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TARANTO :Lotta Continua

 Moustakì

 

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ricordi

LC TA

 


  Il 7marzo 1950 nasceva Taranto Vecchia,

Salvatore Gigante "Moustakì"

storico militante di Lotta Continua a Taranto

"...Sempre in prima linea, anche troppo. Un pomeriggio un noto
picchiatore fascista (in seguito asceso ai vertici della politica locale)
si presentò davanti alla sezione di LC armato di pistola: Salvatore si
scaraventò fuori con un piccone, inseguì a piedi il tomo che era fuggito in macchina, e raggiuntolo gli piantò il piccone sul cofano."

Le testimonianze di Salvatore Stasi, Pupino, Antonio Scalzi, Nicola Latorre, Marcello Pantani

sedi: TARANTO 

il compagno Moustakì e LOTTA CONTINUA  a Taranto

 

TESTIMONIANZE su Moustakì

Lettera a Moustaki di Salvatore Stasi

7 marzo 1950 7 marzo 2010

Se oggi fossi tra noi festeggeremmo il tuo

 sessantesimo compleanno...

Lettera aperta ai mass media e alle reti telematiche di movimento:
In memoria di Salvatore Gigante detto Mustakì

7 marzo 1950 - 7 marzo 2010: 60 anni.

 Tanti sono gli anni che in questa data avrebbe
compiuto Salvatore Gigante detto Mustakì se non ci avesse lasciato prematuramente, anzi
troppo prematuramente.

 Molti non sanno neanche chi era questa persona, suo malgrado
personaggio, che dalla fine degli anni 60 alla fine degli anni 80, tanto si è dato e tanto ha
dato a questa città e a questo territorio. Ma si sa, Taranto dimentica troppo facilmente i suoi
figli migliori, perché è di questo che dobbiamo parlare se vogliamo parlare di Mustakì. E
ciò al di là delle sue (e mie) idee, anzi proprio per quelle. Militante e cofondatore di Lotta
Continua a Taranto, ha vissuto la sua militanza politica coniugandola con quello che era
come essere umano, con i suoi sentimenti, con la sua eterna disponibilità, con il senso
spiccato della solidarietà contro ogni razzismo e fascismo, sempre dalla parte dei diseredati,
senza compromessi, con la giusta ribellione contro tutte le ingiustizie. Insomma la politica
vissuta nel senso più nobile (come dovrebbe essere) e non come affarismo e carrierismo, la
politica come scelta di vita e quindi idealità ed idee vissute e praticate sia nel pubblico che
nel privato.

"Che" Guevara in una lettera ai suoi figli diceva all'incirca così: Siate sempre capaci di
indignarvi e ribellarvi per qualunque ingiustizia in qualunque parte del mondo. In questo
senso Mustakì è stato un figlio del "Che". E personalmente mi reputo con orgoglio ma
molto umilmente un figlio di Mustakì, nonostante lui era solo 4 anni più grande di me. Già
perché al di là della differenza di età Mustakì è stato un esempio per tutti, anche per chi era
più grande di lui. Per tutti noi che ci avvicinavamo alla politica era, al di là della sua
volontà, un mito, un sorta di condottiero invincibile. E poi lo conoscevi e lo ammiravi ancora

di più per la sua semplicità, per la sua lealtà, per la sua umanità, per la sua coerenza.
Infatti le mie idealità, le mie pratiche, il mio impegno costante, la mia militanza, sono
dovute in gran parte a te ed ai tuoi insegnamenti, caro Mustakì. E voglio ricordarti, non a
caso, nel giorno della tua nascita e non in quello della tua morte perchè senza essere banali
ed ovvi, come si corre il rischio di essere in questi casi, tu vivrai sempre non solo nel mio
cuore ed in quello di chi ti ha voluto bene, ma soprattutto tu vivrai perché il mio vissuto con
te ed i tuoi insegnamenti li riporto nelle mie lotte e nel mio quotidiano, come credo e spero
facciano tutte e tutti coloro che hanno la avuto la fortuna di conoscerti e frequentarti.

