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PREMESSA ALLA LUCE DELLA SENTENZA TOMBALE EMESSA DAL TRIBUNALE DI BARI IL 22 LUGLIO 2009 CHE  RIBALTA QUELLA DEL TRIBUNALE DI FIRENZE DI GENNAIO 2009 E CHE NOI RIPORTIAMO A FONDO PAGINA, RIPUBBLICHIAMO IL NOSTRO ARTICOLO USCITO SUL MANIFESTO IL 29 DICEMBRE 2000 IN CUI TUTTE LE NOSTRE DOMANDE ANCORA NON HANNO AVUTO NESSUNA RISPOSTA 

MALATI DA URANIO E SEGRETI DI STATO

Come la vicenda stia assumendo un quadro allarmante ce ne stiamo rendendo conto in questi giorni in cui il muro di silenzio, che le istituzioni militari avevano eretto su questi casi, è stato rotto dalla rabbia dei familiari colpiti negli affetti più cari, dagli stessi militari ammalati e da alcuni loro rappresentanti del Cocer.

Solo ora i responsabili diretti politici (Ministro della Difesa) e militari (Stato Maggiore Esercito) accennano a parlare di inchieste da aprire, dati da rilevare e proposte di istituzioni di commissioni "neutrali" di inchiesta da istituire.

Siamo di fronte all'ennesima ripetizione di meccanismi troppe volte rivisti nelle tante Stragi di Stato in cui siano coinvolti i nostri protettori :le forze Armate Statunitensi ed in particolar modo quelle inserite nell'apparato Nato .

Consiglio di andare a rivedere interviste e dichiarazioni rilasciate non solo dal comando Nato, ma anche dai nostri responsabili politici alle domande che venivano loro poste durante i bombardamenti della primavera 99.

Tutte le dichiarazioni erano improntate ad un "non ci risulta che vi sia un problema proiettili all'Uranio impoverito!"

Dall'altro canto di fronte ad una dichiarazione di così palese omertà , gli uffici stampa statunitensi e loro alleati si ritenevano autorizzati di fare scena muta mentre scaricavano migliaia di questi proiettili sul Kosovo e sulla Serbia.

Oggi i nostri generali cascano dalle nuvole di fronte alle stesse ammissioni da parte USA dell'utilizzo di tali ordigni e annunciano inchieste.

Sembra così che il concetto di sovranità limitata sia interpretabile, da parte loro ,come un obbligo morale di preservare gli interessi e l'onorabilità delle forze armate del grande Fratello Americano, ritenendo invece ininfluenti i rischi e pericoli ai quali vanno incontro i soldati italiani , i loro familiari e le popolazioni che abitano nei dintorni delle basi ove aerei ed ordigni radioattivi sono impiegati.

Non ritengo naturalmente toccare poi il dato "morale" relativo all'uso contro popolazioni civili di tali ordigni e che di fatto ne risultano contaminate.

Ci domandiamo così :

come è possibile che i nostri ufficiali non erano a conoscenza che gli A-10 di stanza ad Aviano impiegavano proiettili all'Uranio?

Eppure su tutti i manuali e riviste specializzate del settore viene illustrato come l'armamento standard per il cannone GE GAU-8/A Avenger da 30 mm installato sui cacciabombardieri A-10 sia un misto di proiettili al tungsteno AP da 354 grammi ciascuno e di proiettili Staballoy all'uranio impoverito da 690 grammi !

Una potente arma quel cannoncino rotante, capace di sparare da un minimo di 2100 fino a 4200 colpi al minuto, un vero inferno di fuoco che era stato progettato per fermare le divisioni corazzate russe che durante la guerra fredda avrebbero potuto invadere le pianure dell'Europa Centrale e che poi ,invece, è stato impiegato nella Guerra del Golfo e nell' ExYugoslavia.

IGNORANZA O VOLUTA OMERTA'?

