però gli scioperi parziali dei lavoratori agricoli, e dei lavoratori dell'edilizia.

Domani un decreto determinerà l'imponibile  di mano d'opera in agricoltura per fronteggiare sia pure parzialmente la di-
soccupazione. In vari comuni della provincia tra agricoltori e lavoratori s sono svolte trattative locali che in alcune parti hanno condotto l’accordo, oltre che per l'Imponibile della mano d'opera anchte per la ripartizione dei prodotti di mezzadria accordi del genere sono stati stabiliti anche in altre località ma queste categorie per tornare al lavoro dovranno attendere la fine dello sciopero generale. …”

 

Le cose realmente andarono in ben altro modo come si evince per i fatti di Campi Salentina dalla lettura dell’ottimo libro Quelle innocente vittime del riscatto sociale”, scritto da Salvatore Coppola che narra dell’uccisione di due lavoratori, Nino Maci e Antonio Tramacere uccisi nel corso di una manifestazione sindacale a Campi Salentina. Libro presentato a Campi il 20 novembre 2017 e i cui riferimenti potete trovarli al link http://www.squinzanosette.it/dettaglio.asp?id_dett=48393&id_rub=178

 

Per i fatti di Bitonto riportiamo quanto scritto sul sito bitontino https://www.dabitonto.com/cronaca/i-tumulti-del-47-a-bitonto-il-ricordo-di-emanuele-coviello.htm

 In cui si legge la testimonianza di  Emanuele Coviello ritornato da icampi di prigionia tedeschi. nella sua Bitonto il 15 ottobre del ’45. … in una terra in cui «si moriva di fame», come del resto già prima della guerra, «Ricordo che una mattina, poco dopo il mio ritorno, mi alzai presto e uscii di casa per chiedere di lavorare in campagna per raccogliere le olive. Portai anche mio fratello. Chiesi 80 lire, ma dopo altri lavoratori mi riferirono di prendere 350 lire. E così chiesi anche io la stessa quota, per poter portare il pane a casa. E mi fu concessa. Ecco come stavamo a quei tempi. Stavamo male» ricorda Coviello: «Ci davano quattro soldi. Ci mettevano in condizioni di miseria. Era necessario ribellarsi. Eravamo anche andati in guerra per difendere la patria dei ricchi, non quella dei poveri».

 

Le rivendicazioni dei braccianti erano raccolte da comunisti, socialisti e dai sindacati che chiedevano migliori condizioni di vita per loro, il rispetto dei contratti e il riconoscimento del limite di otto ore al giorno. In quei giorni, in tutto il barese, era stato indetto sciopero ad oltranza.

 

«Io e mio padre eravamo iscritti al Partito Comunista, come tutti i lavoratori dell’epoca. Il 90 percento di loro era iscritto. Sono stato iscritto per tre o quattro anni» aggiunge, ricordando la visita di Togliatti, ’48: «Non volevano neanche farmi lavorare, proprio perché ero comunista. Però quando ci hanno mandati a morire in guerra a nessuno interessavano le nostre idee politiche».

 

«Il 19 novembre ’47 alcuni iniziarono a sparare, per protesta contro gli accordi tra le parti che si stavano prendendo al Comune. Fu l’inizio di tutto. Fu assaltata la sede della Democrazia cristiana e furono accesi fuochi» aggiunge ancora.

 

E, infatti, come del resto abbiamo già ricordato, nonostante gli appelli alla calma del segretario socialista Angelo Custode Masciale, i manifestanti si divisero in più gruppi, iniziando a lanciare invettive contro i padroni, i latifondisti, e contro le forze politiche a loro vicine, le “sedi della reazione agraria” come la DC, la cui sede in piazza Cavour è assaltata. Gli arredi interni della sezione bitontina della Democrazia Cristiana vennero ammucchiati sulla piazza e incendiati. Vennero assaltati anche il Circolo Unione in piazza Margherita di Savoia (l’odierna piazza Aldo Moro) e la sede del Movimento Dell’Uomo Qualunque, ubicata in via de Ilderis, che fu colpita da bombe. Un gruppo di manifestanti occupò anche la società telefonica, allo scopo di ostacolare le comunicazioni tra il commissariato di Polizia cittadino e quello di Bari. Altri arrivarono a Porta La Maya, sparando colpi di fucile contro la Polizia giunta da Bari dopo che le comunicazioni furono interrotte.

 

«Ricordo che dalla Porta del Carmine si sparava su via Modugno. Le forze dell’ordine arrivarono dunque dalla via per Giovinazzo, visto che da Bari non potevano entrare a causa dei manifestanti che sparavano».

 

E infatti, la situazione va avanti dal 19 al 20 novembre, quando a sedare la rivolta intervennero le camionette dei Carabinieri, posizionando mitragliatrici lungo corso Vittorio Emanuele II.

 

«Io rimasi in corso Vittorio Emanuele II, solo di guardia alla sezione del partito, e mio padre era a casa, nel suo letto. Non partecipò per niente alla sommossa. Ciò nonostante fu arrestato con l’accusa di avervi preso parte» spiega oggi il reduce, affermando che a fare il nome del genitore fu invece un esponente del Movimento dell’Uomo Qualunque, ex membro del Partito Fascista bitontino, con cui precedentemente c’erano stati dei dissidi legati alla retribuzione del lavoro in campagna durante il periodo della raccolta delle olive: «Furono loro, gli ex fascisti, poistati dei dissidi legati alla retribuzione del lavoro in campagna durante il periodo della raccolta delle olive: «Furono loro, gli ex fascisti, poi andati nell’Uomo Qualunque, a fare i nomi di quelli da arrestare come responsabili delle sommosse. Ben pochi, invece, tra i veri responsabili, furono presi».

 

Due giorni durarono le sommosse, conferma Coviello: «Non ci furono feriti, a parte il sacerdote don Pasquale Dileo, che andava a celebrare messa al Carmine. Fu sparato da un delinquente, un tale Michele Rizzi, che fece sette anni di carcere per tentato omicidio».

 A CURA DELL'ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE

BRINDISI 4 DICEMBRE 2020

 

 

 

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