Per tutto ciò e per tutti gli anni vissuti insieme con tantissime battaglie e tantissimi
momenti privati, e per tutti gli anni in cui non ci siamo visti, perchè hai vissuto lontano da
questa Taranto ingrata, fino alla tua morte, in piena coerenza con il tuo spirito libero, ho
preso e manterrò, con i miei modesti mezzi e con molta umiltà, un impegno: tenere viva la
tua memoria, facendo in modo che nessuno se ne appropri, sia che lo faccia in buona fede,
sia che lo faccia impunemente. La tua memoria non può che essere collettiva e certamente
questa città dovrebbe dedicarti un museo a memoria delle attuali e future generazioni.
Perché mai come in questo caso chi non ha memoria non ha futuro.

Salvatore STASI, attualmente coordinatore provinciale della Confederazione Cobas e da
sempre militante comunista

TARANTO 7 MARZO 2010

 


Ringraziamo il compagno tarantino Pupino per questa testimonianza su Moustakì

ARTICOLO PUBBLICATO SUL MENSILE "L'AQUILONE"  DI MASSAFRA. E'
DEDICATO AL COMPAGNO MOUSTAKI', A SALVATORE GIGANTE,
MIO AMICO INDIMENTICATO ED INDIMENTICABILE CHE RIPERCORRE I MIEI RICORDI DI
OGNI GIORNO.
AMICO E NON SOLO COMPAGNO, PERCHE' E' ORMAI TEMPO DI RICORDARE ED AFFERMARE
CHE I COMPAGNI DI QUEGLI ANNI, COSI' COME I PARTIGIANI DI UN TEMPO, SONO
PATRIMONIO DI TUTTA LA STORIA  DELLE NOSTRE CITTA', DI TUTTI.
DOBBIAMO RIVENDICARE CHE IL RICORDO DI CHI SI E' BATTUTO PER I DEBOLI, PER GLI
OPPRESSI, PER UN MONDO ED UNA SOCIETA' DIVERSA E LIBERA : DALLE FORME
SCLEROTIZZATE DELLA "POLITICA" DEI PROFESSIONISTI, DALLE DITTATURE PASSATE E
PRESENTI, DALLE IPOCRISIE DELLE CHIESE DI OGNI TIPO, SIA UN RICORDO DI TUTTI,
COMPAGNI E NON. PERCHE' QUELLE LOTTE SONO STATE LE LOTTE DI TUTTI PER UNA
SOCIETA' FONDATA SUI VALORI DELL'UMANITA' CONTRO LA SCHIAVITU' DEL POTERE
SOCIALE E DEL PROFITTO.
E SALVATORE E' STATO QUESTO,  IN OGNI MOMENTO, CON GLI ALTRI, QUANDO ERA PARTE
DEL MOVIMENTO COSI' COME  QUANDO E' STATO SOLO CON SE STESSO ED I PROPRI  RICORDI.

 

Salvatore, un amico , un operaio, una storia di questa città.

1^ PARTE.

Salvatore é un piccolo pezzo di storia ignorata di questa grande, informe città. Una storia di giovani, di emarginati, di riscatto personale, politico, sociale, culturale, da una condizione  di esclusione.

Ragazzo della Città Vecchia di Taranto, turbolento ed incontrollabile spirito ribelle, radicato in quel piccolo mondo che il tempo, la modernità e la massificazione hanno affossato, insieme al degrado architettonico, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta.

Nelle strade per il Taranto, la squadra di calcio , “ingiustamente” privata della promozione in serie B dai “ brogli “della sleale ed antisportiva azione della concorrente Casertana, poi alla testa dei cortei operai, degli scioperi, dei blocchi stradali di fabbrica, della ribellione e della lotta sociale per la conquista di una dignità di vita  in fabbrica e nella società.

Una dignità che passava dalla appropriazione di un reddito che assicurasse  l’ingresso nella modernità (  poter far propri i beni esposti nelle vetrine, pubblicizzati sulla televisione, sui giornali); dalla conquista della casa : con il bagno con le mattonelle di ceramica, magari in proprietà ;  dal poter decidere modi e tempi della propria vita, dentro e fuori dal luogo di lavoro. Una battaglia da condurre da soli e per necessità politica, sociale ed anche umana, con gli altri: tutti coloro che vivevano la medesima  collocazione sociale, economica, lavorativa .

