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15 febbraio 1941, bombe su Brindisi!

La cronaca del giornalista americano, che in seguito inventò i Talk Show.

La lezione della STORIA ai Nazifascismi 

di Antonio Camuso

All’alba del 28 ottobre 1940, Mussolini, ordinava l’invasione della piccola e neutrale Grecia e il suo slogan “Romperemo le reni alla Grecia!” raggiunse tramite la radio di regime, l’EIAR, tutti gli italiani.

Purtroppo quei sogni di gloria s’infransero sulle montagne dell’Epiro, dove i Greci, degni figli di Leonida e delle Termopili, ricacciarono indietro il potente esercito italiano e, la stessa Brindisi, importante snodo logistico del fronte greco-albanese, divenne “obiettivo legittimo” per i bombardieri della Royal Air Force (RAF) inglese, accorsi in aiuto dei greci.

 

 Per i nostri concittadini furono notti insonni al suono delle sirene d’allarme, la corsa ai rifugi antiaerei e la conta dei primi danni, sino al tragico bombardamento dell’8 novembre 1941. Di quest’ultimo molto è stato scritto mentre ben poco si conosce delle prime incursioni sulla “virgin Brindisi” (la vergine Brindisi) decise dagli inglesi più per motivi propagandistici e psicologici che di reale efficacia, vista l’esiguità delle forze impiegate, ma che scossero le monolitiche certezze dei brindisini sulla capacità del regime fascista di proteggerli dalla reazione di chi era stato vilmente aggredito.

Grazie al fortunato ritrovamento in Rete di due cronache di guerra dell’epoca, possiamo  scoprire aspetti inediti e addirittura sconcertanti delle prime incursioni su Brindisi.

Bombardati dal re degli anchor man

Bombs Over Brindisi (Bombe su Brindisi) e J bombed Brindisi (Io ho bombardato Brindisi), sono due articoli firmati dal giornalista americano Martin Agronsky apparsi su due giornali australiani nel 1941. Essi descrivono in maniera particolareggiata, le prime due missioni di bombardamento sulla nostra città e le sensazioni personali di un corrispondente di guerra, di un paese neutrale, gli USA, che, grazie a uno speciale permesso potè imbarcarsi sui bombardieri dalla RAF, descrivendone le azioni, ma correndo il rischio, se abbattuto e catturato, essendo ebreo, di esser consegnato ai tedeschi e inviato ad Auschwitz.

Straordinarie e rischiose corrispondenze che resero famoso Martin Agronsky e conteso dai maggiori network americani radiofonici. Con l’avvento della TV, Agronsky fu l’inventore dei moderni Talk show e padre putativo per tutti gli anchor man, grazie al programma Agronsky and Company che per decenni impazzò sulla WTOP-TV. Non ci fu uomo politico americano che potè rifiutare di essere sottoposto al suo caustico e ironico fuoco di fila di domande imbarazzanti, dal Vietnam, al Watergate.

 Ancora più sconcertante è scoprire, leggendo tra le righe quelle corripondenze che, forse grazie alla presenza di quel giornalista sui bombardieri inglesi, i brindisini, furono momentaneamente graziati da bombardamenti indiscriminati.

 Nel primo articolo Bombs over Brindisi, apparso sull’australiano The Barrier Miner, del 5 febbraio 1941, è descritta la missione di quattro bombardieri Wellington del 70esimo Squadron RAF sulla “virgin Brindisi”, che sino allora non aveva subìto lo stupro della guerra aerea. Fa venire i brividi sapere che quel bombardamento avvenne nella notte di plenilunio tra il 16 e il 17 novembre 1940, il giorno dopo il disastroso bombardamento tedesco sulla città inglese di Coventry e le sue oltre mille vittime civili -”… mentre appariva la costa brindisina, il radioperatore con funzioni di navigatore riferiva a tutto noi dell’equipaggio, attraverso l’interfono, ciò che ascoltava per radio sulla strage di civili inglesi di Coventry …“- e si può immaginare come forte, tra quegli uomini, fosse la voglia di rispondere con la stessa ferocia sulla pressocchè indifesa popolazione brindisina. Fortunatamente l’esigenza propagandistica di dimostrare al mondo, attraverso la cronaca di un giornalista neutrale, Martin Agronsky, che gli inglesi non si macchiavano di simili delitti, risparmiò ai brindisini una tragica ritorsione e quella notte i bombardieri Wellington, scesero al disotto della quota di sicurezza più volte per inquadrare accuratamente i bersagli: la stazione ferroviaria e i depositi di carburante per i tank, sfidando l’antiaerea scatenata.

Agronsky:-“…that it was the chief's aeroplane, blown upwards by anti-aircraft fire below the clouds. We reverted to the target at a lower level. The fire below was spreading. The ground defense spread thickly over four square miles, but we flew over Brindisi five times to make sure of the target, especially after hearing about the 1000 casualties at Coventry.”

 

Nella seconda corrispondenza J bombed Brindisi, sul “The western mail “ di Perth del 20 febbraio 1941, per ovvi motivi di segreto militare, Martin Agronsky affermò di esser partito dal Medioriente per giungere su Brindisi in un'altra notte di plenilunio, quella tra il 15 e il 16 febbraio del 1941, ma oggi sappiamo che quei quattro  bimotori Welligton del 37 squadrone RAF partirono dalla base di Menidi nella Grecia meridionale per colpire l’aeroporto e l’idroscalo di Brindisi, da dove decollavano gli aerei militari e da trasporto truppe verso il fronte greco dopo la vigorosa controffensiva dell'esercito ellenico nell'inverno 1940-41.

L’inferno dell’antiaerea  che difendeva gli obiettivi militari di Brindisi,  avrebbe potuto giustificare il rilascio delle bombe su aree della città meno difese ma, ancora una volta, per noi brindisini fu salutare la presenza di Martin Agronsky e i piloti inglesi, fedeli alla consegna di evitare vittime civili, più volte sorvolarono l’obiettivo prima di sganciare il loro carico  mortale, pagando anch’essi un grave scotto.  Il rapporto  a posteriori della RAF, su quella missione,  parlò sì, di aerei  da trasporto in fiamme sull’aeroporto di Brindisi e gravi danni all’idroscalo, ma  ammise l’abbattimento del bimotore  Welligton T2822, che per ovvi motivi di censura non apparve nella cronaca di Agronsky.

Purtroppo in un’altra notte di plenilunio, molti mesi dopo, l’8 novembre 1941, sullo squadrone di bombardieri che apparve sulla città, non vi era la presenza di nessun giornalista neutrale a bordo che impedisse il massacro di civili conseguenti a un bombardamento indiscriminato.

Affinchè le future generazioni, siano risparmiate da questi orrori occorre che insegnamo ai nostri giovani il rifiuto dell’estremismo nazionalista e la fraternità tra i popoli, costruendo ponti di pace  e aborrendo la guerra, come  insegna la nostra Costituzione, frutto della guerra di Liberazione al Nazifascismo.

Antonio Camuso, Archivio Storico Benedetto Petrone

Brindisi, 15 febbraio 2019 pubblicato sul Quotidiano di Brindisi

versione rivista e corretta il 27 gennaio 2021, giornata della Memoria

pubblicato anche su 

http://pugliantagonista.blogspot.it/

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