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annuario 1978

 

 

 

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16 MARZO 1978

RAPITO IL PRESIDENTE DELLA D.C. ALDO MORO!

La notizia lasciò attoniti ed increduli ma ci volle ben poco a comprendere come quell’atto che si sarebbe concluso con la barbara uccisione dello statista democristiano 55 giorni dopo, avrebbe sconvolto equilibri e certezze e condotto alla stagione della repressione sistematica contro i movimenti e le avanguardie di lotta costruite nell’arco di oltre un decennio. La legislazione di emergenza , carceri speciali e  l’esilio coatto faranno una strage di cuori e menti che avevano sognato un altro mondo mentre eroina e altre droghe , lo sballo del sabato sera , il disimpegno giovanile   furono le ricette per evitare che altre nuove generazioni si ponessero in antitesi alle scelte capitalistiche.

Ma sotto la cenere cova sempre il fuoco…che potrebbe incendiare la prateria.

In questo numero dell’Archivio Storico Benedetto Petrone vogliamo anche noi ricordare il rapimento di Aldo Moro e la strage della sua scorta in via Fani con tre documenti prelevati dai fondi del nostro archivio.

a)Il primo è la prima pagina di Lotta continua del giorno dopo  che titola su quel grave fatto.

In essa si esprime tutta la rabbia di un’area di  movimento ben più grande dei simpatizzanti di Lotta continua  che si vede stritolata in queste logiche folli del militarismo e della guerra per bande ed in cui chi come le BR  si esprime come l’avanguardia avanzata è invece solo la scelta più avventurista ed omicida non di un pugno di agenti e di un presidente DC, bensi della  speranza di migliaia di compagni e milioni di proletari di costruire in Italia un alternativa al modello capitalista.

b) Di avventurismo bieco vengono tacciate le BR  e la loro direzione strategica, dal giornale  più emblematico dell’Autonomia Operaia, il periodico ROSSO

Le parole sono esplicite e pesanti quanto il piombo di quei proiettili sparati a via Fani:

“- ricambieremo alle Brigate Rosse lo stesso cinismo col quale loro hanno rivolto verso tutto il movimento proletario. Tra noi e voi d’ora in poi ci sarà un abisso incolmabile. –“

Purtroppo a questa chiara posizione politica seguiranno le risposte repressive dello Stato e del sistema dei partiti che come titola in alto la stessa pagina di ROSSO del n uscito in edicola nell’aprile 78 :”-Non potendo acchiappare il pesce si prosciuga il mare…”-

Sì perché immediatamente a poche ore da quel 16 marzo in tutta Italia parte una preordinata caccia a tutte le avanguardie del movimento  con liste preparate in tutte le città da mesi  e da  quei giudici che si renderanno famosi con i famosi teoremi , volti a vedere in ogni intellettuale rivoluzionario o anticonformista il Grande Vecchio , il Gran Burattinaio capace di muovere all’unisono iniziative armate delle BR e lotte sociali nel territorio, nelle fabbriche e nelle scuole,

 Distrutte , imprigionate e condannate alla latitanza sotto un mare di accuse spesso poi crollate nel nulla , la restante area confusa si trovò a scegliere tra riflusso o bruciarsi le ali come un farfalla attratta del mito del partito armato, le conseguenze furono tragiche.

3)IL FUMETTO… Sì perché nella follia inquisitoria che si aggirerà tra le procure d’Italia e suggerita dai Servizi segreti, quella che ancor oggi lascia  scioccati è la storia di un fumetto divenuto corpo di reato e i cui responsabili si trovarono in carcere con accuse da ergastolo. Parliamo del numero 1 di Metropoli, giornata dell’area dell’exPotere operaio romano e non solo , che ebbe come redattori Lanfranco Pace, Oreste Scalzone, ,Libero Maesano, Lucio Castellano, Paolo e Claudio Virno, Franco Piperno, che a causa di quel fumetto si ritrovarono seppelliti in carcere .

L’accusa fu il classico:

"-avete fatto disegnare  un Moro che colloquia con i suoi rapitori? Ebbene allora voi eravate tra loro e poiché intellettuali siete voi la direzione strategica che ha organizzato il sequestro Moro!-"

 

Ma non fu l’unica delle accuse demenziali con le quali, caduto un castello accusatorio se ne costruiva un altro, per poter mantenere in carcere i capi della sovversione sociale e politica del nostro paese, si giunse addirittura ad accusa re Toni Negri di aver fatto il telefonista per le Brigate Rosse durante il sequestro Moro, un’assurdità , ma che rende l’idea della follia e del Terrore che le Procure speciali dei tribunali , coadiuvate dalle direzioni dei due grandi partiti DC e PCI esercitarono indiscriminatamente.

Per i più “fortunati” ci fu la via dell’esilio sperando che finita la stagione  dell’emergenza ritornasse quella della ragione e magari della riapertura di una fase politica che permettesse che quelle istanze nate le 68 e poi sedimentate nel 77 e poi rivissute nelle tante esperienze sociali e territoriali fossero valorizzate e divenire lo stimolo per il rinnovo del quadro politico ed economico italiano, quell’occasione a distanza di trent’anni non è ancora venute e l’attuale crisi ne rende ragione.

Quest’Italia che vive nella follia politica ed economica , vivendo di mafia e sognando il giustizialismo, che al posto dell’intelligenza usa la cocaina per avere la marcia in più per stare al passo dei tempi, ebbene quest’Italia che non vuol chiudere con quell’epoca  di cui quel 16 marzo 78 ne fu l’emblema, facendo rientrare gli esiliati e chiudendo definitamene con legislazione speciale, non ha futuro se non  nella schizofrenia.

Ma sotto la cenere cova sempre il fuoco…che potrebbe incendiare la prateria.

 Vi invitiamo a visitare le pagine del nostro sito dedicate al sequestro di Moro anticipandovi che seguiranno altre, tra le quali la pubblicazione dell’intero fumetto incriminato, divenuto a causa del sequestro di quel numero e dell’arresto dei redattori , un oscuro oggetto del desiderio di chi curioso avrebbe voluto conoscere il contenuto. Segreto di stato e processuale impedirono ciò permettendo di creare nell’opinione pubblica un’area colpevolista nei confronti dei redattori di Metropoli, noi renderemo giustizia anche se postuma  nelle pagine del nostro sito.

LA REDAZIONE DELL’ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE.

BRINDISI 16 MARZO 2008…TRENT’ANNI DOPO