Gli A-10 del 51st Fighter Wing dell'USAF sono stati una presenza costante durante la crisi yugoslava nell'aeroporto di Aviano ed il loro uso tattico è stato pianificato all'interno del complesso di pianificazione NATO nel quale noi, italiani, se non sbaglio siamo pienamente integrati ed abbiamo il diritto di sapere tutto, quindi chi è che mente oggi?

O meglio chi è che ,sapendo sin dall'inizio che si stavano innaffiando di proiettili all'uranio, zone nelle quali sarebbero stati inviati nostri militari , a presidiare nel dopo-bombardamenti , non ha provveduto ad avvisare i responsabili politici (il governo) e militari ( i comandi dei reparti operativi inviati in Kosovo)?

Per non rimanere nel generico individuerei innanzitutto alcuni soggetti ai quali si potrebbero andare a rivolgere queste domande:

parlo del comandante italiano della base di Aviano e dei suoi sottoposti che curavano i rapporti operativi con i reparti della forza aerea Statunitense.

Dobbiamo ricordare che dopo la strage del Cermiss l'intero comando italiano della base aveva avuto una tirata d'orecchie per il  lassismo col quale lasciavano fare e disfare in quella base, da parte dei piloti USA, con le conseguenze che tutti noi sappiamo !

Parlo del generale Leonardo Tricarico , comandante della V ATAF di Vicenza e del COFA (Centro Operativo della Forza Aerea), vicario della gestione delle operazioni aeree in quel frangente.

Ma parlo anche del gen. b.a. Giuseppe Marani che è stato per un quarto del periodo dei bombardamenti, il portavoce militare della NATO a Bruxelles e che in una sua intervista diceva:-...molto spesso i giornalisti pongono delle domande in buona fede...certi dettagli tecnici però , se da un lato aiutano a comprendere meglio, espongono comandi ed equipaggi a rischi gravi , limitando la libertà tattica di organizzare ed applicare metodi e procedure nella maniera più adatta alla situazione...-

E sì , tutto si risolve ad un problema tecnico, salvo che, poi ,a pagarne le conseguenze sono delle persone innocenti!

Dai primi di aprile del 1999 uno squadrone di ben 24 cacciabombardieri A-10 viene inviato in Puglia, a Gioia Del Colle, sede del 36° Stormo.

Sono gli uomini dell'81st Expeditionary Fifghter Squadron dell'Usaf , provenienti dalla base tedesca di Spangdahlem.

Il loro compito è condurre , ora che le difese aeree yugoslave alle quote medio-basse sono indebolite dai continui attacchi, le previste incursioni a colpi di missili e cannoncini (all'Uranio) contro i singoli mezzi corazzati serbi.

Si può dire che è proprio da Gioia del Colle che dobbiamo il maggiore contributo di proiettili all'Uranio sparati sul Kosovo e sulle provincie meridionali della Serbia.

Tenendo conto che si tratta di molte tonnellate di queste munizioni utilizzate, possibile che nessun militare italiano si sia domandato che significava quel Staballoy depleted Uranium scritto sulle casse dalle quali venivano estratti i nastri per le mitragliere degli A-10?

Possibile che il colonnello Mirko Zuliani comandante del 36° Stormo non sia venuto a conoscenza di ciò?

Gioia del Colle non è la grande Aviano e praticamente ci si vive fianco a fianco tra equipaggi multinazionali, ci si va al bar e in mensa insieme ed è impossibile non sapere e non vedere gli entusiasmanti racconti del pilota di A-10 che, di fronte ad una birra, narra di come ha visto scomparire sotto una tempesta di fuoco all'Uranio una fila di tank serbi o qualche altro obbiettivo mobile.

Possibile che , una volta firmato l'accordo di cessate il fuoco, e saputo le zone nelle quale i nostri soldati venivano inviati come forza di occupazione e/o interposizione, a tutti questi soggetti non sia venuto in mente di avvisare lo Stato Maggiore Esercito per far scattare le adeguate protezioni per i nostri soldati?

Possibile che la fedeltà alla Nato sia stata superiore a quella dovuta ai propri connazionali , che addirittura vestono la stessa divisa?

