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PUBBLICHIAMO LE ULTIME NOTIZIE e LE FOTO CHE CI ARRIVANO DAL DELTA DEL NIGER 

queste sono le informazioni che che ci ha inviato BRIDGET YORGURE, rappresentante in Italia del Mosop

maggio 2008

OGONI:

UN POPOLO STRAZIATO DALLA VIOLENZA DELLA RICCHEZZA

 

Un tipico habitat dell’Africa equatoriale, una folta vegetazione che si stende per 2000 km2, lambita da un fiume, il Niger,  il cui Delta si dirama in tante braccia portando la vita nelle aree che incontra.

Questa è, o meglio sarebbe, la terra del popolo Ogoni nel Sud Est della Nigeria un territorio pianeggiante, affacciato sull’Oceano Atlantico che i geografi delimitano fra il 4.05 ed il 4.20, di latitudine, e fra il 7.10 ed 7.30 di longitudine.

Un territorio in parte sabbioso sorto, dal progressivo recedere delle acque dell’Oceano nel  periodo miocenico, che costituisce il sito più favorevole per la crescita delle mangrovie  ed in parte di origine alluvionale, ideale per l’agricoltura.

Il clima è quello tropicale e varia dai 25 ai 35 gradi centigradi . Si distinguono poi le stagioni umide, soprattutto a Luglio ed Agosto, fino a quelle più secche, a Febbraio e Marzo.

Acqua, caldo, vegetazione: il classico esempio di regione in cui la biologia e la storia antica ci insegnano essere  favorevole l’insediamento degli esseri umani e delle popolazioni.

Ed anche in questa area, compresa nella divisione amministrativa “dello Stato che attraversa del Fiume”, il  River State le popolazioni si sono insediate ed hanno vissuto in pace nel corso dei secoli: fra queste gli Ogoni.

 

CHI SONO GLI OGONI

Gli Ogoni sono un popolo di circa un milione di abitanti che siti sul delta del Niger, una delle aree più popolose dell’Africa, da più di 500 anni. 


Vivono di agricoltura e di pesca, sono organizzati in comunità rurali (close knit) piuttosto chiuse.

La terra degli Ogoni consiste in sei regni: Babbe, Eleme, Gokana, Ken-Khana, Nyo-Khana, e Tai. In questo territorio vengono parlate quattro lingue che sono fra loro comprensibili. I linguisti classificano le lingue del Babbe, Eleme, Gokana, Ken-kahna come un gruppo distinto appartenenti al ceppo della famiglia New Beneu-Congo.

Nonostante l’introduzione del Cristianesimo, molti aspetti della religione e della cultura indigena Ogoni continuano a permanere. La terra in cui vivono e le acque che li circondano sono molto importanti per il popolo Ogoni non solo per essere un’irrinunciabile fonte di cibo, ma rappresentano anche una divinità e per questo vengono adorate. Questo spiega la ragione per cui il popolo Ogoni ha così forti difficoltà ad accettare il degrado ambientale dovuto all’inquinamento causato dal petrolio. I prodotti principali dell’agricoltura Ogoni, specialmente lo yam, sono onorati con delle feste: basti pensare che la festa principale del popolo Ogoni si tiene proprio in occasione della raccolta dello yam. La stagione della semina, inoltre, è  un momento religioso e di forte spiritualità oltre che di straordinaria identificazione collettiva. Infatti, nella lingua Ogoni, si dice “donu kuneke” che vuol appunto dire “onore alla terra”.

Originariamente, ma questa struttura sociale rimane ancore nella cultura Ogoni, si erano organizzati in una sorta di monarchia timocratica in cui uomini e donne godevano del loro status per coraggio ed abilità dimostrate. Durante la tratta degli schiavi la terra degli Ogoni si trovava proprio sulla strada del commercio degli schiavi lungo le vie che, dall’interno alla costa, portavano ai mercati degli schiavi. Tuttavia, pare che questa etnia sia stata poco coinvolta dalla tratta. Ciò può dipendere dal fatto che, tranne che per gli Ibibo, il matrimonio fra gente di etnia diversa, anche se vicina, era vietato sia dalla tradizione che dai costumi. In questo modo, durante la tratta degli schiavi, gli Ogoni poterono avvantaggiarsi di un relativo isolamento che li preservò da questo commercio.