Salvatore viveva, ha vissuto, quale parte attiva, con la sua generosità ad offrirsi, per gli altri, quell’incredibile spinta che dagli anni settanta ha portato all’Italia moderna, passando dalla industrializzazione di massa alla società del terziario. Dal boom economico, alle grandi conquiste sociali e salariali, fino ai giorni nostri : alla società del debito, all’economia della speculazione finanziaria, alla crisi attuale. Ruota cosciente di un processo storico che ha cambiato la sua vita, la vita vissuta da tutti coloro che vedevano  nel proprio futuro la possibilità di allontanare lo spettro della disoccupazione, della disperazione quotidiana del vivere , della emarginazione ed esclusione sociale ,  con la conquista del lavoro in fabbrica.

Una formidabile spinta che, unita alla ribellione culturale nelle scuole e nelle università, mise contestualmente sul tappeto altri conti : quelli con la storia dei padri e dei nonni. Il fascismo degli anni trenta e quello che prepotentemente si riaffacciava con i colpi di stato mancati, con le tentate, ripetute svolte autoritarie, con l’azione clandestina e pubblica delle formazioni  stragiste della estrema destra : Piazza Fontana a Milano,  Piazza della Loggia a Brescia, l’attentato al treno Italicus , e  con una sequela incredibile ( per un paese “civile” e moderno dell’occidente) di morti per mani ignote, sino alla strage della stazione di Bologna negli anni ’80. L’obiettivo ? Quello di sempre: bloccare le dinamiche sociali e lo spostamento della massa reddituale globale verso il lavoro dipendente e gli strati più poveri ed emarginati della società; porre sotto controllo tutti i processi  che minacciavano lo status sociale ed economico della grande oligarchia economica e dei ceti sociali da essa direttamente dipendenti.

 

SECONDA PARTE

Salvatore, dai vicoli della Città Vecchia , dalla delinquenza di strada, unico sbocco di vita disponibile a piene mani in quegli spazi, dalla marineria dei piccoli pescatori in lotta quotidiana per la sopravvivenza, scelse il suo percorso di riscatto, di servizio per tutti coloro che, come lui, non si vollero rassegnare al destino assegnato da una società immobile ed indifferente.

Quando l’onda delle lotte sociali e sindacali si attenuò; quando tutti iniziarono a credere che la conquista di un salario dignitoso ( a volte sopra dimensionato rispetto alla effettiva ricchezza generata dal sistema produttivo ) , di ampie garanzie sociali , dell’avvenuto accesso a quell’universo immaginifico dei consumi superflui, inutili, a volte dannosi, ma gratificanti, della società dell’opulenza , della pubblicità e del fatuo , avesse definitivamente chiuso i conti di ognuno con i bisogni materiali di vita; la coscienza che la dignità  di vita e di essere umano passava dal poter decidere del proprio spazio e del proprio tempo,  portò Salvatore a lasciare il mondo della fabbrica, tornato ad essere, moderna schiavitù, il luogo dell'obbedienza e dell'espropriazione del proprio tempo, della propria salute e della propria mente.

Salvatore ha poi vissuto gli anni del lavoro occasionale , ma libero (?) , il lavoro del piccolo artigiano, dell’occasionale senza vincoli, di quì e di là  a seconda della voglia e delle necessità contingenti, senza mai dimenticare il suo impegno di un tempo, le sue radici : la battaglia contro l’inquinamento, contro il ritorno nella cultura e nel potere politico dei valori del fascismo di un tempo. Quel fascismo che guardava alla gente della Città Vecchia, ghetto dell’emarginazione da condannare al degrado , con disprezzo e con una insopprimibile, malcelata volontà di annientamento. Quello della storia negata dei bombardamenti, delle stragi con gas tossici, delle torture di popoli in lotta per la propria libertà, contro gli invasori, di deportazioni di ragazzi e ragazze quattordicenni e sedicenni, di donne e di uomini, per lavorare come schiavi nella nostra Puglia o per scaricare carbone nel porto di Napoli. Di uomini mandati a morire per opprimere, espropriare , vessare popoli inermi.

Salvatore é morto, cinquantenne, in povertà, solo, a Bologna. Ultimo romantico rifugio di tutti coloro che hanno vissuto nel suo modo quegli anni ormai lontani, nel tempo, nella cultura, nel sentire e nella coscienza sociale.

Il terrore dei fallimenti finanziari, i licenziamenti, la precarietà permanente, dei giovani e degli ex-giovani , tuttora supportata dalla “ ricchezza “ residua delle famiglie di provenienza ( potentissimo e provvido ammortizzatore sociale ), il messaggio degli imbonitori di turno che dispensano sorrisi e promesse a basso costo, dai mega schermi dei nuovi televisori , in ogni casa, hanno riaperto le porte del consenso ai valori dell’odio etnico e razziale, alla rivalutazione delle nostalgie delle mani tese e dei militarismi striscianti.

