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BRINDISI: città senza memoria/6

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INDICE GENERALE: gli uomini

POESIE:

 

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L’altra faccia della giornata del ricordo a Brindisi

Ovvero

Quando i progetti di sviluppo dei profughi  fiumani a Brindisi furono gettati nel cestino dell’immondizia ( articolo pubblicato ampiamente sul  nuovo Quotidiano di Brindisi-Lecce-Taranto del 16 febbraio 2010)

Premessa

Mentre le cerimonie ufficiali della giornata del ricordo si susseguono in tutta Italia, in un meccanismo di revisionismo storico che vorrebbe cancellare la memoria dei crimini dell’occupazione  fascista italiana  ed esaltare solo quella di alcune centinaia o migliaia ( a seconda delle fonti) di italiani che nella successiva occupazione slava dei territori dalmati  fiumani subirono la tragica sorte  delle foibe, ben poco si racconta di come furono trattati i profughi fuggiti da quelle terre.

Se  essi , gli istriani di lingua italiana, ingombranti erano agli occhi di una popolazione slava che aveva subito tragedie quali quella dell’isola di Arbe, oggi Rab, in Croazia, dove in 1500 morirono tra vecchi, donne e bambini rinchiusi in un lager dove sventolava il tricolore italiano, ingombranti furono ritenuti anche in Italia dove a governare non erano i comunisti di Tito , bensì la Democrazia Cristiana , il baluardo  occidentale al “comunismo”.

Essi , i profughi istriani furono ritenuti dalle autorità italiani buoni solo per la propaganda anticomunista e  per mettere in piedi  carrozzoni assistenziali  che drenavano milioni di dollari dagli alleati americani per farli finire nei fondi neri di politici e partiti anticomunisti.

Ben altra cosa i profughi si aspettavano: non assistenza ma essere ritenuti a pieno titolo cittadini italiani, capaci di dare un contributo reale  alla rinascita del nostro paese,  dopo il disastro economico e morale determinato dalle scellerate scelte del regime fascista e che aveva prodotto anche la loro rovina  ed il loro status di uomini senza casa e senza futuro.

 

Quando i fiumani a Brindisi sognarono di portare il progresso ed invece…

Brindisi fu una città che ricevette ed ospitò più di altre, per lungo tempo, tantissimi profughi istriani ed in particolare della città di Fiume. In parte essi furono ospitati in campi profughi, altri cercarono una sistemazione più dignitosa nelle case di amici, parenti o pagando di tasca propria.

Uomini, tutti di un pezzo i fiumani, incapaci di stare a rigirare le dita senza far niente aspettando di vivere di sussistenza o della carità pubblica.

Uomini  e donne che nel loro paese avevano industrie,  commerci, ed annoveravano tra loro intellettuali ed artisti di fama, uomini e donne capaci di inventare soluzioni miracolose a problemi difficili dove altri avevano per secoli sbattuto il muso senza risultato.

I fiumani furono accolti dalla popolazione brindisina, quella più povera,  come fratelli di sventura e il fatto di essere Brindisi, una città che si affacciava sullo stesso mare che baciava la loro lontana Fiume , fece nascere in questi esuli la voglia di farne di essa una seconda patria, dove investire sangue e risorse, stabilirvisi e condividere con i brindisini i frutti di questo impegno, ricambiando così la cortesia di averli ospitati.

Il comitato Fiume –Brindisi

Il 21 giugno 1948, a Venezia, grazie alle pressioni dei fiumani ospitati a Brindisi e rappresentati nella Confederazione Profughi  dal capitano Doldo, si riunirono esponenti dell’industria ed economia fiumana in esilio che costituirono il Comitato Fiume – Brindisi per proporre al governo una serie di progetti rilevanti per l’economia di una piccola città del Sud. martoriata dalla guerra ed in grave crisi economica.

Essi, i profughi, proposero l’istituzione di una zona industriale  ( quella che va dal punto “franco” sino all’attuale Petrolchimico) tale da ospitare tutte le attività che un tempo erano allocate nella penisola istriana.