Sono delle domande inquietanti e che , come dicevo prima , ci portano indietro ad altre cattive esperienze "Atlantiche".

NON SAPEVAMO NULLA , FAREMO UN'INCHIESTA...

C'è qualcos'altro che non quadra e che fa pensare ad una regia di occultamento di prove, ma che ha anche delle motivazioni di carattere economico.

Andiamo per ordine: tra il 94 e il 95 vi sono quegli attacchi aerei sulla Bosnia che portano alla pace di Dayton durante i quali vengono utilizzate per la prima volta sul territorio europeo i proiettili all'uranio.

Nello stesso territorio ,e guarda caso proprio nelle località serbe colpite, sono inviati come contingenti di pace i soldati del contingente italiano.

Casualmente da parte dello Stato Maggiore Esercito parte la richiesta di attrezzare una speciale unità di difesa NBC capace di muoversi su ambienti contaminati , in operazioni di pace "umanitarie".

Teoricamente dal 31 dicembre 95, ma operativamente dal 1998 , questa unità prende il nome di 7° Reggimento Difesa NBC "Cremona".Di questo reggimento la prima compagnia operativa anche se a ranghi ridotti dove muove i primi passi ?

In kosovo , naturalmente, nel luglio del 1999 ed ad onor di cronaca il nome di questa compagnia è veramente indicato: PESTE.

Lo scopo della prima missione è quello di mettere a frutto ciò che è stato loro insegnato presso la scuola interforze NBC di Rieti, presso il Comprensorio di Santa Lucia, sede del centro Tecnico dello Stabilimento Chimico di Civiitavecchia e per alcuni ufficiali presso la NATO SCHOOL (SHAPE) a Oberammergau e presso il Collegio Militare Inglese (Shrivenham).

Sono delle operazioni di rilevazione e campionamento che vedono il nostro personale che con mezzi anche se limitati recarsi presso alcuni siti bombardati , in tute ed equipaggiamento protettivo e raccogliere campioni di "materiale contaminato".

Presso lo Stato Maggiore dell'Esercito e presso la sede di questo Reggimento dovrebbero esserci quindi i risultati, le zone interessate a questo campionamento, le dovute osservazioni scaturite dagli esami di laboratorio, anche grazie ai successivi esami delle altre compagnie , la 2a (novembre 99) , la 3a marzo 2000, in attesa che la quarta raggiunga il pieno organico in questo fine 2000.

PERCHE' NON RENDERE PUBBLICHE QUESTE RILEVAZIONI?

Sono coperte da quale tipo di Segreto?

Segreto Nato, di Stato Italiano, ONU?

Sino adesso l'unico risultato è che è partita la richiesta di dotare questo reparto di veicoli Blindati da Ricognizione NBC e d è partito l'ordine di acquisto di 13 VBR I NBC francesi, anche se noi abbiamo in cantiere un prototipo PUMA 6X6.

Poichè i francesi di radioattività se ne intendono i corsi prossimi sono alla scuola NBC di Caen.

Altre notizie provatele a chiedere alla redazione di Rivista Militare ,organo dello Stato Maggiore dell'Esercito, che sul numero 5/2000, a firma del tenente colonnello Lucio Morgante e del Capitano Alberto Corrao in servizio presso il 7° RGT Cremona , hanno redatto un servizio sul polo NBC con annesse le foto della missione "speciale" in Kosovo.Chissà se non si riesca a saperne qualcosa di più?

MA IN ITALIA NON VI E' O NON VI E' STATO RISCHIO DA INQUINAMENTO DA URANIO IMPOVERITO'?

Vi sono naturalmente dei dubbi sulla possibile inerzia di questi proiettili quando stoccati e rilevamenti da parte di fonti civili "neutrali" non ve ne sono.