Coloro che hanno vissuto come Salvatore, che hanno conosciuto le migliaia di Salvatore, che hanno combattuto nella vita quotidiana, nelle scelte di ogni momento di un’esistenza, i fantasmi dei valori assassini della cultura delle dittature dei razzismi, non rinunceranno a chiamare con il proprio nome un modernismo che quei valori non vuole combattere e denunciare, ma che ritiene debbano  essere patrimonio della cultura corrente dei nostri tempi.

TARANTO 29/3/2009     

          B. Pupino


 

 

Fonte: http://italy.indymedia.org/news/2004/09/612792.php

Mustaki non c'è più
by girolamo Wednesday September 01, 2004 at 10:41 AM mail:

E' morto un vecchio compagno di Lotta Continua, Salvatore Gigante, a tutti
noto come Mustaki.

Salvatore Gigante, noto a tutti come Mustaki per la somiglianza con un
vecchio cantante d'altri tempi, non c'è più. Un altro pezzo importante
della vecchia Taranto è scomparso. Era figlio di un pescatore comunista, un
prodotto puro della Città Vecchia. La militanza politica lo aveva strappato
a un destino già predeterminato dalla miseria e dall'ignoranza, e come lui
molti figli della Taranto più autentica. La sua straordinaria forza fisica,
e la sua innata generosità, avevamo costruito una leggenda attorno a
quest'uomo semplice e un po' ingenuo. Capace di sollevare a due mani una
moto Guzzi per scommessa (posta in gioco: una cassa di birra Raffo), era
stato membro del servizio d'ordine di Lotta Continua, istruito alle arti
orientali da un piccolo maestro vietnamita. A Reggio Calabria, nel 1970,
durante la grande manifestazione per il Sud, incapace di reggere alle
provocazioni dei fascisti che dai vicoli tiravano qualsiasi cosa sul corteo
sfondò il cordone di protezione del sindacato, si tuffò da solo in un
vicolo e ne uscì come dal saloon di un western, pulendosi le mani dalla
sporcizia. Lo ricordo una sera in cui un ragazzo molto sciocco si era messo
a scherzare con un sacchetto di origano, e un giovane poliziotto aveva
improvvidamente frainteso il sacchetto e tirato fuori la pistola: gli amici
dello sciocco accorrevano, la situazione stava per degenerare , Mustaki la
risolse a modo suo, sollevando di peso il poliziotto e portandoselo in
questura.

Sempre in prima linea, anche troppo. Un pomeriggio un noto
picchiatore fascista (in seguito asceso ai vertici della politica locale)
si presentò davanti alla sezione di LC armato di pistola: Salvatore si
scaraventò fuori con un piccone, inseguì a piedi il tomo che era fuggito in macchina, e raggiuntolo gli piantò il piccone sul cofano.

 Anche per questo
cercarono di farlo fuori: un accoltellatore di mestiere, chiamato a Taranto
dai fascisti locali, durante una manifestazione contrapposta gli rifilò
alle spalle una coltellata a occhiello tra le costole: una costola più su,
e per Salvatore era la fine.

 La fine della grande politica lo lasciò
spiazzato, senza punti di riferimento, ma col solito carattere di sempre.
Una sera, in un locale appena aperto, fecero l'errore di servirgli delle
penne condite con un'improbabile salsina pana-pomodoro guarnita col
prezzemolo: entrò in cucina, scaraventò fuori il cuoco e si mise a cucinare
lui, per tutti. Era un gran cuoco, e cercò il mestiere. All'Isola perduta i
suoi piatti di pesce fecero la fortuna della locanda talsanese; ma i suoi
colleghi parlavano di gestione, di bisnìss, Salvatore non era tipo da
sottostare a regole, men che meno sul non bere durante il servizio: non si
divertiva più, andò via, l'Isola Perduta decadde e morì. Per tre anni non
lo si vide in giro, poi tornò: era stato a Lima, in Perù, dove aveva fatto
il cuciniero. Il ristorante? Isla perdita! Amava viaggiare, senza sapere le
lingue, ma col suo universale dialetto tarantino si faceva cpire ovunque,
dal Sud America alla Grecia. Portava sempre con se una boccetta di liquido
scuro, un olio prodotto dai vecchi pescatori di cui ormai pochi conoscono
la ricetta: un medicinale prodigioso, cicatrizzante e al tempo stesso
disintossicante. Lo usò per curare un bambino in Grecia, e un medico locale
se lo fece regalare. Dicono che avesse pianto solo due volte: quando si
sciolse Lotta Continua, e quando un militante del PCI gli diede del
fascista. Io lo ricordo in lacrime un'altra volta, per amore di una donna
che non lo meritava. Aveva un cuore grande come il suo corpo. Se un cielo
esiste, lo accoglieranno a braccia aperte, e gli daranno una griglia da
pesce e birra senza fine. Che la terra sia leggera sul figlio della Tarde
Vecchje.