 

 Con il trattato di Berlino del 1885, la Nigeria venne assoggettata al controllo Inglese, ma solo nel 1901 gli Inglesi giunsero nella terra degli Ogoni. Le diversità culturali condussero gli Ogoni ad una strenue resistenza, tuttavia le loro forze non erano tali da poter resistere agli Inglesi e così, nel 1914, gli Ogoni furono assoggettati. Gli Inglesi guardavano alla Nigeria secondo i tre principali gruppi etnici: gli Haussa- Fulani, gli Yoruba e glli Igbibo, ignorando le atre 250 etnie che compongono la Nigeria , come gli Ogoni. Gli Ogoni sono sempre stati visti con disprezzo da tutti gli altri gruppi del Delta

LA SHELL E GLI OGONI

Nel 1958 la compagnia petrolifera Shell, ha iniziato a prelevare il petrolio dalla terra degli Ogoni. E’ un processo avviato da decine di multinazionali in tutta la Nigeria in quel periodo, a tal punto che, oggi, le esportazioni di petrolio rappresentano il 90% di tutto l’esporto nigeriano e l’80% delle entrate del Governo. Il petrolio è in questo modo responsabile di tutta l’economia nigeriana. Il 90% del petrolio esportato proviene dal delta del Niger.

Per gli Ogoni i costi ambientali e sociali  dovuti alle estrazioni di petrolio sono pesantemente alti.

LA RESISTENZA DEGLI OGONI

Nel 1990 gli Ogoni si sono organizzati nel movimento per la sopravvivenza degli Ogoni: il presidente era il celebre poeta e scrittore Ken Saro Wiwa, redattore, fra l’altro della Carta dei Diritti degli Ogoni: The Ogoni Bill of Rights (OBR).

 

IL MOSOP

 

Scopo del MOSOP era il riconoscimento, sia su base nazionale che internazionale, di diritti sia sul piano ambientale che su quello  sociale ed economico.

Gli Ogoni ritengono di non essere adeguatamente ricompensati per il prelievo dalla loro terra di petrolio da parte delle compagnie petrolifere e per i danni ambientali derivanti da queste attività. Nel 1993 il MOSOP è diventato membro dell’UNPO.

 

 

 

L’OGONI BILL OF RIGHTS

 

Sottolinea la domanda del popolo Ogoni di giustizia ambientale, economica e sociale, in particolare si  sottolinea come questo popolo si oppone alla formula di spartizione del petrolio, in base alla quale tutto il potere spetta al governo federale e a quello locale, lasciando così gli abitanti del territorio senza alcuna ricompensa: ottenendo solamente i danni ambientali per lo sfruttamento scellerato del territorio.

 

 I risultati del movimento del popolo Ogoni non sono tardati e nel 1993 la Shell , proprio grazie al loro atteggiamento ostile contro questo genere di attività, è stata costretta ad indietreggiare dalla terra Ogoni. Una illusione che è durata molto poco se si pensa che, a distanza di pochi mesi, la Shell è rientrata col sostegno dell’esercito Nigeriano che ha risposto alle contestazione degli Ogoni con la ragione delle armi.

Nel Febbraio del 1995, dopo essere stato detenuto per 8 mesi senza nessuna imputazione, Ken Saro Wiwa è stato condotto con altri Ogoni che erano stati arrestati contemporaneamente, davanti ad un tribunale speciale istituito appositamente dal governo militare. Durante la detenzione, agli arrestati vennero vietate le visite degli avvocati, dei famigliari e furono privati perfino delle cure mediche. Osservatori internazionali del tutto indipendenti hanno espresso profonde riserve sulla correttezza di quel processo e delle procedure. Il 31 Ottobre 1995 Ken Saro Wiwa ed altri 8 Ogoni sono stati condannati a morte dal tribunale speciale con una totale indifferenza rispetto a tutti gli appelli provenienti dalla comunità internazionale. Ken Saro Wiwa e gli altri 8 Ogoni sono stati brutalmente impiccati Venerdì 10 Novembre 1995.

Ken Saro Wiwa ha rivestito un ruolo preminente nell’UNPO.

Nei primi mesi del 2001 il MOSOP ha partecipato at the Oputa Human Rights Investigation Panel hearings in Port Harcourt.  Il MOSOP ha chiamato l’esercito nigeriano ad assumersi la responsabilità delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dai suoi ufficiali contro gli Ogoni fra il 1994 ed il 1998. Gli ufficiali più anziani, una volta comparsi di fronte al tribunale, hanno cercato di minimizzare, in alcuni casi hanno anche negato, qualsiasi coinvolgimento nei rapimenti, nelle sparatorie, negli assalti e nei sequestri.