Possiamo comunque affermare che nel momento dello sparo, questi proiettili sotto l'effetto delle alte temperature e dell’enorme energia cinetica dovuta alla velocissima rotazione che viene loro imposta, non solo diventano fonte e produttori di piccole particelle radioattive al momento dell'impatto e della vaporizzazione, ma anche nei primi momenti, quando stanno per uscire dalla volata del cannoncino.

Sono lì che si depositano residui di combustione e presumibilmente anche di altra natura anche radioattiva.

Ricordiamo, come, tra i colpiti della Sindrome del Golfo risultano meccanici, armieri di carri armati americani che avevano sparato proiettili all'uranio.

Erano soldati che avevano curato solo la manutenzione delle armi e non erano stati mai in battaglia , eppure furono colpiti dalla Sindrome.

Ebbene , mi domando, durante i mesi di bombardamenti, si è mai visto un armiere americano indossare tute ed equipaggiamento NBC mentre faceva la quotidiana pulizia del cannoncino Gau-8 A degli A-10 di stanza ad Aviano e a Gioia del Colle?

Sono sicuro di no ed addirittura le foto di questi armieri al lavoro distribuite dagli stessi USA lo confermano.

Ma sappiamo bene come , a fronte di centinaia di cause portate avanti dai reduci del Golfo. le strutture militari americane e le industrie produttrici dei proiettili continuano ad assicurare la totale innocuità di quest'armamento.

La cosa preoccupante è che questi soldati , non avendo messo in atto, le dovute precauzioni, hanno messo in pericolo gli altri con i quali sono entrati in contatto.

Un esempio : l'armiere che pulendo la canna dell'arma si ritrova la tuta, il berretto, i guanti sporchi di residui, va durante il servizio presso i locali comuni , il bar , i bagni, la mensa , stringe la mano di amici e conoscenti, sale su mezzi suoi o di altri, seminando ovunque di piccole particelle di ciò che c'era nell'arma. Inoltre quali precauzioni non sono state prese per l'eliminazione del materiale contaminato?

Tute sporche ed attrezzi che fine hanno fatto ?

E' un quadro allarmante anche perchè ,spesso, in alcune basi , accanto ai militari vi sono anche gli alloggi dei familiari che potrebbero anch'essi esser entrati in contatto con tali sostanze, anzi , vivendo anche una vita sociale "esterna" potrebbero aver portato fuori qualcosa , se pur minima di quel possibile inquinamento.

NON SOLO BOMBE IN ADRIATICO....

Ricordiamo come a causa di un malcapitato pescatore ,che saltò in aria dopo aver preso nella sua rete una bomba Nato, si scoprì che l'Adriatico aveva avuto la sua dose di CLUSTER BOMB.

Dopo le prime impacciate smentite e rassicurazioni, saltarono fuori cinque ipotetiche zone "di Rilascio" dove gli aerei Nato di ritorno dalle missioni incompiute o in emergenza , avevano abbandonato il loro micidiale carico bellico e come poi fu costituita una flotta di cacciamine che per mesi ha proseguito una parziale opera di bonifica.

Nessuno però si è chiesto se vi sia stato anche rilascio di proiettili all'Uranio nel nostro mare.

Io penso di sì conoscendo le procedure di sicurezza che ogni pilota in missione operativa deve adottare:

-...Ogni aereo , , una volta raggiunto il mare aperto e prima di giungere sul punto di incontro con le altre formazioni congiunte (Guerra elettronica, attacco a difese antiaeree, scorta , rifornimento, ecc) deve provare le sue armi con una raffica che va dai tre a i sette secondi...-.

Questo va fatto per evitare di dover abortire una missione solo per un semplice guasto meccanico.

Tenendo conto che quest'operazione è stata effettuata per centinaia di volte e tenendo conto che alla velocità minima di 2100 colpi al minuto sono stati sparati in mare un paio di centinaia di proiettili all'Uranio per missione , possiamo dire che molte migliaia di proiettili all'Uranio giacciono tra le nostre coste e il limite delle acque territoriali del Montenegro e dell'Albania, con conseguenze non calcolabili.