 

Un altro contributo alla memoria di Salvatore, di quegli anni.
Vorrei ribadire solo quanto la militanza politica abbia emancipato Salvatore. Forse, è il più bel regalo che la vita abbia dato a Salvatore, a me e a tanti altri. E' una cosa che vedo in misura notevolmente minore, oggi, e mi auguro che possa ritornare.
Antonio Scalzi
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Tratto dalle lettere a Il Manifesto del 01/09/2004
"Chi non ricorda Salvatore Mustachi' di Lotta continua?
Non Gasparazzo che stava nelle vignette del quotidiano, ma quello vero: Salvatore Mustachi' di Taranto. Gigante solo di nome o all'apparenza, uomo vero sempre, gentile e generoso nei piu' piccoli fatti quotidiani; immancabile nelle grandi occasioni, quelle della lotta, quando c'era da fare davvero qualcosa contro l'ingiustizia. Chi non ricorda e' riuscito a scavare il vuoto dentro e nel suo deserto vive senza memoria. Chi l'ha conosciuto non puo' che esserne fiero e puo' dire di aver conosciuto il comunismo di persona. Ora Salvatore e' morto. Ora noi restiamo invalidi, come mutilati. Per imbrogliare la morte vorrei scolpire parole come fa Erri De Luca, che forse pensava a lui quando raccontava dei volantinaggi davanti all'Italsider ai tempi di «la lotta continua: tre pacchetti mille lire». Forse altri lo faranno, fra i mille e mille compagni che l'hanno conosciuto: Erri, Adriano, Gianni, Dolores, Giorgio. Sicuramente a noi, suoi compagni di strada e di lavoro o chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, a noi che abbiamo condiviso le grandi speranze del cambiamento, le piccole gioie e la rabbia, a noi resta solo lo sconcerto che non ha parole. Ora nessuno puo' fare l'elenco di quel noi. Noi eravamo piu' di due. E lo sapevamo che c'era qualcosa di unico e speciale nel nostro incontro. Quell'incontro ci ha salvati e piu' di una volta abbiamo fantasticato di raccontare la nostra storia, io l'avrei solo trascritta. Ora ci mancano le parole e quella storia non la racconteremo piu' o non sara' piu' la stessa. A te vorrei dire solo: a presto Salvatore.

Oggi (ieri, nota mia) i funerali alle ore17.00, presso la cattedrale San Cataldo di Taranto.

Mario Saporetti, Betti Zacchino, Rita Baldacconi, Lilli Roda', Nicola Amandonico, Angelo Galeone, Antonio Galasso, Francesco Lomagistro, Iaia Vantaggiato"
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Nota mia: i funerali hanno visto la presenza incredibile dei "compagni di piazza" e di ex di Lotta Continua e della ex cosidetta "sinistra extra-parlamentare" - dispersi nei mille rivoli degli affanni quotidiani ma riuniti dall'affetto e dalla stima per Mustachi' - e l'assenza, quasi totale, di personaggi della sinistra "ingessata" che pur avevano conosciuto Salvatore.
Un grazie a Rino ed agli altri compagni di Bologna e di Taranto che hanno aiutato Salvatore in questi ultimi mesi, non ultimo per averlo accompagnato nel suo ultimo viaggio da Bologna a Taranto.
Un grazie a Giovanni Guarino per la memoria storica che ha portato in piazza con manifesti, foto e canzoni che a Salvatore avrebbero fatto piacere.
Un'ultima cosa: alcuni compagni si stanno organizzando per raccogliere fondi in memoria di Salvatore da devolvere per l'adozione a distanza di un bambino.
Chi sia interessato me lo faccia sapere: vi farò sapere chi sono le presone che se ne occupano.
 
