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BRINDISI: città senza memoria/3

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INDICE GENERALE: gli uomini

POESIE:

 

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Grandi palazzi crescono al Quartiere Minnuta ma...niente servizi dopo cinquant’anni di promesse mancate.

 

Ieri , 9 marzo  2009 le ruspe hanno abbattuto la piccola villetta di Ugo delle Donne, il” pioniere della Minnuta” e presto al suo posto crescerà l’ennesimo palazzo multipiano di cui in questa zona per molti anni si era sperato di farne a meno,  in cambio di qualche servizio di pubblica utilità e  tale da non far sentire emarginati gli abitanti di questo quartiere.

Ugo delle Donne e mio padre Luigi Camuso , quando nel 1960,  per primi decisero  di investire i loro risparmi nel costruire una casa nella contrada  Minnuta, all’opinione dei molti furono considerati dei folli sognatori   e  che ben presto avrebbero dovuto mangiarsi le mani per quello che era considerato uno sconsiderato gesto a fronte dell’urbanizzazione  intensiva che si stava sviluppando nella direzione Commenda , Paradiso e Casale.

La Minnuta secondo i piani regolatori dell’epoca “ fortunatamente” era stata inclusa in quella Zona Verde che avrebbe dovuto compensare l’assalto del cemento nelle altre zone della città. Secondo i gli amministratori e i tecnici dell’epoca , accanto al piccolo quartiere residenziale,  vi sarebbero state le aree di verde pubblico , con impianti sportivi e zone ricreative che , collegate con una adeguata rete viaria con tutti i quartieri  di Brindisi, avrebbero permesso alla nostra città di dire che oltre al cemento si pensava al bene di tutti, all’educazione ambientale e se possibile al salvataggio della memoria delle tradizioni agricole della nostra città ed in cui sarebbero stati gli stessi abitanti ad esserne coautori

 La Minnuta aveva delle buone chance: vigneti, uliveti  e carciofeti la attorniavano , come anche  gli orti dei tanti piccoli  contadini/commercianti delle bancarelle  della Piazza Mercato o della “chiazzodda” dei Cappuccini.Molti di essi  spronati dall’esempio di quei due pionieri che erano Ugo e mio padre, li seguirono nell’acquisto dei piccoli lotti che  erano stati riservati ad il mini piano di edilizia residenziale licenziato dal Comune.

Furono tempi molto duri : nonostante le promesse dei politici del tempo a cui si rivolsero, per ben cinque anni  si visse senza  la corrente elettrica e per ottenerla, allacciandosi su una linea elettrica che riforniva la vicina polveriera della Marina Militare del Cillarese, si dovette organizzare una corvèe in cui gli uomini del quartiere parteciparono  scavando un canale che,  attraversando la vecchia linea ferroviaria militare a scartamento ridotto,  potè canalizzare il cavo dell’Enel.

 Per l’acqua si fu più fortunati: la si ottenne in un paio d’anni,  grazie alla presenza della conduttura dell’acquedotto che riforniva la polveriera a cui mio padre, sottufficiale della marina prestava servizio,  e all’interessamento personale di Ugo delle Donne.

Ricordo con commozione, l’arrivo della corrente elettrica,  quando le nostre due famiglie brindarono insieme, a casa di Ugo dove la lampada a petrolio era stata insieme al camino l’unica fonte di luce per molti lunghi inverni .

 Quel giorno ci sembrò che finalmente la Zona Minnuta stava per divenire un vero quartiere e che le promesse dei politici si sarebbero avverate.

 Mio padre ed Ugo decisero di dare un nome alle due strade che la delimitavano: via Tancredi la principale e via Kennedy quella interna ( in quegli anni dare il nome al presidente USA appena deceduto era usanza comune). Mio padre , recuperò da una vecchia cassa di munizioni due tavole d’abete e con  un po’ di vernice grigio militare produsse i due cartelli toponomastici che furono omologati dai tecnici comunali e poi installati ai pali della vecchia linea telefonica militare.

Il sogno di un quartiere modello sembrò avverarsi quando si avviò nei carciofeti di proprietà di Guadalupi la costruzione delle case per gli operai della SACA ( poi divenute  le “case degli americani”).

Ora ci aspettavamo il completamento del sogno: la fogna! Questo bene agognato,  per i quali mio padre e Ugo spesero anni di anticamere al comune,  sembrava a portata di mano mentre si erigevano le palazzine della SACA e invece niente! !! Non avendo ville o interessi particolari su quella zona,   i politici semplicemente la ignorarono e dovemmo aspettare TRENT’ANNI per poter godere di quell’essenziale servizio! Mia nonna centenaria accese quel giorno una candela a sant’Antonio , noi non sapevamo se piangere o ridere per quella promessa mantenuta con una tale ritardo.

Il sogno di Ugo purtroppo, quello di veder nascere una farmacia, un’asilo, una chiesa degna di nome, lui che era stato fervente cattolico e partigiano inquadrato nelle formazioni “bianche”, non si avverò poichè un maledetto giorno, nei primi anni 90 un malore improvviso lo strappò ai suoi cari. Quasi altri vent’anni son passati da allora ma ben poco è cambiato,  salvo l’arrivo del Grande Cemento.Con il piano regolatore approvato nella precedente giunta Antonino,  la Minnuta è divenuta una zona ad alta intensità abitativa con la possibilità di costruire ovunque i grandi palazzoni ma… di quei servizi esenziali affinché non sia solo un quartiere dormitorio ancora niente! Si è dovuti arrivare a questo 2009 e grazie alla visita del Papa affinché la speranza di una chiesa si incominci a intravedere,  ma per il resto solo cemento.

Il piccolo campetto di pallone dove  i miei figli e i ragazzi del quartiere hanno passato tante ore felici è stato distrutto e sostituito con un bel palazzone a sei piani,  senza che un cane di politico si ponesse  il problema di uno spazio ludico per i giovani. La vicina pista ciclabile è divenuta un percorso di guerra tra buche , erbe incolte, cani randagi e nugoli di zanzare tigre che dagli stagni artificiali ideati da un folle, a ridosso del canale del Cillarese, attaccano al tramonto chiunque si avventuri per essa, pena un generoso salasso di sangue con tante punture.

In compenso onde risolvere i problemi di traffico della Provinciale  San Vito si è deciso di costruire dopo cinquant’anni  il famoso cavalcavia  che  invece avrebbe dovuto unire la Minnuta al vicino Cappuccini per sopperire momentaneamente alla mancanza di negozi, farmacie e scuole.

Peccato che nel frattempo il cemento ha invaso il quartiere e quel cavalcavia, per tanto tempo agognato, oggi diviene l’ennesima atroce beffa per gli abitanti del quartiere: una strada che passa nei giardini condominiali  e all’altezza di balconi, stanze da letto e soggiorni…Ci auguriamo che questa ennesima follia non avvenga e che invece si ascoltino finalmente le vere esigenze della popolazione, dei giovani, degli anziani ( a cui è stato tolto lo spazio dell’ex macello comunale per adibirlo a dormitorio per i migranti) e delle donne, senza l’ennesima presa in giro di promesse elettorali

Antonio Camuso

Archivio Storico Benedetto Petrone

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Brindisi,  10/3/09

 

 

 

 

 

 

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