ANTONIO CAMUSO

OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI

www.pugliantagonista/osservatorio.htm

osservatoriobrindisi@libero.it

Brindisi 29 dicembre 2000   


13 gennaio 2009

Una sentenza che apre nuovi scenari sulla vicenda dell'uranio impoverito:

IL MINISTERO DELLA DIFESA SAPEVA MA NON HA MESSO IN ATTO LE PRECAUZIONI PER EVITARE CHE I   MILITARI ITALIANI SI AMMALASSERO IN SOMALIA DI URANIO 238

Sentenza storica del tribunale di Firenze

Riconosciuto il nesso di causalità tra cancro e uranio impoverito

13 gennaio 2009 - Stefania Divertito

Una sentenza che farà storia è stata emessa dal tribunale di Firenze: il ministero della Difesa italiano dovrà risarcire con 545.061 euro Gianbattista Marica, paracadutista impegnato in Somalia, nella campagna Ibis, per otto mesi, dal dicembre 1992 al luglio 93.
Marica è un ex militare italiano malato di tumore. La sentenza è importante non soltanto per l'entità del risarcimento, ma perchè afferma un principio importante: il nesso di causalità tra la presenza di uranio impoverito e la patologia del militare.

Nel provvedimento giudiziario, datato 17 dicembre 2008, (ma diffuso ieri da Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, un'associazione che assiste le vittime arruolate nelle Forze armate, cui lo stesso Marica si era rivolto nel 2001 per rendere pubblico il suo caso), viene riportato il parere di un consulente tecnico che sostiene l'esistenza di un nesso di causalità tra il Linfoma di Hodgkin (la malattia dal militare, ora in fase di «remissione definitiva») e l'esposizione all'uranio impoverito.

L'esperto, nominato dal tribunale, sostiene innanzitutto che le conclusioni dell'indagine scientifica della Commissione Mandelli, secondo cui tale nesso non può essere accertato, «sono destituite di fondamento per l'erronea procedura di ricerca utilizzata». Poi passa all'esame delle responsabilità: il ministero della Difesa - sostengono i giudici nella motivazione della sentenza che da ieri è pubblica e reperibile in internet - non ha disposto l'adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia, nonostante fosse «sotto gli occhi dell'opinione pubblica internazionale la pericolosità specifica di quel teatro di guerra, e nonostante l'adozione da parte di altri contingenti di misure di prevenzione particolari». Secondo i giudici, «al di là delle raccomandazioni che erano o dovevano essere note al ministero, il fatto che ai militari americani fosse imposta l'adozione di particolari protezioni, anche in mancanza di ulteriori conoscenze, doveva allertare le autorità italiane».

In ogni caso c'è stato da parte del Ministero «un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del ministero della Difesa, consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati collegati all'utilizzo di tale metallo; nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l'adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani».
«Marica denunciò subito il fatto che i militari Usa in Somalia, anche a 40 gradi all'ombra, operavano con tute, maschere, guanti e occhiali, mentre i soldati italiani erano in calzoncini corti e canottiera» afferma Accame, che parla di sentenza storica e ricorda che «i reparti italiani non seppero del pericolo che il 22 novembre 1999, quando apparvero le norme di protezione destinate ai militari nei Balcani».

Accame si pone un altro quesito: «la sentenza è del 17 dicembre scorso. Proprio il giorno successivo il ministro La Russa in una conferenza stampa ha annunciato di aver stanziato 30 milioni di euro "per le vittime dell'uranio impoverito e delle nanopatologie". Che sia un caso? O il ministro ha voluto mostrare un atteggiamento collaborativo data la sentenza appena emessa? In ogni caso - conclude Accame - accogliamo con gioia questo risultato». http://www.peacelink.it/disarmo/a/28323.html

http://www.mentereale.com/

 

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3)U238 il muro di silenzio NATO

2) Bari:22 luglio 2009 sentenza tombale

1)Uranio 238 La strage in Puglia / sentenza   Firenze 2009

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Le analisi e i commenti di Falco Accame