Antonio Scalzi
 

nota dei curatori del sito momentaneamente il riferimento è il nostro mail

archiviobpetrone@libero.it

in attesa di avere autorizzazione da antonio di pubblicare sua mail o indirizzo su questo sito


segue un ricordo di Moustaki in un inedito di Pantani


 

Riportiamo qui  un bellissimo ricordo di Moustaki inserito in una raccolta di scritti prodotta da Marcello Pantani dirigente di Lotta Continua , inviato a Taranto negli anni 70 che , in occasione del trentennale del 77 l'autore ha prodotto e non ancora pubblicato.

Ringraziando Pantani di questo dono che  fa a tutti i compagni  pugliesi che con lui vissero quell'esperienza straordinaria e che pubblichiamo in forma di stralcio

LA redazione dell'Archivio Storico Benedetto Petrone

4. Il pettine di Mustakì

 Già, gli operai dell’Italsider. Da quando LC sta lavorando a Taranto, l’Italsider è ogni giorno nella sua iniziativa politica, e si deve forse alla sua campagna per l’apertura di una vertenza aziendale con l’adozione di forme di lotta efficaci se i sindacati decidono (la cosa risale ad alcune settimane fa) di proclamare una specie di sciopero a scacchiera, così come richiesto dalle assemblee dei lavoratori per far pagare più pesantemente all’azienda il costo del muro opposto alle rivendicazioni sindacali.

A questa modalità di lotta, la direzione risponde con la “messa in libertà”, cioè con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, dei lavoratori dei reparti che si trovano a valle di quelli in sciopero e che non potrebbero produrre perché non riforniti del semilavorato.

A questo punto occorrerebbe, da parte dei sindacati, radicalizzare il conflitto. Ma questo li condurrebbe a infilarsi in una situazione che non rientra nei loro progetti. Così, preferiscono costruirsi un capro espiatorio.

 

Quando sta per terminare il presidio delle portinerie per il cambio turno delle 14 (presenti i dirigenti sindacali, gruppi di operai e i militanti di LC), durante il quale da parte della Fim-Cisl si è anche tentato di fare provocazioni nei confronti di un militante di LC (apostrofato a più riprese come uno “vestito casual alla Gianni Agnelli”), ancora la Fim, approfittando del fatto che i picchetti si sono ormai sfoltiti, decide di passare alle vie di fatto.

Quelli della Fim si allontanano come per andarsene, seguiti da quelli della Fiom-Cgil e della Uilm, mentre noi rimaniamo per un attimo ancora davanti alla portineria. E lì, i “rappresentanti dei lavoratori”, ritornati indietro, ci prendono a sassate, gridandoci “provocatori”, “figli di papà”, “pagati dai padroni”. Devono essersi ispirati alla lapidazione (vista da poco in televisione) del film “Improvvisamente l’estate scorsa”, tratto dal dramma di Tennessee Williams.

Rispondiamo con le poche pietre che riusciamo a raccogliere, le stesse usate prima da loro. E la cosa finisce lì, ma qualcuno di noi è stato colpito di brutto alla testa, qualcun altro in altra parte del corpo.

 

La sera ritorniamo al presidio per il cambio turno delle 22, frequentato anche da “quadri” sindacali interni ed esterni e da carabinieri su un lato e poliziotti su quello opposto. Come per annunciare che stavolta all’ordine del giorno ci sono “mazzate” di stato, anziché pietre.

Noi siamo al gran completo come militanti “forestieri” e come giovani proletari della città vecchia, non solo Lucio Battisti, Enzo, Lino. Luccio Mustakì, ma anche alcuni loro amici operai delle ditte.

Non c’è luce abbastanza....

Gli autobus arrivano praticamente vuoti di operai in entrata e sono davvero pochi gli operai in uscita: segno che lo sciopero è andato e sta andando bene e che alla grinta del padrone gli operai stanno rispondendo con forte determinazione.

