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Osservatorio sui Balcani di Brindisi
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ANNUARIO

RESISTENZA/55

Giovanni Palatucci

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Resistenza

2022

 


 

Giovanni Palatucci  ricordato sul Quotidiano del Sud in occasione della giornata della Memoria

  Il grazie e la sintesi, di  Antonio Camuso

Da origini montellesi e da ricercatore storico, ringrazio la redazione Irpina del Quotidiano del Sud ed in particolare la gentile e sempre disponibile Floriana Guerriero, per aver ospitato questo mio contributo di approfondimento sulla vicenda di Giovanni Palatucci.

Un doppio grazie , poichè la città in cui risiedo, Brindisi, ha la Questura intitolata a Giovanni Palatucci e nel cui ingresso principale spicca una grande targa a lui dedicata.

Fu la vittoria dell’Umanità, ciò che prevalse in lui e in tanti, spesso sconosciuti civili, militari, funzionari di polizia, religiosi che contribuirono in una grande catena di solidarietà a salvare tantissime vite umane perseguitate per motivi religiosi o politici da quel diabolico buco nero che fu l’Olocausto. Per chi non avesse potuto acquistare  l’edizione del Quotidiano del Sud/edizione Irpina del 25 gennaio scorso e in attesa della pubblicazione online del mio articolo , sia sul sito del Quotidiano/corriere Irpinia  che su quello dell’Archivio Storico Benedetto Petrone, voglio anticipare sintetizzando quanto più possibile le mie tesi.

La prima sfata il mito della non conoscenza di Palatucci del “problema ebraico” prima del suo arrivo a Fiume. Non è vero, poiché Palatucci, da universitario a Torino , ebbe modo di conoscerlo, grazie alla presenza , lì, di decine di studenti ebrei profughi dalle persecuzioni antisemite scatenetesi negli anni 20 e 30 nei paesi dell’Europa centroOrientale ed ospiti in centinaia presso le università italiane.

La seconda tesi  è collegata alla prima , ovvero, l’Italia del Ventennio  e sino al 1938 fu,  non solo inclusiva con la presenza in tutti i settori, anche di più alto livello nelle istituzioni, di italiani di fede israelita, ma addirittura , anche dopo il 1938 , tra contraddizioni e paradossi, permise il passaggio, l’ospitalità ed addirittura la fuga per altre destinazioni di ebrei perseguitati dai fascismi europei e dal nazismo.

Grazie ad una interazione tra associazioni filantropiche ebraiche internazionali, che operarono legalmente sino all’8 settembre del 1943 si potettero aiutare migliaia di ebrei migranti /profughi. All’interno di queste contraddizioni e paradossi  delle leggi approvate dallo stesso  Partito Fascista, sino al 1940, grazie alle compagnie di navigazione di stanza a Trieste, migliaia  di ebrei potettero imbarcarsi per  i “porti sicuri” del Medio-oriente, Estremo Oriente (Shanghai) e da lì l’Australia.

Il ruolo del funzionario di polizia Giovanni Palatucci a Fiume fu quello di sapersi giostrare tra queste contraddizioni, e interagire con una rete di solidarietà collaudata da decenni. Grazie a uomini come lui , come i tanti militari italiani che, nei territori occupati del confine Dalmato-croato, non seppero voltare la testa dinanzi alle persecuzioni dei fascisti croati Ustascia alleati delle SS. Grazie ad essi  circa 4000 ebrei presenti in quei luoghi riuscirono a salvarsi, una eccezione  dal grande valore storico e d umano, a fronte delle decine di migliaia di ebrei croati e centinaia di migliaia di ebrei yugoslavi, greci ed altrettanti zingari che finirono nelle camere a gas. 

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone

Giornata della Memoria 2022

 

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