I profughi non chiedevano altro che fosse istituito un Ente Creditizio che anticipasse  le somme già stanziate per gli indennizzi dei beni espropriati loro dagli yugoslavi , somme che sarebbero state immediatamente investite sul territorio brindisino portando sviluppo, occupazione tramite una creazione di una miriade di piccole e medie imprese e con riflessi positivi sull’artigianato locale.

I profughi non chiedevano una sola lira di ciò che a loro era dovuto ed in cambio il volto della nostra città sarebbe notevolmente cambiato in meglio.

Nel 1949, ostinatamente,  i fiumani trasformarono il loro Comitato in un vero e proprio consorzio, il “Consorzio Fiume-Brindisi”, decisi ad investire anche quelle poche risorse che erano riusciti a salvare nella fuga.

Gente ostinata ed innamorata di Brindisi, i fiumani che presentarono e riuscirono ad avere approvato e finanziato dall’IRO ( l’international Refugee Organization per 3.400.000 dollari) un avveniristico progetto edilizio  e industriale nella nostra città: si trattava di costruire nella zona “Paradiso” un quartiere totalmente autosufficiente dotato dei più moderni servizi, capace di ospitare 500 famiglie e che fosse contiguo ad una serie di piccole industrie, uniche e “profetiche” nel settore.

Tra esse c’era una fabbrica di birra ( prevedendo di decenni che questa bevanda avrebbe soppiantato il vino come bevanda di massa in Italia), una cartiera e addirittura uno stabilimento per la surgelazione di prodotti dell’ortofrutta di cui i contadini del luogo non riuscivano a poter smaltire nel luogo.(Ricordiamo come di surgelazione in Italia si incominciò a parlarne solo negli anni 60 con il consumo di massa e l’arrivo dei frigoriferi )

 

I progetti gettati nel cestino e poi ricopiati malamente

“-Troppo ambiziosi e dotati di spirito di indipendenza questi fiumani!… Gente pericolosa che non sa stare con le mani in mano e non si abbassa al nostro collaudato sistema clientelare. Abbiamo capito perché Tito li ha scacciati! –“

Questa fu sicuramente la frase con la quale la classe politica che governava l’Italia e la nostra città in quegli anni, affossò le speranze ed i progetti dei profughi e con essi anche quelli di uno sviluppo sostenibile del nostro territorio.

Il governo non diede una lira per sostenere il Consorzio Fiume –Brindisi e le richieste per l’installazione di industrie e quartieri furono fatte morire sotto montagne di intoppi burocratici.

 La maggior parte dei fiumani sconsolata dopo anni di attesa emigrò in altri paesi e città portando benessere e fervore intellettuale, lasciando una città che vide l’agricoltura andare in malora , la creazione di megapoli industriali altamente inquinanti, la morte delle centinaia di botteghe artigianali e l’orrore dei quartieri dormitorio.

Tutto ciò condito con una beffa: i progetti dei fiumani gettati in un cestino furono in seguito recuperati  e ricopiati malamente. Il progettato quartiere modello “Paradiso” negli anni 60 fu costruito secondo i canoni dei quartieri dormitorio dell’epoca, ghettizzandone la popolazione,  mentre la progettata zona industriale del Consorzo Fiume-Brindisi divenne il luogo delle Centrali elettriche del Petrolchimico e del tanto contestato Rigassificatore.

In compenso lo stato italiano sprecò miliardi di lire ( dell’epoca) per i centri di “raccolta profughi” e per clientelari “opere assistenziali” mortificando la dignità dei fiumani,  accrescendone i risentimenti ed aumentando il loro dolore di essere stati ritenuti italiani di serie “B”.

L’intera vicenda del Consorzio Fiume_Brindisi a firma del cap.Doldo è raccolta in una speciale pubblicazione del 25° della Associazione provinciale degli industriali ed artigiani ( l’attuale Confindustria) edita nel novembre del 1969.

 

Brindisi 10 febbraio 2010 , giornata della memoria

 

Antonio Camuso

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vedi anche

 

Dedicato al mio professore di disegno ,Benussi Bruno, Istriano .

Scuola media via ASMARA, quartiere Cappuccini , Brindisi,anno 1965

  

 

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