Nessuna azione particolare rivolta verso i crumiri. Ma, mentre le forze di polizia si stanno ritirando, si mettono a marciare verso di noi quelli dei sindacati, con l’aria spavalda di chi ha al proprio attivo la coraggiosa azione delle sassate del primo pomeriggio (ci spiace vedere tra loro, anche se si limita a seguirli titubante in coda, il delegato Fiom aderente alla IV Internazionale, forse per godersi la scena). Decidiamo di non fare una piega e li aspettiamo: siamo un po’ meno di loro, ma neppure tanto. Quando ci arrivano proprio vicino, si accorgono che stavolta bisogna menar le mani e si fermano.

Mustakì, di scatto, si abbassa, si tura su una gamba del pantalone ed estrae una cosa affilata da sotto la calza, rivolgendola a mo’ di avvertimento verso il manipolo sindacale, il quale indietreggia, fa dietrofront e si mette a gridare verso la polizia: “Coltello, hanno un coltello!”. Accorrono dei poliziotti, mentre Mustakì, sghignazzando come il Gasparazzo di Roberto Zamarin, comincia a fare uso proprio di quell’oggetto affilato, pettinandosi.

I poliziotti si ritirano, gli attivisti sindacali abbandonano la scena con la coda tra le gambe, noi ci facciamo quattro risate e andiamo a scrivere il testo di un volantino per raccontare e commentare la giornata, da diffondere il giorno successivo agli operai dell’Italsider.

 

.... davanti alle portinerie dell’Italsider il nostro volantino ha successo, nel senso che sono molti gli operai che non attendono che glielo diamo noi, ma vengono a prenderselo loro, e si formano molti capannelli di discussione non solo sulla vertenza, sulla “messa in libertà”  e sulla risposta di lotta da preparare, ma anche sulle sassate e sul pettine di Mustakì.

NOTA DELLA REDAZIONE

APRIAMO LA PAGINA RICORDI DI TARANTO CON UN OMAGGIO A MUSTAKI E CON LE PAROLE A LUI DEDICATE DA  NICOLA LATORRE E ANTONIO SCALZI

CIAO MOUSTAKÍ....

Salvatore Gigante,"Moustakí",é morto.Leggere la breve comunicazione inviata
ti lascia intontito,incapace di credere a quelle righe che parlano di morte,
di un mondo fatto ad umanitá che ti é appartenuto,cosí come a tutta una
generazione.Con la rabbia negli occhi a pensare che cazzo di ingiustizia é
questa, a pensare-ancora-a un milione di frammenti della memoria dove
scorrono le istantanee di Moustakí,della sua ineludita tenerezza o della
erculea forza...di Taranto, della nostra Puglia,di quel miracolo di
intelligenza e passione che chiamammo Lotta Continua-poi negli anni di
abbandoni ed eserciti sconfitti si inspessí con l'eretico"per il Comunismo-
che ci faceva,che ci fa ancora, declinare al plurare:un "noi"collettivo dove
il riconoscimento é nella lotta. Sembra una maledizione:dopo Dino,ora
Salvatore...
Non voglio qui,non ora, narrare superficialmente quello che Moustakí é
stato,ha fatto etc.Peró va fatto, é importantissimo farlo,ed invito i
compagni di Taranto e pugliesi in particolareche l'hanno conosciuto a far sí
che il suo ricordo sia uno strumento per recuperare pezzi di una memoria che
molti in questi anni hanno contribuito selvaggiamente a cancellare,una
memoria che peró ritrovo ogni volta che torno in quella mia terra, nel agire
politica, nel fare societá,nella rabbia organizzata che continua(con tutti i
distinguo di storia e generazioni)a far sí che molti  i/le compagn@
tarantini conservino(nel bene e nel male)nel proprio dna i caratteri di un
modo di vivere e praticare la militanza rivoluzionaria,di navigare nelle
contraddizioni di una cittá complessa come continua ad essere quella jonica,
che era propria di Moustakí e di LC nel Sud...
Adesso,per quel che mi riguarda,semplicemente valga come ultima carezza
l'abbraccio che ci demmo pochi anni fa nella Bologna dell'OCSE,entrambi giá
nomadi dalla nostra terra,mischiando dialetti,sfottó&birra...
Ciao Moustakí.Ti ho voluto molto bene.Continueró a farlo.La lotta
continua...
                               Nicola Latorre                           BARI 2/9/04  
 

Oggi non è tempo di interrogazioni, proclami e manifestazioni.

Oggi si onora un grande compagno.
Antonio Scalzi  3/9/04
 

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