ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE Chiesa e Movimenti di Base

 tra  Puglia e Lucania

nei  primi anni 70.

 

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TRA REPRESSIONE ED IMPEGNO SOCIALE

Da una rilettura di un testo sulle comunità di base

 

 

 

LE COMUNITA' DI BASE IN ITALIA

 ROBERTO SCIUBBA, ROSANNA SCIUBBA PACE

TRA REPRESSIONE ED IMPEGNO : DALLA RILETTURA DI UN TESTO DEL 1976 LA DIFFICILE PRESENZA  DELLE COMUNITA' DI BASE NEL MERIDIONE

PUGLIA E LUCANIA TRA SOSPENSIONI A DIVINIS E RIVOLTE DI PARROCCHIANI CON I GIUDICI ALLA CACCIA DEI PRETI E DEI TESTI SOVVERSIVI

di Antonio Camuso

E' un testo del 1976 quello che che prendiamo come riferimento in questa breve analisi sui movimenti cristiani di base che  a cavallo dei primi anni 70 si mossero con estrema difficoltà ma con tanta energia, in Italia  e che oggi  ritroviamo in una presenza diffusa sul territorio di reti e associazioni che si ispirano ai principi su cui si mosse la contestazione interna alla Chiesa cattolica postConcilio.

M-ERCE A-VARIATA R-ACCOLTA C-ON O-BOLO marxista B-ASTA I-NSEGNARE S-CIOCCHEZZE C-ON E-SEMPI G-IUDAICI L-UCERINI I-NTELLIGENTI E-STRADATELO

Si leggeva così su un volantino diffuso dal consiglio diocesiano di Lucera ( Foggia) in cui il nome di don Marco Bisceglia di Lavello ( Potenza) veniva incolonnato con le iniziali.

Forse fu il livello più squallido con cui la Chiesa ufficiale portò avanti la sua guerra ( non tanto privata) contro i preti e i frati sovversivi, quelli che richiamavano i credenti a ritornare al messaggio di fraternità e comunitario del Cristo predicatore e salvatore di anime.

In Lucania l'antiCristo per la Chiesa di Roma fu  don Marco Bisceglia della comunità del Sacro Cuore di Lavello, denunciato ripetutamente assieme alla gente della sua comunità per reati di opinione o commessi nel corso di manifestazioni sindacali, oggetto di provocazioni fasciste, infine destituito dalla carica di parroco nonostante che la sua comunità gli si stringesse intorno.

Nel 1972  la " settimana dell'emigrante"-  fu sorvegliatissima dai carabinieri che temevano divenisse la "Settimana Rossa della Lucania" e  la sagrestia si trasformasse in un covo delle BR.

Una sagrestia che alcuni mesi dopo, nel maggio del 1973 fu perquisita su ordine del Pretore di Muro Lucano, alla ricerca di bobine magnetiche registrate durante una conferenza di don Marco con il " prete rosso" padre Balducci. La caccia proseguì in altre sagrestie ribelli e in alcune redazioni del "Il riscatto" la rivista che coordinava in Lucania le comunità di base.

Nonostante ciò le comunità resistettero alla repressione e nel 1974 una trentina tra parroci, viceparroci e assistenti diocesiani si schierarono per il NO al referendum ed in favore del divorzio. Uno scandalo a cui si aggiunse  l'appoggio delle comunità al movimento "Cristiani per il socialismo" che il 15 giugno vide in alcuni centri lucani buoni risultati

Tra Puglia e Lucania vi fu tra le comunità di base un fitto dialogo a partire  dal caso " Conversano" di terra di Bari  e che aveva visto don Marco Bisceglia fare il pendolare per celebrare messa  nella comunità "ribelle" del sacro Cuore di Conversano  resa orfana del suo parroco  per ordine di San Pietro. Da allora furono le comunità baresi,  dal 1971 a seguire le consorelle lucane,  a partire dalla " Camillo Torres" di Bari ,mentre  le iniziative repressive condotte contro la comunità di Lavello e quella di Fasano ( Brindisi)  spinsero poi ad un maggiore collegamento. Nella stessa Altamura,la comunità del Carpentino fu costretta a sciogliersi con l'allontanamento coatto di tre sacerdoti che l'animavano. In particolare a far imbestialire le autorità ecclesiastiche fu un documento  che le comunità diffusero insieme al locale gruppo della Gioventù operaia cristiana (Gioc) contro l'atteggiamento di connivenza della Chiesa del Cile con il golpista Pinochet.

Molfetta, Noicattaro, Minervino Murge in quegli anni furono molto attive con attività anche di quartiere.

La stessa esperienza che a Ostuni in provincia di Brindisi la "  Comunità del terzo giorno" portò avanti,  con la conseguente emarginazione del prete "ribelle" del posto.

Invece attivo fu  a Fasano(BR)  un gruppo cristiano di base staccatosi da DA MANI TESE ,  condotto fino all'estate del 1974 con tre sacerdoti e che, dopo la vittoria del no al referendum del divorzio,  si assottigliarono a due con l'allontanamento coatto di don Cesare Micangeli.
Don Cesare Micangeli,  un prete scomodo che  predicava nella chiesa di Savelletri , piccolo centro vicino a Fasano popolato da braccianti e sottoproletari. Un prete che si pronunciava contro la speculazione fondiaria che faceva capo a notabili DC locali e che si schierava pubblicamente a favore del divorzio, un prete da allontanare in zone dove il monopolio democristiano doveva rimanere inattaccabile e santificato dalla Chiesa.

