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LE VICENDE GIUDIZIARIE SUL CASO CERANO/3 

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LE VICENDE GIUDIZIARIE SUL CASO CERANO/3  

6-7 dicembre 1989

 

ILVA,  Taranto dicembre 2012-

Centrale Enel Cerano, Brindisi  dicembre 1989 

due vicende fotocopia

ovvero

Due casi di riaperture di siti industriali ad alto impatto ambientale in cui è prevalsa la ragion di Stato ( e delle lobby dell'energia e dell'acciaio) su tutti gli altri diritti , compreso quello alla salute ed al futuro.

Quando Consiglio di Stato e PCI salvarono la Centrale a Carbone di Cerano 

 

Molte le polemiche in questi giorni sul caso ILVA e tante le pressioni giunte sui magistrati e sui cittadini ed i loro rappresentanti, che hanno portato avanti una battaglia durissima affinché finalmente  si sapesse quanto la città di Taranto ed i suoi cittadini hanno pagato e continueranno a pagare in termini di salute onde permettere “il miracolo industriale italiano” ma anche su , ora impossibili, scelte economiche alternative a quelle dell’essere la città dell’acciaio.

Al ricatto occupazionale e alla disperazione in cui erano cadute  migliaia di famiglie di occupati diretti ed indiretti dell’ILVA,  si era aggiunto l’allarme mediatico sui timori di un crollo a catena del settore siderurgico e metalmeccanico italiano con conseguenze sullo stesso ordine pubblico nazionale. Senza ILVA l’Italia diventa come la Grecia!

Un grido che a noi ricorda quello che esattamente 33 anni fa , nel dicembre 1989 eccheggiò, a Brindisi, in Puglia e in tutta Italia, quando la magistratura sotto la spinta delle denunce degli ambientalisti salentini , uniti sotto il cartello del comitato talentino contro le megacentrali, riuscirono a fermare la costruzione della Mega-centrale a carbone dell’ENEL di  Brindisi-Sud, in località Cerano.

“-Senza la centrale a Carbone di Cerano, il futuro industriale del nostro paese è messo in pericolo e il Sud rischia di rimanere al buio!”-

Fu un mese di passione, quel dicembre 89,  conseguente a colpi di scena che si erano susseguiti nel capitolo Cerano e dove i contendenti duellarono quasi fino all’ultimo sangue salvo poi , misteriosamente accettare la decisione salomonica del Consiglio di Stato che graziò l’ENEL da tutti gli abusi e le irregolarità che avevano accompagnato la progettazione e la costruzione della stessa e contemporaneamente sanciva la regolarità dell’accordo del 6 agosto del 1989.

Un accordo  che demandava ogni questione alle cosiddette Convenzione Comune –Enel,  e  Convenzione Regione-Enel con le quali si sarebbero stabiliti i controlli sulle attività delle due  Centrali , la dismissione entro il 2000 di Brindisi Nord, la trasformazione di quest’ultima da carbone a metano, l’utilizzo di due soli gruppi di Cerano a carbone ed uno a metano, la creazione di un sistema di monitoraggio ambientale indipendente e il controllo degli scarichi a mare alla Provincia di Brindisi.

 

Un accordo che aveva visto spaccarsi il consiglio comunale pochi giorni dopo la sigla e che poi era divenuto carta straccia quando su consiglieri e sindaco erano piovute le inchieste e relative denunce della magistratura. ( vedasi

http://www.pugliantagonista.it/archivio/cerano_inchiesta_89.htm )

Ad esse poi si erano accavallate le istanze degli ambientalisti salentini che rivolgendosi al TAR di Lecce avevano ottenuto il fermo dell’attività del cantiere di Cerano con relativa calata di scudi di sindacati ed operai che lavoravano in quel cantiere e delle lobby trasversali presenti in città che continuavano ad essere semplici esecutori degli ordini dei boss dell’Energia padrona.

In questo contesto il 1 dicembre dell’89 , giorno in cui era attesa la pronuncia del Consiglio di Stato, in città e nel Salento molti erano sulla graticola ….poi venne il responso che incredibilmente nelle prime ore sembrò soddisfare tutti, quasi Salomone in persona lo avesse sancito.