Nel Marzo del 2001 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la Royal Duch Shell debba essere processata per lo sfruttamento sconsiderato del territorio Ogoni.  La causa era stata presentata ancora nel 1996 dai famigliari del leader Ogoni Ken Saro Wiwa i quali accusarono la filiale nigeriana della multinazionale petrolifera Shell Petroleum Development Company della Nigeria, di avere preso le terre su cui estrarre petrolio senza adeguati risarcimenti alla popolazione locale e di avere inquinato i pozzi di acqua e l’atmosfera nella regione.

L’accusa fu anche di avere reclutato la polizia ed i militari per attaccare i villaggi da cui veniva il movimento dell’opposizione; di essere responsabile del fatto che gli attivisti fossero stati imprigionati e ripetutamente torturati a causa del loro ruolo nel movimento di protesta. L’accusa, poi, per la Shell è di avere aiutato a costruire le prove per sostenere l’accusa di omicidio imputata a Ken Saro Wiwa e agli altri militanti del MOSOP e di avere pagato falsi testimoni: la Shell sarebbe dunque direttamente responsabile della loro morte. Un’altra querelante la cui identità è riservata per proteggerla, è stata picchiata e ferita a colpi d’arma da fuoco durante un raid militare nel suo villaggio.

  La Shell , secondo l’accusa, ha fornito armi, denaro e sostegno logistico ai militari nigeriani perché la liberassero da quella caparbia opposizione. Shell ha fatto di tutto perchè questa causa non arrivasse in un’aula di tribunale.

Nel’95, quando la foto di Ken Saro Wiwa impiccato suscitò indignazione in tutto il mondo, l’azienda petrolifera si affannò a dire che non c’entrava, che la repressione di un governo militare non può essere imputato ai loro pozzi, alle loro pipelines.

 

GLI OGONI OGGI:

 Le coltivazioni di Yam e di cassava erano le fonti di sostentamento principali anche se i proventi per questo tipo di coltivazioni non sono molto alti. Le coltivazioni Ogoni, fino a poco tempo fa il paniere per tutto il Delta, stanno conoscendo una brusca riduzione dei prodotti agricoli dovuto sia all’area sottratta alle coltivazioni in favore dell’industria estrattiva, sia al conseguente fenomeno delle piogge acide/alcaline. Inoltre, vasti bacini di acqua dolce e salata dove il pescato aveva dato sempre buoni risultati, sono state rese inutilizzabili per le fuoriuscite e le dispersione di petrolio.

Il cibo sta diventando sempre più costoso e mancano risorse da investire in forza lavoro e nelle sementi.

In Ogoni non vi sono altre attività manifatturiere in grado di assorbire la disoccupazione che si viene a creare e questo disagio economico comporta anche gravi conseguenze per degrado psicologico e sociale.

 Ancor peggio, non esiste nessun progetto del governo in grado di portare una politica di sviluppo nella terra degli Ogoni. I sostegni sanitari sono pressoché inesistenti, le classi sono e i laboratori sono vuote, conseguentemente le scuole cadono a pezzi. Beneficiare di aiuti stranieri è assai difficile soprattutto perché il governo teme che i finanziamenti siano rivolti al MOSOP che, come si sa, è fuorilegge e bandito ovunque in Nigeria. L’isolamento economico degli Ogoni rispecchia, per volontà del governo, anche  quello infrastrutturale: le strade sono maltenute e dissestate per rendere difficili gli spostamenti.

 

Questa situazione di debolezza espone terribilmente gli Ogoni e li mette alla mercè delle più disparate forme di sciacallaggio. L’ultima di queste riguarda le recenti elezioni che si sono tenute nel mese di aprile 2007: i candidati che si sono presentati per farsi eleggere nei vari organi presidenziali e regionali hanno armato la popolazione affinché fosse in grado  di “sostenere la campagna elettorale”. Il risultato di questa avveduta scelta è che attualmente nel territorio Ogoni ci sono centinaia di giovani senza progetti né speranza per il futuro armati fino ai denti, , i cosiddetti “cultists”, pronti a seguire qualsiasi chimera in gradi di farli uscire dalla paralisi in cui vivono. Essi saccheggiano, sparano, si uccidono.

Tra qualche tempo si dirà che nel Delta del Niger vi sono gruppi etnici in conflitto tra loro e che per questo lo stato dovrà intervenire, come del resto sta già accadendo, tra l’altro, con le armi vendute dall’Italia. Scoppierà una nuova crisi etnica, si giustificherà l’uso della forze e dal Delta si continuera a rubare legalmente petrolio che inquinerà, devasterà i territori, svilupperà tumori……..  

FOTO

 

Per ulteriori informazioni e contatti:

Yorgure Bridget

Cell: 347/4797112

msudor@libero,it