Nelle pagine di questo prezioso libro dal quale abbiamo tratto queste poche riflessioni troviamo il caso " negativo" per eccellenza  del " prete con la pistola" come lo definivano gli articoli della redazione calabrese di Servire il popolo o anche " il prete  con un mitra in mano e con l'altra il calice" come lo  rappresentava un manifesto affisso nella zona di gioiosa Jonica. Parliamo di don Stilo, del vicino paese di Africo ( Reggio calabria) indicato come dispensatore di diplomi a pagamento e accusato pubblicamente di legami con fascisti, DC e mafia. Sulle sue vicende fu diffuso un libro : La lupara e l'aspersorio: Sulle lotte autonome del proletariato di Africo.Cologna Milanese 1975 . I " Collettivi della zona jonica" lo accusarono tra l'altro di essere il mandante di sparatorie contro i "rossi" tra cui l'ultima, nel 75, quella che portò al ferimento dell' anarco-autonomo Rocco Palamara. ( in effetti Rocco aprì ad Africo la sede molto attiva dell'unione dei Comunisti italiani maxisti leninisti  dove si diffondeva il giornale Servire il popolo, in seguito nacque il collettivo che si richiamava all'Autonomia)

Ma,  quella dei fratelli Palamara divenuti    le avanguardie degli studenti fuorisede del 77 a Roma è un'altra storia...

 

Ringraziamo per il preziosissimo apporto dato da Nicola Latorre, da tempo "emigrato" nei Paesi Baschi, con il suo archivio personale messo a disposizione dell'Archivio storico Benedetto Petrone di aver potuto recuperare  così la memoria di questa parte del movimento generale di rinnovamento che percorse negli anni 70 le regioni meridionali.

La redazione dell'Archivio Storico Benedetto Petrone 

ARTICOLO RIPRESO DA http://www.oralitaememoria.com/archivio-tematico/storia/le-comunita-di-base/

 

 

http://www.pugliantagonista.it/arch2.htm

 

Marco Bisceglia (Lavello, 5 settembre 1925Roma, 22 luglio 2001) fu un prete italiano, tra i primi attivisti cattolici a perorare la causa degli omosessuali.

Parroco della Chiesa del Sacro Cuore di Lavello, in provincia di Potenza, Bisceglia aveva aderito pubblicamente alla teologia della liberazione, scontrandosi con le gerarchie cattoliche per avere sostenuto pubblicamente la legge sul divorzio, contro le loro indicazioni. Non era ben visto dalla Chiesa e dalla Democrazia Cristiana a causa del suo anticonformismo e delle simpatie espresse per il Partito Comunista Italiano.

Omosessuale, e favorevole alla liberazione delle persone omosessuali, fu sospeso a divinis dopo lo scandalo seguito a un inganno fattogli da due giornalisti del settimanale di destra Il Borghese, Franco Jappelli e Bartolomeo Baldi. Essi si spacciarono per cattolici omosessuali chiedendogli un matrimonio di coscienza.

Bisceglia (che era di solito prudente nei suoi gesti pubblici, per evitare la rottura aperta con l'istituzione cattolica), contando sull'aspetto privato del rito acconsentì e benedisse privatamente l'unione, cadendo cosi nell'inganno. In realtà il vero obiettivo dei due giornalisti, come anni dopo dichiararono in una intervista a Pier Giorgio Paterlini nel suo libro Matrimoni, era trovare un pretesto per coinvolgerlo in uno scandalo e far sospendere a divinis il "prete comunista".

Bisceglia reagì all'inganno querelando i due giornalisti, che però furono assolti, invocando il diritto di cronaca.

Fondatore dell'Arcigay [modifica]

Dopo la sospensione, Bisceglia iniziò a collaborare con l'Arci. E nel 1980, per sua iniziativa, con il solo aiuto di un giovane obiettore di coscienza gay agli inizi della sua carriera politica, Nichi Vendola, vide la luce all'interno dell'Arci di Palermo il primo circolo omosessuale che si collocava all'interno della sinistra storica, che fino ad allora era stata disattenta, se non ostile, al movimento di liberazione omosessuale.

Il circolo si chiamò Arci-Gay e fu il primo nucleo (presto imitato da altre città) di quella che sarebbe diventata nei decenni successivi la più importante organizzazione per i diritti gay d'Italia.

Gli ultimi anni [modifica]

Gli ultimi anni della vita di Bisceglia furono resi molto difficili dall'Aids. Sempre più debole, Bisceglia si allontanò progressivamente dal mondo gay e rientrò in seno alla Chiesa cattolica. Dal 1996 alla morte fu Vicario Coadiutore della Parrocchia di San Cleto (Roma). Oggi il suo corpo è sepolto nella tomba riservata ai sacerdoti nel cimitero di Lavello.

La sua figura è stata commemorata più volte dagli esponenti del movimento gay in questo contesto.

DA http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Bisceglia

 

 

 

 

 

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