A commentare ciò è  Tea Sisto, una giovane giornalista del quotidiano di brindisi che firma molti pezzi , quell’anno relativamente alla vicenda Cerano, ma quest’ultimo articolo, quello del 6/7 dicembre  è all’insegna di una pungente ironia.

“-Tutti soddisfatti, tutti vittoriosi, ed in primis l’Enel”- (Che vede sancito il suo diritto a fare di Brindisi terra di conquista anche a costo di far a meno di “lacci e laccioli”. In quanto ai presunti controlli ambientali indipendenti, alla dismissione di Brindisi Nord, e alla diminuzione delle milioni di tonnellate di carbone che era preventivato di essere bruciate nel cielo di Brindisi sappiamo come è andata a finire, più che una burla una tragedia.NdR)

 Il Consiglio di Stato  in quei giorni di dicembre dell89, emette ben tre ordinanze , la 1033, la 1034 e la 1035 che smantellano l’intero impianto giudiziario che aveva portato il blocco di Cerano.

“- Prima si costruisce la Centrale, -sancisce il Consiglio di Stato-, poi a Dio piacendo vi sarà a cura delle amministrazioni una valutazione dell’impatto ambientale che  avrà Cerano quando sarà in funzione”-…

Sappiamo bene che  negli anni a seguire  quelle amministrazioni che avrebbero dovuto controllare  in nome della salvaguardia dei cittadini si mossero per salvaguardare ben altri interessi…

Ma come le lobby trasversali operassero in nome dell’Energia padrona in consiglio Comunale , non si dovettero aspettare anni o mesi, ma solo poche ore come appare nell’articolo del 7 dicembre 1989 del quotidiano di Brindisi, a firma di Franco Sinfisi che commenta quanto avviene nel Palazzo di Città conseguentemente alla sentenza del Consiglio di Stato e delle relative ordinanze.

La maggioranza in consiglio si spacca, con una parte della Democrazia Cristiana che si astiene o vota contro accomunandosi  agli ambientalisti della prim’ora  eletti nelle liste dei Cattolici e Laici, i dottori Franco Rubino e Antonio Di Giulio ed i missini, mentre a salvare  l’insalvabile accorre in massa la delegazione dell’opposizione , quella del PCI , ad eccezione dell’ex sindaco Enrico Masiello…un vero schifo che viene giustificato da Bargone e Saponaro come gesto per risolvere il più grande problema di questa città…

In questo scenario da letamaio, seguirono nei giorni seguenti le provocazioni e ricatti dell’ENEL con la messa in libertà e senza salario dei lavoratori del cantiere e poi la “battaglia dei Blackout” in piene feste natalizie ,che fece sentire la voce dell’ENEL

”- se ambientalisti e magistrati continueranno a rompere le palle, sappino che si dovranno accollare  la responsabilità di aver lasciato al buio mezza Italia…”-

dopo di ciò venne il nulla ,…. o meglio il cielo si tinse di nero al carbone… ma questo lo racconteremo  nelle prossime puntate.

Rimase solo un pugno di mohicani ambientalisti ed antagonisti rimase a continuare una battaglia  che sembrava perduta in partenza e che finalmente oggi con l’apparire di una nuova generazione di brindisini impegnati nel sociale e sensibili alle tematiche della salute e dell’ambiente si può sperare in una inversione di tendenza. 

Proprio il 12 dicembre di questo 2012,  a Brindisi, a sedere sul banco degli imputati sarà l’Enel, ed il suo carbone. Ci auguriamo che non finisca come nell’89! .

La redazione dell’Archivio storico Benedetto Petrone e di Pugliantagonista.it

Brindisi 6 dicembre 2012, 33 anni dopo

altri link:

http://www.pugliantagonista.it/archivio/cerano_rifiuti_89.htm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE VICENDE GIUDIZIARIE SU CERANO 

NEGLI ANNI 80

1) 1989:Sindaco e consiglieri indagati 

2) Rifiuti speciali...un deserto targato Cerano

3) 6 dic 1989 il Consiglio di Stato e il PCI brindisino salvano la centrale di Cerano.

 

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