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1986

 

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Puglia e movimenti antinucleari

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6 agosto 1986

HIROSHIMA-DAY A MONTALTO DI CASTRO

Lo sciopero operaio e la Caporetto del sindacato filonucleare

Una lezione da rileggere per la rinascita di un grande movimento contro il ritorno al nucleare in Italia.

 

la partecipazione dei militanti "No alle centrali al  Carbone e al Nucleare", del Comitato contro l'Energia Padrona di Brindisi...nonostante le manganellate

Una data storica quella del 6 agosto 1986, a Montalto,  vide  per la prima volta la saldatura degli operai e dei movimenti antinucleari .

Una vittoria  in prima persona dei collettivi, Coordinamenti Antinucleari e contro l’Energia Padrona che, da quasi dieci anni, avevano fatto della battaglia antinucleare la punta di diamante di una più larga battaglia contro la ristrutturazione del sistema capitalistico mondiale basato sulla guerra , sulla minaccia nucleare e sul dominio dei mezzi di produzione dell’energia , sulla militarizzazione dei territori e sul   saccheggio ambientale.

Una campagna con alti e bassi,  inframmezzata da una feroce repressione che aveva nel frattempo colpito vaste aree del Movimento ed in particolare dell’Autonomia Operaia coinvolte nelle inchieste  antiterrorismo e nei teoremi accusatori alla “Calogero”

Nonostante ciò,  dopo il campeggio dell’ agosto 1979 , dopo 7 anni , quell’area di militanti che sembrava sbriciolata,  riappare a Montalto organizzata dal Coordinamento Nazionale dei Centri Sociali e dal Coordinamento Nazionale Antinucleare e Antimperialista, di cui a pieno titolo fanno parte i compagni pugliesi, in particolare quelli del comitato contro l’Energia Padrona di Brindisi,  promotori negli anni precedenti di molti campeggi ne lotte contro le centrali nucleari e a carbone.

Un campeggio dal 2 al 9 agosto 1986  che,  attraverso volantinaggi, assemblee e iniziative preparatorie sul territorio intorno alla centrale  aveva come obbiettivo quello di un blocco con sciopero operaio delle attività della Centrale di Montalto., per la cui costruzione il tributo di sangue operaio in incidenti sul lavoro era stato sino ad allora di tre morti e 400 feriti.

Nonostante ciò CGIL-CISL-UIL del luogo emettono un comunicato che si dissocia da blocco , ma che non riceve l’appoggio da nessun delegato interno dei lavoratori anzi,  la sera del 5 agosto 1986, ben 12 delegati firmano un comunicato di appoggio al blocco.

6 agosto 1986

Ben 400 compagni sono fuori i cancelli, dentro la polizia asserragliata.

ore 5,30

Arriva il primo turno: 1500 operai sono invitati a non entrare e partecipare all’assemblea.

Nessuno entra

La Caporetto sindacale e dell’ENEL si profila all’orizzonte.

La polizia esce in forze con manganelli e lacrimogeni: una compagna ha il naso fratturato da un lacrimogeno che la colpisce in faccia. Un altro compagno, come documentano le foto che inseriamo nell’articolo,  è trascinato dentro la centrale e pestato.

 I compagni reagiscono con qualche sasso  ma …ormai è la brutalità della polizia che convince gli operai indecisi a scioperare,  facendo aderire anche il secondo turno, altri 3000 lavoratori che arrivano alle sette.

La giornata proseguirà al Comune dove un contestatissimo sindaco di Montalto, divenuto tutto ad un tratto antinucleare dopo la catastrofe atomica di Chernobyil  di qualche mese prima, non sa come giustificare le sue precedenti scelte filonucleari e  filoENEL.

Nel frattempo il fronte filonucleare si sgretola: il PCI di Viterbo condanna l’intervento poliziesco, la lega Ambiente partecipa alla manifestazione del 9 agosto e la FGCI di zona aderisce al blocco e critica il comunicato sindacale. Piccole gocce che anticipano il crollo della diga nucleare con la vittoria del referendum  contro il nucleare civile in Italia.

Purtroppo oggi,  a quasi 25 anni di distanza ,  con le scelte del governo Berlusconi e in un silenzio assordante  da parte delle direzioni dei partiti della sinistra, il ritorno al nucleare sta per divenire una realtà

Molto probabilmente cronache come questa ,  che sembrano provenire da un passato molto remoto potrebbero divenire una normale realtà, in quadro di militarizzazione delle scelte nel campo energetico, in nome del “benessere del popolo italiano e del progresso. Fucili e manganelli a difendere Ponti sullo Stretto, ferrovie ad alta velocità, discariche di Stato e centrali nucleari?

Sapranno i movimenti ambientalisti e antagonisti saldare aspirazioni ad una vita migliore,  in un mondo più pulito e sicuro ed entrare nel cuore e nella mente di milioni di uomini e donne   e ripetere il miracolo del referendum di oltre vent’anni fa?

Si riuscirà a costruire un fronte trasversale per aprire una linea di frattura e contraddizione all’interno del Partito del Nucleare d’Italia?

Di questo parleremo e ci confronteremo nel campeggio antinucleare in Puglia dal 24 al 28 agosto 2010 a Masseria Fattizze ( Le) a 2 kmt da Porto Cesareo

(Foto e notizie tratte  da un  articolo apparso sulla rivista AUTONOMEN n ° 6-7-8- dell’ottobre 1986)

 

Archivio Storico Benedetto Petrone

6 AGOSTO 2010

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