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30 ottobre 1969

30 ottobre 1969  , ben 280 persone denunciate per la battaglia delle Massariole (Foggia)

ovvero la repressione dei moti popolari  dei paesi del foggiano, per l’autodeterminazione delle risorse energetiche.

 

Il 31 ottobre del 1969, esattamente 40 anni fa, è una data  da non dimenticheranno mai le popolazioni dei sei paesi  del foggiano che , mesi prima, avevano dato luogo  ad una vera e propria rivolta popolare.

Quella mattina esse appresero dalla Gazzetta del Mezzogiorno che circa trecento loro compaesani, colpiti da una sfilza di imputazioni degne del peggiore mafioso, erano stati scelti per pagare il conto con la Giustizia borghese, quella che un tempo aveva condannato a morte i briganti locali insorti contro piemontesi e speculatori e che ora voleva far pagare loro l’affronto di aver preteso di partecipare agli utili dell’estrazione del metano dal proprio territorio.

La battaglia delle Massariole durata ben 58 giorni, che giunse sino ad una marcia su Foggia, iniziata il 13 maggio ( a pochi giorni dalla rivolta di Battipaglia) e terminata il 18 luglio 1969,  coinvolse le popolazioni di sei comuni dell’Appennino dauno:  Deliceto, Accadia, Ascoli Satriano, Sant’Agata di Puglia, Candela e Rocchetta Sant’Antonio.

Essa, a nostro avviso, rappresenta un momento significativo e forse sconosciuto delle lotte che percorsero quell’anno le nostre campagne, i paesi del Sud che vedevano il sogno del consumismo trasformarsi solo in emigrazione, spopolamento e espropriazione di risorse, territori e tradizioni.

Lotte che in quel 1969, sotto l’incedere di scioperi e manifestazioni operaie e studentesche, furono confinate ai margini e spesso bollate come corporative e inquinate dalla demagogia dell’estrema destra e sulle quali a sinistra, anche nella più estrema, ci fu incapacità di comprenderne a pieno la  portata e potenzialità, anche per le richieste innovative  che le contraddistinguevano.

In quell’occasione le popolazioni, presenti nel territorio dei pozzi metaniferi e nelle vicinanze della centrale in agro Delicato, chiesero semplicemente che quell’oro che fuoriusciva dalle viscere delle loro terre fosse in parte reinvestito localmente,  in zone  dove si cucinava ancora sul camino o nelle cucine economiche a legna, dove l’elettricità rurale era un sogno e dove il telefono sarebbe arrivato dopo anni.

La risposta dei signori dell’energia e dell’industria,  a queste scandalose richieste dei pezzenti del Sud che rifiutavano di prostrarsi alle esigenze delle industrie del Nord,  venne sotto forma di signori con il pennacchio e con le bande rosse ai pantaloni scuri.

Imputati di:istigazione a delinquere, associazione a delinquere,istigazione a disobbedienza alle leggi, arbitraria invasione ed occupazione di azienda, danneggiamenti, inosservanza a provvedimenti di legge, grida e manifestazioni sediziose, manifestazione sediziosa.

Messe insieme accuse per una bella collezione di anni di galera che, poi in seguito furono in parte  condonati da un amnistia ma la repressione contro i moti contadini e popolari della primavera- estate del 69 nel Sud-Italia, fu il test di prova per la Repressione con la R maiuscola , quella che si scatenò alcuni mesi dopo contro studenti , operai e sindacalisti per le lotte dell’autunno caldo appena concluso.

 

redazione Archivio Storico Benedetto Petrone

http://www.pugliantagonista.it/arch2.htm

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Brindisi 31-10-09

 

 

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