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Osservatorio sui Balcani di Brindisi
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il 1946/12

speciale 8 marzo

 

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1946

 



8 marzo 1946-50

 

Quando la NATO fece naufragare la festa della donna in Italia.

Una ricerca di Antonio Camuso sulle disposizioni ministeriali e prefettizie nel primo dopoguerra.

(1946-1950)

Il titolo sarebbe consono ad una fake news, ma a confermare come l’8 marzo fosse stato decretato, dai governi di unità antifascista e solidarietà nazionale ,come giornata da riconoscere festiva per le donne lavoratrici, almeno per il settore pubblico, lo attestano gli atti ufficiali depositati presso le prefetture d’Italia.

 Incredibilmente  il primo 8 marzo festivo per disposizione ministeriale fu autorizzato ancora in regime luogotenenziale,  nel 1946, con i Savoia in attesa del plebiscito tra Repubblica e Monarchia.

In quel contesto i prefetti su comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri , n° 61588/ 289555/3.3.3 inviarono apposite circolari  affinchè tutte le donne dipendenti  degli uffici pubblici fossero libere di lasciare  il posto di lavoro per partecipare alle manifestazioni indette dall’UDI (Unione Donne Italiane)  senza nessuna decurtazione di stipendio.

Dipendenti statali, comunali, provinciali , come le impiegate ed operaie presso gli stabilimenti ed arsenali militari, poterono per tre anni dal 1946 al 1948 riunirsi con il patrocinio del Governo e furono festeggiate dalla classe politica italiana rappresentata dalla coalizione antifascista. Le donne in quelle occasioni, preparavano mozioni e proposte migliorative della loro condizione , consegnandole in delegazione presso i prefetti d’Italia.

Avanti! del 2 marzo 1947 con le proposte PCI_PSI sulle donne

Fu Andreotti , il 7 marzo 1948,  come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ad essere l’ultimo ad inviare alle prefetture l’autorizzazione a lasciare libere dal lavoro dalle ore 12 tutte le dipendenti pubbliche affinchè potessero partecipare alle manifestazioni unitarie per l’8 marzo.

 Purtroppo si era ormai in piena campagna elettorale,  caratterizzata da un durissimo scontro tra la Democrazia Cristiana di De Gasperi, sollecitata dagli Stati uniti a rompere il patto antifascista con le sinistre, dichiararsi filo-atlantista, ricevendo in cambio aiuti economici e militari. La sconfitta delle sinistre Unite( PCI-PSI) nelle elezioni del 1948, diede mano libera alla DC e al blocco conservatore di avere quella maggioranza di governo che pochi anni dopo autorizzò l’adesione dell’Italia alla NATO, facendola piombare negli anni cupi della Guerra Fredda.

Le manifestazioni delle donne italiane che in quegli anni chiedevano Pace per evitare il ripetersi degli orrori della seconda guerra mondiale in Europa, furono ritenute dai nuovi governi a guida DC come

 pericolose sovversive, anti-italiane, filo-russe e quindi da trattare come foriere di disturbo dell’ordine pubblico e

come tali esser trattate dalla polizia di Scelba.

Il telegramma inviato dal ministro dell’Interno Scelba alle prefetture , il 4 marzo 1949, ( e ripetuto negli anni seguenti) parla chiaro:

“- la festa della Donna  celebrantesi l’8 marzo a cui l’UDI e altre formazioni paracomuniste, hanno richiesto il patrocinio della Presidenza della Repubblica è da ritenere manifestazione di partito, come tale nessuna collaborazione deve venire da organi istituzionali e si deve evitare qualunque attentato alle libertà sui luoghi di lavoro (ovvero , perseguire gli scioperi in occasione dell’8 marzo e reprimere i picchetti delle donne , fatti dinanzi a uffici e fabbriche  reclamanti la giornata semifestiva che  era in vigore sino all’anno prima)

A 75 anni di distanza , non vi è segnale di ripristino di quel riconoscimento nel godere pienamente questa festa, conquistato anche con la partecipazione significativa delle donne alla Resistenza,.  E ancor oggi il grido di “Pace! e smilitarizzazione dell’Europa intera!” , sono quanto mai attuali  con la tragedia della guerra Russia –Ucraina.

 

 

ANTONIO CAMUSO

ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE

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